Statistiche web

lunedì 12 dicembre 2011

E gli umani continuano a cantare


SHUNTARŌ TANIKAWA

QUANDO GLI UCCELLI SPARIRONO DAL CIELO

Il giorno in cui le Bestie sparirono dalla Foresta
la Foresta trattenne il respiro.
Il giorno in cui le Bestie sparirono dalla Foresta
gli umani continuarono a costruire strade.

Il giorno in cui i Pesci sparirono dal Mare
il Mare cupamente gemette.
Il giorno in cui i Pesci sparirono dal Mare
gli Umani continuarono a costruire porti.

Il giorno in cui i Bambini sparirono dalla Città
la Città si affaccendò perfino con più operosità.
Il giorno in cui i Bambini sparirono dalla Città
gli Umani continuarono a costruire parchi.

Il giorno in cui l’Umanità perse se stessa
tutti gli umani furono simili uno all’altro.
Il giorno in cui gli Umani smarrirono la Personalità
gli Umani continuarono a confidare nel futuro.

Il giorno in cui gli Uccelli sparirono dal Cielo
il Cielo pianse quietamente
Il giorno in cui gli Uccelli sparirono dal Cielo
gli Umani continuarono, inconsapevoli, a cantare.

.

Ritroviamo, a distanza di qualche giorno, il poeta giapponese Shuntarō Tanikawa: se in quella poesia esplorava la tenerezza del bacio, qui invece ci racconta una favola terribile, che poi non è una favola, ma il nostro destino se l’umanità continuerà a distruggere l’ambiente senza preoccuparsi di salvaguardare i beni naturali. È un po’ come nella famosa favola di La Fontaine della formica e della cicala: se non lavoriamo, se non pensiamo seriamente a ridurre l’inquinamento e a ricercare energie alternative, ci ritroveremo a cantare nel deserto. E la preoccupazione di Tanikawa è la stessa di Mauro Corona, che nel suo racconto La fine del mondo storto ne prefigura l’apocalisse con l’esaurimento delle fonti energetiche consumabili: “Solo freddo, fame e mancanza di tutto”.

.

image

FOTOGRAFIA © DAVID ONDRIK

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Credo davvero sia giunto il tempo di percepire la nuova centralità della cultura naturalistica. Una centralità necessaria per conoscerci meglio e, di conseguenza, per calibrare più positivamente il nostro rapporto con la natura, con i nostri simili, con noi stessi.
DANILO MAINARDI, L’animale irrazionale




Shuntarō Tanikawa (Tokyo, 15 dicembre 1931), poeta, scrittore e traduttore giapponese.  Le sue opere sono caratterizzate da una varia gamma di stili. Più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura, ha vinto l'American Book Award nel 1989. È il traduttore dei Peanuts in giapponese.


domenica 11 dicembre 2011

Il peso delle parole


TOMI KONTIO

DICE È LUI, QUI, SEMPRE

Dice è lui, qui, sempre.
Non ha rinunciato a nulla, né rinuncerà,
col proprio corpo misura il peso delle parole
e comunque così lieve, è così lieve ciò che
continua
così lieve che neanche il vento può afferrarlo,
neppure un sospiro, una voce, le fugaci tenaglie della luce
così lieve e così greve rende
ciò che misura con se stesso o con l’altro,
scelto
che i piedi affondano nel nucleo pietroso,
gli occhi nel nucleo penoso
e l’eternità, l’unicità in eterno nei suoi buchi oscuri
come se aspettasse, fosse
avesse voglia, volesse.

(da Vaaksan päästä taivaasta, TEOS, Helsinki, 2004 – Trad. di Antonio Parente)

.

Mi sembra che Tomi Kontio, finlandese nato nel 1966, faccia poesia come un artigiano che lavora la creta: abbozza, accenna, definisce attraverso le parole quella che è la realtà senza però giungere a una sua precisa e perfetta definizione. Spetta così al lettore riempire i vuoti o – se vogliamo proseguire l’analogia della creta – rimodellare la materia per giungere a una propria visione finale, arrivando là dove il poeta lo voleva condurre, risolvendo infine la tensione insita nei versi.

.

TIZIANO, “SISIFO”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
È difficile essere uomini, difficile nello stesso tempo essere la terra e il sale della terra, la vita e il senso della vita.
SEBASTIANO ADDAMO, Un uomo fidato




Tomi Kalevi Kontio (Helsinki, 16 febbraio 1966), scrittore, giornalista e poeta finlandese. La sua produzione comprende poesie, testi di canzoni, prosa e libri per ragazzi. Ha lavorato anche come editorialista e assistente alla rivista Nuori Voima e ha fondato la rivista Kirjailija.


sabato 10 dicembre 2011

Io solo universo

 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

L'ESSERE UNO

Che nulla m'invada da fuori,
che solo mi ascolti io di dentro.
Io dio
del mio petto.

(Io tutto: ponente ed aurora;
vita e sogno, amore e amico.
Io solo universo).

Non pensate alla mia vita,
lasciatemi libero e immerso.
Io centro nel centro.

(da La stagione totale, 1946 – Traduzione di F. Tentori Montalto)

.

Per tutta la vita il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez, Premio Nobel per la Letteratura nel 1956, andò alla ricerca della bellezza, passando dalle visioni simboliste delle prime poesie a quelle metafisiche delle ultime, come in questa, tratta da La stagione totale, raccolta edita nel 1946. Non è narcisismo, ma una presa di coscienza che tutto l’universo si condensa in ogni essere umano e gode l’illimitata libertà dello spirito. Un discorso metafisico, come si è detto, e infatti Jiménez chiede “non l’ansia di colore esotico, non l’affanno di necessarie novità. Non un andare verso il nuovo, o un andare più lontano, ma un andare più profondo… O intelligenza, dammi l’esatto nome delle cose! E sia la mia parola – la cosa stessa – dall’anima creata nuovamente”.

.

JANE FRANK, “CRAGS AND CREVICES”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO 
Che immensa lacerazione / la mia vita nel tutto, / per stare, intero, / in ogni cosa; / per non cessar di stare, / intero, in ogni cosa.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Pietra e cielo




JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


venerdì 9 dicembre 2011

Un albero d’amore


JORGE DEBRAVO

RESURREZIONE

In questa notte assetata ho chiesto
chi sei e chi sei.
Perché la tua carne è triste come un legno opaco
e perché hai la bocca piena di spilli.

E lentamente, stanotte ti ho separata
come un albero d'amore, dalle altre donne,
e facendo del mio sangue acqua, ho battezzato
i tuoi dolori e i tuoi piaceri.

E ho detto alla morte che non può uccidermi!
E ho detto alla vita che non mi può sconfiggere!
E ho detto alla terra che se riesce a seppellirmi,
dove mi seppellirà verrai a prendermi!
E ho detto al nulla che se riesce a spegnermi,
tu, con i tuoi grandi baci, tornerai ad accendermi!

.

L’amore è un fuoco. Il vero amore è un fuoco inestinguibile che nulla è in grado di cancellare. Questo è il senso della poesia di Jorge Debravo, uno dei più promettenti poeti del Costarica strappato alla vita da un incidente in motocicletta a soli 29 anni. L’amore per una donna, Marguerita; l’amore per i figli, Lucrecia e Raimundo – c’è tra l’altro una bellissima poesia di Debravo dedicata al parto (“Donna, tutto il mio sangue è qui con te / in questa lotta che sostieni / (…) / Mai è stato il mio amore tanto vicino a te / come in questa notte di tortura”); l’amore universale condiviso con tutti gli uomini perché “sono uomo, sono nato / ho pelle e speranza”. L’amore che, come la Fenice, risorge sempre e fa girare il mondo.

.

image

MARC CHAGALL, “INNAMORATI CON SOLE ROSSO”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
L'amore: ecco la parola sacra ancora capace ed efficace da lanciare alle anime.
ANTOINE DE SAINT-EXUPÉRY, Terra degli uomini




Jorge Debravo (Turrialba, 31 gennaio 1938 - San José, 4 agosto 1967), poeta costaricano. Autodidatta, nelle sue poesie si notano influssi di Neruda, Vallejo, Amado Nervo, Bécquer e Whitman. Morì a 29 anni in un incidente di motocicletta mentre si recava al lavoro di ispettore delle assicurazioni.


giovedì 8 dicembre 2011

La voce fiorita


FRANKLIN MIESES BURGOS

CANZONE DELLA VOCE FIORITA

Ho seminato la mia voce nella carne del vento
perché nasca un albero di canzoni;
poi sognerò musiche incomprensibili
per gli occhi senza palpebre del pianto.

Appeso sul cielo ferito della sera
ci sarà un dolore bianco, e non sarà la luna.

Sarà un frutto alto, appena spuntato,
un frutto rotondo di parole
sonore, come un canto:

portento sonnambulo di un albero
cresciuto canzone, seme vibrante
nella carne fiorita del vento:
- la mia voce.

.

La mia voce. La voce del poeta che fiorisce nel vento della sera. Un’immagine onirica che ricorda dipinti di Chagall questa, scelta dal poeta dominicano Franklin Mieses Burgos sospeso tra Surrealismo e Modernismo, iniziatore della “Poesia sorpresa”, basata su una grande apertura estetica incentrata sull’uomo universale. Un seme dunque la parola, un piccolo seme che germoglia e vibra e cresce fino a diventare frutto, fino a trasformarsi in voce e poesia, perché “anche le canzoni, come le foglie secche, cadono dagli alberi”.

.

image

MARC CHAGALL, “CLOWN CON MANDOLINO”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Le parole sono ancore / conficcate nel terreno / uccelli mutilati / che hanno un cuore / di nuvole viaggiatrici.
FRANKLIN MIESES BURGOS




Franklin Mieses Burgos (Santo Domingo, 4 dicembre 1907 - 11 dicembre 1976), poeta dominicano. Fu dei membri più importanti del gruppo Poesía Sorprendida, di cui dirigeva la rivista. Il suo stile ha una certa influenza surrealista e si distingue per l'uso di metafore, immagini grafiche e sonore. 


mercoledì 7 dicembre 2011

Il peso della tenerezza


SHUNTARŌ TANIKAWA

IL BACIO

Non appena si chiudono gli occhi, scompare il mondo,
solo il peso della tenerezza mi assicura l’infinito.

Il silenzio si tramuta in una notte calma
ci avvolge come una promessa,
e non c’è niente di strano,
se non la dolce lontananza che ci circonda
e che per caso ci lascia soli.

Cerchiamo assieme
un modo più sicuro che guardare o parlare
e lo scopriamo 
quando perdiamo noi stessi.

Mi domando che cosa tenti di rassicurare
la tenerezza che torna da un lungo viaggio. 
Parole perdute in un silenzio espiato,
ora respiri appena.

In realtà, già eri la stessa mia vita...
E tuttavia anche queste parole sono punibili 
in questo momento in cui la tenerezza riempie il mondo
e io mi prostro per poter vivere in esso.

.

“Un bacio, insomma, che cos'è mai un bacio? Un giuramento fatto più da vicino, una promessa più precisa, una confessione che vuol conferma, un apostrofo rosa tra le parole "t'amo", un segreto soffiato in bocca invece che all'orecchio, un frammento d'eternità che ronza come le ali di un'ape, una comunione che sa di fiore, un modo di respirarsi il cuore e di scambiarsi sulle labbra il sapore dell'anima”: è il discorso che Cyrano de Bergerac fa all’amata Rossana attraverso il suo tramite Cristiano nella celebre opera di Edmond Rostand. Ebbene, sono tutte cose che ritroviamo nella poesia dal sapore molto occidentale del giapponese Shuntarō Tanikawa: il bacio viene a significare più dei discorsi, la sua tenerezza dice cose che nessuna parola umana è in grado di esprimere. In quel momento, tutto scompare perché sono le anime a entrare in gioco.

.

BRASSAI, “COUPLE D’AMOUREUX DANS UN CAFÉ, QUARTIER ITALIE, 1932”
.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO 
Forse il bacio è un contatto, per così dire, simbolico, nel quale il piacere è più psicologico che sensuale.
ALBERTO MORAVIA




Shuntarō Tanikawa (Tokyo, 15 dicembre 1931), poeta, scrittore e traduttore giapponese.  Le sue opere sono caratterizzate da una varia gamma di stili. Più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura, ha vinto l'American Book Award nel 1989. È il traduttore dei Peanuts in giapponese.


martedì 6 dicembre 2011

Seminati dal sole


FRANCO LOI

ME PIASARÍSS DE MÍ DESMENTEGÂSS

Me piasaríss de mí desmentegâss,
e camenà, e respirà per tí,
vèss cume i fjö che quand je branca el sû
se làssen sumenà due el vör lü,
e mai truâss, e pü capí de mí,
ma vèss giuius de l’aria che me tira
due che la vita la se pensa vîv.

.

Mi piacerebbe di me dimenticarmi,
e camminare, e respirare per te,
essere come i ragazzi che quando li prende il sole
si lasciano seminare dove lui vuole,
e mai ritrovarsi, e non più capire di me stesso,
ma essere gioioso dell’aria che mi attira
là dove la vita si pensa vivere.

(da Lünn, Edizioni Il Ponte, Firenze 1982)

.

Lasciarsi seminare come i ragazzi portati dal sole, farsi portare dall’esuberanza della gioventù: Franco Loi, oggi il massimo poeta in lingua meneghina, desidererebbe perdersi in una naturalezza che non ha, che non potrà avere, ma proprio nel limbo di questo desiderio impossibile si trova a vivere, a condurre i suoi passi di osservatore della vita, attento a meditare il fine dell’esistenza. E lo fa con quel dialetto milanese un po’ ibrido di chi è arrivato in una nuova città – a sette anni, in Via Cardano, dalle parti della Stazione Centrale: «È un idioma nato dalla mescolanza della lingua locale con quella dei “nuovi venuti”. È la lingua che mi sono trovato dentro». Lingua che è diventata subito poesia: «Quando usai per la prima volta il dialetto milanese, capii esattamente cosa significa fare poesia. O meglio: scoprendo una lingua, ho scoperto la Poesia».

.

image

VICTOR GABRIEL GILBERT, “BOYS PLAYING”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
La vita è proprio strana. Ti mette in mano carte che puoi leggere solo dopo averle giocate o solo dopo che altri le giocano per te.
CHRISTIAAN BARNARD, Una vita




Franco Loi (Genova, 21 gennaio 1930) poeta, scrittore e saggista italiano. Autore in dialetto milanese, i temi ricorrenti nelle sue poesie di sono la guerra, la scoperta della presenza del male nella storia, la sensazione di un tradimento perpetrato e di ferite non rimarginabili, l'energia dell'invettiva, il rimpianto di un paradiso perduto, ma anche la costanza dell'invocazione della preghiera.