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martedì 6 giugno 2017

Un attimo umile


JAN SKÁCEL

ISTANTE

Per nessuna verità al mondo.
Ma se vuoi,
per un soldo di silenzio.

È un istante che divide a metà il paesaggio.

Un attimo umile,
quando qualcuno respira al posto nostro.


(da Il colore del silenzio, Metauro, 2004 - Traduzione di Annalisa Cosentino)

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È un dire essenziale, alquanto intimista, quello del poeta ceco Jan Skácel: ma l’emozione ne esce limpida, come vista attraverso l’acqua trasparente di un fiume – il paesaggio moravo è del resto parte integrante delle sue poesie – per celebrare la bellezza dell’istante.

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Bischoff

ELMER BISCHOFF, “FIGURA NEL PAESAGGIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo pioggia rivolta verso l’alto / Siamo al rovescio nell’istante in cui / la verità è un dito sulle labbra.
JAN SKÁCEL, Il colore del silenzio




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 7 febbraio 1922 - Brno, 7 novembre 1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.


lunedì 5 giugno 2017

Al cinquecentesimo chilometro


IZET SARAJLIĆ
DAL TRENO

Guardavo passarmi davanti le donne,
le presenti e le future,
i paesaggi
e i pali del telegrafo,
ho visto il giorno e la notte
succedersi in silenzio.
Scenderò giù a qualche stazione
pazzo di questi mutamenti di colori e linee
per comunicarti
che al cinquecentesimo chilometro dell’amore
ti amavo esattamente come al primo.


(da Chi ha fatto il turno di notte, Einaudi, 2012 – Traduzione di Silvio Ferrari)

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Chi ama davvero ama di un amore fermo e immutabile, come il poeta bosniaco Izet Sarajlić: non importano le distanze, non importa il passato e neppure il futuro, non importano le altre donne. Per Izet c’è solo Mikica, la donna che ha sposato a dispetto della differenza religiosa e che, sopravvissuta alla guerra a Sarajevo, morirà subito dopo, nel 1996.

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Treno

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti dedico i miei occhi, le mie labbra, i miei denti. / Le poesie? Che te ne fai delle mie poesie scritte perché non sapevo tacere? / Che te ne fai delle mie poesie che non ti possono amare?
IZET SARAILIĆ, Chi ha fatto il turno di notte




Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.


domenica 4 giugno 2017

Ogni modo dell’anima


LINA ARIANNA JENNA

UNA PIEGA

Trovare qualcuno che mi ami
come sono. Come sono:
Ogni modo dell'anima mia
non ha la sua bellezza?

E non per un'esile piega fittizia
che è alla superficie del mio spirito
più vana di quella che s'inizia
al collare
che borda la mia veste di parata.
La vacua piega inamidata
che basta un'ora di pioggia a sfaldare
così come basta alla piega del cuore
quest'ora di grigia tristezza.

(da Liriche, Collana di Misura, 1954)

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Una piega diventa protagonista della poesia di Lina Arianna Jenna, scultrice e poetessa veronese deportata dai tedeschi ad Auschwitz e poi a Bergdorf, dove morì subito dopo la liberazione del campo. Come quella piega stirata abilmente sulla camicia è simile a qualche caratteristica inclinazione dello spirito che si dissolve nella tristezza così come la piega dell’abito svanisce nell’umidità della pioggia.

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Casorati

FELICE CASORATI, “RITRATTO DI CESARINA GUALINO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Disperse, / forse, ho mille anime in cuore, / e... non si trova un colore / – o di tenebre o di scintille / – che le sposi tutte mille.

LINA ARIANNA JENNA, Liriche




Lina Arianna Jenna (Venezia, 17 dicembre 1886 – Bergdorf, 20 marzo 1945),  scultrice e poetessa italiana. Suoi testi apparvero in antologie ma ebbero una certa notorietà solo dopo che Lionello Fiumi li pubblicò in un volume postumo uscito nel 1956, nella collana di Misura. Deportata ad Auschwitz, morì nel campo di Bergdorf.


sabato 3 giugno 2017

Una meta


MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA

NON DIRE PER COSA VIENI

Non dire per cosa vieni. Lasciami
indovinare dalla polvere dei tuoi capelli
che vento ti ha mandato. È lontana la
tua casa? Ti do la mia: leggo nei

tuoi occhi la stanchezza del giorno che ti
ha vinto; e, sul tuo volto, le ombre
mi raccontano il resto del viaggio. Dai,

vieni a dar riposo ai tormenti del cammino
nelle curve del mio corpo – è una
meta senza dolore e senza memoria. Hai

sete? Avanza dal pomeriggio solo una
fetta d’arancia – mordila nella mia
bocca senza chiedere. No, non dirmi
chi sei né per che cosa vieni. Decido io.

(da Nessun nome dopo, 2004 - Traduzione di Mirella Abriani)

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È un vissuto dove a dominare è quello che non c’è: l’assenza, la mancanza dell’amato predominano nelle liriche della poetessa portoghese María do Rosario Pedreira. Anche il protagonista di questa poesia è un incerto passeggero, un anonimo, ignoto attore che popola l’inconscio cementando sogno, desiderio, ricordo e nostalgia: “Sono tanti gli anni / senza le tue braccia nelle maniche del mio vestito, / tanto sangue custodito nelle vene per una notte / così.”

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Peregrine Heathcote http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com

DIPINTO DI PEREGRINE HEATHCOTE

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LA FRASE DEL GIORNO
Fra noi c'è una ferita che ormai non / sanguina, ma non si rimargina - un amore / che dura ancora ed è perso.

MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA, La casa e l’odore dei libri




m-r-pedreiraMaria do Rosário Pedreira (Lisbona, 1959) è una scrittrice portoghese. Laureata in lingue e letterature moderne, responsabile editoriale del gruppo Leya, è autrice di una serie di avventure poliziesche per ragazzi e di un romanzo, ma è conosciuta soprattutto per la sua attività poetica.

venerdì 2 giugno 2017

Una farfalla bianchissima


GIORGIO ORELLI

FARFALLA

Sembra eccessivo l’odore
di gelsomino in cui vo ringioito
da una farfalla
bianchissima che vólita
vantandosi di nulla
e in cima alla salita controvento
sbietta verso un giardino,
si posa su un corimbo
di melo, si fa fiore.

(da L’orlo della vita, inedita, in Poesia, n. 289, Gennaio 2014)

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La bellezza della piena primavera o della prima estate prorompe in questi versi del poeta svizzero Giorgio Orelli: l’inebriante profumo dei gelsomini, la cavolaia caparbia che vola fino a posarsi su un melo diventando essa stessa fiore e poesia.

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Farfalla

FOTOGRAFIA © MIIREX/DEVIANT ART

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LA FRASE DEL GIORNO
Nulla più chiedo. Contemplare il cielo / che trasfigura la mia terra.
GIORGIO ORELLI, Né bianco né viola




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


giovedì 1 giugno 2017

Poesie per giugno III


Giugno, ciliegie e rigoglio: la natura ormai prorompe, divampa nell’estate che proprio in questo mese comincia. Quel lussureggiante vigore, quella floridezza dell’anno erompono dalle poesie di Attilio Bertolucci e Ghiannis Ritsos.


Ciliegie

JACQUELINE GNOTT, “CIOTOLA DI PORCELLANA CON CILIEGIE”


ATTILIO BERTOLUCCI

GIUGNO

Stan le ciliege rosse tra le foglie
nella calma sera estiva
vedo il mio amore che le coglie
seria come una bambina, e così sola e schiva.

Non oso chiamarla, tanta grazia
è nella mano bruna che spicca…
Qualcuna ne mangia, ma come sazia,
movendo la capigliatura nera e ricca.

(dalla rivista Circoli, settembre-ottobre 1934)

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GHIANNIS RITSOS

RINASCITA

Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile. E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto, vedemmo
il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.

3 giugno 1969

Karlòvasi - Samo

(da Pietre Ripetizioni Sbarre, 1972)

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LA FRASE DEL GIORNO
Il caldo giugno vento o fiori dondola, / fanciulle in cerchio, braccia come baci.
VICENTE ALEIXANDRE, La distruzione o Amore




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


mercoledì 31 maggio 2017

Esser donna


YEHUDA AMICHAI

COM’È ESSER DONNA?

Cos’è esser donna?
Com’è sentire
il vuoto fra le gambe
e curiosità nella gonna, al vento estivo,
e impudenza nelle natiche.
Un uomo non può far altro che vivere
col suo strano fagotto fra le gambe. “Da che parte
preferisce che stia?”, mi domandava il sarto
misurandomi i calzoni senza un sorriso.
Com’è una voce integra, che non si spezza?
Com’è vestirsi e spogliarsi
fra languidi scivolii e carezze,
come vestendosi di olio di oliva,
spalmarsi il corpo di molle stoffe,
di qualcosa che è seta, brusio e un nulla di rosa o d’azzurro?
Un uomo si veste con rudi gesti
di strappo sempre più aspro,
angolosi ed ossuti, che staffilano l’aria.
E gli si impiglia il vento nelle ciglia.
Com’è sentirsi donna?
Quand’è il tuo corpo stesso a sognarti.
Le vestigia di donna sul mio corpo maschio
e le tracce dell’uomo sopra il tuo
ci annunciano l’inferno
che a noi si prepara
e la nostra reciproca morte
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(da Poesie, Crocetti, 2001 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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“Com’è essere donna?” si chiede il poeta israeliano Yehuda Amichai. Già com’è? E viceversa, naturalmente: com’è per una donna essere uomo? Com’è questo impossibile scambio che possiamo soltanto immaginare e che eccita gli sceneggiatori di film (è il tema di Switch di Blake Edwards del 1991, tradotto in italiano Nei panni di una bionda, di Hot Chick-Una bionda esplosiva del 2002 e del recentissimo film italiano Moglie e marito con Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak). Com’è essere donna? Com’è essere uomo? Entrare davvero nei panni dell’altro, e nel suo corpo, ci farebbe capire meglio pregi e difetti del sesso opposto. Ma visto che non è umanamente possibile, la sola cosa che possiamo fare è perlomeno provare a comprendere.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “SOLO IL ROSSO PIÙ SCURO II”

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LA FRASE DEL GIORNO
– C'è una differenza tra noi.
– Perché lei è un uomo e io sono una donna? Che differenza è?
– La stessa differenza che passa fra un uomo e una donna!

AUGUST STRINDBERG, La signorina Julie




YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.