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domenica 7 gennaio 2018

Non hanno voce


EUGÉNIO DE ANDRADE

QUASI NIENTE

L'amore
è un uccello tremante
nelle mani di un bambino.
Si serve di parole
perché ignora
che le mattine più limpide
non hanno voce.

(da Le mani e i frutti, 1948)

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Sembra quasi niente, anche se è tutto l’amore: il poeta portoghese Eugénio De Andrade punta lo sguardo sulla sua vulnerabilità, sulla sua tenera debolezza – un pettirosso dal cuore palpitante nelle piccole mani di un bambino. E non solo: sarebbe anche sufficiente a se stesso, senza bisogno della parola, neppure di quella poetica, se solo lo si potesse esprimere. Così la parola diventa il mezzo per dire “in qualche modo” e non compiutamente, quello che il sentimento invece già sa nel suo intimo. Per questo deve essere il più pura possibile.

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Uccello

IMMAGINE DAL WEB

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono come un cristallo, / le parole. / Alcune, un pugnale, / un incendio. / Altre, / rugiada appena.
EUGÉNIO DE ANDRADE




Eugénio de Andrade, pseudonimo di José Fontinhas Rato (Fundão, 19 gennaio 1923 – Porto, 13 giugno 2005), poeta e scrittore portoghese, tradusse García Lorca, Borges, Saffo e Ritsos. Della sua opera José Saramago disse che è una "poesia del corpo cui si arriva attraverso una depurazione continua”.


sabato 6 gennaio 2018

I Magi, nell’ombra


BORIS PASTERNAK

LA STELLA DI NATALE

Era pieno inverno.
Soffiava il vento della steppa.
E aveva freddo il neonato nella grotta
Sul pendio della collina.

L'alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici
stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.

Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
e i grani di miglio,
dalle rupi guardavano
assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.

Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero
e recinti e pietre tombali
e stanghe di carri confitte nella neve,
e sul cimitero il cielo tutto stellato.

E lì accanto, mai vista sino allora,
più modesta d'un lucignolo
alla finestrella d'un capanno,
traluceva una stella sulla strada di Betlemme.

Per quella stessa via, per le stesse contrade
degli angeli andavano, mescolati alla folla.
L'incorporeità li rendeva invisibili,
ma a ogni passo lasciavano l'impronta d'un piede.

Una folla di popolo si accalcava presso la rupe.
Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri.
E a loro, "chi siete? " domandò Maria.
"Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
siamo venuti a cantare lodi a voi due".
"Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia".

Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
battevano i piedi mulattieri e allevatori.
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
e accanto al tronco cavo dell'abbeverata
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.

Albeggiava. Dalla volta celeste l'alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nell'apertura rocciosa.

Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,
come un raggio di luna dentro un albero cavo.
Invece di calde pelli di pecora,
le labbra d'un asino e le nari d'un bue.

I Magi, nell'ombra, in quel buio di stalla
Sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, nell'oscurità,
con una mano scostò un poco a sinistra
dalla mangiatoia uno dei tre Magi;
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,
alla Vergine guardava la stella di Natale.

(da Il dottor Živago, 1957 – Traduzione di Pietro Zveteremich)

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Il poeta russo Boris Pasternak fonde in questa lirica natalizia del gennaio 1947 (su, coraggio, che “L’Epifania tutte le feste si porta via”) il paesaggio invernale russo, tocchi folcloristici e il presepe tradizionale come venne spesso riportato anche dai pittori. Era il periodo in cui l’autore del Dottor Živago cominciava a frequentare con una certa assiduità la liturgia ortodossa nelle chiese di Mosca e Peredelkino, avvicinandosi al mondo cristiano.

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Botticelli

SANDRO BOTTICELLI, “ADORAZIONE DEI MAGI”, 1475

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LA FRASE DEL GIORNO.
Magi, voi siete i santi più nostri, / i pellegrini del cielo, gli eletti, / l’anima eterna dell’uomo che cerca, /  solo Iddio è luce e mistero.
DAVID MARIA TUROLDO

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PasternakBoris Leonidovič Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, 30 maggio 1960),  poeta e scrittore russo, è universalmente noto per il suo primo e unico romanzo, Il dottor Živago. Insignito del Nobel per la Letteratura nel 1950, fu costretto dal regime sovietico a rifiutare il premio.


venerdì 5 gennaio 2018

La liberazione dell’uomo


ATTILA JÓZSEF

COME LA VIA LATTEA

Come la Via Lattea
sulle volte che si dilatano
dei cieli in movimento
e come la realtà dopo una febbre acuta
così brilla e risplende,
nella mia anima avida del mondo,
la liberazione dell’uomo...

(da Poesie, Lerici, 1957 – Traduzione di Umberto Albini)

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Le passioni sociali, le sofferenze di classe, sono uno dei temi che il poeta ungherese Attila József predilesse - di più, ne fece ragione di vita, arrivando a uccidersi per la delusione e il disinganno sulla politica che i suoi stessi compagni di partito gli provocarono. Eppure, questa ansia ideale di libertà umana che arde come una febbre e che splende come la Via Lattea, rende perfettamente l’animo di Attila.

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Schloe


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LA FRASE DEL GIORNO
Dove la libertà è regola / avverto sempre l’infinito.
ATTILA JÓZSEF, Poesie




Attila József (Budapest, 11 aprile, 1915 - Balatonszárszó, 3 dicembre 1937), poeta ungherese,  incompresa voce del proletariato. Studiò lettere e filosofia a Szeged, Parigi e Vienna; fu redattore della rivista letteraria Szép Szó Il tono della sua lirica è dato dalle amare esperienze dell'infanzia e della giovinezza e dalla sua adesione al socialismo.


giovedì 4 gennaio 2018

Alta luce tu


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

LUCE TU

Luce verticale,
luce tu;
alta luce tu,
luce oro;
luce vibrante,
luce, tu.

E io la nera, cieca, sorda muta ombra orizzontale.

(Luz tú, da La stagione totale, 1915 – Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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È praticamente una poesia visiva, pur non essendolo, questa del Premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez: la luce sembra davvero scendere dal cielo con quei versicoli, e l’ombra orizzontale dell’uomo sembra proprio allungarsi sulla terra nel lungo verso finale. Basta già quello a definire l’essenza della poesia, la condizione umana davanti all’universo, la distinzione tra anima e corpo, la mortalità di fronte all’eternità.

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USA/

FOTOGRAFIA © SHANNON STAPLETON/REUTERS

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LA FRASE DEL GIORNO
L’anima raggiunge tutto! / Ma non occorre muoversi, sta già nel tutto!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Pietra e cielo




JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


mercoledì 3 gennaio 2018

Scrivere sul tuo corpo


GLORIA FUERTES

POETICA

Perché a questo punto
                                  preoccuparmi,
— scrivere su riviste, foglie morte o libri?
Perché interessarmi a un nome,
                                  se già ho il tuo e il mio?
Per quali indifferenze, conferenze,
                                  antologie, miti?
Per quali recital, traduzioni,
                                  se già tutto è stato detto?

Ho cambiato
tecnica e stile.

All’opera!

Scrivere sul tuo corpo
con le dita intinte nel vino.

(da Poeta di guardia, 1968)

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La poesia non si scrive per i libri, perché sia pubblicata su riviste, raccolta in antologie o premiata ai concorsi. Non si scrive nemmeno per essere recitata in pubblico. Non è, in poche parole, destinata principalmente agli altri: è uno sfogo che l’anima cerca. Così la poetessa spagnola Gloria Fuertes la fa totalmente propria, la spoglia addirittura della sua forma per farne piacevole erotismo.

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Lautrec

HENRI DE TOULOUSE-LAUTREC, “IL BACIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore, la poesia, il singhiozzo e la levitazione non sono volontari.
GLORIA FUERTES, Glorierie




FuertesGloria Fuertes García (Madrid, 28 luglio 1917 - 27 novembre 1998), poetessa e scrittrice di libri per bambini, fu legata alla Generazione del’50 e al movimento denominato “postismo”. Femminista e omosessuale, difese l’uguaglianza tra uomini e donne, il pacifismo e la tutela dell’ambiente.


martedì 2 gennaio 2018

Poesie per gennaio IV


Bianco, freddo, ghiaccio, neve: tutte caratteristiche del cuore dell’inverno, del mese di gennaio: così le colgono il poeta ceco Jan Skácel, attratto dalla semplicità del paesaggio invernale, e il poeta statunitense Ted Kooser, ammaliato dai colori di un piccolo caffè vietnamita che interrompono il gelido buio notturno.

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Lushpin

EVGHENIJ LUSHPIN, “OLD QUEBEC”.


JAN SKÁCEL

UN SECONDO DI GENNAIO

Fragile come una corteccia, il giorno sta in silenzio.
Al suo interno il sole, bianco, totalmente bianco.
E anche la neve è bianca, gli alberi, i tetti, la neve.
E anche questo secondo, è bianco, questo momento.

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greca

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TED KOOSER

DI GENNAIO

Solo una cella nel gelido alveare della notte
è illuminata, o così ci sembra:
questo caffè vietnamita, con la sua luce unta,
i suoi odori, le cui forme colorate sono come fiori.
Risate e conversazioni, il ticchettio delle bacchette.
Oltre il vetro, la città d'inverno
Scricchiola come un vecchio ponte di legno.
Un grande vento soffia sotto tutti noi.
Più grande è la finestra, più trema.

(da Volando di notte: Poesie 1965-1985, 2005)

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LA FRASE DEL GIORNO
Gennaio s’illumina con neve silvestre. / Quanto ardore! E canta. / La neve fino al  canto - la neve, la neve / in volo incanta.
JORGE GUILLÉN, La nostra aria




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 1922- Brno,1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.


Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 Aprile 1939) è un poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il MIdwest, l’amore, il tempo e la famiglia.



lunedì 1 gennaio 2018

Primo giorno dell’anno


RYŪNOSUKE AKUTAGAWA

PRIMO GIORNO DELL’ANNO

Primo giorno dell’anno
lavo le mani
e penso è già sera

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Il tempo corre, fugge inesorabile in una citazione virgiliana. Il poeta giapponese Ryūnosuke Akutagawa in questo haiku sul Capodanno, fa una riflessione che molti di noi faranno in questo primo giorno dell’anno e che riecheggia la celeberrima poesia di Salvatore Quasimodo: “Ed è subito sera”.

Buon 2018, amici del Canto delle Sirene!

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Lushpin

DIPINTO DI EVGENIJ LUSHPIN

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LA FRASE DEL GIORNO
«Con quale desiderio Lei entra nell'anno nuovo?» Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere.
KARL KRAUS




AkutagawaRyūnosuke Akutagawa (Tokyo, 1º marzo 1892 – 24 luglio 1927), scrittore e poeta giapponese, fu adottato da una famiglia di ascendenza samuraica e fin da bambino si interessò alla letteratura cinese classica, per poi avvicinarsi ai testi di Mori Ōgai e di Natsume Sōseki, oltre che ai romanzi di importazione occidentale. La sua opera più nota è il racconto Rashōmon, edito nel 1915. Sofferente di allucinazioni nervose, a 35 anni si uccise con un’overdose di Veronal.