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giovedì 7 aprile 2016

Un ponte teso

 

FRANCISCO VÉJAR

CIÒ CHE TI OFFRO

Nulla di ciò che t’offro
è irraggiungibile:
cieli e solchi d’uccelli, carezze come nubi
– il tuo cuore che batte inimitabile –
Tutto questo è possibile
senza bisogno di fantasticare.

Altro non siamo che argentate tracce
lasciate dalle chiocciole nei luoghi
visitati nei sogni.
E mai nessuno chiederà in che giorno
o in che mese viviamo.

Un lampo che s’incunea dentro il tempo
è quanto ci rimane da salvare.
L’illusione di stare l’un con l’altro.

Nulla di ciò che t’offro
può sembrare impossibile:
pensieri in volo simili ad uccelli,
un ponte teso fra i nostri due mondi.

(Lo que te ofrezco, da Canzoni impossibili, 1998 - Traduzione di Cristina Sparagana)

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Un amore fatto di realismo magico, di oniriche immagini che possono materializzarsi nella poesia, nell’emozione minima di una iridescente bava di lumaca su una pietra o del mutare continuo delle nuvole o ancora nell’improvviso passaggio di uno stormo di uccelli nel cielo: è quello che ricrea nel lampo effimero di un’illusione il poeta cileno Francisco Véjar.

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Olbinski

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Vivere nel paese dei tuoi occhi / più nitido dell’ora sgretolata dal tempo, / più lucido e reale.
FRANCISCO VÉJAR, Canzoni impossibili




Francisco Véjar Paredes (Viña del Mar, 14 dicembre 1967), poeta, antologista e critico letterario cileno. La sua poesia si dispiega lontano da ogni pretesa e da ogni trucco di laboratorio. La sua voce, la sua forma e i suoi contenuti prendono le distanze dai sotterfugi e dalle astuzie; non forzano una poeticizzazione oltre il proprio mondo spirituale, biografico, di letture, di esperienze e di emozioni.




mercoledì 6 aprile 2016

Se un mattino d’aprile

 

ATTILIO BERTOLUCCI

IN UN TEMPO INCERTO

Se un mattino d’aprile già la glicine
per i quartieri che furono agiati
chiama la pioggia,
anche per noi intimo si fa il giorno,
il passero alla siepe fa ritorno.

Così da uno all’altro camminando
facilmente all’ingiù, quasi un saluto,
camminando all’insù
con lento sforzo, ci si manda, ansiosi
che si sciolgano i cieli nuvolosi.

Ma s’arriccia sul muro il calendario
al tepore del sole, torna fuori
ogni uomo e animale:
chi spera più la pioggia, chi ricorda
il mattino nel mezzogiorno che assorda?


(da In un tempo incerto, Garzanti, 1955)

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Tempo atmosferico e tempo cronologico si fondono nello scenario primaverile di questa poesia di Attilio Bertolucci: sembra di sentire l’odore della pioggia nell’aria, di vedere le goccioline pendere dai profumati fiori viola del glicine. La gente che cammina per quella strada ora un poco decaduta manifesta l’impazienza del cambio di stagione, il desiderio che il cielo si metta al bello, che quel tempo come sospeso riprenda finalmente a scorrere, che quell’incertezza – o inquietudine – infine si sciolga in quel mattino di provincia.

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Snell

MICHELE SNELL, “WISTERIA GATE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Accogli felice i doni del tempo presente
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ORAZIO, Odi




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


martedì 5 aprile 2016

Una conchiglia rosa

 

ZBIGNIEW HERBERT

CONCHIGLIA

Davanti allo specchio
nella camera da letto dei miei genitori
c’era una conchiglia rosa.
Mi avvicinavo in punta di piedi
e con un movimento improvviso
la portavo all’orecchio.
Volevo coglierla in quel momento,
quando non si sente la nostalgia
con il suo monotono sussurro.
Sebbene fossi piccolo, sapevo che,
anche quando si ama molto qualcuno,
talvolta sopraggiunge l’oblio.

(da Hermes, pies i gwiazda, 1957)

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Un ricordo d’infanzia – la conchiglia portata velocemente all’orecchio per sorprenderne il vuoto anziché il caratteristico suono che ricorda il mare – serve al poeta polacco Zbigniew Herbert per un’amara riflessione: la chiusa di questa poesia è un vero e proprio aforisma sul destino umano, sull’amore e sull’oblio.

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Conchiglia

DIPINTO DI MAUREEN HYDE

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LA FRASE DEL GIORNO
Occorre dimenticare per rimanere presenti, dimenticare per non morire, dimenticare per restare fedeli.
MILAN KUNDERA, La lentezza




Zbigniew Herbert (Leopoli, Ucraina, 29 ottobre 1924 – Varsavia, 28 giugno 1998), poeta, saggista e drammaturgo polacco. Discendente del poeta inglese George Herbert, durante la Seconda guerra mondiale prese parte alla Resistenza contro i nazisti. Esordì nel 1950 e la sua opera più nota è Il signor Cogito. Esule a Parigi dal 1986 al 1992 , tornò in Polonia dopo il trionfo di Solidarność.


lunedì 4 aprile 2016

Falò di luna labili

 

GESUALDO BUFALINO

BARCAROLA

Infinita di fiaccole l’acqua
con le movenze di un’iride ombrosa
s’apre e s’aggrotta, s’incupisce e ride.

Ti abbandoni, le ali del viso
come una grande farfalla richiudi.

Più tardi, se ti sporgi
ai gentili alleluia della riva,
o disegni un oracolo col remo,
falò di luna labili fioriscono
sulla tua fronte, l’ora
è fulminata di felicità.

(da L’amaro miele, Einaudi, 1982)

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Una donna in barca – e il ritmo dei versi suggerisce il rollio delle onde, come nelle “barcarole” musicali. Lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino costruisce abilmente questo ritratto femminile con  un intreccio di onde e di riflessi, di graziose immagini e di gioiosi raggi.

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Barca

IMMAGINE DA “IL VELO DIPINTO” © EAGLES PICTURES

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LA FRASE DEL GIORNO
Due infelicità, sommate, possono fare una felicità.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante




Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996), scrittore, poeta e aforista italiano. Insegnante, si rivelò tardi alla letteratura pubblicando nel 1981 Diceria dell'untore, con cui vinse il Premio Campiello. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse nel 1988 il Premio Strega. Il suo stile ricercato, ricco e  "anticheggiante" gli deriva dall’abilità linguistica e da una vasta cultura.


domenica 3 aprile 2016

Sulla lingua del desiderio

 

PANDELÍS BUKALAS

ZOOM

Dal grembo del mare
rossa sorge la luna,
una falce affilata dal tuo desiderio,
e mi miete
I corpi
si sciolgono sulla lingua
del desiderio
si legano
sulla lingua del dolore,
si addensano nel profondo bacio
quasi si scarnificano,
il tempo immoto accelera irrefrenabile

E se anche l’amore s’incide sulla sabbia,
è un’incisione definitiva,
poiché la incide una falce infuocata
proprio là dove il mare s’inciela.

(da L’indovino, 1994 - Traduzione di Massimo Cazzulo)

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Una riflessione sull’amore del poeta greco Pandelís Bukalas inserita nel poemetto dedicato all’indovino del mito, Tiresia: l’amore è l’estasi di ”due granelli di tempo / che si dilatano nell’infinito” ma anche dolore che incide come “una falce infuocata” ed è ineluttabile (“La strada dell’amore è sempre aperta / e non ha ritorno”) e incancellabile (“Bacio il ricordo del tuo bacio / e lo conservo purpureo in fondo al cuore”).

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Luna

FOTOGRAFIA © SUPERB WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Nell’amore le nostre mani si moltiplicano / gli occhi diventano un cielo stellato / il corpo un universo in perenne espansione / e il mondo diventa il caos della misera mente.
PANDELÍS BUKALAS, L’indovino




Pandelís Bukalas (Lesini, 1957), poeta, editorialista, scrittore, traduttore e giornalista greco. Ha iniziato a scrivere articoli su giornali e riviste nel 1979 (Syntoma, O Politis, Proini Eleftherotypia). Nel 1987 scrisse per Proti, mentre dal 1990 scrive per Kathimerini , dove per vent'anni ha curato la pagina del martedì del libro. È un editor di testi che lavora principalmente con Agra Publications.


sabato 2 aprile 2016

Il ricordo è un aquilone

 

BRICEIDA CUEVAS

AQUILONE

Il ricordo
è un aquilone.
A poco a poco si allontana,
goditi il suo volo.
Più in alto
si rompe il filo della tua memoria
e ti siedi a contemplare come lo possiede la distanza.

(da Las lenguas de América. Recital de poesía, UNAM, 2005 – a cura di Carlos Montemayor)

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Il ricordo si perde giocoforza, sbiadisce come una cartolina lasciata al sole man mano che il tempo aumenta la sua portata. Questa distanza che si frappone ispira alla poetessa messicana di lingua maya Briceida Cuevas l’analogia di un aquilone: sale, sale, sempre più leggero, sempre più lontano fino a perdersi nel nulla.

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 Kite

DESKRIDGE, “FLYING A KITE”

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LA FRASE DEL GIORNO
I ricordi, più sono vaghi, più sono belli.
ROBERTO GERVASO, La volpe e l’uva




Briceida Cuevas Cob (Tepakán, 12 luglio 1969), poetessa messicana maya bilingue, fondatrice dell'Associazione degli scrittori di lingue indigene del Messico. La sua vocazione poetica si è affermata dopo l'adesione al gruppo letterario GéNALÍ (Generi narrativi e lirici) nel 1992. Dal 1992 al 1994, ha partecipato al Laboratorio di Poesia in Lingua Maya presso la Casa della Cultura Calkiní.


venerdì 1 aprile 2016

Poesie per aprile II

 

Due voci “minori” del Novecento italiano per cantare la gioia della primavera e la dolcezza di aprile, disordinata, esuberante, talvolta persino eccessiva: sono Olinto Dini, poeta della Garfagnana, e Alfredo Giuliani, marchigiano, critico letterario e poeta in proprio nel Gruppo ‘63


Ambursky

.ANDREY AMBURSKY, “WISTERIA IN LIVADIA”


OLINTO DINI

GIOIA PRIMAVERILE

Ho smarrito il passato;
mi sembra nuova questa
gioia primaverile.
Negli occhi ho un dolce stupore:
simile a quello d’un fiore
che, appena sbocciato,
vede l’aprile.

(Da Voci della mia sera, L’Eroica, 1937)

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ALFREDO GIULIANI

PREDILEZIONI, II

Non c’è rimedio al disordine d’aprile,
scossa di paradiso dei cieli che spurgano
e rovesciano l’inverno nei fossi, dei venti
che s’irradiano asciutti di colpo.
Non c’è rimedio a quei nostri disguidi,
al lezzo delle rose, notturne per la mente
e per l’aria gelose. Amore sempre fiorisce
prima del conoscere, in un buio tremore.
E il rammarico non apre questa porta chiusa,
fa misera la lotta, tradisce solitudine.
L’odore disfatto in scirocco soffoca le sere;
e non c'è onore, né calma, né tregua.

(da Povera Juliet e altre poesie, Feltrinelli, 1965).

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LA FRASE DEL GIORNO
O Aprile ridarello / che sei d'amore fratello / e nemico di tristezza, / ridammi giovinezza / di poesia.
OLINTO DINI, Voci della mia sera




Olinto Dini (Castelnuovo di Garfagnana, 25 gennaio 1873 – 16 marzo 1951), poeta italiano. Di scuola classica, è poeta prevalentemente autobiografico che racconta di esperienze e sensazioni vissute. Rimane estraneo alle avanguardie della sua epoca, rifiutando le nuove correnti letterarie come il Futurismo, l'Ermetismo e il Surrealismo. Preferisce la poesia umile, la poesia dell'emozione, lasciando libero sfogo ai propri sentimenti che trasforma in poesia.

Alfredo Giuliani (Mombaroccio, 23 novembre 1924 – Roma, 20 agosto 2007), poeta, critico letterario, scrittore e accademico italiano, appartenente al Gruppo 63. Tradusse Joyce, Dylan Thomas, Eliot e il Pericle di Shakespeare; curò la pubblicazione dell'antologia I novissimi, testo fondamentale della neoavanguardia.