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giovedì 13 luglio 2023

Un’ombra fiorita


TAKIS VARVITSIOTIS

HO PRESO LA TUA MANO

Ho preso la tua mano
al termine della notte
e il polso mi ha detto
"Sbrigati non aspettare
che le parole muoiano
più rapide del giorno"
Allora mi hai guardato
Che occhi azzurri!
Sei un'ombra fiorita al mio fianco
Il silenzio che amo

(da Mani giunte, 1980)

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La poesia di Takis Varvitsiotis è in grado di alleggerire il peso delle cose realizzando un'atmosfera sognante che ricrea un mondo più bello: gli occhiali poetici consentono quindi di superare le contraddizioni del vivere e le sue difficoltà; essere in due, avvolti nel manto dell'amore, permette di percorrere meglio il cammino.

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FOTOGRAFIA © SUSANLU4ESM/PIXABAY

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Vieni, rubiamo di nascosto / il respiro delle rose / prima che nei freddi cortili / accendano i loro lumini / le fanciullesche voci.
TAKIS VARVITSIOTIS

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Takis Varvitsiotis (Salonicco, 1916 - 1° febbraio 2011), poeta greco. Avvocato, pubblicò le sue prime poesie nel 1936. Fu anche un illustre saggista e traduttore di opere di celebri poeti francesi, spagnoli e latinoamericani: la sua poesia è lirica e perspicace, con influenze del neosimbolismo e del surrealismo francese di Éluard e Reverdy.


mercoledì 12 luglio 2023

Pedro Jesús de la Peña


Lo scrittore, poeta e giornalista spagnolo Pedro Jesús de la Peña è morto all'età di 79 anni la scorsa domenica a Valencia. Con lui muore "un punto di riferimento della cultura valenciana e un grande autore che ha segnato anche il destino di molti giornalisti valenciani", ha dichiarato la sindaca della città, María José Catalá. Allievo di José Hierro, apparteneva al gruppo poetico dei Novísimos, in rottura con la generazione poetica del dopoguerra e si definì “cercatore di tesori di oro nero / nei pozzi profondissimi del sogno”. Di lui scrive Alberto Torés García: “Costruisce uno spazio come scienza rigorosa, uno spazio dove l’io si trasforma in spettatore disinteressato di se stesso, e intanto va alla ricerca dei piaceri che trovano il loro posto con grande naturalezza”.

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FOTOGRAFIA © OLÉ LIBROS



LA VITA È COME UN VIAGGIO SENZA RITORNO?

Ti diranno molte volte che la vita
è come un viaggio senza ritorno.
Approfitta del tempo - «carpe diem» -
e non guardare né indietro né avanti.

Non sanno niente, credimi.
La vita è certamente come un viaggio
in cui si ritorna sempre,
in cui si ritorna sempre,
da cui non si parte mai.

I paesaggi che vediamo, ne abbiamo visti così tanti!
Quegli estranei ci sono così familiari!
Come negare allora di essere stati qui,
sotto quegli stessi alberi infruttuosi,
orfani delle loro ombre protettrici,
delle loro foglie caduche e dei loro rami perenni?

Distinguiamo il reale dall'accessorio:
abbiamo vissuto prima e vivremo ancora.
Siamo tranquilli viaggiatori in un mare che si muove
e i nostri piedi sono bagnati da identiche onde.
È il mare a cambiare.
Il nostro fiume è fermo.

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CHAMPAGNE

Sale la schiuma dello champagne: con essa sale
il desiderio d'amore già torbido e sfrenato.

Una mano casuale fa cadere la bottiglia
e i rivoli di champagne, liberi,
sono bollicine che tappezzano i nostri corpi
esausti e appassionati, dove culliamo
la convinzione della vita che allevia il nostro nulla.

Sogno inesistente sono queste braccia che ti cingono
la vita, che accarezzano i tuoi seni alti
e sfociano nell’insonnia del piacere.
Vita incosciente, ma dopotutto vita
che annega nell'alcool e nella delusione.

Toulouse-Lautrec dipingeva mostri
al Moulin: dipingeva noi.

(da Il cespuglio di Mosè, 2007)

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Credo che il poeta sia l'essere più vicino al miracolo, poiché è il puro caso che riempie la sua immaginazione e il suo cuore di parole inaspettate.
PEDRO JESÚS DE LA PEÑA

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Pedro Jesús de la Peña de la Peña (Reinosa, 1944 - Valencia, 9 luglio 2023),​ scrittore, poeta e professore universitario spagnolo. Appartenente al gruppo poetico dei Novísimos. È autore di un'ampia opera, sia poetica che narrativa, composta da un buon numero di libri di poesie e romanzi , oltre a saggi e articoli accademici sulla letteratura.


martedì 11 luglio 2023

Il manovale italiano


CARL SANDBURG

FIGLIO DEI ROMANI

Il manovale italiano siede vicino ai binari
e a mezzogiorno mangia pane e mortadella.
         Sfreccia un treno e uomini e donne ai tavoli
         ravvivati da rose rosse e narcisi gialli
         mangiano bistecche con salsa bruna,
         fragole con panna, pasticcini e caffè.
Il manovale italiano finisce il pane secco e la mortadella,
li innaffia con un mestolo d'acqua portata dal ragazzo
e inizia la seconda parte della sua giornata di dieci ore
curando la massicciata perché rose e narcisi
tremino appena negli esili vasi di vetro molato
posti sui tavoli del vagone ristorante.

(da Poesie di Chicago, 1916)

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Carl Sandburg attuò un rinnovamento della poesia americana andando ad esaminare le manifestazioni più autentiche della nuova realtà emersa nei primi decenni del Novecento. Il protagonista di questa poesia è un dago, vocabolo spregiativo per italiano. Sandburg fa notare il contrasto tra la classe sociale che viaggia sul treno pasteggiando comoda e il lavoratore straniero che mangia pane e mortadella sotto il sole prima di riprendere a lavorare proprio per la comodità di quella classe.

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FOTOGRAFIA © COCONINO NATIONAL FOREST/FLICKR

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Io sono il popolo - la folla - la folla - la massa. / Sai che tutto il grande lavoro del mondo passa attraverso di me?
CARL SANDBURG, Poesie di Chicago

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Carl Sandburg (Galesburg, Illinois, 6 gennaio 1878 – Flat Rock, North Carolina, 22 luglio 1967), poeta statunitense. Nella sua poesia, in cui è costante il richiamo ai principi della solidarietà democratica, l’evidenza delle immagini e l'andamento discorsivo creano un linguaggio sperimentale, giocato sui contrasti e sulla vivacità della scansione.


lunedì 10 luglio 2023

Quel che non so spiegare


INGEBORG BACHMANN

SPIEGAMI, AMORE

Leggero si leva il tuo cappello, saluta, si agita nel vento,
nuvole sorridono al tuo capo scoperto,
il tuo cuore ha da fare in altro luogo,
la tua bocca assorbe nuove lingue,
l'erba tremolina prende il sopravvento,
fiori di stelle l'estate accende e spegne,
sollevi il tuo volto accecato dai fiocchi,
ridi e piangi e per te vai in rovina,
cosa può ancora accaderti -

Spiegami, amore!

Con stupore festoso il pavone fa la ruota,
la colomba gonfia il suo collo di piume,
densa di garriti l'aria si dilata,
il maschio d'anatra strilla, la campagna intera s'impregna
di miele selvatico, anche nel parco tranquillo
una polvere dorata circonda ogni aiuola.

Il pesce si fa rosso e supera il suo branco,
tuffandosi nel letto di corallo tra le rocce.
Lo scorpione danza schivo al suono argenteo della sabbia.
Il maggiolino fiuta la bella da lontano;
avessi io i suoi sensi, sentirei
lo scintillio di ali sotto la sua lorica,
e mi incamminerei per fragole lontane.

Spiegami amore!

L’acqua sa di scorrere,
l’onda prende per mano l’onda,
nella vigna il grappolo si gonfia, cade giù, spaccandosi.
Candida la lumaca esce di casa!

Una pietra sa come intenerire l’altra!

Spiegami, amore, quel che non so spiegare:
in questo tempo breve, orribile, dovrò
avere il pensiero solo per compagno?
Nessun affetto conoscere o creare?
Che uno pensi è necessario? La sua mancanza non si avverte?

Tu dici: un altro spirito conta su di noi…
Non mi spiegare. Vedo la salamandra
Guizzare in ogni fuoco.
Non prova brivido e nulla le fa male.

(da Invocazione all’Orsa Maggiore, 1956 – Traduzione di Anna Maria Curci)

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C’è una bella spiegazione di Christa Wolf riguardo a questa poesia di Ingeborg Bachmann: “Ti senti allo stesso modo? Quanto più sprofondo nella poesia, fino in fondo, che non sento sotto i piedi, tanto più sono catturata dall'irritazione di cui è testimone e che non cerca di risolvere, nel sostenersi, motivarsi reciprocamente e descrivendo i giochi d'amore nella natura”. Il mondo spirituale e il mondo corporale, la psiche e l’eros, la ragione e il sentimento sono piani che devono coesistere e la poetessa austriaca, invischiata in una tormentata relazione a distanza con il poeta Paul Celan, lo sa: la sofferenza dell’io è necessaria per – come dice la Wolf - non “pagare il prezzo dell'invulnerabilità: essere insensibile”.

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CLAUDE MONET, "CAMPO DI PAPAVERI, ARGENTEUIL, 1875"

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

È vero, sono libera, e in questa libertà, perduta.
INGEBORG BACHMANN, Lettera a Paul Celan




Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.


domenica 9 luglio 2023

La civiltà dell’atomo


SALVATORE QUASIMODO

QUASI UN EPIGRAMMA

Il contorsionista nel bar, melanconico
e zingaro, si alza di colpo
da un angolo e invita a un rapido
spettacolo. Si toglie la giacca
e nel maglione rosso curva la schiena
a rovescio e afferra come un cane
un fazzoletto sporco
con la bocca. Ripete per due volte
il ponte scamiciato e poi s'inchina
col suo piatto di plastica. Augura
con gli occhi di furetto
un bel colpo alla Sisal e scompare.
La civiltà dell'atomo è al suo vertice.

(da La terra impareggiabile, Mondadori, 1958)

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"Lei compra quello che vogliono venderle, oggi è un ordine, una persuasione psicologica" rispose amaro Salvatore Quasimodo a un lettore sulle colonne del Tempo nel 1964. È quella la "Civiltà dell'atomo" che si è venuta a creare dopo le bombe di Hiroshima e di Nagasaki. Il contorsionista che fa il suo "numero" nel bar è un aspetto della società neocapitalistica che ha tradito gli ideali nati dopo la terribile esperienza della guerra, rappresenta ciò che non sarebbe dovuto essere, il fallimento dell'utopia. E a nulla vale che l'uomo ora sia in grado di lanciare nuove lune con la sua "intelligenza laica" e addirittura di andare sulla Luna vera, come accadrà poco più di un decennio dopo questi versi.

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PABLO PICASSO, “L'ACROBATA”

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

In questa città c’è pure la macchina / che stritola i sogni: con un  gettone / vivo, un piccolo disco di dolore / sei subito di là, su questa terra, / ignoto in mezzo ad ombre deliranti / su alghe di fosforo funghi di fumo.
SALVATORE QUASIMODO, La terra impareggiabile

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Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo.  Essenziale ed epigrammatico, ha  temperato gli influssi originari in un linguaggio poeticamente sempre più autonomo, che libera un’intensa sensualità in trepide visioni. Premio Nobel per la letteratura 1959 “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.


sabato 8 luglio 2023

Queste forme di cuore


MARY OLIVER

NON VOGLIO VIVERE UNA VITA PICCOLA

Non voglio vivere una vita piccola. Apri gli occhi,
apri le mani sono appena tornata
dal campo di fragole, il sole

mi baciava con la sua bocca dorata fino in fondo
(apri le mani) e le nuvole dalle ali di vento
mi seguivano perché pensavano che forse potessi

dar loro da mangiare, ma no: porto queste forme di cuore
solo per te. Guarda quante e quanto piccole
ma così dolci e forse l'ultimo regalo

che darò a qualcuno in questo
mondo di speranza e pericolo, per favore
guardami. Apri la tua vita, apri le tue mani.

(da Red Birds: Poems, 2008)

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Mary Oliver, lasciata Austerlitz, nello stato di New York, dove gestiva il museo di Edna St. Vincent Millay, visse nel sole della Florida, a Hobe Sound, piccola località turistica costiera immersa nella natura. Qui la troviamo dopo aver raccolto un cestino di fragole, che porta in dono alla compagna Molly camminando nel mondo con la consueta leggerezza.

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FOTOGRAFIA © WALLHERE.



   LA  FRASE DEL GIORNO  

Chiunque tu sia, per quanto tu possa essere solo, / il mondo si offre alla tua immaginazione, / ti manda il suo richiamo come le oche selvatiche, aspro ed eccitante: / annuncia incessantemente la tua appartenenza / alla famiglia delle cose.
MARY OLIVER, Lavoro dei sogni

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Mary Oliver (Maple Heights, Ohio, 10 settembre, 1935 – Hobe Sound, Florida, 17 gennaio 2019), poetessa statunitense, vincitrice del National Book Awards 1992 e del Premio Pulitzer 1984, è autrice di 32 raccolte poetiche e di quattro saggi sulla poesia. Il New York Times l’ha definita “Di gran lunga, la poetessa di questo paese che ha venduto di più”.


venerdì 7 luglio 2023

Tu che dipingi il vento


MARIA LUISA SPAZIANI

A VINCENT V. G.

Tu che una sera ad Arles mi hai prestato i tuoi occhi
per cogliere lune irradianti fra stelle nervine,
tu che ci hai fatti zingari fra ondate di grano al suo  fiore
e a rami di abeti appendevi lanterne e miracoli,

prendimi ancora per mano, fratello se mai n’ebbi uno,
e tagliami l’orecchio propenso a svianti lusinghe,
la mano che carezza, il piede che porta altrove -
splenda assoluto il cuore in teca da ex-voto,

un cuore che si neghi, contaminato pensiero,
che calpesti se stesso, s’impicchi fra raggi e girandole,
perda gli ormeggi, schiacci i reticoli della ragione,
filtri le sue pepite dalle cascate infernali.

Tu che dipingi il vento, insegnami a cantarlo
con ultrasuoni di sillabe, senza mai nominarlo,
fiato radente la pagina che parla di tutt’altro,
dio che più risplende nel buio di chi lo nega.

(da Geometria del disordine, Mondadori, 1981)

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Vincent V. G. Non c’è neanche bisogno di citare il suo nome per intero: Maria Luisa Spaziani omaggia Van Gogh entrando nei suoi dipinti, nella sua vita, nella sua testa, arrivando a pensare con lui che “È veramente un fenomeno strano che tutti gli artisti, poeti, musicisti, pittori, siano materialmente degli infelici – anche quelli felici”.

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VINCENT VAN GOGH, "NOTTE STELLATA"

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Quanto è dannoso, sterile, / per un poeta essere felice.
MARIA LUISA SPAZIANI, Geometria del disordine




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.