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martedì 8 agosto 2023

Su un’altra strada


OCTAVIO PAZ

QUI

I miei passi su questa strada
risuonano
su un’altra strada
dove
sento i miei passi
passare su questa strada
dove

solo la nebbia è reale.

(da Salamandra, 1962)

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La vita è come un mandala, suggerisce il Premio Nobel messicano Octavio Paz, che del resto visse a lungo in Oriente: “Passano gli anni, ritornano gli istanti, / senti i tuoi passi nella stanza vicina? / non qui né là: li senti / in un altro tempo che è proprio ora”. La realtà ha vari piani e vari tempi in cui andiamo, camminando nell’incertezza del destino umano e, citando Eliot, “c’è sempre un altro che cammina al nostro fianco”.

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FOTOGRAFIA © ZOHEIR ABEDI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO   

In verità, noi non vediamo passare le cose: vediamo come le cose passano attraverso il poeta – e anch’egli passa. L’io del poeta, nell’uso della prima o della terza persona, è lo spazio in cui succedono le cose, uno spazio che è anche tempo.
OCTAVIO PAZ, Porte al campo

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Octavio Irineo Paz Lozano (Città del Messico, 31 marzo 1914 – 20 aprile 1998),  poeta, scrittore, saggista e diplomatico messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990. La sua poesia è fatta di sperimentazione e anticonformismo, un continuo mettersi in discussione del linguaggio, “lotta continua contro la significazione”.


lunedì 7 agosto 2023

Un uomo che non conosco


EDMOND JABÈS

CANZONE DELLO STRANIERO

Sto cercando
un uomo che non conosco,
che non è mai stato così tanto me stesso
se non da quando lo cerco.
Ha i miei occhi, le mie mani
e tutti quei pensieri
sui relitti di questo di tempo?
Stagione di mille naufragi,
il mare cessa di essere il mare,
diventa l'acqua gelida dei sepolcri.
Ma, più avanti, chi lo sa più avanti?
Una bambina canta al contrario
e regna la notte sugli alberi,
pastorella tra le pecore.
Cava la sete al granello di sale
che nessuna bevanda disseta.
Con le pietre, un mondo si rode
di essere, come me, di nessun luogo.

(da Canzoni per il pasto dell’orco, 1947)

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Edmond Jabès, poeta di lingua francese, considerava però sua patria l’Egitto, terra dove nacque da una famiglia ebrea e da cui fu espulso ai tempi della crisi di Suez del 1956. A Parigi, pur in un ambiente favorevole al dibattito e alla creazione letteraria, Jabès si sente però comunque uno straniero. E, cosa peggiore, malgrado la sua ricerca, il poeta rimane straniero a se stesso, investito da un’autoalienazione che travalica il fatto di essere esule in un paese in cui “i battiti del cuore non si confondono con quelli della città”.

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FOTOGRAFIA © KAREN ARNOLD/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Se, per caso, dovessi tornare alla mia patria, potrò ancora dormirci, sognare e amare?
EDMOND JABÈS, Il libro delle domande

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Edmond Jabès (Il Cairo, 14 aprile 1912 – Parigi, 2 gennaio 1991), poeta francese. Figlio di una famiglia ebrea, ricevette un'educazione francese di stampo coloniale. Quando l'Egitto espulse la popolazione di origine ebraica, si rifugiò a Parigi e strinse amicizia con la cerchia dei surrealisti, senza tuttavia mai farne parte.


domenica 6 agosto 2023

Un cavallo che era a Hiroshima


EUGENIO MONTEJO

OGGI, 6 AGOSTO

Nel dipinto di Uccello c'è un cavallo
che era a Hiroshima.
Nessuno lo vede quando scompare
quando i suoi occhi bevono l'ombra
sugli zoccoli che vengono polverizzati.

Uccello ha lasciato un’arcaica mappa
della guerra, con armi innocenti.
Non dipingeva aerei o siluri,
Non sapeva dei sottomarini.
la sua morte passava dal grigio al rosso al verde.

Solo il cavallo in questo 6 agosto
è calzato di vecchie cicatrici,
solo le sue zampe portano nella notte
la desolazione dello sterminio.

È un cavallo arcigno, legato a un albero,
sempre pronto con la sua sella,
Uccello lo ricoprì con strati di vernice,
lo cancellò dal suo secolo,
e oggi aspetta in fondo alla stalla
con i cavalieri dell'apocalisse.

(da Qualche parola, 1976)

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Il poeta venezuelano Eugenio Montejo osserva un celebre dipinto di Paolo Uccello, uno dei tre momenti della Battaglia di San Romano combattuta tra fiorentini e senesi il 2 giugno 1432 e ne trae una riflessione sull’evoluzione della guerra: gli scontri di cavalleria pesante di allora – le cronache parlano di almeno 4000 cavalieri e 2000 fanti per i fiorentini, che misero in rotta i senesi, le cui forze restano sconosciute – sono quasi “armi innocenti” rapportati con la bomba nucleare del 6 agosto 1945, quella che distrusse Hiroshima e inaugurò l’età atomica portando la consapevolezza che uno scontro con tali armi di distruzione di massa potrebbe portare all’apocalisse.


PAOLO UCCELLO, “DISARCIONAMENTO DI BERNARDINO DELLA CIARDA”, 1438

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Tu che poi leggerai, in un altro secolo: /  misura i tuoi dèi con i nostri, / sillaba il ruvido silenzio.
EUGENIO MONTEJO, Territudine

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Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.


sabato 5 agosto 2023

Donna di marine


GIORGIO CAPRONI

DONNA CHE APRE RIVIERE

Sei donna di marine,
donna che apre riviere.
L'aria delle mattine
bianche è la tua aria
di sale e sono vele
al vento, sono bandiere
spiegate a bordo l'ampie
vesti tue così chiare.

1939

(da Finzioni, 1941)

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Il paesaggio, nei versi di Giorgio Caproni è sovente mediato da una concreta presenza femminile: la donna di marine, una di quelle "donne che sanno / così bene di mare" riecheggia accenti dello Stilnovo e si prende tutta la poesia, fondendosi con quella scena..



UN CELEBRE POSTER DI FIORUCCI

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Il mare... / Il mare in luogo della storia... / Oh, amore.
GIORGIO CAPRONI, Il franco cacciatore

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Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


venerdì 4 agosto 2023

La fiamma d’un amore


TRILUSSA

LA CANDELA

Davanti ar Crocifisso d'una Chiesa
una Candela accesa
se strugge da l'amore e da la fede.
Je dà tutta la luce,
tutto quanto er calore che possiede,
senza abbadà se er foco
la logra e la riduce a poco a poco.
Chi nun arde nun vive. Com'è bella
la fiamma d'un amore che consuma,
purché la fede resti sempre quella!
Io guardo e penso. Trema la fiammella,
la cera cola e lo stoppino fuma...

(da Tutte le poesie, Mondadori, 1965)

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Con il passare degli anni la poesia di Trilussa si avvicina alla fede: ne deriva un passaggio da una visione più satirica e ironica del mondo e dei suoi vizi a un'analisi dello spirito, più pensierosa, più complessa, ma capace, così come lo è stata di fustigare, anche di emozionare.

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FOTOGRAFIA © FOTO-RABE/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Io risposi: - Sarà ... ma trovo strano / che me possa guidà chi nun ce vede... - /  La cieca allora me pijò la mano / e sospirò: - Cammina! - Era fa Fede.
TRILUSSA




Trilussa, pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Salustri (Roma, 26 ottobre 1871 – 21 dicembre 1950), poeta, scrittore e giornalista italiano, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco, inflessione o sottolineatura ironica, contrappunto gergale della sua ispirazione moraleggiante.



giovedì 3 agosto 2023

E corri alla penna


VLADIMIR NABOKOV

LA POESIA

Non la poesia d’occaso che plasmi quando pensi ad alta voce,
con il suo tiglio in inchiostro di china
e i fili del telegrafo sopra la rosea nube;

né l’interno tuo specchio, con le fragili
spalle nude di lei che ancora vi balenano;
non il lirico clic di una rima tascabile,
il motivetto che ti dice l’ora;

e non le monetine e i pesi sui giornali
della sera impilati nella pioggia;
non i cacodemoni del tormento carnale;
non la cosa che puoi dire assai meglio
in prosa…

ma la poesia che piomba da altezze sconosciute
quando attendi gli spruzzi dalla pietra
laggiù lontano, e corri alla penna come un cieco,
e dopo giunge il brivido e poi ancora…

nel viluppo dei suoni, leopardi di parole,
insetti come foglie, ocellati uccelli
si fondono formando una silenziosa, intensa
trama mimetica del perfetto senso.

(da Poesia n.55, ottobre 1992 - Traduzione di Massimo Bocchiola)

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La poesia, quella vera, dice Vladimir Nabokov, poeta e scrittore russo naturalizzato americano celebre soprattutto per la sua Lolita: la poesia che sola può esprimere il sentimento – non quella facile che riesce a racchiudere in sé la bellezza di un tramonto o la dolcezza dell’amore – quella piuttosto che con urgenza deve essere espressa perché non sfugga la luce del suo prezioso significato, la fugace visione del soprannaturale.

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MIHAI CRISTE, "IL DIARIO DELLE MAREE"
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  LA FRASE DEL GIORNO   

Come un’alba pallida, la mia poesia risuona gentile.
VLADIMIR NABOKOV

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NabokovVladimir Vladimirovič Nabokov (Pietroburgo, 23 aprile 1899 – Montreux, Svizzera, 2 luglio 1977) scrittore, saggista, critico letterario, entomologo, drammaturgo e poeta russo naturalizzato statunitense, è conosciuto soprattutto per il romanzo Lolita. Ha scritto in russo e in inglese.



mercoledì 2 agosto 2023

Che ci faccio qui?


ÓSCAR ACOSTA

BAMBINO GRANDE

Apri gli occhi,
neonato,
apri gli occhi e non vedi nulla,
come me.

Credevi di vedere un’infermiera,
un biberon con del latte,
una pulita stanza d’ospedale,
un giardino deserto.

E se adoperi il senso
della vista, per giorni
e anni innumerevoli
vedrai oltre la finestra
un boschetto di pini senza foglie,
uccelli annoiati
e un cielo color del piombo.

E ti domanderai
come faccio io
ogni mattina
e nelle notti vane
chi mi ha condotto in questo paese?
Che ci faccio qui, Dio mio?

(da Il mio paese, 1971)

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Il bambino, questo bambino / quasi appena nato / sembra un cerbiatto / che guarda il cielo, / la sorella e il fratello, / i volti familiari,  / il sonaglio rossastro / che pende dalla culla, / i vetri delle finestre”: il poeta honduregno Óscar Acosta guarda il figlio appena nato si interroga sull’esistenza e sul suo significato, sul futuro che toccherà al bambino, se anche lui, intento ora ad un’intensa contemplazione della natura nel suo affacciarsi al mondo, arriverà come il poeta a chiedersi nella notte o nella luce rivivificante dell’alba: “Che ci faccio qui?”

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MERRICK WHITE, "BAMBINO"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

L'amore è dolce e terribile, / l'amore è quasi tutto ciò di cui abbiamo bisogno / per sopravvivere a tanti cataclismi sommersi.
ÓSCAR ACOSTA, Poesia minore

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Óscar Acosta (Tegucigalpa, 14 aprile 1933 – 16 luglio 2014), poeta, scrittore, critico letterario, politico e diplomatico honduregno. Iniziò la sua carriera come giornalista in Perù, in seguito coltivò svariate forme artistiche. La sua è poesia marcatamente intimista e patriottica. Nel 1960 ottenne il Premio Rubén Darío.