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sabato 7 agosto 2021

Centenario di Aleksandr Blok


Il 7 agosto del 1921 moriva il poeta russo Aleksandr Blok. Aveva 40 anni ed era il faro del simbolismo in Russia. A ventiquattro anni aveva pubblicato il suo capolavoro, i Versi della Bellissima Dama, che volge il tema metafisico della divinità femminile come metafora dell’ineffabile incontro con il reale in una amara esperienza esistenziale. In seguito, vicino agli anarchici, salutò favorevolmente la rivoluzione bolscevica, che vide come risultato finale delle apocalittiche elucubrazioni che aveva elaborato seguendo le teorie di Solov'ev. La sua poesia gioca esplicitamente sui colori e sui simboli, il bianco della Bella Dama, il blu del disinganno, il rosso della rivoluzione, il giallo della disillusione e del tradimento, la palude e il fango della quotidianità, la primavera e il mattino della speranza.

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I POETI

Fuori città crebbe un rione deserto
sul suolo acquitrinoso e vacillante.
Vi stavano i poeti, e si incontravano
sempre con un sorriso tracotante.

Invano il giorno fulgido sorgeva
su questo malinconico padule:
il suo abitante consacrava il giorno
al vino ed ai lavori diligenti.

Ubriachi, si giuravano amicizia,
ciarlando in modo cinico e mordace.
Vomitavano all’alba. Poi, rinchiusi,
lavoravano tòrpidi e con zelo.

Sbucando dai casotti come cani,
rimiravano il luccichio del mare.
e con occhio sicuro si incantavano
dell’oro d’ogni treccia che passava.

Sognavano, accidiosi, il secol d’oro,
di concerto ingiuriando gli editori.
E piangevano per un fiorellino,
per una piccola nube perlacea…

Vivevano così, lettore e amico!
Tu pensi forse tutto ciò sia peggio
dei tuoi fiacchi conati quotidiani,
della tua gretta e misera pozzanghera?

No, mio lettore, mio critico cieco!
Non foss’altro, per il poeta esistono
e le trecce e le nubi e il secol d’oro,
ma per te tutto questo è inaccessibile!…

Tu sarai pago di te e di tua moglie,
e della tua costituzione monca,
ma il poeta ha un’ubriachezza universale,
non gli bastano le Costituzioni!

Ch’io chiuda gli occhi sotto uno steccato
come un cane, e la vita mi calpesti, -
sono convinto: è Dio che mi ha coperto
di neve, è il tùrbine che mi ha baciato!

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TU SEI IL GIORNO CHIARO

Tu sei il giorno chiaro. I miei sogni,
aquile che gridano nell’azzurro
Sotto il cruccio della luminosa bellezza
sono sempre in un turbine di neve.

Una freccia trafigge i loro cuori
volano in terribile caduta…
Ma anche nella caduta non c’è fine
per le lodi, e lo strepito, e le grida.

(da Poesie, Guanda, 2000 – Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Un’altra poesia di Aleksandr Blok sul Canto delle Sirene:



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LA FRASE DEL GIORNO
Solo la forma (definitiva) è limitata, custodita dalla ragione, ma il contenuto, e, cosa principale, la «sostanza», si abbevera sempre, immediatamente, al cuore. La volontà che si esprime nei versi è la volontà della passione e non la volontà della ragione.
ALEKSANDR BLOK, La fidanzata di lillà. Lettere a Ljuba




Aleksandr Aleksandrovič Blok (San Pietroburgo, 28 novembre 1880 – 7 agosto 1921), poeta e drammaturgo russo, forse il più grande poeta della cosiddetta “epoca d'argento”. Caratteristica principale della sua poesia, eminentemente lirica, è una profonda e talvolta esasperante sincerità che lo porta da un iniziale simbolismo mistico a un allucinante realismo.


venerdì 6 agosto 2021

Come i treni


JOAN MARGARIT

IDENTITÀ

Che farne infine delle parole?
Se voglio sapere chi sono, posso cercare
solo nell’infanzia e adesso nella vecchiaia:
qui dove la notte è fresca e chiara
come un principio logico. Il resto della mia vita
è la confusione di tutto quanto
non ho mai compreso:
i noiosi dubbi sessuali
e gli inutili lampi
dell’intelligenza.
Convivo
con la tristezza e la felicità,
vicine implacabili.
Si avvicina
la mia verità, durissima e semplice.

Come i treni che nell’infanzia,
giocando sui binari, passavano sfiorandomi.

(da Amare è dove, 2015)

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“Ora tutte le porte si stanno chiudendo / e, per fuggire, presto resteranno / soltanto le finestre dell’infanzia. / Completamente aperte per poter saltare” scriveva già nel 2005 il poeta-architetto catalano Joan Margarit. L’infanzia gli sembrava essere il mondo magico cui attingere per comprendere il senso della vita. Dieci anni dopo, alla soglia degli ottant’anni, trova un’altra età che dà un significato alla vita: la vecchiaia, con quell’esito finale che si avvicina come un treno nella bellissima immagine che chiude la poesia.

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FOTOGRAFIA © UNIKORNIS

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LA FRASE DEL GIORNO
Sei convinto di stare vivendo / anni senza speranze che sono però / i più felici della tua vita. / C’è altra poesia, ci sarà sempre, / come c’è altra musica. / Quella di Beethoven sordo. / Quando si perde il segnale.
JOAN MARGARIT, Si perde il segnale




Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938 – Sant Just Desvern, 16 febbraio 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


giovedì 5 agosto 2021

L’ordine


FABIO PUSTERLA

CRESPI D'ADDA

Lungo i due lati del viale d’accesso
in doppia fila
si dispongono le tombe dei bambini:
piccole pietre uguali.
Il termine “bambino”
vuole indicare chi non ha raggiunto
l’età idonea al lavoro.

*

Si evitino
le formule patetiche.
Il grande edificio grigio sullo sfondo
suggerisce compostezza
e abnegazione.

*

Di fronte al cimitero
la natura ha disposto il suo omaggio:
grano e papaveri.
Ciò sia di sprone a tutti
affinché l’ordine regni in ogni orto.

*

La geometria perfetta delle strade
non è senza rapporto
col senso del dovere: ricordàtelo.
Un giorno
tutto sarà così.

*

Se qualcuno
volesse per avventura andare altrove,
faccia pure.
Sappia però di non avere alternative.

(da Le cose senza storia,  Marfcos y Marcos, 1994)

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Nel comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, sulla sponda orientale dell’Adda sorge una meravigliosa "macchina del tempo", considerata dall'UNESCO "Patrimonio mondiale dell'umanità": il villaggio operaio di Crespi d'Adda, un museo all'aperto di archeologia industriale. Sorse su iniziativa di Silvio Benigno Crespi, figlio del fondatore dell'omonima azienda di tessitura e direttore dello stabilimento di Capriate: un paese di case tutte uguali, poste alla stessa distanza e in file ripetitive su tre viali paralleli alla fabbrica ed al fiume. Tetti spioventi, coppi rossi, finestre incorniciate da mattoni, persiane di legno verniciate di verde, ogni edificio era destinato a ospitare una o due famiglie di operai e impiegati, raramente tre, con ingressi indipendenti. In breve si realizzò una cittadella industriale, simile a quelle che il Crespi aveva visto nei suoi viaggi in Inghilterra e in Germania, a Manteceun, a Willebroek e a Essen.

Il villaggio, dotato di chiesa e scuola, ha anche un cimitero, caratterizzato da ordinatissimi  cippi tutti uguali, ogni pietra un operaio o una moglie o un figlio; si guarda sullo sfondo il ciclopico mausoleo padronale, che ospita chi coraggiosamente riuscì a mettere in pratica questa utopia e si immagina quel rapporto gerarchico, come lo ha immaginato in visita a Crespi il poeta svizzero Fabio Pusterla.

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FOTOGRAFIA © LUIGI CHIESA

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LA FRASE DEL GIORNO
Dio puniva la città con l’industria, che è il più severo castigo di Dio.
JOSEPH ROTH, Hotel Savoy




PusterlaFabio Pusterla (Mendrisio, 1957) è un poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua italiana. Laureato in Lettere Moderne, insegna al Liceo Cantonale di Lugano 1 e all’Università della Svizzera Italiana. Ha vinto il Premio Montale 1986.


mercoledì 4 agosto 2021

Uno scricciolo in bocca


WENDELL BERRY

IL PRIMO

Il primo uomo che ha fischiato
pensava di avere uno scricciolo in bocca.
È andato in giro tutto il giorno
con le labbra increspate,
per paura di ingoiarlo.

(da Poesie scelte, 1998)

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Una delicatissima poesia del poeta-contadino del Kentucky Wendell Berry: la scoperta del fischio, questo mezzo di comunicazione antico come l’umanità, utile in principio per comunicare sulle lunghe distanze e per avvertire dei pericoli, poi diventato base della musica e della poesia.

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CHRISTIAN KROGH, "FATTORINO CHE FISCHIA"

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LA FRASE DEL GIORNO
I compositori dovrebbero scrivere melodie che autisti e fattorini possano fischiettare.
THOMAS BEECHAM




Wendell Erdman Berry (Henry County, Kentucky, 5 agosto 1934), poeta, narratore e ambientalista statunitense. Dal 1965 vive in una fattoria di 50 ettari,Lane’s Landing, dove coltiva grano e cereali. La sua poesia non poteva che essere elegiaca e pastorale.


martedì 3 agosto 2021

Centenario di Hayden Carruth


Il 3 agosto di cento anni fa nasceva a Waterbury, la “città dell’ottone”, nel Connecticut, il poeta Hayden Carruth. Autore di una trentina di raccolte e d quattro saggi di critica letteraria in sessant’anni, fu professore all’Università del Vermont e caporedattore di Harper’s Magazine. Le sue poesie, influenzate dal jazz e dal blues, pescano nelle sue ampie conoscenze linguistiche e formali. Ammiratore di Pope e del suo razionalismo, Carruth mise nei suoi versi la natura del Vermont, descrivendone la povertà e le difficoltà rurali, la solitudine e la follia. E ancora esplorò il paesaggio della sofferenza e della perdita – la figlia Auburn morì di cancro – raccontando argomenti quotidiani attingendo alla filosofia, alla storia e alla letteratura. Di lui Wendell Berry, altro poeta rurale, scrisse: “Nelle sue poesie mente e cuore parlano all'unisono, e il suo lavoro ha, in misura rara, la qualità dell'affidabilità”.

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FOTOGRAFIA © POBA

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POESIA DELLA MOGLIE

Ed è chiaro che, alla fine, lei è caduta giù
dalla luna, non come una
snella Cinzia a Delfi, dopotutto
non è diciassettenne, ma con la grazia
sensuale e l'implacabilità personale
di una dea dei nostri tempi; così lui dice a
se stesso di notte vedendo il bagliore
del sonno di lei nella metà (due-terzi a rigore)
del loro letto, il
claire de lune della spalla
e della fronte dietro le nuvole scure
dei capelli. Lui beve il suo vino
e ingoia più pillole. Gli uccelli
cantano la loro prima mattinata, piccoli cinguettii e
frinire di insetti, e fuori la prima luce
vela la finestra. Il giorno sarà orribile,
nervoso, cupo e pieno di tensione. L'ultima
sigaretta, il sorso finale di
chardonnay,
e si stringe contro il caldo bagliore di lei,
pensando a quando dodicenne
nuotava nel caldo laghetto oltre
gli olmi e gli alberi di noce al limite
del prato. Si rigirava come una carpa assonnata
tra le ninfee, sotto le libellule
e le nuvole roventi dei vecchi giorni d'estate.

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POESIA DI AUBURN

Un libro che leggevo stamattina
di Milan Kundera dice così: “Nell’algebra
dell’amore un figlio è il simbolo della magica

somma di due esseri”. E ora quella figlia
ha trentanove anni; soffre
di un cancro che ci hanno detto incurabile

e le sarà fatale. Sei stata sposata
per trent’anni a un altro uomo, ed io
ho sposato altre tre donne

e convissuto con sei –
una sciagura ma è così, compiuta
e irrevocabile. Siamo vecchi. Tu hai

sessantanove anni ed io settanta. Sarebbe
follia sentimentale dire di scorgere in te,
o tu in me, i lineamenti della nostra

giovinezza in amore. Eppure è vero. La tua voce
soprattutto mi riporta indietro. Siamo qui
perché nostra figlia, concepita a Chicago

in una bella notte d’aprile tanto tempo fa,
è tragicamente vulnerabile. Ci incontriamo angosciati,
in una disperazione muta. Ci incontriamo dopo anni

di separazione e di appena affettuosa
noncuranza. Ma è vero, vero, questa figlia
che è una donna matura, sofferente

con figli propri, è tuttora un simbolo
di quella magica somma che eravamo, e in questa
sventura, senza parole o tocco o sguardo

furtivo, io mi stringo a te, e so
di essere accettato senza parole o tocco o sguardo
furtivo. Questa, così tardi, la crisi delle nostre vite.

(da Whisky e uova strapazzate, 1996 - Traduzione di Fiorenza Mormile)

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Un’altra poesia di Hayden Carruth sul Canto delle Sirene :

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LA FRASE DEL GIORNO
Una poesia non è un'espressione, né è un oggetto. Eppure in qualche modo è parte di entrambi. Che cos'è una poesia non si può mai sapere, per cui ho imparato a essere grato.
HAYDEN CARRUTH




Hayden Carruth (Waterbury, Connecticut, 3 agosto 1921 – Munnsville, New York, 29 settembre 2008), poeta e critico letterario statunitense. Docente al Johnson State College e all’Università del Vermont, negli anni ‘80 curò la pagina culturale dell’Harper’s Magazine. La sua poesia tratta dei paesaggi del Vermont, della povertà rurale, della perdita, della follia e della sofferenza.


lunedì 2 agosto 2021

Per far danzare le ragazze


MERJA VIROLAINEN

SONO RAGAZZA, CHE BELLO!

Sono ragazza, che bello
appena ascesa in terra
coi capelli sabbiosi di sparto,

c’è un porticciolo cosciente della propria
essenzialità
che sogna di me,

le alghe si ergono incantate,
l’erba storna sorride,
gli occhi dei fiori si aprono,

uno spiffero scrupoloso dimentica
di soffiare sulla bua del pino sulla riva,

arrivo incespicando,
l’inciampo fa sobbalzare cavolaie,
ballerine, sacchi di vermi,
sorvolo al galoppo la rocambola,

sprizza la gioia, punzecchia
in ogni graffio:
no, questo è davvero
troppo, che bello!

Tutto si è raccolto in rosso
per ricevere me, proprio me:

l’acetosa fa spazio
nella sua marsina, s’inchina,
il canneto sussurra di me, bruisce,
le maestà in altoparlanti fogliose
frangono l’infinito discorso ufficiale,

le lepri ondose si precipitano dal mare
per far danzare le ragazze!

(da Sono ragazza, che bello!, 2003 - Traduzione di Antonio Parente)

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Una femminilità prorompente, ormonale, divampa anche nel ritmo di questi versi della poetessa finlandese Merja Virolainen: una presa di coscienza del corpo nella sua dimensione naturale, in un mondo di erbe e fiori che sembra fatto su misura per l’energia impetuosa delle ragazze, amplificata dall’antica religione pagana nordica.

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FOTOGRAFIA © PIXNIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Non devi smettere di essere una ragazzina per diventare una donna. Hai solo bisogno di pensare quali persone vuoi avere intorno la prossima volta che decidi di far vedere la ragazzina che è in te.
JESSICA QUELLER, Gossip Girl, Stagione 4, episodio 7




Merja Virolainen  (Lapua, 7 maggio 1962), poetessa e traduttrice finlandese. Costumista, ha lavorato per il circo e il teatro dei burattini prima di laurearsi in filosofia. Tra i suoi temi prediletti l’amore carnale, i ricordi d’infanzia, l’esistenza senza amore e la problematica dell’identità.


domenica 1 agosto 2021

Poesie per agosto VIII



Due poesie che mostrano  diversi volti di agosto: la sera paesana lucana calda e piena di stelle di Leonardo Sinisgalli e il pomeriggio assolato della collina ticinese in cui il volo delle farfalle in amore ricordano a Giorgio Orelli il proprio anniversario di matrimonio.

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FOTOGRAFIA © ELENA BREZHITSKAYA

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LEONARDO SINISGALLI

SERA D’AGOSTO

a Gian Domenico Giagni

Son qui stasera
dietro la ragnatela
che difende il Tuo trono:
ogni stella è meno di niente,
una mosca lucana lucente.

(da I nuovi Campi Elisi, Mondadori, 1947)

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GIORGIO ORELLI

QUELLE FARFALLE BRUNE

Quelle farfalle brune,
le più comuni forse del mondo,
immancabili ai nostri picnic
d’agosto quando vagano come stordite dal fiume,
quasi m’hanno sfiorato
sulla collina, zelante drappello
e cauto, che, non più vagando, ha raggiunto
i fiori lilla su gambi lunghi e lì,
perfettamente combaciando le ali,
ognuna su un fiore pareva
suggere il paradiso:
né tu né io quest’anno ci saremmo
ricordati del nostro anniversario
se d’improvviso riaprendosi, prima
di volar via, l’una non avesse,
e l’altra e l’altra, un attimo, mostrato
un 8 limpidissimo, arancione.

(da Il collo dell’anitra, Garzanti, 2001)

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LA FRASE DEL GIORNO
Oh incerto chiarore / del lento giorno d'estate; / oh senza tumulti di fiamme / tramonto d'agosto!
GIOVANNI DESCALZO, Risacca




Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981), poeta,  saggista e critico d'arte italiano. Noto come Il poeta ingegnere per il fatto che lavorò per Olivetti e Pirelli e per aver fatto convivere nelle sue opere cultura umanistica e cultura scientifica. Fondò e diresse la rivista “Civiltà delle macchine”.


Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.