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martedì 7 gennaio 2020

Il tempo bruciato


CLARIBEL ALEGRÍA

ASSENZA

Ciao
ho detto guardando la tua fotografia
e si è gelato il saluto
sulle mie labbra.
Un’altra volta la pugnalata,
sapere che è inutile;
il tempo bruciato
della tua assenza.

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Il doloroso fardello dell’assenza della persona amata è spesso presente nei versi della poetessa nicaraguense Claribel Alegría. È un ricordo continuo che come un filo lega il gelo del sorriso e il deserto arido del tempo trascorso senza di essa.

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EDVARD MUNCH, "DONNA SOLA"
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LA FRASE DEL GIORNO
Il bacio di ieri / ha aperto la porta / e tutti i ricordi / che ho creduto fantasmi / caparbi si sono alzati / /a mordermi.
CLARIBEL ALEGRÍA, E questo poemario




Claribel Isabel Alegría Vides (Estelí, 12 maggio 1924 – Managua, 25 gennaio 2018), poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense considerata con la connazionale Gioconda Belli la maggiore esponente della Letteratura del Centro America.

lunedì 6 gennaio 2020

Befana con lo scialle di lana


SANDRO BAGANZANI

ALLA BEFANA

Befana sicuro con lo scialle di lana
e la cuffia
a cavallo di un raggio di luna
arrivi dalla Mecca
arrivi forse da più distante,
dal paese dove le piante
sono cariche sempre di verzura
dentro i giocondi orti,
per portare i tuoi doni
ai fanciulli più buoni.
A me, cosa mi porti?
Giocattoli strani, dorate delizie,
datteri, dolci è il tuo carico.
Per i camini versi
le ceste ricolme,
ricolmi le calze
sospese sul davanzale.
Hai le ale per volare dove vuoi.
Ma se puoi
fammi ancora camminare
in letizia tranquilla
lungo le campestri vie,
ch'io mi commuova, se squilla
un richiamo di avemarie:
ch'io pieghi i ginocchi davanti
il dolcissimo riso
di Colei che non mente.
Ch'io ami le viole selvatiche
la tristezza dei tramonti,
l'odore paesano
delle corti sui miei monti.
E così,
fortemente amando
invecchiare fammi,
ma accanto ch'io senta
all'unisono il cuore palpitare
di colei che è eternamente giovine.

Befana,
che arrivi dalla Mecca
arrivi forse da più distante,
sai bene come si chiama
la mia «Non conosciuta amante»!


(da Senzanome, Mondadori, 1924)

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Un inno alla Befana, che in effetti era l’unica a portare i doni prima dell’avvento commerciale di Babbo Natale/Santa Claus. Lo eleva il poeta veronese Sandro Baganzani:  con toni che ricordano i versi del Pascoli, chiede di riprovare quelle emozioni che sentiva bambino il giorno dell’epifania, con nostalgia.

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FOTOGRAFIA © TMNEWS

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LA FRASE DEL GIORNO
D'ora innanzi in ogni vecchia essi ravviseranno una Befana incognita: e nella bisaccia piena di tozzi e di stracci immagineranno tesori.
NICOLA MOSCARDELLI, Le grazie della terra




Sandro Baganzani (Verona, 8 febbraio 1889 – 28 gennaio 1950). Poeta italiano, appartenne al gruppo dei "poeti di Verona e di Ferrara". La sua poesia, di intonazione fra pascoliana e crepuscolare, ha accenti felici quando svolge i suoi temi d'amore e di morte in un ambito di idillio paesano.


domenica 5 gennaio 2020

Centenario di Ernesto Ragazzoni


Cento anni fa moriva il bizzarro poeta Ernesto Ragazzoni. Era nato a Orta San Giulio l’8 gennaio 1870. Autodidatta appassionato di letteratura inglese e americana fu studioso e traduttore soprattutto di Edgar Allan Poe. I suoi primi versi risentivano della moda del momento (Carducci, Pascoli, i romantici, la Scapigliatura), ma in seguito il gusto della boutade e la vena satirica e beffarda intrisero le sue liriche, spesso giocate sul gioco di parole, sulla rima facile, sulla musicalità.

Arrigo Cajumi lo ritrasse così: "Sminuzzò, disperse, sparpagliò il suo ingegno in chiacchiere, strofette, articoli, sognando sempre l'opera d'arte compiuta con calma, meditata a lungo, limata con severità. La vita giornalistica, la naturale indolenza e soprattutto il suo spirito incontentabile ed esigente gli vietarono di tentare il gran passo".  La vita sregolata non gli impedì di scrivere per il Fanfulla e La Stampa e di tenere conferenze. Nel 1900 divenne direttore della Gazzetta di Novara per esserne licenziato quasi subito, dopo la pubblicazione di un testo mordace e satirico sulla buona società locale. Corrispondente per La Stampa da Parigi e poi da Londra, approfondì lo studio della poesia francese e inglese. Allo scoppio della guerra divenne corrispondente dai campi di battaglia. Morì di cirrosi epatica il 5 gennaio 1920 nella sua casa di Torino e volle come sua ultima volontà che i partecipanti al suo funerale mangiassero insieme all’osteria.

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NUVOLE

Queste che, come gigli — sull’acqua la brezza trascina,
laggiù, di china in china, — quasi a remoti esigli
nubi, non forse un poco — son terra dell’anima tua,
che il sole colla sua — rapì, malìa di fuoco?
Diffusa Ella per mille — torrenti nei gorghi del mare,
dentro le conche chiare — dei laghi, e nelle stille
delle rugiade, o arcana — sopita negli antri, languìa
Ella di nostalgia — come un’anima umana.
Per i profondi cieli, — gli ignoti orizzonti, gli elisi —
tutto quanto ha sorrisi — e tutto quanto ha veli...
E si lasciò rapire — da un raggio, s’appese ad un lembo
di brezza errante, e in grembo — le si disciolse in spire.

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ROSE SFOGLIATE

Dal parco mi sento
venire a folate
un balsamo lento
di rose sfogliate,

un balsamo lento
perché già l’estate
declina, ed il vento
le rose ha sfogliate.

Ed ecco, a sembianza
d’un fiato di rose
sfogliate in distanza
mi giunge da ascose

memorie, fragranza
d’assai vecchie cose
siccome di rose
sfogliate in distanza.


(da Poesie, Chiantore, 1927)

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita è una prigione in che l’anima hai chiusa, / uomo, ed invano brancoli cercando alle pareti.
ERNESTO RAGAZZONI, Poesie




Ernesto Ragazzoni (Orta San Giulio, 8 gennaio 1870 – Torino, 5 gennaio 1920), poeta e giornalista italiano. Studioso di Edgar Allan Poe, scrisse poesie spesso intrise da una vena satirica e beffarda, votate spesso alla rima facile e al gioco di parole, al puro gusto della boutade.


sabato 4 gennaio 2020

Controluce d’inverno


JOAN MARGARIT

CALLIGRAFIA


Ha appoggiato la fronte sul vetro
freddo, appannato, controluce d’inverno.
Scrive il nome di lei, attraverso
i segni che traccia con il dito,
l’ha vista in un luogo solitario
con il mare e gli scogli nella notte.
Sullo sfondo, le stelle: all’improvviso, i gabbiani
si alzano in volo come una fiammata
al passare di una feluca. Si è sbagliato:
dietro la finestra c’è una strada
che l’alba fa più triste, senza anima viva,
con auto parcheggiate.
Dietro i segni comincia ad albeggiare:
il sole che nasce cancellerà quel nome
nella brina rosata del vetro.


(da Età rossa, 1990)

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L’effimero nome scritto su un vetro appannato. Dietro quella nebbia che nasconde ogni cosa al di là della finestra potrebbe esserci di tutto, dice il poeta catalano Joan Margarit, anche lei in una notte di mare con le stelle, la luce della fantasia e dell’immaginazione. Almeno finché non irromperà la realtà con il suo bagliore accecante.

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FOTOGRAFIA © FREEPIK

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LA FRASE DEL GIORNO
Rincorrerai di nuovo lo splendore / che cerchi dentro di te, come il lampo / che mostra fugacemente, / fino al lontano orizzonte, la realtà.
JOAN MARGARIT




Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938) è un poeta, architetto ed ex professore catalano. Si definisce poeta bilingue catalano/castigliano, disdegna le correnti poetiche e considera il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


venerdì 3 gennaio 2020

Lampo istantaneo


RAÚL GÓMEZ JATTIN

ACCECATO DAL DESIDERIO

Lampo istantaneo
la tua apparizione
Ti affacci all’improvviso
in una vertigine di fuoco e musica
dove scompari

Abbagli i miei occhi
e resti nell’aria

(da Poesia 1980-1989, 1995)

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“Basta una sola volta vedere la bellezza; / che una volta veduta eternamente  accende, / ed impressa nell'anima eternamente dura”: l’aveva detto più di tre secoli prima Francisco de Quevedo, lo ribadisce il poeta colombiano Raúl Gómez Jattin, abbagliato da una figura apparsa e scomparsa all’improvviso in un vortice di musica e fumo.

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DIPINTO DI FABIAN PÉREZ
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LA FRASE DEL GIORNO
La bellezza deve essere giudicata non per le proporzioni matematiche del corpo e del viso, ma per l'effetto che produce.
ALPHONSE KARR, Aforismi sulle donne, sull’uomo e sull’amore





Raúl del Cristi Gómez Jattin (Cartagena, 31 maggio 1945 – 22 maggio 1997), poeta colombiano. Manifestò episodi psicotici e di schizofrenia che lo portarono per anni a vivere in strada fino al fatale incidente in cui perse la vita investito da un autobus.

giovedì 2 gennaio 2020

Poesie per gennaio VI


Due inverni all’aperto, due brevi giorni che si sciolgono in notti dove risplende la luna di gennaio: il poeta italiano Giovanni Titta Rosa va a caccia di stelle nel gelo tra bucaneve e campane; il poeta statunitense Charles Wright sotto i rami degli alberi medita sulla vita.
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FOTOGRAFIA © TOPWALLPAPERS
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GIOVANNI TITTA ROSA

AMICO INVERNO


Amico inverno, l'esile bucaneve e il calicanto stupito
ti rallegrano i giorni nitidi, le sere crude e belle;
ma tu non hai fretta e gusti il tempo: i brevi soli, le notti infinite
che s'aprono sulla terra pavesata di stelle.
Favoloso inverno, son esse, le stelle che s'alzano a corone sui monti,
con cui t'accompagni e ragioni fino all'alba lontana;
e attendi che, fioco, tra 'l lento arrivar della luce,
sull'impoverita natura
risusciti il giorno scialbo un tocco di campana.
Rabeschi di geli, nevi abbaglianti, tese braccia
di querci sui colli s'addolciscono al sole che lotta col rovaio;
ma cade la notte rapida, fra lividi guizzi di luce dal cielo,
e appare sul monte brullo la luna di gennaio.

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CHARLES WRIGHT

SOTTO I NOVE ALBERI A GENNAIO

Le stelle della scorsa notte e il vento della scorsa notte
Sono ora a ovest delle montagne e a est del fiume.
Qui, sotto i rami dei nove alberi,
         come sembra piccolo il mondo.
 
Dovremmo, d’inverno, lamentarci della solitudine della nostra ombra,
I nostri nomi scanditi come fiocchi di neve?
Dov’è che sta scritto, il decadimento della stagione mi riduce?
Dovremmo desiderare la tranquillità,
        una quiete per il corpo irrilevante
Lavato nei colori del paradiso,
Colorato di terra, colorato d’acqua, colorato di fiamma-di-fiammifero-e-vento?
 
Da persona che non ha mai compreso il vuoto,
        dovrei
Dare consigli all’oscurità, onorare l’ala del condor?
Dovremmo continuare ad inchinarci di fronte a
        un po’ di questo e un po’ di quello?
 
Il mondo è un fazzoletto.
Oggi me lo allargo sulle ginocchia.
Domani me lo piegheranno nella tasca sul petto,
        bianco sul mio vestito nero.


(da Blu negativo, 2000)
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LA FRASE DEL GIORNO
Gennaio è la chiave dell’anno.
PROVERBIO CATALANO




Charles Wright (Pickwick Dam, Tennessee, 25 agosto 1935), poeta, accademico e traduttore statunitense, vincitore del Premio Pulitzer per la poesia nel 1998. Professore presso l'Università della Virginia, ha creato uno stile poetico che genera una sensazione di immediatezza e concretezza enfatizzando gli oggetti e la prospettiva personale.

Giovanni Battista Rosa, noto come Giovanni Titta Rosa (Santa Maria del Ponte, 5 marzo 1891 – Milano, 7 gennaio 1972), scrittore, poeta e critico letterario italiano. Collaborò con il Corriere della Sera, La Stampa, il Corriere Padano, Lacerba. Autore di prose e di poesie, fu insigne studioso del Manzoni e commentatore dei Promessi sposi.

mercoledì 1 gennaio 2020

Il primo dell’anno


LUCIANO ERBA

CAPODANNO A MILANO

Si credeva a Milano che a vedere
per primo un uomo sulla soglia di casa
andando a messa il primo di gennaio
fosse segno di prospero futuro.

Erano figure nere di pastrani
incerte nella nebbia del mattino
sciarpe bianche, cappelli, flosci e duri
rintocchi di bastone, passi lontani.

Or dove siete, uomini augurali?
L’onda lunga del vostro presagio
si frange ancora alla riva degli anni?

Dentro una nebbia tra noi sempre più fitta
mi sembra talvolta intravedere
un volo di profetici mantelli.

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(da Negli spazi intermedi, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1998)

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Un altro anno. Un altro anno delle nostre vite. È così  il poeta milanese Luciano Erba cerca il prospero futuro in una tradizione – peraltro alquanto misogina e superstiziosa – viva a Milano e in gran parte del Nord, associata all’incontrare per strada come prima persona la mattina del primo dell’anno un uomo, meglio se vecchio, meglio ancora se gobbo. Meglio le lenticchie e cotechino o gli acini d’uva degli spagnoli o vestirsi di rosso.

I migliori auguri per un sereno 2020.

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IMMAGINE © MAKY ORELPIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Scommetto che dal canto suo l’anno che viene spera che sia la gente a essere migliore.
QUINO, Mafalda




Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922 – 3 agosto 2010), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.