GIOVANNI TITTA ROSA
LA DOMENICA DELLE PALME
La Domenica delle Palme s'annunziava
con una gran festa di campane.
Cominciava il campanone della parrocchia,
che suonava in tre riprese lasciando
ogni volta nell'aria un vasto ronzio bronzeo
che si sperdeva sulle case e sugli orti
Fra l'una e l'altra ripresa tintinnava ilare e gentile
la campana d'argento della chiesetta di Santa Maria.
Squillava con un suono petulante e gioioso,
in quell'asciutto mezzogiorno che intiepidiva
l'aria col primo fiato di primavera…
Ogni cosa pareva ascoltasse immota;
gli alberi e le case, nella luce,
stavano come in una vuota attesa.
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È una Domenica delle Palme della memoria quella che disegna il critico letterario e poeta in proprio Giovanni Titta Rosa: un po’ come la nostra di questo 2020, cancellata dalle restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19. E se ogni cosa pare ascoltare immobile nell’aria che finalmente si è fatta di primavera, resta questo senso dell’attesa che non è solo quella della Pasqua imminente, ma anche, per noi imprigionati dal virus nelle nostre case, quella della liberazione dall’incubo distopico che esso ha generato.
DISEGNO © FOX HOLLOW STUDIOS
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LA FRASE DEL GIORNO
il colore del passato / che ritorna ben vestito, / il color dell'infinito / e di ciò che non è stato.
MARINO MORETTI, Poesie scritte col lapis



Jakob Haringer, pseudonimo di Johann Franz Albert (Dresda, 16 marzo 1898 – Zurigo, 3 aprile 1948), scrittore e poeta tedesco. Arrestato nel 1920 per vari reati, viene rinchiuso in ospedale psichiatrico. Uscito, vive da vagabondo fino all’esilio in Svizzera imposto dai nazisti. Espressionista, le sue poesie vivono di malinconia e di un odio profondo contro il mondo.



