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sabato 5 ottobre 2019

Paese di luccichii e di oblio


SOPHIA DE MELLO BREYNER ANDRESEN

LUCE DI LUNA

Portami, notte, nei tuoi giardini sospesi
Nei tuoi cortili di luna e di silenzio
Nei tuoi atri di vento e di vuoto.

Notte
Baghdad rovesciata sul tuo fiume
Paese di luccichii e di oblio
Con la tua voce di cedri e il tuo lento
Cerchio blu di tempo.


(da Dolcezza nuda e acuta della vita, 2003)

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La poetessa portoghese Sophia De Mello Breyner Andresen entra in una notte di luna come in uno dei giardini sospesi di Babilonia – una delle sette meraviglie del mondo antico – o come in una delle Mille e una notte: l’atmosfera fiabesca nasce dai riflessi della luna sul fiume, dalla luce che i raggi del nostro satellite donano a cortili e piazze.

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DIPINTO DI EVGENIJ LUSHPIN

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LA FRASE DEL GIORNO
La luna colma la terra di miraggi / e le cose hanno oggi un'anima vergine.
SOPHIA DE MELLO BREYNER ANDRESEN, Come un grido puro




Sophia de Mello Breyner Andresen (Porto, 6 novembre 1919 – Lisbona, 2 luglio 2004), poetessa portoghese, seconda donna a vincere il Premio Camões nel 1999. La sua opera consta di 15 libri di poesia, pubblicati tra il 1947 e il 1999, che riconoscono alla parola un valore intrinseco e per questo sono rigorosi, armonici ed equilibrati. Scrisse anche racconti, opere teatrali e libri per ragazzi

venerdì 4 ottobre 2019

Guardare e ascoltare


UMBERTO SABA

MEDITAZIONE

Sfuma il turchino in un azzurro tutto
stelle. Io siedo alla finestra e guardo.
Guardo e ascolto; però che in questo è tutta
la mia forza: guardare ed ascoltare.

La luna non è nata, nascerà
sul tardi. Sono aperte oggi le molte
finestre delle grandi case folte:
d’umile gente. E in me una verità
nasce, dolce a ridirsi, chi darà
gioia a chi ascolta, gioia da ogni cosa.
Poco invero tu stimi, uomo, le cose.
Il tuo lume, il tuo letto, la tua casa
sembrano poco a te, sembrano cose
da nulla, poi che tu nascevi e già
era il fuoco, la coltre era, la cuna
per dormire, per addormirti il canto.
Ma che strazio sofferto fu, e per quanto
tempo dagli avi tuoi, prima che una
sorgesse, tra le belve, una capanna,
che il suono divenisse ninna-nanna
per il bimbo, parola pel compagno.
Che millenni di strazi, uomo, per una
delle piccole cose che tu prendi,
usi e non guardi; e il cuore non ti trema,
non ti trema la mano;
ti sembrerebbe vano
ripensare ch’è poco
quanto all’immondezzaio oggi tu scagli;
ma che gemma non c’è che per te valga
quanto valso sarebbe un dì quel poco.
La luna è nata che le stelle in cielo
declinano. Là un giallo
lume si è spento, fumido. Suonò
il tocco. Un gallo
cantò; altri risposero qua e là.


(da Poesie dell’adolescenza e giovanili, 1911)

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Guardare e ascoltare: è quello che fa il poeta, osservatore del reale che riesce in questo modo a leggere in filigrana il trascendente. È quello che fa Umberto Saba davanti alla finestra mentre fuori il crepuscolo traghetta dal giorno alla notte: guarda e ascolta le finestre dove la gente è indaffarata per la cena e medita che l’uomo non sa accontentarsi di ciò che ha, non è grato per quella sua semplicità quotidiana che deriva da millenni di progressi e di sacrifici dell’umanità intera.

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DIPINTO DI EVGENIJ LUSHPIN

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LA FRASE DEL GIORNO

Sai un’ora del giorno che più bella / sia della sera?
UMBERTO SABA, Trieste e una donna




Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.


giovedì 3 ottobre 2019

Un castello in aria


VIVIAN LAMARQUE

LA SIGNORA DEL CASTELLO

Dentro dentro nel centro della testa aveva un castello in aria.
Il castello in aria aveva fondamenta?
Sì, di cemento armato. Le fondamenta del castello erano il cervello della signora.
La signora e il castello in aria erano dunque una cosa sola?


Sì, la signora e il castello in aria erano dunque una cosa sola.


(da Poesie 1972-2002,  Mondadori, 2002)

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Come se si dovesse spiegare ai bambini, nei libri della scuola primaria, con il suo classico stile la poetessa trentina Vivian Lamarque - del resto nota come “poetessa-bambina”- disquisisce a domande e risposte su una apparentemente bizzarra questione, legata ai castello in aria. Ebbene, la Lamarque porta all’estremo il suo teorema con una logica e perfetta conclusione.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI
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LA FRASE DEL GIORNO
Rime ed inni d'amore per sogni e per chimere e per castelli in aria l'anima ho milionaria.
GIUSEPPE GIACOSA e LUIGI ILLICA, La bohème




LamarqueVivian Comba Provera Pellegrinelli Lamarque (Tesero, 19 aprile 1946) è una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana dal francese. Di origini valdesi, ha insegnato italiano agli stranieri e nei licei. Ha ottenuto il Premio Viareggio, il Premio Montale, il Pen Club e, per le fiabe, il Premio Rodari e il Premio Andersen.

mercoledì 2 ottobre 2019

La luna tra le ninfee


EEVA KILPI

QUANDO HAI VISTO UNA NUVOLA

Quando hai visto una nuvola
nel grembo di un lago;
e la luna
tra le ninfee;
sei inevitabilmente in balia
della tua stessa anima.


(da Ennen kuolemaa, 1982 – dal blog Emma Gunst)

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È l’essenza della poesia questa sensibilità innata e non imposta, questo manifestarsi dell’emozione attraverso la vista di oggetti esterni. Come dice la poetessa finlandese Eeva Kilpi, qualche volta è l’anima a prendere il comando del nostro centro di controllo e a guidarci verso la meraviglia.

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FOTOGRAFIA © COULEUR/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando non hai più forza di scrivere, devi ricordare.
EEVA KILPI




Eeva Karin Kilpi nata Salo (Hiitola, Carelia finlandese, oggi Russia, 18 febbraio 1928), scrittrice, poetessa e attivista femminista finlandese. La sua poesia è caratterizzata da un un’ironia di fondo e tratta i temi dell’esilio, delle relazioni umane e della natura.


martedì 1 ottobre 2019

Poesie per ottobre VI



Ottobre, l’autunno che divampa nel suo tingersi d’oro e di bronzo, di rame e di giallo. Tempo di funghi e di caldarrostai quando la sera si cerca il tepore del camino. Tempo di memorie e di dolcezze, tanto da aver fatto scrivere a Gesualdo Bufalino “Autunno, stagione sleale”. Quelle memorie che ritrova il poeta torinese Enrico Thovez, quelle dolcezze che sa cogliere Giovanni Pascoli.

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FOTOGRAFIA © JPLENIO/PIXABAY

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ENRICO THOVEZ

OTTOBRE

Calpesto adagio le foglie stridule al passo: ho rimorso
d'essere solo. Non penso soltanto a me quassù: sento
che un bene inutile palpita per l'aria, e fugge per sempre.
Guardate! È un magico incendio. Il sole basso sul colle
traversa d'un oro languido le masse rosse dei boschi.
Ardono pallidamente ; sembrano struggersi in fiamma
nel cielo cerulo: dicono qualcosa al cuore di tenero,
di grande. È forse il ricordo di un altro giorno d'autunno,
lontano, un altro tramonto languido d'oro, una fiamma,
e in fondo all'anima il lampo d'un indicibile amore.
Io salgo su per la ripida costa boscosa; mi pungo
aprendo a forza i cespugli, affondo in mucchi di foglie,
mi volto ansante a guardare, salgo più alto, più alto...
Al vento freddo le foglie accartocciate sui rami
crocchiano fragili, parlano. E tutt'attorno è un'immensa
caduta rossa di foglie, un rosso turbin di foglie.
Io, solo, ritto sul sommo della collina, protendo
la faccia al vento gelato, saluto il sole spettrale.
Godo del sibilo acuto dei rossi sciami, e mi creo
l'esile donna pensosa della mia mente, l'amante
che mi comprenda in quest'ora, in quest'angoscia, che langua
con me d'inutile amore per questo roseo fulgore
del cielo dietro le siepi, le rame e i tronchi dei boschi:
credo sentire sul viso il gelo della sua guancia...
Rabbrividisco; mi getto pel bosco a corsa, gemendo,
e annego me col mio spasimo nella pietà di quest'ombra.


(da Il poema dell'adolescenza, Streglio, 1901)

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GIOVANNI PASCOLI

SERA D'OTTOBRE

Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche:
nei campi arati tornano al presepe
tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento
passo tra foglie stridule trascina:
nei campi intuona una fanciulla al vento:
Fiore di spina!...


(da Myricae, Giusti, 1891)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ed ero come il grappolo che resta / legato al tralcio dopo la vendemmia.
LINO CURCI, Un fuoco nella notte




Enrico Thovez (Torino, 10 novembre 1869 – Torino, 16 febbraio 1925) è stato un critico letterario, poeta e pittore italiano. La sua poesia usa il verso prosastico – due ottonari in realtà – e precipita spesso nell’enfasi, riuscendo a risaltare nella descrizione di ambienti oscuri e in penombra.


Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.

lunedì 30 settembre 2019

La ricerca


ADONIS

CENTO POESIE D’AMORE, 4

Ho visto il tuo volto attorno alla casa dipinto su ogni ramo,
mi sono scrollato l’aurora dalle spalle e ho iniziato la ricerca: è venuta?
ho domandato alla rugiada sui rami, ho
domandato al sole se avesse letto
i tuoi passi, dove la notte ti aveva vista, come si erano incamminati
accanto a te i fiori della casa e gli alberi.
Quasi disgiungo i miei giorni e me stesso:
là è il mio sangue e qui il mio corpo - fogli
che le scintille trascinano tra le rovine del mondo.


(da Cento poesie d’amore, Guanda, 2003 – Traduzione di F. Al Delmi)

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L’amore assente eppure così presente: è bellissima l’immagine scelta dal poeta siriano Adonis, “Quasi disgiungo i miei giorni e me stesso”, si vive là dove l’amore è, almeno con il pensiero, anche se distante, anche se perduto, lo si cerca in ogni cosa.

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DIPINTO DI ANASTASIA VALICHLINA

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LA FRASE DEL GIORNO
Certo, quando ci incontreremo / le foreste dei nostri giorni rinnoveranno le foglie, / quei campi che nei nostri corpi sospirano / cambieranno i fiori, e il luogo dell’incontro sembrerà / un letto che la mano / della terra intesse di desiderio e incanto.
ADONIS, Cento poesie d’amore




Adonis o Adunis, pseudonimo di Alī Ahmad Saʿīd Isbir (Al-Qassabīn, 1º gennaio 1930) è un poeta e saggista siriano. È attivo nella la volontà di una rinascita culturale araba, rileggendone il patrimonio in una chiave non nazionalistica o religiosa, ma di apertura alla modernità. È stato più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura.


domenica 29 settembre 2019

Poca roba


KARMELO C. IRIBARREN

RITRATTO DEL POETA ADOLSECENTE

Un pacchetto di tabacco,
un libro di poesie
duecento pesetas
per bere qualche birra…

Poca roba, è vero:
ma per me
era sufficiente.
Poi apparvero le donne.


(da Certo che questa storia ti suona. Antologia 1985-2005, 2012)

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L’adolescenza che procede così, tranquilla, tra fumo e birre, motociclette, pochi amici con cui condividere il bar o il sole di una piazzetta. Anche quella del poeta spagnolo Karmelo C. Iribarren. Una comoda e placida età, un cielo azzurro in cui all’improvviso si affaccia un lampo sotto forma di ragazza, un po’ come accade nel Pulp di Charles Bukowski: “Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna”.

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IMMAGINE DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Non so cosa abbiano [le donne] / (oltre quello che hanno) / ma senza dubbio / è magico.
KARMELO C. IRIBARREN, Certo questa storia ti suona





IribarrenKarmelo C. Iribarren (San Sebastián,  19 settembre 1959), è un poeta spagnolo, autodidatta. Associata al “realismo sporco” di Bukowski e Carver, in realtà la sua è una poesia più minimale, molto spesso frutto di osservazione della strada e dei bar, che l’ha fatta definire “realismo pulito” e “poesia di esperienza”. Tra le sue raccolte poetiche Serie B, Dal fondo del bar, Ondata di gelo, Attraversando la notte, La pelle della vita.