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mercoledì 14 giugno 2023

Un uccello di carta


VICENTE ALEIXANDRE

VITA

Un uccello di carta nel petto
dice che il tempo dei baci non è giunto;
vivere, sì, fruscia invisibile,
uccelli o baci, tardi o presto o mai.
Un lieve suono basta per morire,
quello di un altro cuore che tace,
o il grembo estraneo che sopra la terra
è una nave dorata per i biondi capelli.
Testa dolente, tempie d’oro, sole che tramonta;
giaccio nell’ombra sognando di un fiume,
giunchi di verde sangue che ora nasce,
sogno chino su di te calore o vita.

(da La distruzione o amore, 1935 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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Il poeta spagnolo Vicente Aleixandre riveste di surrealismo il suo stato d’animo, l’io che emerge dal profondo a suggerire che sì, l’amore è la sola forza che sostiene l’essere e quindi è fonte di vita, ma è raggiungibile solo con la dissoluzione dello stesso essere e la creazione di un nuovo elemento: “Vieni, fuggiamo quieti come l’amore; / vita come il calore che è tutto il mondo solo, / la musica soave che trema sotto i piedi, / mondo che unico vola con la luce di un astro vivo, / come un corpo o due anime”.

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FOTOGRAFIA © ENNELISE/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Amare, amare, chi non ama se è nato? / Chi ignora che il cuore ha spigoli, / ha forma, è tangibile alle mani, / ai baci nascosti quando non si piange mai?
VICENTE ALEIXANDRE, La distruzione o amore

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AleixandreVicente Aleixandre (Siviglia, 26 aprile 1898 – Madrid, 14 dicembre 1984), poeta  spagnolo della Generazione del’27, passò dall’iniziale Surrealismo a una visione antropocentrica. Fu insignito del Premio Nobel nel 1977. “per un'opera di creazione poetica innovativa che illustra la condizione dell'uomo nel cosmo e nella nostra società attuale”.


martedì 13 giugno 2023

La tristezza di Dio


CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE

TRISTEZZA IN CIELO

Anche In cielo c'è un'ora malinconica.
Ora difficile, in cui il dubbio penetra
le anime.
Perché ho creato il mondo? Dio si chiede
e la risposta è: non lo so.

Gli angeli lo guardano con disapprovazione,
e  cadono piume.

Tutte le ipotesi: grazia, eternità,
amore
cadono, sono piume.

Un'altra piuma, il cielo cade a pezzi.
Così mite, nessun rumore denuncia
il momento tra tutto e niente,
cioè la tristezza di Dio.

(da José, 1942)

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Un pessimismo cosmico caratterizza l'opera poetica di Carlos Drummond de Andrade: il poeta brasiliano sperimenta una profonda crisi che nega la possibilità dell'uomo di vincere la tristezza, il male e la sofferenza. Così, se ciò avviene, in terra, perché non deve accadere in cielo? Ed ecco un Dio triste, roso dal dubbio, tra lo sguardo di riprovazione dei suoi angeli.

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IMMAGINE © 2DEREVAR/DEVIANT ART

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Coltiviamo i nostri dubbi come rose nel giardino che non abbiamo.
CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE, Il rovescio delle cose




Carlos Drummond de Andrade (Itabira, 31 ottobre 1902 – Rio de Janeiro, 17 agosto 1987), poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo. Modernista, adottò il verso libero, proclamando la libertà idiomatica delle parole. Tra le tematiche fondamentali la famiglia, la terra natale, l'amicizia, la società, l'amore e l'esistenza.


lunedì 12 giugno 2023

Difendere l’allegria


MARIO BENEDETTI

DIFESA DELL’ALLEGRIA

a Trini

Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive

difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo stupore e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi

difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e dalla malinconia
dagli ingenui e dalle canaglie
dalla retorica e dagli arresti cardiaci
dalle endemie e dalle accademie

difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalla fatica
dall’obbligo di essere allegri

difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dal sudiciume
dalla famosa patina del tempo
dall’insolenza e dall’opportunismo
dai prosseneti della risata

difendere l’allegria come un diritto
difenderla da Dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle pene
dal caso
           e anche dall’allegria.

(da Quotidiane, 1979 – Traduzione di Raffaella Marzano)

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Il poeta uruguaiano Mario Benedetti ha le idee chiare: occorre difendere l’allegria, difendere la gioia, dovrebbe essere lo scopo della vita; lottare per preservarla dai nemici esterni e da quelli interni, sempre in trincea contro la tristezza e la malinconia, contro le assenze, contro ciò che ci può abbattere, venendo a volte a compromessi ed evitando che il suo eccesso possa esserci nocivo.

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FOTOGRAFIA © THEVIRTUAL DENISE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se a uno / danno / bastoni da ciechi / l’unica / risposta efficace / è dare / bastoni / da vedente. 
MARIO BENEDETTI, Quotidiane

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Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


domenica 11 giugno 2023

Disteso sulla sabbia


ELIO PAGLIARANI

A SPIAGGIA NON CI SONO COLORI

A spiaggia non ci sono colori
la luce quando è intensa uguaglia
la sua assenza
perciò ogni presenza è smemorata e senza trauma
acquisita solitudine
Le parole hanno la sorte dei colori
disteso
sulla sabbia parla un altro
sulla sabbia supino con le mani
dietro la testa le parole vanno in alto
chi le insegue più
bocconi con le mani sotto il mento
le parole scendono rare
chi le collega più
sembra meglio ascoltare
in due
il tuo corpo e tu
ma il suono senza intervento è magma è mare
non ha senso ascoltare
Il mare è discreto il sole
non fa rumore
il mondo orizzontale è senza qualità
La sostanza
è sostanza indifferente
precede
la qualità disuguaglianza.

(da La ballata di Rudi, Marsilio, 1995)

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A fine maggio sono stato per una breve vacanza a Viserba, località che ha dato i natali al poeta Elio Pagliarani e gli ha dedicato il bellissimo percorso ciclo-pedonale che costeggia tutto l’abitato dalla parte del mare. Proprio lì, seduto su una panchina tra i pitosfori in fiore, ho cercato su Google una sua poesia di cui ricordavo l’incipit: “A spiaggia non ci sono colori”, ritenuta il suo manifesto poetico: il sole è alto nel primo pomeriggio e la luce annulla i colori, il mormorio della spiaggia diventa indistinto e anche il silenzio del mare è un vuoto di parole e di pensieri.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Hai fatto burrasca / e hai fatto sereno, / fai sereno e burrasca / perché ti amo ti tocca questo / che tu voglia o no, / io approderò nel tuo porto.
ELIO PAGLIARANI, Inventario privato

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Elio Pagliarani (Viserba, 25 maggio 1927 – Roma, 8 marzo 2012), poeta e critico teatrale italiano. Tra i principali esponenti della neoavanguardia, fu uno dei protagonisti del Gruppo '63, all'interno del quale occupò tuttavia una posizione autonoma e personale. La sua poesia nasce dalla cronaca e dalla vita quotidiana.


sabato 10 giugno 2023

Un biglietto azzurro


ADAM ZAGAJEWSKI

VAPORETTO

Nella tasca della giacca a vento trovi
un biglietto azzurro per il vaporetto
(il biglietto, non cedibile).

Un biglietto azzurro, poco più grande
di un francobollo della repubblica di Togo,
promette un cambio, un viaggio.

Si scioglie la ceralacca sul ricordo,
disgela la mandorla della neve alpina,
la spedizione può iniziare.

Sei in Texas, su una terra piatta,
circondata da querce sempreverdi
che non ricordano niente.

Navigherai attraverso canali stretti
controcorrente, nel vento forte;
incontrerai icebergs e grigiore.

Il biglietto dice: corsa semplice,
non una parola sul deserto,
la monotonia del mare pensante,

la sete, il doganiere maligno
che sta aspettando, non te soltanto,
le isole dell’indifferenza e della cenere.

Nuoterai per molto tempo. Forse giungerai
lì, dove il riccio di Venezia riposa:
acqua, merletti e oro.

Forse arriverai lì, dove si innalzano
le rosse torri di Venezia, torri fedeli,
gli aghi della bussola che affondò.

(da Desiderio, 1999 - Traduzione di Paola Malavasi)

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“Sono solo un turista distratto, / ma amo la luce” scrisse il poeta polacco Adam Zagajewski: ed è quella luce misteriosa, luce del ricordo, luce della memoria, luce della poesia che emerge improvvisa dal biglietto di un vaporetto dimenticato nelle tasche di una giacca a vento e ritrovato casualmente mentre il viaggio è proseguito, ora il poeta si trova addirittura in Texas. Quel tagliandino azzurro è un pezzettino di emozione.

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IMMAGINE © BING/IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Bevo da una piccola sorgente, / la mia sete supera l'oceano.
ADAM ZAGAJEWSKI, Senza fine




Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945 – Cracovia, 21 marzo 2021), poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.


venerdì 9 giugno 2023

Un sorriso con molta luce


EUGÉNIO DE ANDRADE

IL SORRISO

Penso che fu il sorriso,
fu il sorriso ad aprire la porta.

Era un sorriso con molta luce
dentro, volevo
entrarci, togliermi i vestiti, restare
nudo dentro quel sorriso.

Correre, navigare, morire in quel sorriso.

(da L’altro nome della Terra, 1988)

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Eugénio de Andrade fu definito da José Saramago “poeta del corpo e della luce”: il sorriso della donna che apre la porta è la perfetta unione di corpo e luce, l’invito ad entrare è un sereno biglietto da visita, un’apertura all’accoglienza, fa stare bene il poeta, lo mette a proprio agio:  “perché hai sempre vissuto nel tuo sorriso, /  pioggia verde sulle foglie, il tuo sorriso, / ali che sbattono sul tuo polso”.

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FOTOGRAFIA © BING/IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Non canto perché sogno. / Canto perché sei reale. / Canto il tuo sguardo maturo, / Il tuo sorriso puro, / la tua grazia animale.
EUGÉNIO DE ANDRADE, Le mani e i frutti




Eugénio de Andrade, pseudonimo di José Fontinhas Rato (Póvoa do Atalaia, 19 gennaio 1923 – Porto, 13 giugno 2005), poeta e scrittore portoghese, tradusse García Lorca, Borges, Saffo e Ritsos. Della sua opera José Saramago disse che è una "poesia del corpo cui si arriva attraverso una depurazione continua”.


giovedì 8 giugno 2023

Il fumo dell’arguzia


HANS MAGNUS ENZENSBERGER

CENTRALE DI TOLEDO, CUBA

Il tintinnio delle tessere del domino sul tavolo della cucina
lo scricchiolio sotto la mia branda
il distinto congolese che legge
una vecchia copia del monde diplomatique

lo stridio della lima sul machete
il gemito e la tosse della radio:
tra due hit brasiliane
le dimissioni di Dubcek sotto il tetto di lamiera

alla finestra i numerosi nemici
che tutti dicono salveranno il Paese: implacabile
la canna alta e grassa e sopra
nero e immobile il fumo dell'arguzia

Percepisco tutto questo attraverso tre veli:
quello della luminosità dell'aria nella calura di mezzogiorno
quello della griglia intricata della teoria
quello della zanzariera che mi copre

1969

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Negli Anni '60 Cuba era per molti intellettuali europei un luogo utopico da idolatrare. Anche per lo scrittore e poeta tedesco Hans Magnus Enzensberger: ma essere sul posto, constatare de visu, lo portano a  riconoscere la grande spaccatura tra il sogno e la realtà. Partito per l'isola nell'ottobre del 1968 pieno di speranza, con l'intenzione non di scrivere ma di approfondire il socialismo cubano, ne ritornò con molte pagine scritte e l'idea di riformare il ruolo dello scrittore. Ma il libro che intendeva pubblicare, Cuba, l'invenzione di un'isola, fu programmato per il 1969, poi per il 1970, poi definitivamente cancellato. La poesia citata rende l'atmosfera di quei tempi, ormai datati e superati dal progredire della Storia.

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FOTOGRAFIA © IVAN CAÑAS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il turismo, ideato per liberare i suoi seguaci dalla società, prese la società in viaggio con sé. Da allora sulla faccia dei compagni di viaggio, si poté leggere ciò che si voleva dimenticare.
HANS MAGNUS ENZENSBERGER, Focus, n. 89

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Hans Magnus Enzensberger (Kaufbeuren, 11 novembre 1929 – Monaco, 24 novembre 2022), scrittore, poeta, traduttore ed editore tedesco. La sua poesia, con espressione volutamente antipoetica e provocatoria, non vede un mezzo di salvezza per l'uomo e si presenta come denuncia spietata di tutte le storture e debolezze della società.