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venerdì 9 settembre 2022

La strada


MICHALIS PIERÌS

DA LAKEBA ALLA CITY

(Perdita con profitto)

Eccomi di nuovo. Sono in orario.
Ti aspetto. Eppure, ne sono certo,
non verrai. Ma devo dirtelo
anche se a rimetterci sono ancora io.

                                                         In questa
faccenda ho anch’io da guadagnarci.

Questo giorno della mia vita.
Particolare. Ho aspettato
che sorgesse con il tuo pensiero.
La strada che oggi è diventata un’altra.
I battiti del cuore sfuggiti
all’ordine consueto del loro ritmo.

Tutti i prodigi accaduti oggi.
Oggi che ti dovevo incontrare.

(da Antologia della poesia greca contemporanea, Crocetti, 2005 - Traduzione di Maurizio De Rosa)

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Le città sono spesso protagoniste delle poesie di Michalis Pierìs, esule dal cuore straziato per la sua Cipro divisa, viaggiatore che poi ritorna alla sua Itaca e la trova naturalmente diversa. È un Odisseo che sogna la sua patria e intanto vive le avventure per le strade del mondo, dall’Australia a Londra.

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FOTOGRAFIA © PUBLIC DOMAIN PICTURES

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Voglio una città, cosa cerco, una città che mi nasconda.
MICHALIS PIERÌS




Michalis Pierìs (Eftagonia, 1952 – Nicosia, 3 novembre 2021), poeta cipriota. Fondatore del “Laboratorio Teatrale dell’ Università di Cipro”, promotore della cultura tradizionale dell’ Ellenismo dialettale periferico, ha curato molti saggi di filologia greca medievale e moderna.


giovedì 8 settembre 2022

Un’altra età


SANDRO PENNA

L’ESTATE SE NE ANDÒ SENZA RUMORE

L’estate se ne andò senza rumore.
Nubi leggere ad una ad una il cuore
gremirono di segni senza nome.
La luna trascorreva ansiosa e onesta.

Lunga distesa sovra un muro nella
canicola dormiva un’altra età.
Nella mano stringeva il suo più caro
oggetto. Non per pudore ché non ha pudore
il sonno, e il sogno è solo anche in città.

(da Poesie, Garzanti, 1973)


Sandro Penna, oltre a essere poeta dagli incipit fulminanti come questo "L'estate se ne andò senza rumore", era anche capace di interiorizzare il paesaggio, di abbigliarlo con la sua leggerezza sempre venata di una sfumata nostalgia, con la sua autoimposta solitudine di osservatore della vita.

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FOTOGRAFIA © MARTIN ZUMTOBEL/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Di se stesso e di te, con tanto amore, / stringe una sola età – e allontana.
SANDRO PENNA, Poesie




Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977), poeta italiano. Con toni epigrammatici, le sue poesie esprimono spesso un’intenso desiderio sensoriale di vita talora malinconico e cantano l’amore omosessuale (“Poeta esclusivo d’amore”, si definì egli stesso).


mercoledì 7 settembre 2022

Juan Gustavo Cobo Borda


Juan Gustavo Cobo Borda, scrittore e poeta colombiano, è morto lunedì scorso all'età di 73 anni a Bogotá, vinto dalla sclerosi multipla. L’ex presidente Ernesto Samper, di cui fu consigliere, lo ha ricordato come “caro amico, insegnante, complice letterario, vate preferito, commensale infinito”. Cobo Borda era uno degli intellettuali colombiani più noti e ricoprì anche incarichi diplomatici che lo portarono ad essere ambasciatore in Argentina, Spagna e Grecia.

Cobo Borda rifugge deliberatamente dal lirismo recuperando alla lingua poetica la vivacità della lingua discorsiva: "La poesia nasce da tutto, dalla strada, dal cinema, dalla pittura, dallo sguardo... E nasce sempre un po' dalle muse, nel senso che sono loro che si rifiutano e poi ti fanno «Non rispondi al telefono»”.

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FOTOGRAFIA © RTVC

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OFFERTA SULL’ALTARE DEL BOLERO

Ci sarà allora un altro cielo più grande
dove Agustín Lara canta meglio ogni notte?
O saremo solo il volto fugace
intravisto nei corridoi all’alba?
Quel bolero, mentre il buttafuori sbadiglia
e i clienti rincasano ubriachi;
quello che parla di amori morti
e lacrime sincere… Gli amanti
si chiamano al telefono per ascoltare,
anche solo, i propri respiri.
Ma qualcuno, un giorno, nel disordine del trasloco,
troverà  un po’ di quei baci
e mentre canticchierà
“Lascia bruciare l’anima nell’alcol del tuo ricordo”,
sentirà una voce dire: “La realtà è superflua”.

(da Offerta sull’altare del bolero, 1981)

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KAVAFIS

Le strade di Alessandria sono piene di polvere,
lo sbuffo delle vecchie automobili
e un clima caldo e secco assediano ogni cosa viva.
Perfino la brezza porta il sapore del sale.
Nel torpore delle due del pomeriggio
c’è una sete segreta di umidità
e il droghiere cerca nel sogno, con ostinazione,
l’aspra dolcezza di una lingua che gli ricrei la pelle.
Beve con avidità l’acqua amara del riposo
e si sveglia stanco per quell’insetto che ronza insistente.
Anche il refrigerio della sera scompare
e la sua unica traccia è questo sudore nervoso
e il chiasso che di minuto in minuto si espande nei caffè.
Passano i ragazzi, in gruppo, schiamazzando
e quell’uomo capisce
che nessuna parola riuscirà a catturare le loro sagome.
La notte divora e confonde
aumentando la sua insonnia,
più cupi i suoi passi nei vicoli sporchi.
L’alba lo troverà a contemplare
quel veliero che lascia il molo
e attraversa la baia, in rotta verso il mare.

(da Tutti i poeti sono santi e andranno in paradiso, 1983)

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POETICA

Come scrivere ancora poesie,
perché non tacere definitivamente
e dedicarci a cose molto più utili?
Perché aumentare i dubbi,
far rivivere antichi conflitti,
dolcezze impreviste;
quel po’ di rumore
aggiunto a un mondo
che lo sorpassa e lo cancella?
Si dipana qualcosa da tale gomitolo?
nessuno ne ha bisogno.
Residuo di vecchie glorie,
chi accompagna, quali ferite cura?

(da Consigli per sopravvivere, 1974)

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Altre poesie di Juan Gustavo Cobo Borda sul Canto delle Sirene:



   LA FRASE DEL GIORNO   

In poesia, grazie a Dio, non ci sono frontiere: la patria è il testo.
JUAN GUSTAVO COBO BORDA




Juan Gustavo Cobo Borda (Bogotá, 10 ottobre 1948 - 5 settembre 2022), poeta, giornalista e diplomatico colombiano. Ispirata da Borges e Kavafis, la sua poesia è stata la linea trasversale dei suoi scritti. Ricoprì anche incarichi diplomatici che lo portarono ad essere ambasciatore in Argentina, Spagna e Grecia.


martedì 6 settembre 2022

I caratteri mobili


MARIA LUISA SPAZIANI

GUTENBERG

Ha fatto bene, Gutenberg, a inventare
i caratteri mobili. Si pigia
un tasto e già la lettera s’incastra
nella giusta casella.

E lo scrivano infine si riposa
dopo tremila anni. Ma s’inceppa
a volte il meccanismo, e ci sghignazza
in faccia quel nonsenso.

(da Poesie dalla mano sinistra, Mondadori, 2022)

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Maria Luisa Spaziani conobbe Eugenio Montale nel 1949 e nacque tra i due poeti, oltre a un'affettuosa amicizia, anche un sodalizio intellettuale: lei, che il Premio Nobel chiamava la "Volpe", lo annoverò tra i suoi maestri. La lezione montaliana qui appare chiarissima: sembra di leggerne i versi tardi, quelli di Quaderno di quattro anni o di Diario del '71 e del '72"Il senso del costrutto non è chiaro / neppure per coloro che riguarda. / Noi siamo i comprimari, i souffleurs nelle buche / ma i fili del racconto sono in mano di altri". Anche la Spaziani riflette sull'ossessione dello scrivere, sul senso della poesia, sul suo illusorio entrare nell'esistenza.


FOTOGRAFIA © PXHERE



   LA FRASE DEL GIORNO   

Le nuove tecnologie, sacrosante del resto, hanno messo in ombra il rapporto personale e il piacere di vedere, osservare, sentir parlare uno scrittore.
MARIA LUISA SPAZIANI, Italia Libri, 15 ottobre 2003




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


lunedì 5 settembre 2022

Questo vagabondare


PEJO JAVOROV

ANELITO

                    Nell'animo sempre questo anelito
                    Sempre questo vagabondare nel viaggio,
di cui non scorgo la fine.

                      E lo sguardo eternamente
                      in avanti, al giorno di domani,
senza vedervi un porto...

(da Poesia, 125, Febbraio 1999 - Traduzione di Valeria Salvini)

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Il dinamismo del poeta simbolista bulgaro Pejo Javorov si traduce in un’ansia di andare, in un’irrequieta fuga dalla eterna dicotomia tra amore e morte, dallo stato di solitudine amato e detestato a un tempo.

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CASPAR DAVID FRIEDRICH, "IL VAGABONDO SUL MARE DI NEBBIA”

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Un’ansia inconsueta da qualche tempo si accende in me alla sera, e non è più rimpianto delle gioie lasciate, come accadeva nei primi tempi del viaggio; piuttosto è l’impazienza di conoscere le terre ignote a cui mi dirigo.
DINO BUZZATI, I sette messaggeri




Pejo Javorov pseudonimo di Pejo Totev Kracholov (Čirpan, 1º gennaio 1877 – Sofia, 29 ottobre 1914) poeta bulgaro. Avvicinatosi al realismo, passò poi al simbolismo. Le sue opere e la sua vita sono caratterizzate dalla vicinanza al movimento di liberazione macedone. Non resse al suicidio della moglie Lora e si uccise a 37 anni.


domenica 4 settembre 2022

Troppo desiderio di te


LAMBERT SCHLECHTER

L’EROS, II, 25

poi pensi che ho troppo desiderio di te
ho paura, dici, che ami solo il mio corpo
cosa risponderti, se non prenderti tra le mie braccia
fino a farti vibrare l'anima

(da All’opposto di ogni posto, Interlinea, 2013 – Traduzione di Clemente Condello)

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La poesia di Lambert Schlechter, autore lussemburghese oscilla tra lo scurrile e il raffinato – questa quartina appartiene chiaramente al secondo caso, in cui i territori del sesso e dell’amore coincidono e sfociano nell’eros: “So solo la luce del tuo sguardo / quando mi guardi / So solo i tremiti della tua anima / quando ti prendo tra le braccia / So solo i brividi della tua pelle /quando ti dico parole d'amore”.

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DISEGNO DA PINTEREST

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Di te non so niente, amore mio / ma so che ti amo.
LAMBERT SCHLECHTER, All’opposto di ogni posto




Lambert_Schlechter_2011_Lambert Schlechter, (Lussemburgo, 4 dicembre 1941), scrittore lussemburghese di lingua francese, ha pubblicato una trentina di opere, suddivise in poesie, racconti, saggi, drammi teatrali. Il suo ultimo progetto è  Le Murmure du monde, una collezione di frammenti letterari, filosofici e autobiografici.


sabato 3 settembre 2022

La poesia non nasce


JOAQUÍN GIANNUZZI

POETICA

La poesia non nasce.
È lì, a portata
di ogni bocca
per essere raddoppiata, ripetuta,  citata
completamente e testualmente.
Tu, svegliandoti stamattina,
hai visto cose, qua e là,
oggetti, per esempio.
Sul tuo comodino
diciamo che hai visto una lampada,
una radio portatile, una tazza blu.
Hai visto ogni cosa da sola
e nel suo insieme.
Tutto ciò aveva già un nome.
L'avresti scritta così.
C'era bisogno di un'altra lingua,
di un'altra mano, di un altro paio di occhi, di un altro flauto?
Non aggiungere. Non distorcere.
Non cambiare
la musica del luogo.
La poesia è ciò che si vede
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(da Segni di una causa personale, 1977)

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Joaquín Giannuzzi, poeta argentino, si bilanciava tra il bisogno di introspezione e la necessità di stabilire dei legami con la realtà: la poesia è lì, ci dice, è già presente in nuce nelle cose, spetta a noi attraversare il livello superficiale e constatare attraverso di esse la precarietà della vita, la fugacità, l’oblio. Luis Benítez a proposito di Giannuzzi scrive: “Come antidoto, in buona parte della sua opera il poeta si sofferma sulla descrizione e qualificazione degli oggetti circostanti (fiori, infissi, utensili, mobili; a volte, paesaggi) che la sua visione separa per un momento dal tutto, dotandoli di un'autonomia effimera che garantisce così, momentaneamente, una sorta di perennità, simile a quella posseduta dalle immagini fotografiche, mentre fa della cosa un simbolo e una metonimia dell'insieme”.

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FOTOGRAFIA © SUZY HAZELWOOD/PXHERE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il mondo è in ordine nella sua immediatezza. / Ogni cosa persiste nella sua convinzione.
JOAQUÍN GIANNUZZI, Testa finale




Joaquín O. Giannuzzi (Buenos Aires, 29 luglio 1924​ - Campo Quijano, 26 gennaio 2004), poeta e giornalista argentino. La sua poesia descrive il mondo reale, un mondo dove il senso drammatico della vita acquista consistenza e gli oggetti rivelano la dote centrale della loro nudità.