SHUNTARŌ TANIKAWA
QUANDO GLI UCCELLI SPARIRONO DAL CIELO
Il giorno in cui le Bestie sparirono dalla Foresta
la Foresta trattenne il respiro.
Il giorno in cui le Bestie sparirono dalla Foresta
gli umani continuarono a costruire strade.
Il giorno in cui i Pesci sparirono dal Mare
il Mare cupamente gemette.
Il giorno in cui i Pesci sparirono dal Mare
gli Umani continuarono a costruire porti.
Il giorno in cui i Bambini sparirono dalla Città
la Città si affaccendò perfino con più operosità.
Il giorno in cui i Bambini sparirono dalla Città
gli Umani continuarono a costruire parchi.
Il giorno in cui l’Umanità perse se stessa
tutti gli umani furono simili uno all’altro.
Il giorno in cui gli Umani smarrirono la Personalità
gli Umani continuarono a confidare nel futuro.
Il giorno in cui gli Uccelli sparirono dal Cielo
il Cielo pianse quietamente
Il giorno in cui gli Uccelli sparirono dal Cielo
gli Umani continuarono, inconsapevoli, a cantare.
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Ritroviamo, a distanza di qualche giorno, il poeta giapponese Shuntarō Tanikawa: se in quella poesia esplorava la tenerezza del bacio, qui invece ci racconta una favola terribile, che poi non è una favola, ma il nostro destino se l’umanità continuerà a distruggere l’ambiente senza preoccuparsi di salvaguardare i beni naturali. È un po’ come nella famosa favola di La Fontaine della formica e della cicala: se non lavoriamo, se non pensiamo seriamente a ridurre l’inquinamento e a ricercare energie alternative, ci ritroveremo a cantare nel deserto. E la preoccupazione di Tanikawa è la stessa di Mauro Corona, che nel suo racconto La fine del mondo storto ne prefigura l’apocalisse con l’esaurimento delle fonti energetiche consumabili: “Solo freddo, fame e mancanza di tutto”.
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FOTOGRAFIA © DAVID ONDRIK
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LA FRASE DEL GIORNO
Credo davvero sia giunto il tempo di percepire la nuova centralità della cultura naturalistica. Una centralità necessaria per conoscerci meglio e, di conseguenza, per calibrare più positivamente il nostro rapporto con la natura, con i nostri simili, con noi stessi.
DANILO MAINARDI, L’animale irrazionale



