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domenica 5 aprile 2020

Una gran festa di campane


GIOVANNI TITTA ROSA

LA DOMENICA DELLE PALME

La Domenica delle Palme s'annunziava
con una gran festa di campane.
Cominciava il campanone della parrocchia,
che suonava in tre riprese lasciando
ogni volta nell'aria un vasto ronzio bronzeo
che si sperdeva sulle case e sugli orti
Fra l'una e l'altra ripresa tintinnava ilare e gentile
la campana d'argento della chiesetta di Santa Maria.
Squillava con un suono petulante e gioioso,
in quell'asciutto mezzogiorno che intiepidiva
l'aria col primo fiato di primavera…
Ogni cosa pareva ascoltasse immota;
gli alberi e le case, nella luce,
stavano come in una vuota attesa.

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È una Domenica delle Palme della memoria quella che disegna il critico letterario e poeta in proprio Giovanni Titta Rosa: un po’ come la nostra di questo 2020, cancellata dalle restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19. E se ogni cosa pare ascoltare immobile nell’aria che finalmente si è fatta di primavera, resta questo senso dell’attesa che non è solo quella della Pasqua imminente, ma anche, per noi imprigionati dal virus nelle nostre case, quella della liberazione dall’incubo distopico che esso ha generato.

DISEGNO © FOX HOLLOW STUDIOS

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LA FRASE DEL GIORNO
il colore del passato / che ritorna ben vestito, / il color dell'infinito / e di ciò che non è stato.
MARINO MORETTI, Poesie scritte col lapis




Giovanni Battista Rosa, noto come Giovanni Titta Rosa (Santa Maria del Ponte, 5 marzo 1891 – Milano, 7 gennaio 1972), scrittore, poeta e critico letterario italiano. Collaborò con il Corriere della Sera, La Stampa, il Corriere Padano, Lacerba. Autore di prose e di poesie, fu insigne studioso del Manzoni e commentatore dei Promessi sposi.

sabato 4 aprile 2020

Giorno di primavera


JIM HARRISON

RITORNO

Il sole scalda i listelli del granaio,
una pozzanghera di ghiaccio all’ombra dei gradini;
il bracco di mio zio
saltella
attraverso il grano d’inverno,
verde fresco verde freddo.
Il mulino, fuori uso da tempo, stride
e ruota nel vento.
Giorno di primavera, troppo rumoroso per parlare,
quando le ossa si stancano della loro carne
e vogliono qualcosa di meglio.


(da Canzone semplice, 1965)

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È il languore della prima primavera, il suo primo tepore, il protagonista di questi versi del poeta statunitense Jim Harrison, quando ci si trova ad essere parte della nuova stagione della natura e si cresce e si cambia anche noi con essa.

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GAIL DARNELL, “MULINO DI COLVIN RUN IN UN POMERIGGIO DI PRIMAVERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita è sentimentale. Perché dovrei essere freddo e duro a riguardo? Questo è il contenuto principale. La cosa più grande nella vita delle persone sono i loro amori, i loro sogni e le loro visioni.
JIM HARRISON, Conversazioni con Jim Harrison




James Harrison detto Jim (Grayling, Michigan, 11 dicembre 1937 – Patagonia, Arizona, 26 marzo 2016), poeta e scrittore statunitense. La sua poesia, influenzata dal buddhismo e dallo zen, verte principalmente sulla natura e sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda.


venerdì 3 aprile 2020

I miei poveri versi


JAKOB HARINGER

RITRATTO

Ma io non so scrivere che i miei poveri versi,
non ho l’estro per drammi e romanzi,
la vita trova spazio anche in otto righe –
e scribacchiare volumi mi sembra una follia.
Perché comprimere il dolore in atti?
La piccola felicità riesce più bella in un piccolo canto –
noi comunque dimentichiamo sempre tutto,
e quel che ieri ci esaltava, oggi appassisce;
così voglio restare un piccolo nessuno
e mai la mia anima godrà spensierata ed eccessiva:
io non so scrivere che i miei poveri versi,
essi mi vogliono eternamente estraneo, orfano.
Nessuno sa come addolori questo sanguinare
ed è bene che nessuno mi riconosca.
Nel fondo della notte brucio il mio cuore come la candela,
perché non vidi stella in terra.
Così mi piace restare un piccolo nessuno,
anche se meglio di voi conosco forse la vita.
Io non so scrivere che i miei poveri versi –
grande cuore su piccolo foglio.


(da Poesia, 356 - Febbraio 2020 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Vagabondo per posa e necessità, il poeta tedesco Jakob Haringer, nato  espressionista e tramutatosi in qualcosa a metà tra il crepuscolare e il poeta maledetto, non a caso definito da Bonaventura Tecchi “un piccolo François Villon in pantofole, un Corazzini con un giubbetto di pelle di lupo”, oscilla tra realismo e intimità, tra umiltà e sogno. Questo è il suo autoritratto in versi, la sua rivendicazione di essere poeta magari misconosciuto ma comunque capace di interpretare il mistero della vita.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Sognare è la mia preghiera, pregare è il mio sogno.
JAKOB HARINGER




Jakob Haringer, pseudonimo di Johann Franz Albert (Dresda, 16 marzo 1898 – Zurigo, 3 aprile 1948), scrittore e poeta tedesco. Arrestato nel 1920 per vari reati, viene rinchiuso in ospedale psichiatrico. Uscito, vive da vagabondo fino all’esilio in Svizzera imposto dai nazisti. Espressionista, le sue poesie vivono di malinconia e di un odio profondo contro il mondo.


giovedì 2 aprile 2020

Soli e lune


GEORGINA HERRERA

DONNA CHE GUARDA VECCHIE FOTOGRAFIE

Persino dal vimini che ti dondola
tutti i ricordi insieme
vengono rimpianti ormai morti,
felicità perdute. Sbiadisce
il giorno che vivi. Cresce
il mare nei tuoi occhi, quando
soli e lune, ruotando,
ritornano alla memoria.
Banale, sì, però che storia
saltella davanti ai tuoi occhi.


(da Sensazioni piaciute, 1996)

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Guardare un album di vecchie fotografie o meglio ancora quelle accatastate in scatole – altra poesia che va ormai perdendosi con l’avvento della tecnologia digitale, che tra l’altro per quanto sia facile è molto più effimera e passibile di oblio – come fa la poetessa cubana Georgina Herrera, è un occasione di rivedersi e rivalutarsi, di ricostruire il proprio presente assommando rimpianti e felicità nel registro della memoria.

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LA FRASE DEL GIORNO
Noi poeti / facciamo democrazia con l’intimità.
GEORGINA HERRERA, Sensazioni piaciute




Georgina Herrera (Jovellanos, 23 April 1936), scrittrice e poetessa cubana, autrice di romanzi, racconti, testi teatrali e serie televisive. Negli Anni ‘60 appartenne al gruppo El Ponte, represso dal regime castrista, che tentò di creare uno spazio per l’arte e la letteratura al di fuori del dominio ufficiale.

mercoledì 1 aprile 2020

Poesie per aprile VI


È aprile, un aprile stranissimo, nuovo, aprile al tempo del coronavirus, con tutte le paure e le angosce ma anche con la speranza di venirne fuori, così come i fiori di primavera sono usciti dalla lunga quarantena dell’inverno. Ho scelto due poesie venate da una sottile turbamento, un po’ come capita a noi in questi giorni difficili.

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FOTOGRAFIA © THE GARDENING BLOG
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PIERLUIGI CAPPELLO

APRILE, PARCO GIOCHI

D'aprile, da piccolo
gli alberi mettevano mitrie
alzavano le teste in lunghe
lunghe liturgie
e tempio era il silenzio
luminoso delle nuvole;
oggi
un mezzo aprile di tanti anni fa
per tutto questo silenzio
nessuno nasconde la testa nelle mani
seduto, metto le tempie nella chiarìa
di un cielo
che li vorrebbe amati
amati tutti, ognuno da qualcuno;
ciascuno invece scuote la sua cenere
e vedo ombre che passano vivendo
in festa come fossero vissute
orfano di tutti i moventi
la primavera è guardarne il riflesso
sulla peluria degli avambracci al sole.


(da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti, 2010)

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UMBERTO BELLINTANI

APRILE

Tu vivi il tempo di grazia dell'aprile
e tra le canne stormenti dello stagno
se un frullo appena si ode dei palmipedi,
avverti un grido imponente di stupore;
e del tuo cuore se un nonnulla desta un lagno,
il muover d'ali di quell'anatra smarrita,
un piccol sasso, un'inezia ti consola.
È dunque vano che ti dica, e ciò m'allieta,
di come il male della vita qui s'apposta;
è dunque vano che ti parli della nera
nube che incombe sopra l'anima contrita,
se per l'azzurro dei tuoi occhi sempre sosta
ritta sul palo di laggiù l'upupa rara.


(da Nella grande pianura, Mondadori,  1998)

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LA FRASE DEL GIORNO
E nuovamente aprile a fior di cielo / apre le tue mani calde e io canto / la gioia commovente e lo stupore / che versa nel sangue il tuo desiderio.
RUBÉN BONIFAZ NUÑO




CappelloPierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della moto di un amico contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.


Umberto Bellintani (Gorgo di San Benedetto Po, 10 maggio 1914 – San Benedetto Po, 7 ottobre 1999), poeta italiano. Combatté nella Seconda guerra mondiale in Grecia e Albania, finendo prigioniero dei tedeschi. Esordì nel 1953 con Forse un viso tra mille, cui seguì nel 1955 E tu che mi ascolti. Dopo un lungo periodo di silenzio pubblicò nel 1998 Nella grande pianura.


martedì 31 marzo 2020

Se si versassero risate



MISUZU KANEKO

SONO DI UN PREZIOSO ROSA

Sono di un prezioso rosa,
più piccoli, forse, di semi di papavero.
Quando cadono a terra
i grandi fiori si aprono,
come se esplodessero dei fuochi d'artificio.
Che bello, che bello sarebbe,
se si versassero risate,
come si versano lacrime.


(da Sei un’eco? La poesia perduta di Misuzu Kaneko, 2016)

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La delicatezza poetica di Misuzu Kaneko, autrice di profonda empatia, si espande come questi grandi fiori primaverili che si aprono come dei fuochi d’artificio: ne nasce un pensiero sull’allegria, sulla necessità di comprenderci in questa vita a volte chiara a volte scura, della quale tutti quanti siamo protagonisti (e in questi tempi di coronavirus lo abbiamo forse compreso meglio).

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ILLUSTRAZIONE ©  SATORI

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mondo è dentro Dio / e via dicendo / Dio è in una piccola ape.
MISUZU KANEKO, Sei un’eco?




Misuzu Kaneko nata Teru Kaneko (Nagato, 11 aprile 1903 – Senzaki, 10 marzo 1930), poetessa giapponese. Esordì come scrittrice di poesie per bambini quando era impiegata in una libreria di Shimonoseki ottenendo un grande successo. Dimenticata per anni dopo il suicidio, fu riscoperta nel 1966 dal poeta Setsuo Yazaki che curò la riedizione dei suoi testi.


lunedì 30 marzo 2020

Informo la primavera


WU ZETIAN

UNA GITA AL PARCO DI SHANGLIN

Domani mattina farò una gita al parco Shanglin,
Con urgenza informo la primavera:
I fiori devono aprire i loro petali durante la notte,
Non aspettare che soffi il vento mattutino!

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La primavera è avvisata: deve risplendere in tutta la sua magnificenza, deve allargare tutti i suoi petali, far sbocciare tutti i suoi fiori, mettere in campo tutta la sua bellezza: ad ammirarla non sarà soltanto una poetessa, Wu Zetian, ma nientemeno che l’imperatrice Wu.
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FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Voglio fare con te / ciò che la primavera fa con i ciliegi.
PABLO NERUDA, Venti poesie d’amore e una canzone disperata




Wu Zetian, conosciuta anche come Imperatrice Wu (Guangyan, 17 febbraio 624 – Luoyang, 16 dicembre 705), fu l'unica imperatrice cinese a fondare la propria dinastia, chiamata Zhou e regnò con il nome di “imperatore Shengshen” dal 690 al 705. La sua corte fu un centro di produzione letteraria e poetica e lei stessa scrisse numerose poesie.