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mercoledì 7 maggio 2014

C’è altra poesia

 

JOAN MARGARIT

QUANDO SI PERDE IL SEGNALE

Non avere pietà di quello che sei stato,
perché la pietà è troppo breve:
non dà il tempo di costruire nulla.
Di notte, in un piccolo aeroporto,
vedi come un aereo sta salendo.
Stai perdendo il segnale.
Sei convinto di stare vivendo
anni senza speranze che sono però
i più felici della tua vita.
C’è altra poesia, ci sarà sempre,
come c’è altra musica.
Quella di Beethoven sordo.
Quando si perde il segnale.

(da Si perde il segnale, 2012)

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È una bella riflessione sul tempo presente e sulla vita questa del poeta catalano Joan Margarit: capita anche nel frenetico scorrere dei giorni di ritagliarsi un piccolo spazio di tranquillità in cui si valuta la situazione. Così si può ripensare al passato e a tutti i suoi errori o considerare il futuro e le sue speranze, senza magari trovare una risposta sicura alle nostre domande.

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Airplane

FOTOGRAFIA © FOXTROT44

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LA FRASE DEL GIORNO
Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro. Non ho più il passato. L’uno mi pesa come la possibilità di tutto, l’altro come la realtà di nulla. Non ho speranze né nostalgie.
FERNANDO PESSOA, Il libro dell’inquietudine




Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938), poeta e architetto catalano. Si definisce poeta bilingue catalano/castigliano, disdegna le correnti poetiche e considera il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


martedì 6 maggio 2014

L’amore è neve o fuoco?

 

ULLA HAHN

ERRORE

E con l'amore disse lui è
come con la neve: di quando in
quando cade soffice e su tutti
ma non prende piede.

E lei: l'amore è un fuoco
che scalda sul focolare
ti consuma se ti prende
e lo devi spegnere col piede.

Così parlavano lui l'afferrò
lei non rifiutò
e rimase con lui a giacere.

Lui si sciolse lei si consumò
fino alla fine non vollero credere
a un amore che dura fino alla morte.

(Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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L’incomprensione spesso mina i rapporti umani, genera piccole crepe che sarebbero facilmente sanabili ma che si dilatano fino a diventare baratri invalicabili. E naturalmente è così anche nell’amore, come testimonia la poesia della tedesca Ulla Hahn: invece di cedervi – il celebre omnia vincit amor et nos cedamus amori delle Bucoliche virgiliane – capita invece di elucubrare, di filosofare, e di perdersi.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “ALONG COME A SPIDER”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori.
LEV TOLSTOJ, Anna Karenina




Ulla Hahn (Brachthausen , oggi Kirchhundem im Sauerland, 30 aprile 1945), scrittrice e poetessa tedesca. Giornalista per Radio Brema, pubblicò la sua raccolta d’esordio, Herz über Kopf, nel 1981.  Il suo stile, lirico, tradizionale ed elegante, è stato definito "rococò post-rivoluzionario".


lunedì 5 maggio 2014

La dea

 

GABRIEL ZAID

L’OFFERTA

La mia amata è una terra che ripaga.
Non perde mai quello che in lei si semina.
Ogni fede riposta in lei fruttifica.
Anche la più piccola parola in lei dà frutto.
Tutto in lei si compie, tutto matura d’estate.
È carica di doni, prodiga a suo tempo.
Sulle sue labbra la grazia è riconoscente.
Nei suoi occhi, nel suo seno, nei suoi atti, nel suo silenzio.
Le ho dato quello che è suo, per questo me lo dona.
È l’altare, la dea e il corpo dell’offerta.
 

(da Orologio solare, 1995)

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Il poeta messicano Gabriel Zaid esalta il femminile, la donna come dea primordiale – riecheggia nei suoi versi l’immagine di Gea, la Madre Terra, la potenza divina creatrice di ogni cosa che diede vita all’universo. Nell’amata tutto si compie, l’amore stesso che le viene dato ritorna moltiplicato come un dono.

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JAMES LOVELOCK, “GAIA HYPOTHESIS”

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LA FRASE DEL GIORNO
In ogni specie di amore femminile viene in luce anche qualcosa dell’amore materno.
FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano





Gabriel Zaid Giacoman (Monterrey, 24 gennaio 1934), poeta e saggista messicano. Noto per non essere mai apparso in pubblico, ritiene che uno scrittore dovrebbe essere conosciuto per il suo lavoro, non per la sua personalità nella vita reale. I suoi saggi spaziano tra poesia, economia e critica letteraria.


domenica 4 maggio 2014

Adesso che tu dormi

 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

SERENATA SPIRITUALE

Adesso che tu dormi
posso, solo, adorarti,
senza che la mia fede
sia da te corrisposta.

È bello dare intero
sé, senza ricompensa.
La vita si fa immensa,
questo è l'amore vero.

…Dormi, mentr’io, in un’estasi,
ti adoro; mentre seguo
pensandolo, con te,
il tuo sogno che sale
fino agli alti confini
dei cieli aperti a quelli
che, desti, sono degni
di abitarne i giardini.

Ah, veder la bellezza
che copia l'infinito;
candore benedetto
della tua assenza pura!
Seguire strenuamente
la realtà negletta
in cui è la più alta
vita della tua mente.

Come se fossi morta,
nella tua viva calma
ti adoro, presa l'anima
tra due primavere…

(da Diario di poeta e mare, 1917)

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Il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez e l’adorata Zenobia, da lui appena sposata a New York, stanno compiendo il viaggio di ritorno via nave: lei ora dorme, nella cuccetta, e lui la guarda come può fare solo un uomo innamorato. In quel momento, nell’incoscienza del sonno, Zenobia è indifesa e bellissima, e l’amore del poeta è ancora più vero perché completamente disinteressato e assolutamente puro. Un tema che non è nuovo nell’arte – la Venere dormiente di Giorgione, la Ragazza che dorme di Tamara de Lempicka - e nella letteratura: Paul Valéry annota: “Dormiente, mucchio dorato d’ombre e d’abbandoni, / il tuo spaventoso riposo è carico di tali doni, / o languorosa cerva lunga vicino a un grappolo, / che malgrado l’anima assente, agli inferi occupata, / la tua forma del ventre puro / che un braccio fluido ti vela, / veglia; la tua forma veglia, / e gli occhi miei sono aperti”. E Edgar Allan Poe: “Dorme la dama! Oh possa il suo riposo / Ch’è persistente essere profondo! / E l’abbia il Cielo nel suo sacro abbraccio!”.

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TAMARA DE LEMPICKA, “RAGAZZA CHE DORME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quali segreti brucia nel cuore la mia giovane amica, / anima dalla dolce maschera, che aspira un fiore? / Di quali vani alimenti il suo naturale calore /fa l’irraggiarsi d’una donna dormiente?
PAUL VALÉRY




JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


sabato 3 maggio 2014

Se passo con un treno

 

FRANCO LOI

E QUANTI VOLT, SE PASSI CUNT UN TRENU

E quanti volt, se passi cunt un trenu,
vedi là ‘l mund e vuraríss fermâss,
e là mí caminà tra i câ de prèja,
furesté aj òmm, e tra de lur cercâss…
Tra lur cercà cume se cerca un diu,
cume se lur g’àvèssen ‘na nutissia,
o la memoria, o, forsi, el tradiment…
Ma perché scend? In trenu sun nient olter
ch’un’ànema che fiada, un spegg de lur.
Se cerchi e cerchi, truvarú nagòtt,
o forsi i nost dulur, forsi la mort.


E quante volte, se passo con un treno,
vedo là il mondo e vorrei fermarmi,
e là io camminare tra le case di pietra,
straniero agli uomini, e tra loro cercarmi…
tra loro cercare come si cerca un dio,
come se loro avessero una notizia,
o la memoria, o, forse, il tradimento…
ma perché scendere? In treno non sono nient’altro
che un’anima che respira, uno specchio di loro.
Se cerco e cerco, non troverò nulla,
o forse i nostri dolori, forse la morte.

(da Bach, Sheiwiller, Milano 1986)

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Il poeta genovese – ma milanese per lingua – Franco Loi si è dedicato nelle opere più mature a una ricerca metafisica che spesso sconfina nel mistico e nel religioso: questa poesia si può ascrivere a quel filone, vi appartiene l’ansia di comunicare, di condividere con gli altri, rappresentati in questo caso dai passanti, dagli abitanti delle case viste dal finestrino di un treno – il viaggio poi è sempre una metafora della vita, il suo scorrere è una continua ricerca attorno al suo senso.

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EDWARD HOPPER, “NEW YORK, NEW HAVEN AND HARTFORD”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso.
MILAN KUNDERA, Amori ridicoli




Franco Loi (Genova, 21 gennaio 1930) poeta, scrittore e saggista italiano. Autore in dialetto milanese, i temi ricorrenti nelle sue poesie di sono la guerra, la scoperta della presenza del male nella storia, la sensazione di un tradimento perpetrato e di ferite non rimarginabili, l'energia dell'invettiva, il rimpianto di un paradiso perduto, ma anche la costanza dell'invocazione della preghiera.


venerdì 2 maggio 2014

Qualche cicatrice di allora

 

KARMELO C. IRIBARREN

LA LOTTA

Ho guardato la vita in faccia
e lei mi ha ricambiato lo sguardo.
Ho qualche cicatrice
di allora. Talora
le osservo e mi parlano,
mi dicono che ero lì,
che ho lasciato l’anima
nella lotta. Che se continuo
a calpestare i marciapiedi
non è per puro caso.

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Siamo tutti combattenti, siamo guerrieri di strada. Ogni giorno affrontiamo la battaglia della vita, non come la gazzella che teme gli agguati del leone nella savana, ma ugualmente passiamo attraverso le imboscate che essa ci tende, le passioni, i dispiaceri, gli equivoci, le arrabbiature, le delusioni. E ne veniamo fuori, come il poeta basco Karmelo C. Iribarren, per poi restare nei periodi di calma a osservare le cicatrici – più o meno dolorose - che quelle battaglie ci hanno lasciato.

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JAY BASTIAN, “WRESTLERS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vivere vuol dire combattere.
SENECA, Lettere a Lucilio




Karmelo C. Iribarren (San Sebastián,  19 settembre 1959), è un poeta spagnolo, autodidatta. Associata al “realismo sporco” di Bukowski e Carver, in realtà la sua è una poesia più minimale, molto spesso frutto di osservazione della strada e dei bar, che l’ha fatta definire “realismo pulito” e “poesia di esperienza”.


giovedì 1 maggio 2014

Maggio: due poesie

 

Maggio: la primavera copiosa e giubilante riversa a piene mani il suo verde sotto il sole, lo trapunge di papaveri rossi e fiordalisi, lascia nell’aria una nevicata di semi di pioppi. Il poeta spagnolo José María Valverde descrive una sera di maggio che parla all’anima, la poetessa milanese Antonia Pozzi si lascia stregare lungo un canale dalle foglie azzurre degli eucalipti.


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PETER ELLENSHAW, “SPRINGTIME, RED POPPIES”



JOSÉ MARÍA VALVERDE

SERA DI PRIMAVERA, I

Queste sere, Signore, son tutte tue, per certo,
ordite della tua sostanza, della tua carne dorata.
È primavera, ma ignoro se aprile o maggio;
si scorda il transito del tempo, morte lenta,
come bocca insaziata. Così sarà l'eterno,
l'uguale di questa sera, copiosa, giubilante,
che non s'aliena in cerca di perfezione, immota.
E tanta in queste ore eternità si stempera,
che non so dei miei anni. Forse sono il fanciullo
cui primavera d'augurii feriva,
forse un uomo io sono con il mondo nel petto,
o un vecchio stanco, che contempla la vita
come un frutto rotondo, sollecito all'appello del suolo.
E il mondo è una candida comunione delle terre,
lo spazio si cancella, ferita rimarginata,
fatto lieve canzone, lume degli orizzonti.
Sento stendersi intorno pianure, come cori
che intonano un'identica nota senza varianti:
la luce del sole, che affratella i monti e le valli
solo in una presenza, fatta musica d'anima.
È come sempre. Come ieri, come domani.

(Traduzione di Oreste Macrì)

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ANTONIA POZZI

GLI EUCALIPTI

Alti gli eucalipti lungo l'argine
effusi al piede
in uno sgorgo acceso di papaveri –
Crepitano le foglie péndule
nel vento –
qualcuna cade
imbiancata
dalla calura –
lungo il canale profondo naviga –
piccola falce –
come la prima luna
nell'aria oscura –

16 maggio 1933

(da Parole, 1939)

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LA FRASE DEL GIORNO
Io mi sentivo libera e leggera / come quei fiocchi bianchi di pelurie / che si sprigionano dai pioppi, in maggio / e cercan l'alto come delle preci.
ANTONIA POZZI, Parole




jose_maria_valverdeJosé María Valverde Pacheco (Valencia de Alcántara, 26 gennaio 1926 – Barcellona, 6 giugno 1996), poeta, linguista, traduttore, saggista e critico letterario spagnolo. Lettore di spagnolo dell'Università di Roma nel 1949, fu poi professore di estetica all'Università di Barcellona e di Letteratura spagnola all'Università della Virginia, e a Trent, In Canada


Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.