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martedì 20 ottobre 2009

La “macchina del tempo”

Mi appassiona l’antropologia sociale storica. Vorrei avere la macchina del tempo per vedere com’era Siracusa ai tempi di Dionisio, come si viveva nella Grecia di Socrate e Platone, nella Roma dei Cesari. Per salire sui galeoni spagnoli, sulle caravelle di Colombo.

Ma la macchina del tempo non c’è - dicono sia impossibile perché l’energia occorrente annullerebbe all’istante: mi devo accontentare dei miei libri, dei dipinti, delle ricostruzioni…

Ecco, ad esempio, cosa si potrebbe vedere aggirandosi per l’antica Roma (ricostruzioni da Capitolium.org):

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IL COLOSSEO

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IL FORO ROMANO

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LA BASILICA DI MASSENZIO

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IL TEMPIO DI VENERE

4

 

IL FORO TRAIANO

1

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LA FRASE DEL GIORNO
È un errore grandissimo pensare che la storia debba consistere necessariamente in qualcosa di scritto: può consistere benissimo in qualcosa di costruito, e chiese, case, ponti, anfiteatri possono raccontare le loro vicende con la chiarezza di un libro stampato, se si hanno occhi per vedere. 
EILEEN POWER, Vita nel Medioevo

lunedì 19 ottobre 2009

In sogno

WISLAWA SZYMBORSZKA

ELOGIO DEI SOGNI

In sogno
dipingo come Vermeer.
Parlo correntemente il greco
e non solo con vivi.
Guido l'automobile,
che mi obbedisce.
Ho talento,
scrivo grandi poemi.
Odo voci
non peggio di santi autorevoli.
Sareste sbalorditi
dal mio virtuosismo al pianoforte.
Volo come si deve,
ossia con le mie forze.
Cadendo da un tetto
so planare dolcemente sul verde.
Non ho difficoltà
a respirare sott'acqua.
Mi rallegro di sapermi sempre
svegliare prima di morire.
Non appena scoppia una guerra
mi giro sul fianco preferito.
Sono, ma non devo
esserlo, una figlia del secolo.
Qualche anno fa
ho visto due soli.
E l'altro ieri un pinguino
con assoluta chiarezza.

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Qualche giorno fa, facendo considerazioni con un’amica sul Nobel alla sconosciuta Herta Müller, ci è capitato di paragonare il suo caso con quello della poetessa polacca Wislawa Szymborska, insignita più o meno allo stesso modo nel 1996. In realtà, lei era poco conosciuta in Italia, ma famosa nel mondo. Comunque, sono andato a rileggermi qualche sua poesia e ho deciso di condividere questa “Elogio dei sogni”: la consueta ironia, il paradosso di cui la Szymborska fa largo uso nei suoi versi qui si librano in volo nel territorio del sogno, spaziano senza più i vincoli che li legano alla terra. Tutto diventa possibile, come nel Sonetto 87 di Shakespeare: “Nel sonno un re, niente al risveglio”.

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Salvador Dalì, “Il fantasma di Vermeer”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il sogno è una seconda vita.
GÉRARD DE NERVAL, Aurelia




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.


domenica 18 ottobre 2009

Neologismi 2010

Ottobre è tempo di funghi, castagne e… neologismi. Infatti esce lo Zingarelli e tutti corrono a verificare quali siano le nuove parole ammesse di diritto nel vocabolario.

Lo scorso anno toccò ad esempio a adsl, paparazzare, ecopass, onlus, black-bloc… Insomma la solita miscela di parole inutili del gossip, prestiti dall’inglese, mostri linguistici burocratici e orrendi termini politici. Quest’anno ci risiamo daccapo: ecco nimby, acronimo che sta per “Not In My Back Yard”, non nel mio giardino, ovvero la pretesa che la TAV, il ponte, la strada, il pozzo petrolifero, l’impianto eolico venga fatto altrove, non nel proprio paesello –  e spostale di giardino in giardino va a finire che le opere pubbliche le faremo in Svizzera, in Francia, in Austria, in Libia (oops, l’autostrada la facciamo davvero lì). Poi ci sono termini da coatti dell’happy hour: acchiappo per tentativo di seduzione, vipperia per designare un gruppo di persone che dovrebbero essere conosciute (ma se mi chiedete il nome di un tronista, al massimo rispondo che non so neppure cosa sia, un fabbricatore di sedie regali?) E ancora orribili usi della lingua italiana, direi qui violentata: traduttese per dire di  una traduzione troppo letterale e contorta, ottista a indicare lo studente che ha tutti otto e che per una strana legge può saltare un anno, e spreferito per significare il meno gradito, mah… C’è la social card voluta dal governo per i pensionati meno agiati, in compagnia di un’altra parola inglese come pump, un tipo di ginnastica. Ci sono i due schieramenti pro choice e pro life, nati in seguito all’animato dibattito sul “trattamento di fine vita” dovuto anche al caso di Eluana e la famiglia omogenitoriale, fonte di altre polemiche.  Dalla Cina viene il feng shui, disciplina ora nota anche agli architetti e agli arredatori, che ne seguono i dettami per orientare al meglio gli arredi. Dalla burocrazia arriva lo scontrino parlante: è quello che rilascia il farmacista per le detrazioni fiscali. La fisica risarcisce il professor Nicola Cabibbo, espropriato del premio Nobel nel 2008: l’angolo di Cabibbo porta il suo nome nel vocabolario. Infine segnalo il pangramma: altro non è che una frase che contenga tutte le lettere dell’alfabeto una sola volta, come l’inglese “The quick brown fox jumps over the lazy dog” e l’italiana “Quel fez sghembo copre davanti”.

Oltre ai neologismi lo Zingarelli lancia anche le “parole da salvare”, ben 2800, che sembrano ormai desuete dalle bocche e dalle penne degli italiani, adusi al migliaio di lemmi propinati dalla televisione. Se volete notare la finezza, ne ho usata qualcuna nel periodo qui sopra. Comunque, tra i nuovi “panda” della lingua ci sono parole che sanno di poesia: l’onusto di Saba, il ciarpame di Montale, il garrulo di Pascoli e termini di uso comune come egregio ed esimio. Nelle scuole però scommetterei che solo le mosche bianche conoscono il significato di abominio, zotico, alacre, foriero, laconico, pervicace, visibilio.

Ah, già che ci siamo: un’altra campagna del nuovo Zingarelli è quella a favore del punto e virgola: per favore usiamolo, è anche simpatico, perché negli emoticon strizza l’occhiolino; più che una virgola, meno di un punto, una via di mezzo…




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LA FRASE DEL GIORNO
Il libro per l’isola? Un vocabolario.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante

sabato 17 ottobre 2009

Montale e l’alluvione

EUGENIO MONTALE

XENIA, II, 14

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra,
il Valèry di Alain, l’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
di una realtà incredibile e mai creduta.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.

(da Satura, 1971)

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È l’evento a farsi simbolo in questa poesia di Eugenio Montale: la terribile alluvione che il 4 novembre 1966 colpì Firenze e che commosse il mondo, accorso nel capoluogo toscano per tentare di porre in salvo quante più opere d’arte possibile. Nel mare di fango portato dall’Arno si perdono anche preziosi cimeli della collezione del poeta: libri rari, oggetti di poco conto, ricordi di una vita, gli spartiti del cognato Silvio – va ricordato che gli “Xenia” sono una dedica alla moglie Drusilla Tanzi, scomparsa tre anni prima.

Nella poesia, datata 27 novembre 1966, quell’evento tragico assurge a emblema della vita di Montale: l’onda dell’esistenza che è passata sui suoi giorni ha spazzato via, come quella piena del 1966, tutti i valori e i significati della vita. L’unica certezza, o per lo meno, l’unico barlume nell’oscurità della teologia negativa montaliana, era dato dal “coraggio” della moglie. Sparito anche quello, Montale non diventa nichilista, piuttosto un cinico disincantato…

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Fotografia © Archivio ANSA

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli uomini che non hanno più nulla da chiedere alla vita le stanno di sopra ed è allora lei ad esser vile con loro.
JULES BARBEY D’AUREVILLY, Le diaboliche




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


venerdì 16 ottobre 2009

Li Po

Li Po, noto anche come Li Bai e Li Bo in seguito alla traslitterazione in caratteri occidentali degli ideogrammi cinesi, fu tra i più grandi poeti della dinastia T’ang: visse tra il 701 e il 765, tanto da essere conosciuto come “immortale poeta”. Alla base della sua poesia un distacco dalla mondanità, vissuto attraverso il Tao e il rifugio nella natura, ma anche una smodata passione per il vino, tanto che secondo la leggenda Li Po sarebbe morto affogato dopo che, ubriaco, si era sporto dalla barca per abbracciare il riflesso della luna, cadendo in acqua.


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SEDUTO, DA SOLO, SULLA MONTAGNA JIN TING

Gli uccelli se ne sono andati, volando in stormi
Si allontana, lentamente, una nuvola solitaria
Guardandoci l'uno l'altra ci si stanca
Soli tu e io, montagna Jin Ting.

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DOMANDA E RISPOSTA SULLA MONTAGNA

Mi chiedi perché io viva nelle montagne azzurre.
Sorrido e non rispondo, il cuore tranquillo.
i fiori di pesco se ne vanno lontano, galleggiando leggeri sul torrente.
È un altro mondo, diverso da quello degli uomini.

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BEVENDO DA SOLO SOTTO LA LUNA

Se al cielo non piacesse il vino
in cielo non ci sarebbe la stella del vino.
Se alla terra non piacesse il vino
sulla terra non ci sarebbe la fonte del vino.
E se al cielo e alla terra piace
non c'è nulla di disdicevole ad amarlo.
Si dice che il vino chiaro si può paragonare al santo
e quello scuro al saggio.
Ai santi e ai saggi piace bere.
Perché cercare allora l'immortalità?
Con tre bicchieri si comunica con il Tao,
con un moggio ci si fonde con la natura.
Incontro il piacere solo nel vino
ed è inutile dirlo al sobrio.

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SOTTO LA LUNA, UN FESTINO SOLITARIO

Seduto lì tra i fiori, con la brocca di vino –,
festino solitario, privo di amici intimi –,
elevo il mio boccale e invito il chiar di luna.
Insieme all'ombra, poi, saremo in tre,
giacché la luna non si negherà al bere.
E mentre l'ombra seguirà il mio corpo,
intanto, al fianco suo, io scorterò la luna.
La via della gaiezza termina a primavera;
mentre la luna ondeggia, al mio canto, qua e là.
Ed ha un sussulto l'ombra, fremendo, alla mia danza.
Da sobri, noi viviamo di una gioia comune;
quando poi, nell'ebbrezza, ciascuno si disperde.
Noi tre, per sempre uniti, vagando senza affetti,
infine, in lontananza, saremo alla Via Lattea.

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A YUE ZHONG, GUARDANDO AL PASSATO

Quando Gou Jian, re de Yue, tornò dalla conquista di Wu
i guerrieri rientrarono nelle loro case, vestiti di broccato.
Cortigiane come fiori riempivano i palazzi di primavera.
Ora non resta che il volo delle pernici grigie.

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Fotografie: © Wikipedia

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LA FRASE DEL GIORNO
Un poeta osa essere solo un po’ chiaro e non chiarissimo… Scosta il velo dalla bellezza, ma non lo toglie. Un poeta del tutto chiaro è un’inezia che abbaglia.
E.B. WHITE, One man’s meat, 1942




Li Bai, noto in Occidente anche come Li Po (Suyab, 19 maggio 701 – Contea di Dangtu, 30 novembre 762), poeta cinese, considerato tra i massimi della Dinastia Tang e dell'intera letteratura cinese. È celebre tanto per la carica suggestiva e l'originalità delle sue immagini, da cui fa capolino un'indole contemplativa in cui si possono riconoscere influenze taoiste, quanto per la sua capacità di mantenere i propri versi all'interno delle regole formali della poesia cinese.


giovedì 15 ottobre 2009

Le passanti

Una passante, una donna qualunque e sconosciuta che spicca nella folla anonima per un “quid”, per la sua bellezza, per un gesto d’ammaliatrice, per la semplice andatura resa affascinante dai tacchi alti… I poeti ne sono folgorati: li attira la fugace casualità dell’incontro, la consapevolezza che probabilmente quella donna, passata come un lampo nelle loro vite, non la si rivedrà più…


Pierre Gutierrez, "Passante davanti alla Salute"


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RICCARDO BACCHELLI

UNA DONNA

Il viso d'una donna, i biondi lineamenti,
i suoi occhi liquidi nell'intatta e calma
forma, la bellezza vi si riconosce e la sensualità
ne emana come appetire una pesca. Tra la gente,
al sole, apparsa e sparita se n'è andata.

(da Poemi lirici, 1914)



CHARLES BAUDELAIRE

A UNA PASSANTE

Ero per strada, in mezzo al suo clamore.
Esile e alta, in lutto, maestà di dolore,
una donna è passata. Con un gesto sovrano
l'orlo della sua veste sollevò con la mano.

Era agile e fiera, le sue gambe eran quelle
d'una scultura antica. Ossesso, istupidito,
bevevo nei suoi occhi vividi di tempesta
la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.

Un lampo... e poi il buio! - Bellezza fuggitiva
che con un solo sguardo m'hai chiamato da morte,
non ti vedrò più dunque che al di là della vita,

che altrove, là, lontano - e tardi, e forse mai?
Tu ignori dove vado, io dove sei sparita;
so che t'avrei amata, e so che tu lo sai!

(da I fiori del male, 1857)

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ANTOINE POL

LE PASSANTI

Voglio dedicare questa poesia
a tutte le donne che si amano
per pochi istanti segreti,
a quelle che si conoscono appena,
che un destino diverso trascina via
e che non si ritrovano mai.

A quella che si vede apparire
un secondo alla sua finestra
e che, subito, svanisce
ma la cui svelta figura
è così esile e graziosa
che se ne resta illuminati.

Alla compagna di viaggio
i cui occhi, splendido paesaggio,
fanno sembrare corto il tragitto;
che si è i soli, forse, a capire
e che si lascia tuttavia scendere
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che, vivendo ore grigie
con un uomo troppo diverso,
vi hanno, inutile follia,
lasciato vedere la malinconia
di un avvenire disperato.
Care immagini scorte,
speranze deluse d'un giorno,
sarete domani dimenticate;
per poco che la felicità sopraggiunga
è raro che ci si ricordi
degli episodi del viaggio.

Ma, se si è fallita la vita,
si sognano con un po' d'invidia
tutte queste felicità intraviste,
i baci che non si è osati prendere,
i cuori che ci devono attendere,
gli occhi che non si sono più rivisti.

Allora, nelle sere di stanchezza,
riempiendo la solitudine
con i fantasmi del ricordo
si rimpiangono le labbra assenti
di tutte queste belle passanti
che non abbiamo saputo trattenere.
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(da Emozioni poetiche, 1918)


UNA NOTA: per chi avesse riconosciuto nella poesia di Antoine Pol una splendida canzone di Fabrizio De André: ebbene sì, è la stessa poesia, tradotta da Faber in modo da adeguarla alla musica.

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LA FRASE DEL GIORNO
Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando.
MURIEL BARBERY, L’eleganza del riccio




Riccardo Bacchelli (Bologna, 19 aprile 1891 – Monza, 8 ottobre 1985), drammaturgo, giornalista, traduttore e critico teatrale italiano. La sua vasta produzione comprende poesie, romanzi, opere di teatro, saggi storici e critici. Al centro ideale della sua opera risalta l'ampia trilogia romanzesca Il mulino del Po.


Charles Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 - 31 agosto 1867), poeta francese, considerato il padre del Simbolismo. Dopo un viaggio in Oriente, trascorse quasi tutta la vita a Parigi in un alternanza di droghe, alcool, disordini e aspirazioni ideali. La sua poesia verte sull'uomo, le sue cadute e i suoi tentativi di rialzarsi tra spleen e ideale.


Antoine Pol (Douai, 23 agosto 1888 – Seine-Port, 21 giugno 1971), poeta francese. Capitano d'Artiglieria, in seguito lavora nelle miniere di carbone dell'Alsazia. Per tutta la vita coltiva la sua grande passione: la poesia. La sua notorietà, sostanzialmente postuma, è dovuta soprattutto alla poesia Le passanti.



mercoledì 14 ottobre 2009

Edward Hopper a Milano

Il Realismo americano ha come esponente di spicco Edward Hopper: un artista che osserva la società americana del Novecento, in particolare quella che attraversa le due guerre mondiali e si catapulta verso un futuro tecnologico e consumista, e ne ritrae le inquietudini e la solitudine dipingendo le sue stanze vuote e le sue atmosfere rarefatte che faranno dire al critico M. Baigell: “Le sue figure sono imprigionate nel posto che occupano perché diventano parte della composizione generale del quadro e dei diversi movimenti direzionali di forme e colori. Non hanno capacità di movimento indipendente. Inoltre, i colori sono brillanti, ma non trasmettono calore”.

A Edward Hopper è dedicata la prima retrospettiva italiana, aperta a Palazzo Reale di Milano, in Piazza del Duomo: è promossa dal Comune di Milano e dalla Fondazione Roma con il Whitney Museum of American Art di New York – da cui proviene il curatore Carter Foster - e la Fondation Hermitage di Losanna. Inaugurata oggi, rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2010. In mostra ci sono 160 opere di Hopper, tra cui celebri capolavori come Summer Interior (1909), Pennsylvania Coal Town (1947), Morning Sun (1952), Second Story Sunlight (1960), A Woman in the Sun (1961) e diversi dipinti mai esposti, come Girlie Show (1941).

Un apparato biografico e storico a lato della mostra ripercorre la storia americana dagli anni ’20 agli anni ’60: la crisi economica del 1929, il sogno dei Kennedy, il boom economico. Inoltre è esposta l’installazione Friday, 29th August 1952, 6 A.M., New York del video-artista austriaco Gustav Deutsch, ricostruzione della scenografia raffigurata in Morning Sun: lo spettatore può in questo modo entrare fisicamente nel dipinto di Hopper!

Una notizia per gli amici romani: dopo Palazzo Reale, la mostra si sposterà nella Capitale, presso il Museo della Fondazione Roma, dal 16 febbraio al 13 giugno 2010. In estate la rassegna sarà invece a Losanna.


EDWARD HOPPER
dal 14 ottobre 2009 al 31 gennaio 2010

Milano, Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12

ORARI

Tutti i giorni: dalle 9.30 alle 19.30
Lunedì: dalle 14.30 alle 19.30
Giovedì: dalle 9.30 alle 22.30
(La biglietteria chiude un'ora prima)
Biglietteria online: www.vivaticket.it

BIGLIETTI

Intero 9,00 euro - Ridotto 7,50 euro – Scuole 4,50 euro

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Edward Hopper, “Summer interior”, 1909, in mostra a Milano

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LA FRASE DEL GIORNO
Se potessi esprimerlo con le parole non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo.
EDWARD HOPPER