giovedì 24 aprile 2008

Cos'è la poesia? (II)

Ecco altre risposte alla domanda posta l'altro giorno. Cos'è la poesia? Allora ci aveva soccorso Maxence Fermine, con un testo ambientato in Giappone. Restiamo dalle parti della saggezza orientale ed ascoltiamo questa storiella zen di Tazim Asnam.

"Maestro a cosa serve la poesia?
Perché - rispose il maestro -
a cosa serve la luna, o l'azzurro del cielo?"

Qui il punto di vista è leggermente spostato: non si valuta cosa sia la poesia, probabilmente si dà come un fatto scontato. Si pensa alla sua utilità: in effetti anche ai nostri giorni la poesia sembra essere un bene inutile, lontano dagli schemi di profitto e visibilità sociale che permeano la nostra società, dove sei quello che produci o quello che mostri di essere. Eppure, la risposta del maestro all'allievo è quanto di più spiazzante: la poesia non deve servire, la poesia è. Non deve essere utile, le basta esistere con la sua bellezza e la sua emozione. Chi non è mai rimasto ad osservare il cielo azzurro o la luna senza provare un'emozione? Chi non ha mai detto "Guarda che bel cielo, oggi" o "Guarda che luna, stasera"?

Il poeta spagnolo Gustavo Adolfo Bécquer nella ventunesima delle sue "Rime" coniuga questi due concetti: si trova davanti alla donna di cui è follemente innamorato, possiamo immaginarli seduti su un comodo divano ottocentesco; lei ha una rosa rossa appuntata sul petto - "mai avevo intravisto nel vulcano un fiore" dirà poi Bécquer. I due conversano probabilmente delle loro passioni, Gustavo Adolfo le dice "Scrivo poesie", la ragazza gli pone la nostra stessa domanda: "Che cos'è la poesia?". Il poeta allora ha un'improvvisa intuizione: vede la bellezza e prova l'emozione, in questo caso l'amore. Ed ecco che la poesia diventa donna, diventa la Musa: bellezza ed emozione.

"Che cos'è la poesia? dici, fissando
nei miei occhi i tuoi occhi azzurri.
Che cos'è la poesia! E me lo domandi?
La poesia... sei tu!"


Laura Martinelli, "Calla Lilly Poetry"

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LA FRASE DEL GIORNO
Nonostante gli sforzi che noi operiamo per riportare alla mente un oggetto da lungo tempo obliato, perveniamo sovente al limite del ricordo senza tuttavia riuscire a ricordare.
EDGAR ALLAN POE, Racconti, Ligeia

7 commenti:

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

"Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio, e se non potrò sempre scriverlo perché non avrò più carta
o perché mancherà la luce, allora lo dirò piano, alla sera, al tuo gran cielo. Ma dammi un piccolo verso, di tanto in tanto".

(Hetty Hillesum)

DR ha detto...

Incredibile. In questi giorni sto leggendo il diario della Hillesum!

Unknown ha detto...

penso che fra le facoltà più alte di una donna sia far partorire il genio dell'uomo: esserne Musa!
rincorro le donne che lo sono state, le invidio, voglio impararle...

per me l'incredibile sta nell'aver letto fra i tuoi link quello che rimanda a Michelstaedter..crcavo una sua poesia su aprile e, grazie a te, l'ho trovata!

DR ha detto...

Michelstaedter è un poeta che ho sempre apprezzato: se non fosse morto suicida a soli ventitré anni avrebbe potuto essere un genio poetico del Novecento.

La Musa, quella è necessaria - cito Sbarbaro: "Non fosse la donna, il cielo sarebbe senz'albore". E anche l'uomo non avrebbe luce.

Unknown ha detto...

è quello che affascina in lui: la tragicità della sua errata consapevolezza: che non esiste la speranza...quella sua dolenza... le donne portatrici di vita amano raccogliere i semi di morte..per gettarli via

DR ha detto...

A Michelstaedter sembra sia sfuggito l'appiglio al mondo.
Un po' come a Pavese, del quale ho da poco riletto "Il mestiere di vivere". Neanche una donna riesce a cancellare certe ombre. Ma i germi di quello che si compirà nel 1950 già appaiono nelle note del 1936.

Unknown ha detto...

non era la donna giusta..