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sabato 7 ottobre 2017

Ho dormito con te


PABLO NERUDA

LA NOTTE NELL’ISOLA

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell'isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l'acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell'alto o nel profondo,
in alto come i rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.

Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
- pane, vino, amore e collera -
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.

Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.

Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d'acqua marina, di alghe,
del fondo della vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall'aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

(La noche en la isla, da I versi del capitano, 1952 - Traduzione di Giuseppe Bellini)

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Negli anni di esilio seguiti al mandato di arresto emesso dal presidente Videla, nel 1952 il poeta cileno Pablo Neruda approda a Capri con la compagna Matilde Urrutia, che “sposerà” simbolicamente davanti alla luna il 3 maggio (potranno farlo legalmente solo nel 1966, dopo il divorzio dalla prima moglie). È l’isola di Capri dunque a fare da sottofondo a questi versi, a mescolare il rumore delle onde con i sogni, i riflessi sul mare con la passione in un tutt’uno magico e amoroso.

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Tisdale

MARK E. TISDALE, “LA NOTTE SCENDE SULL’ISOLA DI CAPRI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mio amore si nutre del tuo amore, amata.
PABLO NERUDA, I versi del capitano




Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973), poeta, diplomatico e politico cileno, è considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento. Fu insignito del Premio Nobel nel 1971.

venerdì 6 ottobre 2017

Insegne dell’autunno


GIUSEPPE CONTE

LA VITE DEL CANADA

Nel giardino di sempreverdi, tu sola porti
le accese, crollanti insegne dell'autunno
al cielo: sei rossa come il sole dei tramonti
ed è veloce il tuo sfacelo.

Risali i cipressi, ti aggrappi alle spalliere
d'edera, abbracci il giovane ulivo:
loro non cambiano, non cadono, sei
tu condannata: resterà vivo

il giardino senza di te: i tuoi acini
scuri, secchi, impolverati
non giungeranno mai alla gioia del vino.
Così accadrà anche di noi.

Rimarrà tutto come prima
quando noi sanguinando ce ne andremo
e anche sognare - allora lo sapremo
che non vale , che è vano - vite del

Canada.

(da Le stagioni, BUR, 1988)

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Il rosso vivo della vite del Canada (Ampelopsis brevipedunculata) così come la simile vite americana (Parthenocissus quinquefolia) tinge i giardini autunnali e le pareti e i pali su cui queste piante giunte dal Nordamerica amano arrampicarsi. Quel rosso è la bellezza, è la poesia della stagione ed è effimero, destinato a non durare: proprio per quello è prezioso, un po’ come le nostre vite, dice il poeta ligure Giuseppe Conte.

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Vite

FOTOGRAFIA © TAPPANCS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Voglio un autunno rosso come l’amore, giallo come il sole ancora caldo nel cielo, arancione come i tramonti accesi al finire del giorno, porpora come i granelli d’uva da sgranocchiare
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STEPHEN LITTLEWORD, Piccole cose




Giuseppe Conte (Porto Maurizio, Imperia 15 novembre 1945), scrittore, poeta e traduttore italiano. Insegnante di filosofia e collaboratore di numerose riviste. Si è interessato, come studioso, ai procedimenti metaforici. La sua ispirazione poetica si affida al mito, dall’universo classico a quello druidico, da quello azteco a quello orientale.


giovedì 5 ottobre 2017

Esterina, grigiorosea nube


EUGENIO MONTALE

FALSETTO

Esterina, i vent'anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal flotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un'avventura più lontana
l'intento viso che assembra l'arciera Diana.

Salgono i venti autunni,
t'avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell'elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d'incrinata brocca percossa!;
io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.

La dubbia dimane non t'impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d'erba del fanciullo.
L'acqua è la forza che ti tempra,
nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un'alga, un ciottolo,
come un'equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Hai ben ragione tu! Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizi
del tuo domani oscuro.
T'alzi e t'avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profilo s'incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
t'abbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t'afferra.

Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

(da Ossi di seppia, 1925)

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Esterina, la bagnante ventenne che si tuffa in mare e poi si stende ad asciugare al sole come una lucertola, è l’opposto di Eugenio Montale (1896-1981): il Premio Nobel genovese scorge in lei il realizzarsi della vita, la spensieratezza che invece è a lui estranea. La ragazza è felice, vive pienamente la sua giovinezza, gode delle bellezze che l’esistenza sa offrirle, ignara del domani, disinteressata come una ninfa marina. Il poeta invece cova le sue ubbie, si macera nel suo mal di vivere, inchiodato a terra, incapace di lasciarsi andare.

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Moncada

DIPINTO DI JOSEF MONCADA

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse solo chi vuole s'infinita, / e questo tu potrai, chissà, non io.

EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.

mercoledì 4 ottobre 2017

I mille uccelli del tuo canto


RACHEL BLUWSTEIN

NEL MIO GIARDINO TI HO PIANTATO

Nel mio giardino ti ho piantato,
nel mio giardino segreto, il mio cuore.
Intricati son divenuti i tuoi rami
e profonde in me le tue radici.

E dall’alba alla notte
non tace, non si placa il giardino
perché ci sei tu, tu
con i mille uccelli del tuo canto.

(Traduzione di Sara Ferrari)

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Dopo “All’estero”, ecco un’altra poesia di “poetessa Rachel”, l’israeliana Rachel Bluwstein: è  un’elegia sull’ineluttabilità dell’amore, alla quale non ci si può opporre se è vero che la voce del desiderio strepita di continuo nel cuore come gli uccelli di un giardino.

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Rousseau

HENRI ROUSSEAU IL DOGANIERE, “ILSOGNO”, 1910

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LA FRASE DEL GIORNO
L'Amore finisce quando l'Amore comincia, / dicono i Saggi – / ma i Saggi l'hanno conosciuto?

EMILY DICKINSON




Rachel Bluwstein (Saratov, Russia 2 ottobre 1890 - Tel Aviv, 16 settembre 1931), poetessa russa naturalizzata israeliana. Conosciuta e venerata in Israele anche solo come Rachel o Poetessa Rachel: è stata uno dei primi autori a scrivere in ebraico, lingua di cui padroneggiò sia i registri più colloquiali, sia le più complesse sfaccettature del linguaggio biblico.


martedì 3 ottobre 2017

Pierluigi Cappello


Stroncato da un male incurabile, Il 1° ottobre è morto a Cassacco, in provincia di Udine, il poeta friulano Pierluigi Cappello. Era nato a Gemona nel 1967 e la sua vita era stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Cappello era considerato uno dei principali poeti contemporanei italiani: proprio dall’immobilità del suo letto e della sedia a rotelle partiva per involarsi sul tappeto volante della poesia – anche in lingua friulana -  come aveva rivelato in un’intervista: “Fondamentalmente mi interrogo su che cos’è l’«altro da me» e quali siano i modi di percepire questo «altro», su quale sia il rapporto con il tempo e come cambiano le modalità dell’esistenza”.

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Cappello

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da Il me Donzel, Boetti, 1999

IL ME DONZEL, XXVI

O ài daviert i miei vôi
tai vôi colôr trist timp
dal cîl; lassù Donzel
nus menarà tampieste
tampieste e poi tampieste
sul trimulâ dai flôrs:
inte prime sgoriade
di vint sore dai verts
o ài nasât cu l’odôr
da lis jerbis di ploie
l’odôr penç da l’amôr
come che amôr mi fos
il pês intîr di un cîl
sore il tenar di un flôr.


Ho aperto i miei occhi
negli occhi color tempocattivo
del cielo; lassù, Donzel,
ci porterà tempesta,
tempesta e poi tempesta
sul tremolio dei fiori:
nella prima frustata
di vento sopra i verdi,
ho annusato con l’odore
delle erbe di pioggia
l’odore denso d’amore,
come se amore mi fosse
il peso intero di un cielo
sulla tenerezza di un fiore.

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da Assetto di volo, Crocetti, 2006

ELEMENTARE

E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare

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da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti, 2010

PIOVE

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

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POESIA SCRITTA CON LA MATITA

Sono devoto all’anima di grafite della matita:
un solo colpo di gomma e il segno lasciato sparisce,
sentieri imboccati con leggerezza
si riconducono alla docilità della via maestra
i crolli vengono evitati con un’alzata di spalle,
l’imprevisto è un vecchio con il pugnale spuntato.

L’anima di grafite non conosce soste, esitazioni:
nel suo stesso procedere in avanti
ci chiama alla possibilità del ritorno,
nel suo segno scuro riposa la dolcezza del bianco
e Angelina torna a sorridere
tenendo per mano un bambino
abbagliato dal sole.

Tricesimo, 5 gennaio 2010

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia indaga, gratuitamente, sulla nostra postura esistenziale. Sottolinea l’umano che c’è dentro di noi e sottolinea ciò che di umano è ancora rimasto nel mondo.
PIERLUIGI CAPPELLO




Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.


lunedì 2 ottobre 2017

Ti voglio e non sei qui


CAROL ANN DUFFY

COSÌ LONTANO

Ti voglio e non sei qui. Mi soffermo
in questo giardino, a respirare il colore che è il pensiero
prima di diventare linguaggio nell’aria ferma. Pure il tuo nome
è un pallido spettro e, per quanto lo esali senza
posa, non mi rimarrà accanto. Stanotte
ti invento, ti immagino, i tuoi movimenti più nitidi
delle parole che ti faccio dire e che hai già detto.

Ovunque tu sia ora, nella mia testa mi fissi
con uno sguardo, standotene qui mentre la luce fresca della sera
si dissolve nella terra. Sbaglio la tua bocca
ma sorride lo stesso. Ti stringo a me più vicino, così lontano,
a inventare l’amore finché il canto di uccelli notturni
interrompe e muta quel che doveva succedere, di sicuro,
in ricordo. Le stelle ci stanno filmando senza scopo.

(da Lo splendore del tempio, Crocetti, 2012 - Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

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La lontananza, l’assenza, la separazione dalla persona amata riempiono pagine e pagine di poesie: vi si possono aggiungere anche questi versi della poetessa scozzese Carol Ann Duffy, Poeta Laureato del Regno Unito dal 2009. Ma, del resto, come nota la stessa Duffy, “Un tuo bacio, / rievocato, sfila, come fossero perle, questa catena di parole. / Cieli immensi ci congiungono, unendo qui a lì. / Desiderio e passione nell’aria che pensa”.

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Sola

FOTOGRAFIA © CLAUDIA24/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Nell’amore la separazione avvicina.
VICTOR HUGO, Oceano




Carol Ann Duffy (Glasgow, 23 dicembre 1955), poetessa e drammaturga scozzese, direttrice dei corsi di scrittura creativa presso la Manchester Metropolitan University e, dal 1º maggio 2009 Poeta Laureato del Regno Unito. Nelle sue poesie dà spesso voce a personaggi di outsiders.


domenica 1 ottobre 2017

Poesie per ottobre IV


Ecco il colorato ottobre, a spalancare la porta dell’autunno, a condurci verso le nebbie di novembre e i primi freddi. Due poesie rurali per celebrarlo quest’anno, due poeti che ambientano le loro poesie nella campagna, quella lucana di Rocco Scotellaro e quella marchigiana di Umberto Piersanti.


Ottobre

FOTOGRAFIA © WALLPAPERCAVE.


ROCCO SCOTELLARO

OTTOBRE

L'estate si trascina
i cardi inariditi
e la mosca pusillanime,
le strade sparse di paglia,
il vuoto alle finestre,
il prezzemolo verde ancora
e il garofano nei vasi
ora che Ottobre s'impone.
Ottobre è là: quella nuvola nera
attesa sulla collina
piegata dai tocchi della sera.

(da È fatto giorno, Mondadori, 1954)

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UMBERTO PIERSANTI

LO SPINO BIANCO

Le lunghe bacche rosse splendono
intatte quando l'ottobre entra,
i cieli sono i più azzurri
dell'anno, ma freddi e brevi,
porta pace lo spino
gli agnelli bianchi brucano foglie
e frutti, dormono al ceppo
ma quando viene la bruma
nera e spessa
e scolora le bacche, cascano secche
spegne malva e falasco
fa l'acqua nera
escono allora le anime dai rami
girano come fuochi quasi spenti
ma solo chi è malvagia lascia lo spino
se c'è uno che passa
quando annotta
dovrà seguirla
e perdere la strada

(da I luoghi persi, Einaudi, 1999)

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LA FRASE DEL GIORNO
Sparge ottobre, col dolce movimento, / del sud, le rosse e le dorate foglie, / e nel cader delle sue chiare spoglie, / porta il pensiero all'infinito attento..
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Sonetti spirituali




Rocco Scotellaro (Tricarico, 19 aprile 1923 – Portici, 15 dicembre 1953), scrittore, poeta e politico italiano impegnato nella lotta per miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei contadini. La sua poesia è caratterizzata da da un'ambientazione pastorale serena, da un'armonia di immagini e visioni che esaltano la vita bucolica.