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sabato 7 luglio 2018

Devoti


HANNI OSSOTT

SI SCRIVONO POESIE

Si scrivono poesie
per gli uomini che non sanno pregare
La laguna
     è piena
             buia
             blu
             spessa
    il cielo la bacia, quasi con un’ovazione la
    vediamo, da qui
        da questa piccola stanza
         non c’è bisogno
              di essere là
    devoti

giugno 1988

(da Cielo, il tuo grande arco, 1989)

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L’incipit di questa poesia dell’autrice venezuelana Hanni Ossott è non solo un ottimo aforisma ma anche l’arco che scaglia tutti gli altri versi: quella laguna meravigliosa è essa stessa poesia, è la bellezza che si manifesta allo stato puro, la felicità del vedere, la preghiera estetica dello sguardo.

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Gorlitz

FOTOGRAFIA © NORA GÖRLITZ

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LA FRASE DEL GIORNO
La serenità e la tempesta riguardano il poeta / Il cielo arancione su una collina blu / La sacra voce del Requiem di Brahms / La luna piena.  La malinconia.
HANNI OSSOTT, Casa di acque e di ombre




OssottHanni Ossott (Caracas, Venezuela, 14 febbraio 1946 - 31 dicembre 2002), poetessa, traduttrice, saggista e critica d’arte venezuelana. Insegnò all’Università Centrale di Caracas. La sua poesia ama toni notturni nei quali si sviluppano i temi del dolore e della casa.


venerdì 6 luglio 2018

Essere dissonanza


RAFAEL CADENAS

REALTÀ

Ho dovuto dissentire,
nascondermi,
sparire.

Ho dovuto
essere dissonanza.

Ho dovuto lasciarmi andare
alla deriva
senza spiegare.

Ho dovuto abbassare
il viso,
diventare
sfuggevole,
tacere e tacere
(quando forse sarebbe bastato
un semplice chiarimento).

Mi si giudicava con la legge degli uomini
ma mai sono stato interrogato.

Tutto
in nome tuo,
e non ti ho mai visto.

(da Intemperie, 1977)

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La conquista dell’essere è il fondamento di gran parte della poesia di Rafael Cadenas. L’autore venezuelano combatte una battaglia intima e continua con il reale per emergere, ma anche con se stesso: “Che ogni parola porti ciò che dice. / Che sia come il tremore che la sostiene / Che resti come un battito. // Non devo proferire ornate falsità né usare colori dubbi o aggiungere luccichii al reale. / Questo mi obbliga ad ascoltarmi. Ma siamo qui per dire la verità. / Siamo reali. / Voglio precisioni terribili”.

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Criste

MIHAI CRISTE, “VOCALIZZAZIONE DELLE FARFALLE

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LA FRASE DEL GIORNO
I poeti non convincono. / E nemmeno vincono. / Il loro ruolo è un altro, estraneo al potere: la contrapposizione.
RAFAEL CADENAS, Annotazioni




Rafael Cadenas (Barquisimeto, 8 aprile 1930), poeta, saggista e docente universitario venezuelano. Fece parte del gruppo «Tavola Rotonda. Dotato di una raffinata sensibilità poetica, ha creato un’opera vincolata al pensiero filosofico.


giovedì 5 luglio 2018

Per avviare le ore


LUCIANO ERBA

ALTRO RISVEGLIO

Per prima cosa al mattino
vedere se la pendola ha tenuto il tempo
se ha fatto presa la colla sul vecchio libro
se è sbocciato un tal fiore
controlli soddisfacenti
per avviare le ore

(da Il tramviere metafisico, Scheiwiller, 1987)

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Deve essere l’oggetto a dirmi cosa c‘è dietro, dipende tutto dallo stato in cui mi trovo. Non si tratta di una lettura volontaria dell’oggetto, piuttosto parlerei di un’attesa passiva. L’osservazione non è fine a se stessa, ma tende a vedere oltre l’oggetto, alla sua poesia interna” scriveva il poeta lombardo Luciano Erba. È da questa discrezione, da questo minimalismo intellettuale che nasce la sua poesia, in quella che Pier Vincenzo Mengaldo definisce “una zona volutamente minore e marginale di piccoli fatti privati” come appunto la regolazione della pendola, la rilegatura di un libro o la fioritura di una pianta, minuscoli appigli con cui ricominciare quella vita per cui si è “impreparati”.

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Muijs

JAN MUIJS, “NATURA MORTA CON PENDOLO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Interroghi l’alfabeto delle cose / ma al tuo non capire niente di ogni sera / sai la risposta di un mazzo di rose?
LUCIANO ERBA, Il tramviere metafisico




Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922 – 3 agosto 2010), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.


mercoledì 4 luglio 2018

Sopravvissuti


MARÍA MERCEDES CARRANZA

DI SOLITO SUCCEDE

Dopo alcuni anni
senza vederci,
ci siamo incontrati di nuovo.
Non più il desiderio, come allora,
ma la nostalgia
di quei giorni di desiderio
ci ha fatti finire a letto.
La gioia di allora
era dolcezza e il godimento
e la voluttà
soltanto compiacenza.
Entrambi, potrei giurarlo,
abbiamo avuto la certezza
di essere sopravvissuti.

(da Ho paura, 1983)

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Due corpi / hanno la loro alba e il loro tramonto, / la loro routine d’amore e di sogni, / di gesti conosciuti fino all’esaurimento. / Due corpi hanno la loro vita / e la loro morte uno di fronte all’altro” scrive la poetessa colombiana María Mercedes Carranza, così in questo colpo di dadi del destino, in questo montaliano “disguido del possibile”, il nuovo incontro che rimette davanti l’uno all’altro i due amanti è soltanto la certificazione della fine della storia.

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Vettriano

DIPINTO DI JACK VETTRIANO

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LA FRASE DEL GIORNO
Feriscono prima le assenze, molto prima che domani lo siano.
MARÍA MERCEDES CARRANZA




CarranzaMaría Mercedes Carranza (Bogotá, 24 maggio 1945 – 11 luglio 2003), poetessa e giornalista colombiana. La sua opera poetica, secondo James J. Alstrum, è “demolitoria, ma sana e necessaria per indirizzare la poesia su percorsi insoliti”.


martedì 3 luglio 2018

Aspettami


KONSTANTIN M. SIMONOV

ASPETTAMI E IO TORNERÒ

Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c’è caldo,
quando più non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.

Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono più,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell’anima mia…
Aspettami. E non t’affrettare
a bere insieme con loro.

Aspettami ed io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare semplicemente
come nessun altro.

(da Poesia russa del ‘900, 1954 - Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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L’attesa fiduciosa di Penelope riecheggia nei versi del poeta russo Konstantin M. Simonov: la moglie di Odisseo aspettò vent’anni il suo ritorno a dispetto di ogni incertezza sulla sorte del marito. Qui a parlare è un soldato russo in partenza per il fronte della Seconda guerra mondiale, possiamo immaginare Stalingrado stretta d’assedio oppure l’ansa del Don dove i sovietici fronteggiarono gli italiani. È un’attesa, quella della moderna Penelope, che si riempie di speranza contro ogni evidenza, che diventa addirittura salvifica, trasformando il desiderio in amore.

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Induno

GEROLAMO INDUNO, “FIGURA FEMMINILE IN UN INTERNO”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'attesa come segreto, così che nessuno al mondo ne sa qualcosa, tranne colui che è atteso e colui che attende – un sentimento che per intensità è superiore a qualunque altro
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ELIAS CANETTI, La rapidità dello spirito




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Konstantin Michajlovič Simonov, pseudonimo di Kirill Michajlovič Simonov (San Pietroburgo, 28 novembre 1915 – Mosca, 28 agosto 1979), poeta e scrittore russo, ufficiale sovietico durante la Seconda guerra mondiale, ottenne notorietà con I giorni e le notti, romanzo sull’assedio di Stalingrado.


lunedì 2 luglio 2018

Il meccanico sbronzo


CESARE PAVESE

ATLANTIC OIL

Il meccanico sbronzo è felice buttato in un fosso.
Dalla piola, di notte, con cinque minuti di prato,
uno è in casa; ma prima c'è il fresco dell'erba
da godere, e il meccanico dorme che viene già l'alba.
A due passi, nel prato, è rizzato il cartello
rosso e nero: chi troppo s'accosti, non riesce più a leggerlo,
tanto è largo. A quest'ora è ancor umido
di rugiada. La strada, di giorno, lo copre di polvere,
come copre i cespugli. Il meccanico, sotto, si stira nel sonno.

È l'estremo silenzio. Tra poco, al tepore del sole
passeranno le macchine senza riposo, svegliando la polvere.
Improvvise alla cima del colle, rallentano un poco,
poi si buttano giù dalla curva. Qualcuna si ferma
nella polvere, avanti al garage, che la imbeve di litri.
I meccanici, un poco intontiti, saranno al mattino
sui bidoni, seduti, aspettando un lavoro.
Fa piacere passare il mattino seduto nell'ombra.
Qui la puzza degli olii si mesce all'odore di verde,
di tabacco e di vino, e il lavoro li viene a trovare
sulla porta di casa. Ogni tanto, c'è fino da ridere:
contadine che passano e dànno la colpa, di bestie e di spose
spaventate, al garage che mantiene il passaggio;
contadini che guardano bieco. Ciascuno, ogni tanto,
fa una svelta discesa a Torino e ritorna più sgombro.
Poi, tra il ridere e il vendere litri, qualcuno si ferma:
questi campi, a guardarli, sono pieni di polvere
della strada e, a sedersi sull'erba, si viene scacciati.
Tra le coste, c'è sempre una vigna che piace sulle altre:
finirà che il meccanico sposa la vigna che piace
con la cara ragazza, e uscirà dentro il sole,
ma a zappare, e verrà tutto nero sul collo
e berrà del suo vino, torchiato le sere d'autunno in cantina.

Anche a notte ci passano macchine, ma silenziose,
tantoché l'ubriaco, nel fosso, non l'hanno svegliato.
Nella notte non levano polvere e il fascio dei fari
svela in pieno il cartello sul prato, alla curva.
Sotto l'alba trascorrono caute e non s'ode rumore,
se non brezza che passa, e toccata la cima,
si dileguano nella pianura, affondando nell'ombra.

[1933]

(da Lavorare stanca, Einaudi, 1936)

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Siamo negli Anni ‘30 e la città ormai comincia a prendersi la campagna: l’intrusione della grande insegna colorata del distributore di benzina con relativo garage è un prodromo inevitabile dell’industrializzazione. Cesare Pavese con i suoi versi lunghi e prosaici di derivazione whitmaniana ricostruisce un piccolo avamposto che pone in contatto la civiltà industriale (gli olii, i bidoni) con quella contadina (la piola, le bestie, la vigna), dove il sogno del meccanico è però ancora quello antico, il ritorno alla terra, sposare la figlia di qualche proprietario terriero per coltivare le viti e produrre vino.

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EDWARD HOPPER, “GAS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Per vivere bisogna aver forza e capire, scegliere.
CESARE PAVESE, Vita attraverso le lettere




Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950), scrittore, poeta, traduttore, saggista e critico letterario italiano. Nato poeta con Lavorare stanca, si è poi dedicato alla narrativa scrivendo romanzi famosissimi: Paesi tuoi, La luna e i falò, La casa in collina. I suoi temi principali sono il mito e la terra.


domenica 1 luglio 2018

Poesie per luglio IV


Luglio: afa, torpore, assenza di vento, la terra che sembra essere ritornata d’improvviso a un’era antica in cui veniva plasmata e cotta. In questa apatia sono immersi due poeti del ‘900 italiano: Franco Fortini e Camillo Sbarbaro.

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Luglio

FOTOGRAFIA © WIOL5/PIXABAY

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FRANCO FORTINI

MATTINA DI LUGLIO

Nulla flette al largo la riga vergine
della mattina e nulla nell'aria trema
se non fili o la timida vertigine
delle fogliuzze dei salici. Chi rema
va in un medio placido sulla voragine.
I primi gridi si isolano.
Noi ci siamo venduti alla paura,
a vizi inavvertiti, alla speranza,
alla pietà.

(da Una volta per sempre, Mondadori, 1963)

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CAMILLO SBARBARO

AFA DI LUGLIO. IL CANTO CHE NON VARIA

Afa di luglio. Il canto che non varia
delle cicale; il ciel tutto turchino;
intorno a me, nel gran prato supino,
due fili d'erba immobili nell'aria.

Un sopor dolce, una straordinaria
calma m'allenta i muscoli. Persino
dimentico di vivere. Mi chino
coi labbri ad una bocca immaginaria…

E sento come divenute enormi
le membra. Nel torpore che lo lega,
mi pare che il mio corpo si trasformi.

Forse in macigno. Rido. Poi mi butto
bocconi. Nell'immensa afa s'annega
con me la mia miseria, il mondo, tutto.

(Da Resine, Caimo, 1911)

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LA FRASE DEL GIORNO
Meglio si affronta il tempo quando è folto, / mezza giornata basta a sbaraccarlo. / Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia / e l’idraulico è in ferie.
EUGENIO MONTALE, Diario del ’71 e del ‘72




Franco Fortini, nato Franco Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano. La sua poesia è testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica del fallimento degli ideali.


Camillo Sbarbaro (Santa Margherita Ligure, 12 gennaio 1888 – Savona, 30 ottobre 1967),  poeta, scrittore e aforista italiano. Nelle sue poesie seppe coniugare un’osservazione della natura e un’analisi anche introspettiva della psicologia umana con uno stile secco e acuto.