venerdì 19 settembre 2008

Kurt Tucholsky


Kurt Tucholsky, scrittore tedesco messo all'indice dal regime nazista per le sue origini ebraiche, le sue simpatie socialdemocratiche e le sue posizioni pacifiste, si rifugiò in Svezia e continuò a scrivere sotto pseudonimo le sue satire, le sue canzoni grottesche, i suoi elzeviri, le sue poesie ed i suoi saggi con uno stile brillante e raffinato che ricorda Karl Kraus, anche se Tucholsky era meno caustico dell'aforista austriaco.

Da ricordare alcune sue opere, miste di prosa e poesia: "Il risparmiatore di tempo" (1914), "Fantasticherie presso caminetti prussiani" (1920), "Il sorriso di Monna Lisa" (1929), "Impara a ridere senza piangere"(1931), ed il romanzo "Il castello di Gripsholm" (1931). Ma quando il successo iniziò ad arridergli, Tucholsky si isolò sempre di più nella sua casa-prigione di Hindas fino ad una fatale overdose di sonniferi alla fine del 1935.

da "Frammenti":

Il kitsch è l'eco dell'arte.

La prosa è un lavoro di mosaico.

La scrittura è, mi sembra, una specie di prova di forza.

La frontiera tra il giornalista, il narratore, il poeta e il saggista è a volte difficile da tracciare. Si potrebbe discutere a lungo su questo argomento. Senza dubbio si avverte una evidente falsità quando uno scrittore rinfaccia a un altro la sua appartenenza a un genere. Ci sono scrittori cattivi, scrittori mendaci, corruttibili e stupidi; ce ne sono di buoni e di molto buoni; ce ne sono di ogni tipo. Però non si può obiettare che siano scrittori.

L'arte è un eccesso.




Kurt Tucholsky (German-Maltese Circle)


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LA FRASE DEL GIORNO
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare; il tempo è stato il mio Democrito.
JORGE LUIS BORGES, Elogio dell'ombra

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