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domenica 3 febbraio 2019

Nella foresta del sonno


CARLOS DE OLIVEIRA

VENTO

Le parole
scintillano
nella foresta del sonno
e il loro rumore
di cerbiatte inseguite
agile e schivo
come il vento
parla d’amore
e solitudine:
chi vi ferisce
non ferisce invano,
parole.

(da Poesia, n. 324)
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Le parole sono la magia e l’illuminazione della poesia: scintillano qua e là nell’inconscio, si fanno trovare, emergono dal buio per diventare tessuto di luce. Il poeta, come il brasiliano Carlos De Oliveira, è un cacciatore che le insegue mentre in quel bosco soffia il caldo vento dell’ispirazione.

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IMMAGINE © EDEXLIVE

--------------------------------------------------------------------------------------------------------LA FRASE DEL GIORNO
Mi dedico alle parole come se bagnassi una pellicola nei sali d’argento. Voglio dire: in una sospensione di cristalli, rivelo la mia vita.
CARLOS DE OLIVEIRA, Opera poetica





Carlos de Oliveira, (Belém, Brasile, 10 agosto 1921 – Lisbona, 1° luglio 1981), poeta e scrittore portoghese.Legato sin dagli esordi al neorealismo, pubblicò la sua prima raccolta Turismo nel 1942. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile rigoroso che rende scarna fino al limite la materia verbale.

sabato 2 febbraio 2019

Il negativo della notte


MARK STRAND

NEVICATA

Se guardi la neve che scende a coprire la terra,
coprire se stessa e tutto ciò che tu non sei, vedrai
che è la deriva gravitazionale della luce
sul rumore dell'aria che cancella l'aria
è il cadere dell'attimo nell'attimo, la sepoltura
del sonno, il rovescio dell'inverno, il negativo della notte.

(da A tarda ora, 1978 – Traduzione di Damiano Abeni)

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Maxence Fermine in Neve scrive: “La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. Ha un nome. Un nome di un candore smagliante. Neve”. Ieri in queste zone ha nevicato a lungo: guardarla cadere ha qualcosa di ipnotico, avvolge ogni cosa dolcemente, invita alla lentezza con il suo rallentare il tempo. Il poeta statunitense Mark Strand la definisce per opposti, ed è meraviglioso quell’essere “il negativo della notte”: chi è abituato alle nevicate sa quanta luce garantisce la neve nelle ore notturne.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPER CAVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Fa scendere la neve come uccelli che si posano, / come cavallette che si posano è la sua  discesa; / l'occhio ammira la bellezza del suo candore / e il cuore stupisce nel vederla fioccare.
SIRACIDE, 43,18




Mark Strand (Summerside, Canada, 11 aprile 1934 – Brooklyn, 29 novembre 2014), poeta statunitense di origini canadesi, fu saggista e traduttore, professore di Letteratura inglese e comparata alla Columbia University. Nel 1990 fu insignito della carica di Poeta Laureato della Biblioteca del Congresso.

venerdì 1 febbraio 2019

Poesie per febbraio V


Febbraio ha in sé ancora l’inverno, con i suoi geli, le sue tristezze, le sue malinconie, ma porta nel suo cuore anche i primi segni di primavera, quei tepori improvvisi, quei fiori precoci, come rilevano i poeti italiani Luigi Fallacara e Giorgio Vigolo.
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LUIGI FALLACARA

FEBBRAIO

Odorano le stelle di febbraio
se al crudo del rovaio
il calicanto nella notte esala.

Una goccia di miele,
una goccia di cera
sopra ramaglia nera
chiama l'ape fedele.

Ah, quel filo d'aprile
così saldo ed acuto,
quel profumo sottile
dentro il gelo perduto.

Là nel fondo del tempo al coro, all'eco
delle stagioni mi rapisce il senso
che non succede e reca
memoria della nostra ancor più intensa.

Un profumo, un ricordo,
che in sé vive ignorato,
un respiro, un accordo
alla morte affidato.

(da Poesie 1914-1963, Longo, 1986)
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GIORGIO VIGOLO

LUNA DI FEBBRAIO

Sotto la luna nuova di febbraio,
una lunetta velata, gelata,
erma, sopra i fantastici morioni
della Porta del Popolo e i bastioni
sghimbesci del Muro Torto,

La sera d'improvviso senza un perché
mi versa nel torpido sangue
un filtro di ricordi e desideri.
Amore e sogno mescolati fanno
col timore di morte un elisire
diabolico, per cui già vivo un'altra
vita futura in gioventù fremente,
rinata dalle mie ceneri d'oggi,
e quasi vi dischiudo ali di fuoco.

Ma è breve, delirata fantasia;
già mi ritrovo serrato nel bòzzolo
ansioso di questa esistenza,
cui sarebbe gran gioia una parola
che impedisse al mio cuore di gelare

come la luna remota lassù,
la lunetta velata di febbraio.

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LA FRASE DEL GIORNO
Si scopre dal suo ridere nei denti / l’acerba primavera che si scuote / e decide i colori: passa, senti, / la prima bicicletta dalle ruote.
ALFONSO GATTO, Rime di viaggio per la terra dipinta




Luigi Fallacara (Bari, 13 aprile 1890 – Firenze, 15 ottobre 1963), poeta e scrittore italiano. Attivo nelle avanguardie letterarie del primo ‘900, scrisse su Lacerba. Dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale approda alla fede cattolica, vivendo per sei anni ad Assisi e maturando la sua poesia metafisica confluita in un lirismo mistico che canta l’amore per tutte le creature.


Giorgio Vigolo (Roma, 3 dicembre 1894 – 9 gennaio 1983), poeta e scrittore italiano, esponente della “Scuola Romana”. Le sue poesie hanno un gusto barocco e classicheggiante del paesaggio, soprattutto di quello romano. Profondo conoscitore del Belli, tradusse Maestro Pulce di Hoffmann e le poesie di Hölderlin.

giovedì 31 gennaio 2019

Beati i poeti e i pazzi


ALFONSO BREZMES

BEATUS ILLE

Beati quelli che si sanno felici,
perché quelli che lo sono senza saperlo
sono infelici.
Beati i mediocri,
perché possono scegliere due strade.
Beati quelli che non hanno letto Borges,
o la Yourcenar o Cortázar,
perché possono ancora farlo.
Beati i poeti e i pazzi
perché almeno credono di essere felici.
Beati quelli che ne hanno abbastanza
perché il loro bisogno non cresce
e il loro tesoro non cala.
Beati quelli che cercano la felicità
dove non si nasconde mai,
perché la loro cattiva vista gli riserva
la vera felicità
di poter continuare a cercare.

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Beatitudini della felicità potrebbero essere definiti questi versi del poeta spagnolo Alfonso Brezmes: un po’ come le beatitudini evangeliche, ma strizzando l’occhio anche all’oraziano “Beatus ille qui procul negotii” (Beato colui che sta lontano dagli affari) e al “Felici i felici” di Jorge Luis Borges, tracciano una via verso la felicità, che è sì accontentarsi di quello che si ha, ma soprattutto continuare a desiderare.
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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Non dissetarti a tutte le fonti che trovi: la felicità sta nell'avere sempre sete
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NINO SALVANESCHI, Consolazioni




Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale. La sua poesia è al tempo stesso colta e popolare, tanto da farlo apprezzare sia da critici e lettori tradizionali sia da un più largo pubblico. Il suo immaginario si nutre di riferimenti letterari (Baudelaire, Rilke…) ma anche di cinema e di cultura pop.


mercoledì 30 gennaio 2019

Indossa un’anima



BLANCA VARELA

STRIP-TEASE

Togli il cappello
se ce l’hai
togli i capelli
che ti abbandonano
togliti la pelle
le viscere gli occhi
e indossa un’anima
se la trovi

(da La falsa tastiera, 2000)

Spogliarsi, denudarsi di ogni artificio, mostrarsi come veramente si è non è facile: ma in realtà è propriamente questo che fa il poeta – in questo caso la poetessa peruviana Blanca Varela – mettersi a nudo fino a mostrare le sue emozioni, l’anima stessa.
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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI



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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è il mio corpo / questo è la poesia.

BLANCA VARELA, La falsa tastiera




Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.



martedì 29 gennaio 2019

Tutti vogliono essere Orfeo


LOUISE GLÜCK

CANZONE DEL LIUTO


Nessuno vuol essere la musa;
alla fine, tutti vogliono essere Orfeo.

Eroicamente ricostruito
(da terrore e dolore)
e poi travolgentemente bello;

ristabilita, in definitiva,
non Euridice, la compianta,
ma l'ardente
spirito di Orfeo, reso presente

non come essere umano, piuttosto
come pura anima resa
distaccata, immortale
attraverso un narcisismo deviato.

Ho fatto un'arpa di disastro
per perpetuare la bellezza del mio ultimo amore.
Eppure nella mia angoscia, così com'è,
rimane la lotta per la forma

e i miei sogni, se parlo apertamente,
hanno meno il desiderio di essere ricordati
che il desiderio di sopravvivere,
che è, io credo, il più profondo desiderio umano.


(da Nuovi poeti americani, Einaudi, 2006 - Traduzione di Elisa Biagini)

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La poetessa statunitense Louise Glück ama innestare nella sua precisione tecnica che indaga i rapporti familiari, il divorzio, l’amore finito, le vicende dell’esistenza e la solitudine, quelli che definisce “simboli classicheggianti”: qui è il mito di Orfeo – il poeta – e di Euridice – l’amata musa - modernizzando i sentimenti: Orfeo non può salvare Euridice, che rimane nell’Ade, ma non può nemmeno salvare se stesso con la sua poesia, può soltanto rivivere attraverso l’esperienza del suo testo fatta da un altro lettore.

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EVARISTO BASCHENIS, “NATURA MORTA CON STRUMENTI MUSICALI”
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LA FRASE DEL GIORNO
La parola “poeta” deve essere usata con cautela; nomina un'aspirazione, non un'occupazione. In altre parole: non è un nome per un passaporto.
LOUISE GLÜCK, L’educazione del poeta




Louise Elisabeth Glück (New York, 22 aprile 1943), poetessa statunitense nata da famiglia ebrea ungherese. È stata premiata con il Pulitzer nel 1993 ed è ststaPoeta Laureato del Congresso nel 2003. Per anni lettrice d’inglese al Williams College, ora insegna a Yale.

lunedì 28 gennaio 2019

Un frutto mangiato a primavera


LIBERO DE LIBERO

NOI ABBRACCIATI LA NOTTE

Noi abbracciati la notte,
noi vide la notte a riva
del fiume sommersi
nel volto e nei capelli.
Noi l'aurora scoprì
strettissimi all'ala
delle mani e dementi:
e un albero, un altro albero
ancora ne parla alla gente.
Notizia avrai da un frutto
mangiato a primavera.

(da Romanzo, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1965)

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Gianfranco Contini colloca Libero De Libero tra i pochi poeti surrealisti italiani. Questa scena dal sapore mitologico, sospesa tra una bucolica fantasia onirica che indaga l’inconscio e l’essenza umana e il leitmotiv di molta della pittura romana dell’epoca – Cavalli, Cagli, Gentilini, Savinio e i loro bagnanti – ne è un buon esempio.
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CORRADO CAGLI, “I NEOFITI”, 1934 – COLLEZIONE PRIVATA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ora è un tempo che non mi basta
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LIBERO DE LIBERO, Eclisse




Libero De Libero (Fondi, 10 settembre 1903 – Roma, 4 luglio 1981), poeta, critico d'arte e narratore italiano. Gli Anni ‘30 lo videro al Caffè Aragno di Roma con Vincenzo Cardarelli, partecipe della  scuola pittorica di via Cavour. La sua poesia si inserisce in un ermetismo legato alla terra, al vigore del reale.