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sabato 8 agosto 2015

Noi che disintegriamo l’atomo

 

MALGORZATA HILLAR

NOI DELLA SECONDA METÀ DEL XX SECOLO

Noi della seconda metà del XX secolo
che disintegriamo l’atomo
che conquistiamo la luna
ci vergogniamo
dei teneri gesti
degli sguardi amorevoli
dei caldi sorrisi

Quando soffriamo
storciamo noncuranti la bocca

Quando arriva l’amore
alziamo sprezzanti le spalle

Forti cinici
con gli occhi ironicamente socchiusi

Soltanto a tarda notte
con le tende ermeticamente tirate
ci mordiamo le labbra dal dolore
moriamo d’amore

(da 20 Poesie, CFR, 2014 - Traduzione di Paolo Statuti)

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Noi della seconda metà del XX secolo, dice la poetessa polacca Malgorzata Hillar, abbiamo visto meraviglie del progresso addirittura inconcepibili: la fissione dell’atomo, l’uomo sulla luna, i viaggi intercontinentali. Eppure a questo abbiamo dovuto sacrificare qualcosa: ci siamo dovuti sottoporre all’alienazione, abbiamo barattato la nostra umanità, ben sapendo nel segreto dei nostri cuori che invece l’unica vera guida, l’unica salvezza, è l’amore.

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Summer interior

EDWARD HOPPER, “SUMMER INTERIOR”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore / è l’attesa / del crepuscolo del cielo / del verde dell’erba / di una carezza delle ciglia.
MALGORZATA HILLAR




Małgorzata Hillar, nata Janina Krystyna Helena Hillar (Piesienica, 19 agosto 1926 - Varsavia, 30 maggio 1995),  poetessa polacca.  Si descriveva come una femminista, scrivendo sotto la forte influenza di un'infanzia difficile con una madre opprimente.


venerdì 7 agosto 2015

Tante lettere imprecise

 

ALDA MERINI

OGNI POETA

Ogni poeta
laverà nella notte
il suo pensiero
ne farà tante lettere
imprecise
che spedirà all'amato
senza un nome.

(da Clinica dell’abbandono, Einaudi, 2004)

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È davvero bellissima, affascinante nella sua semplicità, questa visione del poeta e della poesia uscita dall’ispirazione di Alda Merini: una pura illuminazione da offrire a chi si ama, un indescrivibile e indefinito dono di sé elaborato nel corso della notte, quando splendono le stelle e il silenzio avvolge il mondo.

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Alda-Merini

FOTOGRAFIA © GIULIANO GRITTINI

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta non è mai solo. È sempre accompagnato dalla meraviglia del suo pensiero.
ALDA MERINI




Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 - 1º novembre 2009),  poetessa, aforista e scrittrice italiana. Vide pubblicate le prime poesie a diciannove anni. L’amore agitato con Giorgio Manganelli riportò alla luce i disagi psichici: dal 1965 al 1972 fu internata in ospedale psichiatrico. Dimessa, visse nella sua casa sui Navigli, spesso in stato di emarginazione, circondandosi di artisti.


giovedì 6 agosto 2015

Fermatevi e considerate

 

PRIMO LEVI

LA BAMBINA DI POMPEI

Poiché l’angoscia di ciascuno è la nostra
ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
che ti sei stretta convulsamente a tua madre
quasi volessi ripenetrare in lei
quando al meriggio il cielo si è fatto nero.

Invano, perché l’aria volta in veleno
è filtrata a cercarti per le finestre serrate
della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
lieta già del tuo canto e del tuo timido riso.

Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
a incarcerare per sempre codeste membra gentili.

Così tu rimani fra noi, contorto calco di gesso,
agonia senza fine, terribile testimonianza
di quanto importi agli dei l’orgoglioso nostro seme.

Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
della fanciulla d’Olanda murata fra quattro mura
che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
la sua cenere muta è stata dispersa dal vento,
la sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.

Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli.

Vittima sacrificata sull’altare della paura.

Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
tristi custodi segreti del tuono definitivo,
ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.

Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

20 novembre 1978

(da Ad ora incerta, Garzanti, 1984)

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Sono trascorsi settant’anni dallo scoppio della bomba atomica di Hiroshima con la quale gli Stati Uniti piegarono definitivamente la resistenza giapponese ponendo fine alla Seconda guerra mondiale. Era il 6 agosto 1945. Tre giorni dopo una seconda bomba distrusse la città di Nagasaki. I morti furono 246.000. Un orrore che pose il mondo nella consapevolezza che in breve tempo avrebbe potuto autodistruggersi: i terribili effetti di quell’ordigno – “un pugno di cenere” scriveva in una sua poesia Nazim Hikmet “poi il vento ha disperso anche la cenere” – fanno riflettere Primo Levi (1919-1987), sopravvissuto all’orrore ancora più grande dei campi di sterminio (il riferimento alla ragazza d’Olanda, ovvero ad Anna Frank, è un parallelo alla vicenda della scolara di Hiroshima): quel “fermatevi e considerate” è lo stesso monito all’uomo dopo i lager: “Meditate che questo è stato”.

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Nagasaki

EFFETTI DELL’ATOMICA A NAGASAKI – FOTOGRAFIA © SHOGO TAKAHATA

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli uomini sono così: inventano la bomba atomica, uccidono con essa centinaia di migliaia di creature, e poi vanno sulla Luna. Né angeli né bestie ma angeli e bestie.
ORIANA FALLACI, Quel giorno sulla Luna




Primo Michele Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987), scrittore, partigiano e chimico italiano, autore di racconti, memorie, poesie e romanzi. Arrestato dalla milizia fascista il 13 dicembre 1943, fu rinchiuso nel campo di Fossoli e poi ad Auschwitz. Raccontò la terribile esperienza in Se questo è un uomoLa tregua e I sommersi e i salvati.


mercoledì 5 agosto 2015

La Madonna della Neve

 

ATTILIO BERTOLUCCI

da FOGLI DI UN DIARIO DELLE VACANZE

Casarola, 5 agosto

La Madonna della Neve quassù
segna lo spartiacque dell’estate,
alle spalle è un tempo d’erbe e fiori,
in vista stanno fieno grano e orzo,
patate e mele e infine quelle dolci
castagne che per mille anni nutrirono
la gente in questa valle solitaria.
Frutto completo, matura con lenta
pazienza tutto chiuso nel suo riccio
ai soli agostani e settembrini
temprati dalle fresche arie correnti,
si coglie nella pioggia fina, grigio
sipario che aprirà  l’inverno. Ascolta,
c’è tempo a quelle lunghe nevi, d’altra
neve la timida leggenda
in un ballo di campane rustiche
rompere l’atmosfera nubilosa.
Una mattina come questa cadde
a infarinare il mondo, meraviglia
incredibile, una neve santa
lasciando allo scoperto, d’erba lucida,
le linee rette e curve che compongono
la pianta della nostra chiesa. No,
che su di un altro monte, ben lontano
dall’Appenino che ci accoglie, il fatto
si vuole avvenuto. Ma la rondine
che stride alta e non neve ma sereno
annuncia, e sfiora nubi d’arenaria,
ci ricorda che ovunque voli, prossima
la sua signora posa il piede lieve
e fiorisce la terra di miracoli.

 

più tardi, tre pomeridiane

Come allegro l’organo rintrona
in accordo alle voci delle donne,
poche ancora, le poche zitelle
del paese, le altre stanno svelte
intorno ai figli nelle cucine
nere, ad annodarsi fazzoletti
lenti sull’onda dei capelli, ultimo
atto dell’eccitato prepararsi,
già per la strada ripida di sassi,
entrate nella dolce onda crescente
d’organo voci fiori incenso e raggi
di un sole che nessuno più sperava,
e ora scotta, uscito dalle nuvole,
sulle nuche degli uomini attardati
fra i pilastri del portico, vecchissima
licenza che addolora il nuovo diacono.
È il Vespro, istituzione piacevole
che aduna gente in riposo,
non più digiuna, a cantare seduta
su banchi che il trascorrere dell’ora
accende di dorata beatitudine.
Io spettatore-attore in questa festa
che procede fra suoni e canti e fumi
in mite ebrietà, penso alla rondine
nell’incerto mattino messaggera
d’una sera stupenda e quieto medito
sulla famiglia che mi sta impaziente
al fianco, contro l’intonaco azzurro,
colore che figura il paradiso.

(da Viaggio d’inverno, 1971)

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La vita per Attilio Bertolucci è la “paziente / storia dei giorni che un mite / calore accende, d’affetti e di memorie”. Il 5 agosto la liturgia cattolica celebra la Madonna della Neve, a ricordo del miracolo romano del 352: secondo la tradizione, la Vergine apparve in sogno al patrizio Giovanni e a papa Liberio indicando loro il luogo dove avrebbero dovuto edificare una chiesa – sarebbe stato miracolosamente coperto di neve in pieno agosto. I due trovarono imbiancato un tratto del colle Esquilino dove, a spese del patrizio, eressero la Basilica di Santa Maria della Neve – sul sito dove ora sorge Santa Maria Maggiore. Svariati sono in giro per l’Italia i santuari e le chiesine dedicate alla Madonna della Neve: anche questa di Casarola, che il poeta include nel suo riposo estivo, “spettatore-attore” con la sua famiglia nel fresco della chiesa sperduta sulle pendici dell’Appennino parmense.

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Bnb

FOTOGRAFIA © ECO BNB

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LA FRASE DEL GIORNO
Lasciate che m’incammini per la strada in salita / e al primo batticuore mi volga, già da stanchezza e gioia esaltato ed oppresso, / a guardare le valli azzurre per la lontananza, / azzurre le valli e gli anni / che spazio e tempo distanziano.
ATTILIO BERTOLUCCI, La capanna indiana




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


martedì 4 agosto 2015

Resta nelle buste

 

RICHARD PIETRAß

LE FOTO CHE TI MOSTRANO

Punture nel cuore. Sorridere
Nell’occhio eterno, dolore siamese.
Dalla dolcezza del goduto all’aceto
Del mai più. Resta
Nelle buste, visioni
Pesanti quintali.

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LE VIE CHE PERCORREMMO

Restano vie animate. Così
Come se cuore in pena
Muovessi all’aperto per incontrarti
Ancora su sentieri contorti.
Neanche oggi verrai –
E compio tradimento.

(da Vorhimmel, 2003 - Traduzione di Davide Racca)

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Dolore e memoria, amore e ricordo si fondono nelle poesie di Vorhimmel (Anticamera del cielo), in cui il poeta tedesco Richard Pietraß si trova a fronteggiare l’assenza della moglie Erika, morta dopo una lunga malattia: le fotografie sono “punture nel cuore”, sono  “visioni pesanti quintali”, i ricordi pendono vani come bandiere senza vento.

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FOTOGRAFIA © MATCHBOOK MAG

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LA FRASE DEL GIORNO
Ricordare: dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore.
EDUARDO GALEANO




Richard Pietraß (Lichtenstein, Sassonia, 11 giugno 1946),  poeta, traduttore ed editore tedesco.  Ha pubblicato numerosi volumi di poesia e prosa. Nel 1974 appare per la prima volta come autore con l' album di poesie 82 . Lavora anche come traduttore di Seamus Heaney e Boris Pasternak.


lunedì 3 agosto 2015

Dall’altro lato della notte

 

ALEJANDRA PIZARNIK

POESIA PER EMILY DICKINSON

Dall’altro lato della notte
l’attende il suo nome,
la sua ansia surrettizia di vivere,
dall’altro lato della notte!

Qualcosa piange nell'aria,
i suoni disegnano l'alba.

Lei pensa all’eternità.

(da La figlia dell'insonnia, Crocetti, 2015 - Traduzione di Claudio Cinti)

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L’omaggio di una poetessa a un’altra: la tormentata argentina Alejandra Pizarnik, che si uccise inghiottendo una dose eccessiva di Seconal, trova qualcosa di sé nella ossessionata americana Emily Dickinson (1830-1886), che visse senza uscire mai di casa gran parte della sua vita. Una ventina d’anni fa ricordo di avere acquistato un volumetto di Stampa Alternativa – quei fascicoli che venivano venduti a mille lire – con le poesie della Dickinson: l’antologista l’aveva intitolato “Dietro la porta”. Ecco, dall’altro lato della porta, dall’altra parte della notte si aprono la vita e la morte, il mondo: “Ho celato me stessa nel mio fiore. Quando dentro il tuo vaso appassirà, inattesa tu, forse, sentirai quasi una solitudine, per me”.

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Arsenault
ISABELLE ARSENAULT, “EMILY DICKINSON”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Come se il mare separandosi / svelasse un altro mare (…) / questo è l’eternità.
EMILY DICKINSON, Poesie




Alejandra Pizarnik (Avellaneda, 29 aprile 1936 – Buenos Aires, 25 settembre 1972),  poetessa e traduttrice argentina. La sua poesia è la risposta alle ansie e alle crisi depressive che la portarono a uccidersi ingerendo 50 pastiglie di Seconal: pura indagine, continua domanda sull’esistenza, sulla colpa e sull’eterno soffrire.​


domenica 2 agosto 2015

L’infanzia che perdemmo

 

MARIO GORI

LA SERA

Una radio che strepita e la sera
che si addensa sui tetti. Quando muore
il giorno, si rifugia nel ricordo
il disperato sogno che non vive.
Non abbiamo altra gloria, troveremo
sempre vuota la sera e ancora il vento
parla di lontananze. Quel bambino
che scuote una bandiera colorata
di crocicchio in crocicchio non sa nulla
di quello che noi siamo. Era così
l’infanzia che perdemmo, era così
quella nostra bandiera dei crocicchi.
La memoria risale e trovo inquiete
stagioni con il sangue dei vent’anni
aperti all'avventura. Chi pensava
che cresceva già allora in un sorriso
l’ombra atroce del tempo che ci chiude.

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È un peccato che vi siano poeti semisconosciuti come Mario Gori, siciliano di Niscemi. Meriterebbero maggiore visibilità, ma i loro versi rimangono inghiottiti in vecchie antologie, qualche volta riaffiorano qua e là come relitti nel mare della Rete, come questi, reperiti attraverso un sito spagnolo: riecheggiano le voci di Gozzano e Pavese in quel risaltare del fascino dell’infanzia, della sorprendente magia del ricordo che fa rivivere illusioni che il tempo inesorabile ha cancellato.

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BARBARA WALSH, “BEACH BOY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Poi, da un giorno all'altro ti ritrovi a cinquant'anni, e l'infanzia o quel che ne resta è in una piccola scatola, che è pure arrugginita.
GUILLAUME LAURANT, Il favoloso mondo di Amélie, sceneggiatura




Mario Gori, pseudonimo di Mario Antonino Di Pasquale (Niscemi, 16 settembre 1926 – Catania, 5 dicembre 1970),poeta, scrittore e autore di novelle italiano. Poeta molto apprezzato dalla critica, è stato il fondatore e direttore delle riviste letterarie La Soffitta, Il Banditore Sud e Sciara