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domenica 7 giugno 2020

Momenti di grazia



DAVID MARIA TUROLDO

TEMPI PAGATI

Per me solamente avari
momenti di grazia: e cosi
sospirassi con dolore
ancora più grande!

Come ricordo, Signore,
questi tempi rari!
Misurati tempi
pagati
ad usura.


(da Nel segno del Tau, Scheiwiller, 1988)

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“I nostri dolori sono secoli, i nostri piaceri sono lampi” scrisse lo storico francese Pierre-Édouard Lémontey riecheggiando il “Plaisir d'amour ne dure qu'un moment, Chagrin d'amour dure toute la vie” di Claris de Florian. Il poeta e sacerdote David Maria Turoldo coniuga questo concetto a suo modo, in una dimensione spirituale. Anche noi che più terra terra viviamo nel mondo conosciamo però quel prezzo ad usura che ci tocca pagare.

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FOTOGRAFIA © LYNN BAUER
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LA FRASE DEL GIORNO
Crescendo travalichiamo le nostre vecchie gioie per andare incontro a quelle future, appese così in alto che non le raggiungeremo mai.
JOSEPH ROTH, Il secondo amore




David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore e poeta italiano, membro dell'Ordine dei servi di Maria. Fu sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso della Chiesa, di ispirazione conciliare.

sabato 6 giugno 2020

Un rametto di mirto


ARCHILOCO

CON UNA FRONDA DI MIRTO

ἔχουσα θαλλὸν μυρσίνης ἐτέρπετο
ῥοδέης τε καλὸν ἄνθος…
                            …ἡ δέ οἱ κόμη
ὤμους κατεσκίαζε καὶ μετάφρενα.



Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle.


(Traduzione di Salvatore Quasimodo)



Aveva un ramo di mirto e gioiva
e un fiore bello di rosa.
                                    La chioma
copriva d’ombra gli omeri, le spalle.


(Traduzione di Filippo Maria Pontani)



Giocherellava, tenendo fra le dita
un rametto di mirto e un bocciolo di rosa…
             …sciolti portava i capelli;
alle spalle e alla schiena facevano ombra.


(Traduzione di Francesco Della Corte)

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La ragazza di questi due frammenti in giambi del poeta greco Archiloco, riuniti in un singolo componimento dal filologo Theodor Bergk, è un’etera, ovvero quella particolare figura che nel mondo ellenico rappresentava una donna di compagnia, una cortigiana: simile a una moderna e raffinata escort, offriva non solo prestazioni sessuali ma anche un intrattenimento culturalmente elevato. Il mirto e la rosa che la contraddistinguono sono infatti elementi cari alla dea Afrodite e quindi legati ad una sfera meramente erotica. Ne esce un ritratto molto moderno, assolutamente differente dalla stilizzazione della donna arcaica.

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ACQUARELLO DI STEVE HANKS

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LA FRASE DEL GIORNO
Tale brama d’amore / che nel mio cuore s’è insinuata / versò sui miei occhi densa nebbia / rubando dal petto l’anima fragile.
ARCHILOCO




Archiloco (Paro, 680 a.C. circa – 645 a.C. circa), poeta greco, è considerato il primo grande lirico. Si guadagnò da vivere facendo il mercenario e la leggenda narra che morì in combattimento nella guerra contro Nasso. È celebre per il suo uso versatile e innovativo della metrica ed è il primo autore a usare il tema delle proprie emozioni ed esperienze.


venerdì 5 giugno 2020

Nonostante io non sia la luna


ELI HIRSCH

UN INSETTO SPAZIALE

La terrà continuerà a girare sul suo asse
anche in assenza di poesia.
Sorprendente, vero?
Non le serve per vagare per l’etere.

La luna è un’altra storia
molto più antica
e quello che ci dice risulta affascinante.
Sconvolgente, persino.

Perché cosa – se non la poesia -
mi domando,
cosa, se non è questa follia
che mi lacera dentro

nonostante io non sia la luna
(questo, almeno, lo capisco),
e nemmeno una scheggia lunare
ma piuttosto un insetto spaziale.


(da I giardini pensili di Tel Aviv, 2012)

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Il poeta e critico letterario israeliano Eli Hirsch si domanda che cosa sia la poesia: non appartiene alla terra, dice, essa non ne ha bisogno ed è comunque qualcosa che la trascende, qualcosa che va oltre, è un sentire estraneo che proviene dalla notte dei tempi, una necessità spirituale che eleva l’uomo.

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IMMAGINE DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è essere, non fare.
EDWARD ESTLIN CUMMINGS




Eli Hirsch (Petaj Tikva, 1962), poeta, traduttore e critico letterario israeliano. Esordì nel 1979 pubblicando sulla rivista Simán Kryiá, per la quale fua anche critico letterario, così come per i quotidiani Maariv e Yediot Ahronot. Hirsch insegna Scrittura creativa all’Università di Tel Aviv.


giovedì 4 giugno 2020

Un sole così insanguinato


JAROSLAV SEIFERT

HO VEDUTO SOLO UNA VOLTA

Ho veduto solo una volta
un sole così insanguinato.
E poi mai più.
Scendeva funesto sull’orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta dell’inferno.
Ho domandato alla spècola
e ora so il perché.

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare velocemente
quell’inferno.


(da La colata delle campane, 1967 - Traduzione di Sergio Corduas)

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Un tramonto spettacolare con un sole immenso e rosso che scivola dall’altra parte dell’orizzonte: questa meraviglia, veduta una sola volta, offre l’appiglio al Premio Nobel ceco Jaroslav Seifert per una meditazione sulla drammaticità del vivere accostabile alla “teologia negativa” di Montale – il poeta praghese è nella terza fase della sua poetica, quella più colloquiale e prosastica, resa più libera dall’avanzare dell’età e della fama e si avventura in questa disquisizione sulla vita e sulla morte, sull’inferno e sul paradiso.

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FOTOGRAFIA © HOANTUBE2014
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LA FRASE DEL GIORNO
Ma i poeti? / Sono ossessionati dal desiderio / d’essere uditi anche loro in quel fracasso.
JAROSLAV SEIFERT, La colata delle campane




Jaroslav Seifert (Praga, 23 settembre 1901 – 10 gennaio 1986), poeta e giornalista ceco. Nel 1984 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, “per la sua opera poetica che, dotata di grande freschezza, di sensualità e di una ricca immaginazione, fornisce un’immagine liberatoria dello spirito indomabile e della versatilità umana”.

mercoledì 3 giugno 2020

Monk al Five Spot


CHARLES SIMIĆ

CREPUSCOLO CON NELLIE

Monk al Five Spot
una sera, tardi.
"Ruby My Dear", "Epistrophy".
Il posto quasi deserto
a causa di un’ondata di gelo.
Un bel travestito di colore
da solo in prima fila
beveva il suo drink con dissimulata civetteria.
La musica pitagorica
una nota alla volta
collegava le sfere celesti
mentre mi appoggiavo al bancone
studiando il locale
attraverso il fumo di una sigaretta.
All’improvviso la chiara sensazione
di un evento memorabile…
La gioia, la deliziosa malinconia…
Quest’uomo così bizzarro si inclinò sul pianoforte
scuotendo la testa canticchiando
"Misterioso".
Infine tutto terminò. Grazie!
Le sedie erano impilate sui tavolini
con le gambe rovesciate.
Il rischio di congelarsi fuori
induceva a procrastinare.
Chi ha detto che i nordamericani non hanno storia,
ma solo una nostalgia infinita?
E dove diavolo era Nellie?


(da Il libro degli dei e dei diavoli, 1990)

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Crepuscule with Nellie è una delle più note composizioni del jazzista Thelonious Monk, eccentrico autore caratterizzato dalla stranezza comportamentale e da un forte egocentrismo appaiati al genio innovatore della sua musica, capace di aprire una nuova stagione nel jazz: il poeta serbo naturalizzato statunitense Charles Simić traccia il ricordo di una sera in cui lo ha sentito suonare in un club semideserto, trasformatasi in notte in cui desiderava prolungare la magia di quella musica.

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RICHARD DAY, "THELONIOUS MONK"

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutti i musicisti inconsciamente sono matematici
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THELONIOUS MONK, Down Beat, 28 ottobre 1971




Charles Simić, vero nome Dušan Simić (Belgrado, 9 maggio 1938), poeta statunitense di origine serba. Iniziò la propria carriera nella prima metà degli anni settanta con uno stile letterario minimalista, nel tempo divenuto sempre più riconoscibile. Scrive di diversi argomenti, dal jazz all'arte alla filosofia. Nel 1990 è stato insignito del Premio Pulitzer per la poesia per l'opera The World Doesn't End.


martedì 2 giugno 2020

Di che reggimento siete?


GIUSEPPE UNGARETTI

FRATELLI

Di che reggimento siete
fratelli?

Fratello
parola tremante
nella notte
come una fogliolina
appena nata

Fratelli
saluto
accorato
nell’aria spasimante
implorazione sussurrata
di soccorso
all’uomo presente alla sua fragilità


Mariano, il 15 luglio 1916


(da Il porto sepolto, 1916)



Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata

Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli


(da L’Allegria, 1943)

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È nelle situazioni di particolare precarietà – la guerra con lo scatenarsi della violenza e la prossimità continua con la morte nel caso di questa poesia di Giuseppe Ungaretti, presentata qui in due delle sue versioni – che sorge come per istinto la scoperta della fraternità, di un doloroso legame con gli altri, un riconoscersi nella stessa umanità. Fraternità che spicca maggiormente nella seconda versione, quella definitiva, asciugata dagli aggettivi che ne diluivano troppo il senso e resa più forte con lo spostamento della parola “fratelli” alla fine così da creare una circolarità.

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma il tuo popolo  è portato / dalla stessa terra / che mi porta / Italia.
GIUSEPPE UNGARETTI, L’Allegria




Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.


lunedì 1 giugno 2020

Poesie per giugno VI


Giugno è il mese della luce: le serate con la complicità del solstizio d’estate sembrano non finire mai, il crepuscolo si spegne lentamente fin quasi alle dieci. Quella luce ritrovata cantano il poeta statunitense Richard WIlbur, che la associa al dono - una pera “Bella di giugno” – ricevuto dall’amata, e il poeta gallese WIlliam Henry Davies, abbagliato dal suo splendore in un campo di ranuncoli.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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RICHARD WILBUR

LUCE DI GIUGNO

La tua voce, nel chiaro mondo dei giorni di giugno,
mi ha chiamato da fuori la finestra. Stavi lì,
leggera ma composta, come nel giusto sguardo,
fisso e lieve, dell’estate incontestata tutte
le cose elevano le loro sembianze nell’aria intatta.

Il tuo amore pareva allora semplice e intero
come la pera appena colta che mi hai lanciato e il tuo viso
nitido come i puntini e le macchie sulla pelle della pera,
che son sempre promessa di buon vino, accanto a un fuoco
screziato, dalle forme più fatali di qualsiasi grazia umana.

E il tuo dono allegro – oh quando l’ho visto cadermi
tra le mani, attraverso tutta quella luce ingenua,
mi è sembrato benedetto dalla verità e da una gioia nuova
come dev’esser stato il primo, più grande, dono.


(da I bellissimi cambiamenti, 1947 - Traduzione di Paola Loreto)

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WILLIAM HENRY DAVIES

TUTTO A GIUGNO

La settimana scorsa c’era il fuoco
a scaldarmi i piedi, le mani e il viso;
venti freddi che mai mi ebbero amico,
si insinuavano dentro ogni luogo.

Oggi i campi sono pieni di erba,
e i ranuncoli crescono a migliaia;
mostrerò al mondo dove sono stato,
con la polvere d’oro sulle scarpe.

Fino al mio giardino io vado e ritorno,
dove i bombi siedono per ore e ore
sui morbidi, grassi, vellutati sederi,
per sgattaiolare da concavi fiori.


(da Tutte le poesie di W.H Davies, 1962)

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu m’hai amata, / io ti ho amato – / amore: polvere che volteggia su di noi / nel chiarore del giugno, quando verdi colline e cielo alto / ci offrono / quello che noi non cogliamo.
ERIKA BURKHART, Movimento lento




Richard Purdy Wilbur (New York, 1° marzo 1921 – Belmont, Massachusetts, 14 ottobre 2017) poeta e traduttore statunitense: ha caratterizzato le sue opere, scritte in forma tradizionale, con signorile eleganza e arguzia. Ha vinto il Premio Pulitzer per la poesia nel 1957 e nel 1989.


William Henry Davies o W. H. Davies (Newport, 3 luglio 1871 – Nailsworth, 26 settembre 1940), poeta e scrittore gallese. Trascorse gran parte della sua vita da vagabondo nel Regno Unito e negli Stati Uniti. I suoi temi principali sono le difficoltà della vita, il rapporto tra condizione umana e natura e le sue avventure da girovago.