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martedì 14 giugno 2011

Non sempre tesa

 

PIER PAOLO PASOLINI

MATTINO SERENO

Non sempre tesa è la vita,
anche il sole ha cenere e la canna
ai richiami del vento tace.

Ma rare grida,
ora, pigre corrompono il cielo,
son pietre nella piena corrente
del giorno, sparse.
Asse già di varie
ansie la vita, ma ora vagamente
posa nella mite ferita del sole.

(da I confini, Mondadori)

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“Non sempre”. Già l’avvio di questa poesia di Pier Paolo Pasolini è un segno di speranza. La vita, quella che in una poesia di Gesualdo Bufalino abbiamo visto capace di “stracciarti le vele, rubarti il timone, ammazzarti i compagni uno ad uno”, talvolta ci sorprende con la sua quiete, con la sua meravigliosa tranquillità. Come se il cavaliere allentasse le briglie al cavallo e lo lasciasse per qualche momento libero di fermarsi, di prendere fiato. E in quello squarcio di sole si può finalmente gustare la serenità, si possono dimenticare per un po’ le angosce.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita: sempre attimo, mai calcolabile in anticipo.
HERMANN HESSE, Il lupo della steppa




Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975), poeta, sceneggiatore, attore, regista, scrittore e drammaturgo italiano. Culturalmente versatile, si distinse in numerosi campi, lasciando contributi anche come pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista.



lunedì 13 giugno 2011

La dolce allegria del passato


VICENTE GALLEGO

PROGETTI PER IL FUTURO

Questa sera sono ricco perché ho
un cielo d’argento tutto per me,
e sono il padrone di questa emozione
che è insieme nostalgia dei giorni passati
e dolce allegria di averli vissuti.
Ciò che mi ha lasciato mi appartiene,
trasformato in tristezza, e quel che infine intuisco
che non potrò raggiungere si è convertito
in un capitale gratuito di conformismo.
Il mio patrimonio aumenta ogni istante
di quello che sto perdendo, perché chi vive perde,
e perdere significa avere avuto.
Ora non ho più ambizioni, ma conservo
un progetto ambizioso quant’altri mai:
imparare a vivere senza ambizioni,
infine in pace con me e con il mondo.

(da La plata de los días, 1996)

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Il tempo passa, il tempo va. Se la nostra vita fosse una clessidra, potremmo scorgere la sabbia cadere e andare ad aumentare i giorni vissuti, diminuendo nel contempo la parte dei giorni a venire. Ricordi, avvenimenti, eventi belli e brutti, insignificanti anonime giornate e fastose occasioni di gloria. Nostalgia anche, per come eravamo, per quello che abbiamo fatto e per quello che non abbiamo fatto, per le parole che avremmo potuto dire, per i posti che avremmo potuto visitare e per quelli dove avremmo voluto fermarci più a lungo. Il poeta spagnolo Vicente Gallego si accontenta di una vita senza ambizioni, semplice, come quella che Orazio chiedeva ad Apollo: “Che in buona salute / goda di quello che ho; dammi, ti prego, / una mente sana e una vecchiaia non turpe / e non priva del conforto del canto”. Vivere con semplicità certo non è male, ma a noi che non siamo ancora pronti, che viviamo questo frenetico scorcio di XXI secolo, questi versi possono insegnarci almeno a non avere paura dei nostri ricordi, a non temere l’abbraccio della nostalgia. E a prenderci del tempo per noi, come quando un cielo serale ci fa sentire signori.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
La speranza è una memoria che desidera, il ricordo è una memoria che ha goduto.
HONORÉ DE BALZAC, Un principe della Bohème




Vicente Gallego (Valencia, 1963),  poeta spagnolo considerato uno dei principali rappresentanti della poesia dell'esperienza, lirica romantica sulla bellezza della vita quotidiana che ha dominato la lirica spagnola negli anni '80 e '90 del  XX secolo.


domenica 12 giugno 2011

Il terzo bacio


SARA TEASDALE

IL BACIO NELLO SGUARDO


A primavera Stephen mi ha baciata
E Robin in autunno – Colin poi
semplicemente, mi ha solo guardata –
nemmeno il cenno d’un bacio da lui.

Ecco: il bacio di Stephen l’ho scordato,
quello di Robin pure in fumo è andato,
ma il terzo bacio, in quegli occhi di brace,
giorno e notte m’insidia, senza pace.


(da Gli amorosi incanti, Crocetti, 2010 – Traduzione di Silvio Raffo)

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“Guardarsi negli occhi è più indecente che andare a letto insieme” chiosò ironicamente, ma non troppo, il poeta francese Boris Vian. Se è vero, come si dice, che gli occhi sono lo specchio dell’anima, allora il più grande atto d’amore è guardarsi. E lo conferma la tormentata poetessa americana Sara Teasdale: questi versi hanno una sensibilità che ricorda un’altra grande poetessa statunitense, Emily Dickinson, e suonano vagamente ottocenteschi se consideriamo che furono scritti al tempo delle avanguardie e dello sperimentalismo. Ma sono tanto belli, a testimoniare che la poesia non ha forma e soprattutto che non è una moda.

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IMMAGINE © SUSSEX UNIVERSITY
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LA FRASE DEL GIORNO
Il primo amore mi ha donato il canto, / il secondo la vista senza inganno, / ma il terzo amore, oh, quello è stato / che la mia anima a me ha rivelato.
SARA TEASDALE, Gli amorosi incanti




Sara Teasdale (St. Louis, Missouri 8 agosto 1884 – 29 gennaio 1933), poetessa statunitense. La sua vita, caratterizzata dall’inquietudine e dalla nevrosi, finì con il suicidio. Le sue poesie, dimenticate per anni, corrono sul filo dell’ironia e di una voluta semplicità.


sabato 11 giugno 2011

Lo spazio vuoto

 

YEHUDA AMICHAI

QUANDO LA DONNA AMATA

Quando la donna amata lo abbandona,
un uomo è invaso dentro da un vuoto
tondo come una grotta
in cui si formeranno stalattiti stupende.
Lentamente, come dentro la Storia
lo spazio vuoto riservato al senso,
allo scopo di tutto, alle lacrime.

(da Poesie, Crocetti – Traduzione di Ariel Rathaus)

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Quando ho letto questi versi dello scrittore israeliano Yehuda Amichai, ho pensato subito a una delle mie poesie preferite, “L’assenza” di Diego Valeri: “C'è, scavata nell'aria, la tua dolce / forma di donna; un vuoto / che palpita di te, come l'immoto / silenzio dopo una perduta voce”. Il vuoto naturalmente e il comune leit-motiv: quando la donna amata ci lascia, dentro di noi qualcosa viene a mancare: può essere una fragorosa esplosione a lasciare il nulla, ma anche un tranquillo improvviso vuoto, come quello scavato dalle acque in una montagna nel corso dei millenni. È lo stesso vuoto quello di Valeri e di Amichai, ma lo scrittore ebreo deve anche inserirlo in un altro vuoto, quello della difficile condizione di Israele, il paese in cui è emigrato nel 1936. In quell’estesa grotta si formeranno stalattiti di ricordi, di illusioni, di speranze, giorno dopo giorno, lentamente.

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Vladimir Kush, “Key of love”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore non può cessare di colpo.
PIERRE CHODEROS DE LACLOS, Le relazioni pericolose




YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.


venerdì 10 giugno 2011

Come Benjamin Button

 

ANA BLANDIANA

DOVREMMO

Dovremmo nascere vecchi,
già dotati d'intelletto,
capaci di scegliere la nostra sorte in terra,
quali sentieri si avviano dal crocevia d'origine
e irresponsabile sia solo il desiderio di andare avanti.
Poi, andando, ringiovanire, ringiovanire sempre più,
maturi e forti arrivare alla porta della creazione,
varcarla e nell'amore entrando adolescenti,
essere ragazzi alla nascita dei nostri figli.
Sarebbero più vecchi di noi comunque,
ci insegnerebbero a parlare, per addormentarci ci cullerebbero,
e noi scompariremmo sempre più, divenendo sempre più piccoli,
come un chicco d'uva, come un pisello, come un chicco di grano...

(da Il tallone vulnerabile, 1966 – Traduzione di Biancamaria Frabotta)

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Lo so: avete pensato a Il curioso caso di Benjamin Button, il film di David Fincher interpretato da Brad Pitt e Cate Blanchett, tratto dal racconto di Francis Scott Fitzgerald: un bambino nasce con il corpo di un vecchio e, con il passare degli anni, ringiovanisce. È più o meno lo stesso desiderio espresso in questi versi dalla poetessa romena Ana Blandiana: una riflessione che cerca le radici nel vuoto, che prova a percepire la realtà, a costruirvi attorno delle scale, ben sapendo che la direzione intrapresa non è quella a cui conduce il reale.

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UNA SCENA DA IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON © WARNER BROS

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutti vorrebbero vivere a lungo, ma nessuno vorrebbe diventare vecchio.
BENJAMIN FRANKLIN




Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman (Timișoara, 25 marzo 1942), poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania .Prima della rivoluzione del 1989, famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell'uomo, ebbe il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore Nicolae Ceaușescu.

giovedì 9 giugno 2011

Anima e corpo


“Dopo il pranzo Nataša, pregata dal principe Andrej, andò al clavicembalo e si mise a cantare. Il principe Andrej stava ritto a una finestra, parlando con le signore, e tendeva l’orecchio a lei. A mezzo di una di quelle frasi musicali, il principe Andrej ammutolì, e sentì, sorpreso, che in gola gli saliva il pianto, cosa di cui non si sarebbe creduto capace. Posò lo sguardo su Nataša che cantava, e nell’intimo dell’essere gli avvenne qualcosa di nuovo e di felice. Si sentiva felice e, nello stesso tempo, si sentiva triste. Non aveva, assolutamente, nessuna ragione di piangere, eppure stava sul punto di rompere a piangere. Di che cosa? Dell’amore d’un tempo? Della piccola principessa? Delle delusioni patite?… Delle speranze nell’avvenire?… Sì e no. Più d’ogni altra cosa, quello di cui gli veniva voglia di piangere, era (nell’improvvisa, viva coscienza che gliela svelava) la tremenda contraddizione fra un che d’infinito, di sublime e d’indefinibile, che c’era in lui, e un che di angusto e di corporeo, che costituiva l’essere suo, e anche l’essere di lei. Questa contraddizione lo struggeva e lo faceva esultare mentre lei veniva cantando”.

È un brano di Guerra e pace di Lev Tolstoj, esattamente dal capitolo XIX della terza parte del secondo libro: nel classico modo di raccontare tolstojano i personaggi si scaldano e si accendono di qualcosa che trascende le vicende umane. Così il principe Andrej Bolkonskij, ferito ad Austerlitz e colpito poco tempo prima dalla morte di parto della moglie Lisa, ha una rivelazione in una serata mondana a casa dei Rostov, mentre la bella Nataša canta accompagnandosi al clavicembalo. Felicità e tristezza fuse insieme, un’emozione fortissima che gli impedirà poi di dormire e che ancora non è in grado di chiamare amore per Nataša. Ma quella sera il principe Andrej prova qualcosa che tutti noi probabilmente abbiamo provato – che sia stato l’amore o una sera in riva al mare o una notte in un rifugio montano a guardare le stelle – e cioè la sensazione di avere un qualcosa che travalica il nostro corpo, chiamiamolo anima oppure essere o ancora spirito. Quella sensazione che ci fa capire di come l’infinito possa raccogliersi nel piccolo, di come sia vera l’affermazione delle Upanishad che “l’anima tua è l’intero mondo”.

Anima e corpo dunque, in stretta relazione secondo Marcel Arland, che scrisse in Où le coeur se partage “Il corpo è uno dei nomi dell’anima, e non il più indecente”. E anche per una delle Note azzurre di Carlo Dossi, la n. 1929: “Il corpo = la vagina dell’anima”. Così anche per Marguerite Yourcenar che in Alexis nota: “L'anima e la carne non sono divisibili, l'una contiene l'altra come la tastiera i suoni”. E il Premio Nobel portoghese José Saramago, nel Vangelo secondo Gesù, arriva a sperare che “Forse i sogni sono i ricordi che l’anima ha del corpo”.

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Una scena dal film Guerra e pace del 1955 © Syracuse.com

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LA FRASE DEL GIORNO
Come corpo ognuno è singolo, come anima mai.
HERMANN HESSE, il lupo della steppa

mercoledì 8 giugno 2011

Come un mare caparbio

 

ANA MILENA PUERTA

DISTANZA

Per dire che ancora 
tremo
quando parli
di qualsiasi cosa
e, senz’altro,
faccio come se non sentissi
questo disastro 
che mi armi dentro. 
Solo per questo
ti lascio partire e ritornare
come un mare caparbio 
sulla mia sabbia.

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Una dichiarazione d’amore femminile oggi, quella della poetessa colombiana Ana Milena Puerta, già incontrata lo scorso anno con un florilegio di sue opere. Qui ritorna quell’amore contiguo al dolore, espressione di un sommovimento emozionale, di un terremoto dell’anima che in Ambiguità le fa dire : “Ignoro da quale lato sto, / provo piacere / e pericolo”. Ma ancora una volta è un bisogno inesorabile l’amore, è la necessità di possederlo, di esserne oggetto e soggetto, ben consapevoli della sua forza. È ancora oggi la “dolceamara invincibile fiera” di Saffo, quel fuoco che la paralizzava, lasciandola tremante.

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Fotografia © Pixhome

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LA FRASE DEL GIORNO
Nell'amore la vita ha sempre / un cuore leggero che rinasce. / Nulla vi potrà mai finire.
PAUL ÉLUARD, Poesie




Ana Milena Puerta (Cali, 1961), poetessa colombiana. Ha studiato Comunicazione Sociale all'Università del Valle e ha lavorato come coordinatrice di festival d'arte e nel giornalismo. Tra le sue raccolte: Atto di parole (1986), Contro il grano (1994), Galassia triste (2002). Ha ottenuto il Premio Carlos Castro Saavedra.