lunedì 16 luglio 2012

Il mio pezzo di mare

 

JULIETA DOBLES

IL MARE DENTRO

Anche lontano dal mare,
ho un po’ di mare nei miei occhi
a mandare riflessi azzurri.

Solo un profilo, un orizzonte
raccolto e vivo
che mi chiama e richiama
con la sua chiara presenza
di amico, amante, amato.
E con la sua insenatura torbida o limpida
dove affondare lo sguardo
e tutte le stanchezze.

Ogni mattino al risveglio lo bevo
come una dolce droga.
Divino nel suo colore il futuro del giorno.
Mi dondolo al suo lontano movimento,
mi immergo nella sua luce,
tagliata dalla nebbia
in pallide isolette,
Ed è più reale e più mio
di tutti gli oceani
che non posso contenere.

Quando qualcuno dice: “Il mare!”,
è il mio pezzo di mare
che gli risponde.

Quando qualcuno dice:
“L’orizzonte è d’argento!”,
sono sicura che la sua miniera è il mio mare.

Incorniciato dai miei alberi
che l’autunno fa rossi ogni giorno di più con maggior furore,
mi si apre dolcemente
e mi parla di casa, di scienza,
di felicità, d’amore,
di spiagge remote,
di bambini che ridono,
di città feroci
e di profondità di pesci
come ideali,
sorpresi e bucolici.

Quando una barca lo divide in due,
mi lancia il luccichio dolente della sua spuma
distante.
E quando la tempesta lo rabbuia e lo irrita,
mi abbaglia con la sua terribile forza
di ondate irose.

Cambia volto e colore
secondo l’avanzare del giorno.
All’alba è nebbioso e lontano,
come se il sogno avvolgesse anch’esso.
La mattina sorge, azzurro e glorioso,
tromba gioiosa
che sale fino alla spiaggia e deborda.
A mezzogiorno è di cobalto e profondissimo,
poi gli cade sopra il cielo.
Il pomeriggio si diluisce,
brillante e caliginoso,
come se dall’altra parte lo aspettasse
un appuntamento amoroso.
E la notte, resta solo il suo cupo rimbombo,
sincronizzando il sogno e il vuoto.

Ho sempre voluto tenere un mare in me.
Da bambina, questo mare
sarebbe stato il regalo perfetto.
Tante volte l’ho sognato mio, sotto il letto,
avvolto in riflessi bagnati,
pieno di grazia e di schiuma salmastra,
tutto per me!

La vita mi ha aiutato a costruirlo.
Basta che chiuda gli occhi,
e mi sta aspettando lì,
Liquido, dolce, vago,
come un sogno infantile
che all’improvviso
mi salta tra le mani.

.

Devo dire che quando ho letto questi versi di Julieta Dobles (San José, 1943), poetessa costaricana, mi sono riconosciuto. È come se li avessi scritti io – in realtà c’è una mia poesia del 2002, scritta durante un viaggio in Sicilia, che dice le stesse cose. Perché il mare è dentro ognuno di noi, ancestrale eredità forse di quando nel corso dell’evoluzione fummo celacanti: ci chiama, ci ammalia. È il nostro ambiente naturale. Per questo qui, nella fertile pianura lombarda di fiumi e laghi, anche quando è autunno o inverno, anch’io, come Julieta Dobles, quando chiudo gli occhi, vedo il mare, il mare che ho dentro…

.

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mormorio sommesso del mare avvolto nella notte parlava all'anima.
THOMAS MANN, La morte a Venezia

2 commenti:

Vania ha detto...

....allora.. questa poesia ed anche la tua è un canto/riflessione molto belle a leggersi.


...un dono/una fortuna saper "scoprire/apprezzare" il mare naturale ed il mare che ogni uno porta dentro se.

ciaoo Vania

....bravo al fotografo!!!!:)

DR ha detto...

è una fotografia del bellissimo mare di Sicilia all'alba

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