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lunedì 7 settembre 2009

In metropolitana

La poesia è ovunque, come la vita. Le stazioni e i vagoni della metropolitana, queste viscere delle città in cui si scende come nel proprio Ade quotidiano, sono un luogo di incontro dove ci fondiamo e ci misuriamo con l’umanità. Diventiamo piccola parte di quella folla di impiegate, operai, manager, studenti, badanti, suonatori di fisarmonica, donne dell’est europeo che accattonano con voce dolente ripetendo la stessa cantilenante tiritera… Non possiamo sfuggire, una volta dentro, una volta passato l’abbonamento sulla macchinetta magnetica o timbrato il biglietto da un euro: ci immergiamo in quelle luci artificiali, in quell’arcipelago di pubblicità, nelle notizie che provengono dagli schermi televisivi, affrontiamo il caldo d’estate, mitigato dai ventilatori che spruzzano acqua, e il freddo d’inverno, stringendoci nei nostri cappotti e nelle nostre sciarpe. Anche la claustrofobia che abbiamo forse sentito le prime volte se n’è andata, diventa routine. Così come la paura che abbiamo provato nei giorni successivi all’11 settembre, alla strage di Atocha a Madrid, all’attacco nella metropolitana di Londra…

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HANS MAGNUS ENZENSBERGER

METRÒ DI PIAZZA WITTENBERG

Quelli che sulle scale mobili
ti scendono incontro, giù
nell’Ade quotidiano, il vecchio
assorto nella scontrosità del suo cuore,
la donna avvilita
mormorante tra sé qualcosa d’amaro:

entrambi, pervasi d’entusiasmo
un tempo, chissà quando, furono svagati,
fuori di sé, raggianti
di baldanza, oppure no?
Com’è successo? Da quando? E perché?
Fuori, ormai, anche la neve si è ridotta

a fanghiglia.

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EZRA POUND

IN UNA STAZIONE DEL METRÒ

Questi volti apparsi nella folla;
petali su un ramo umido e nero.

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SÉAMUS HEANEY

METROPOLITANA

Fu qui, sotto la volta del tunnel,
tu a correre davanti nel tuo cappotto da viaggio,
io dietro come un agile dio per raggiungerti
prima che ti mutassi in giunco

o in qualche nuovo fiore, bianco
e carminio. Caddero dal cappotto svolazzante
uno a uno i bottoni in breve traccia
tra metropolitana e Albert Hall.

Luna di miele sotto la luna, per il concerto
tardi, e muore l'eco dei nostri passi. Ora
pietre di luna torno come Hänsel a cercare,
il cammino a ritroso ripercorro,

come Hänsel raccolgo i tuoi bottoni     
fra il vento e fioca luce di stazioni.
Partiti i treni, umide le rotaie
nude e tese a seguirti come me

e dannato io sia se guardo indietro.

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LA FRASE DEL GIORNO
Si sa, in una città come Milano la metropolitana non è un mezzo di trasporto, ma è la protagonista della quotidiana commedia umana, il nostro comune inferno o purgatorio.
Scendo, entro, e resto stupito. Cos'hanno oggi i miei compagni di viaggio per starsene lì imbambolati, come in sospeso, con quell'attesa dipinta sui volti, le mani raccolte in grembo, dolcemente imbarazzati come si vergognassero un po' per quello sconveniente abbandono? Nel vagone, fattosi improvvisamente silenzioso, qualcuno sta suonando Vivaldi
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FERRUCCIO PARAZZOLI, MM rossa



Hans Magnus Enzensberger (Kaufbeuren, 11 novembre 1929), scrittore, poeta, traduttore ed editore tedesco. La sua poesia, con espressione volutamente antipoetica e provocatoria, non vede un mezzo di salvezza per l'uomo e si presenta come denuncia spietata di tutte le storture e debolezze della società.


Ezra Weston Loomis Pound (Hailey, Idaho, 30 ottobre 1885 – Venezia, 1º novembre 1972), poeta, saggista e traduttore statunitense. Visse per lo più in Europa – in Italia particolarmente - e fu uno dei protagonisti del modernismo e della poesia di inizio XX secolo: temi ricorrenti la nostalgia per il passato e la fusione tra culture diverse.


Séamus Heaney (Castledawson, 13 aprile 1939), poeta irlandese, massimo rappresentante contemporaneo del rinascimento poetico irlandese. Ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1995 “per gli impianti di bellezza lirica e di profondità etica, che esaltano i miracoli giornalieri e la vita passata”.



domenica 6 settembre 2009

Come il cielo di settembre

 

ALESSANDRO PARRONCHI

A MIO PADRE, IN SOGNO

Sorridi un poco e te ne vai pensoso.
E ad un tratto con lacrime mi chiedo
quanto tempo è che al petto non ti stringo
non afferro da amico quelle braccia.
La memoria ha insensibili naufragi.
Scolora come il cielo di settembre
sotto il vento si popola di nubi.
Te ne vai. Quante cose all’improvviso
mi ritrovo da dirti… E resto muto.
Ma perché nell’istante che mi volto
non sei più là? Ci sono tante cose
da dirsi… Ed io ti chiamo ancora, e credo
che non può certo, questo, essere un sogno.

(da Coraggio di vivere, 1956)


Alessandro Parronchi, scomparso nel 2007 a 92 anni, è uno dei miei poeti preferiti. In questa poesia dedicata al padre c’è una terzina assolutamente formidabile, un vero diamante in una collana già di per sé pregiata: naturalmente è quella che definisce le lacune della memoria ed è deliziosa l’analogia con il cielo di settembre che lentamente sbiadisce riempiendosi di nuvole. La memoria è davvero così: i ricordi con il passare del tempo diventano evanescenti, le immagini non svaniscono, ma perdono nitidezza, come quei disegni che si ottenevano passando uno straccio imbevuto di trielina sul foglio di carta posto sopra una pagina di rivista… Così, anche nel sogno Parronchi resta sospeso nella sua ricerca d’infinito: il padre se ne va lasciandogli quella ferita di cose non dette, quella nostalgia di abbracci non dati.


Fotografia © Pxhere


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LA FRASE DEL GIORNO
Io non saprò mai andare / a ritroso per vincere l’età, / prigioniero del tempo, che del tempo / e la misura e il termine non sa.
ALESSANDRO PARRONCHI, Poesia all’antica




Alessandro Parronchi (Firenze, 26 dicembre 1914 – 6 gennaio 2007), poeta, storico dell'arte e traduttore italiano. Con il suo stile ricercato è passato da un ermetismo  incantato a un intimismo che trae giovamento dalla consolazione della memoria: per questo le sue poesie sono oggetto di un meditato lavorio con cui il ricordo media l’emozione.


sabato 5 settembre 2009

Proverbi di settembre

El mes de setember, el duarìa vèssegh semper
(Il mese di settembre dovrebbe esserci sempre)

La stagione è mite, i raccolti abbondanti, ci sono feste e sagre dappertutto. Settembre è davvero il Paese di Bengodi. Come dare torto a questo proverbio brianzolo?

A San Nicola la nisciöla la croda
(A San Nicola cade la nocciola)

San Nicola naturalmente non è quello di Bari del 6 dicembre ma il meno nota Nicola da Tolentino, festeggiato il 10 settembre. È il periodo in cui le nocciole mature cadono dall’albero.

A San Michê l'üga nel tinê
(A San Michele l'uva nel tino)
A San Michê la pianta l'è tua e i fich inn i mê
(A San Michele la pianta è tua e i fichi sono miei)
A San Michê el colt el munta in ciel
(A San Michele il caldo sale in cielo)

San Michele, 29 settembre, è un po’ la porta dell’autunno: la devozione contadina associa alla data del santo “importante” i frutti di stagione. E se è vero che il caldo se ne va, ci lascia l’uva e i fichi – scherzoso il proverbio che rivendica la proprietà dei fichi altrui, del resto è un frutto che matura e deperisce velocemente e spesso se ne regalano cesti a vicini e amici. Dell’uva matura tratta anche il siciliano “Pri San Micheli, la racina è comu lu meli”, l’uva è come il miele. Nella zona del Piave c’è “A la luna de setembre, l' ua e il figo pende”, a Fabriano “Settembre, i fichi casca, l'ùa penne”. La brevità del giorno, che vede l’equinozio d’autunno, è testimoniata dal proverbio sul caldo, analogo al cremonese "Per San Michéel la merèenda la và in céel" che sta a significare che si cena quando la luce se ne va. In Abruzzo dicono “A settiembre e a febbrare notte e juorne vanne pare”, a settembre e febbraio notti e giorni vanno pari.

 

Katie Pertiet, “Astri di settembre”

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Le piogge di Settembre già propizie / gonfian sul ramo i fichi bianchi e neri, / susine claudie... / A chi lavori e speri / Gesù concede tutte le delizie.
GUIDO GOZZANO, La via del rifugio

venerdì 4 settembre 2009

Ricette letterarie - 8

Peperoni dolci ai frutti di mare

MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN
Il centravanti è stato assassinato verso sera

C’è una parte di “Il centravanti è stato assassinato verso sera”, avventura del detective Pepe Carvalho in una Barcellona sconvolta dai lavori e dalle speculazioni edilizie per i Giochi Olimpici del 1992, che assume i contorni di un ricettario. Avevamo già visto il “latte fritto”, che conclude la cena a casa di Carvalho con il dirigente del Barcellona Camps O'Shea e l'amico e amministratore Fuster.

Esaminiamo ora un’altra portata di quel pasto che emozionò il manager tanto che “non solo si fece ripetere una e mille volte le ricette, ma cominciò persino a segnarle accuratamente in un notes con una penna di grosso calibro”.

“Per i peperoni dolci ai frutti di mare, innanzitutto sono necessari i peperoni dolci, che siano rossi, non molto lunghi, e carnosi. Uno o due per persona, a seconda dell’appetito e della grandezza. Si arrostiscono i peperoni facendo attenzione che nello spellarli non si rompano. A parte si prepara un ripieno di gamberi, vongole e pesce di scoglio bollito, legato con una besciamella densa fatta in parti uguali con un brodetto di teste di gamberi e latte, condito con pepe molto aromatico e dragoncello. Con questo ripieno si farciscono i peperoni, si coprono con la besciamella più liquida e si passano a forno basso per poco tempo”.

Carvalho cucinava, Fuster mangiava… E noi a quella cena eravamo come Camps O’Shea: prendevamo nota…

 

Immagine © Petit Chef

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Il buon pranzo si annuncia al naso dalla cucina.
PROVERBIO SPAGNOLO




Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona, 14 luglio 1939 – Bangkok, 18 ottobre 2003), scrittore, saggista, giornalista, poeta e gastronomo spagnolo, è celebre soprattutto per i romanzi gialli in cui è protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho.


giovedì 3 settembre 2009

Coelho risponde ai lettori

La scorsa settimana lo scrittore brasiliano Paulo Coelho ha affrontato un’intervista con i lettori online del quotidiano spagnolo El Mundo, in occasione dell’anteprima del suo nuovo romanzo, “Il vincitore è solo”, in uscita in Italia il 9 settembre per Bompiani.

Ecco alcune risposte:

D: Qual è la sua tecnica narrativa, per riuscire ad avvincere il lettore come succede nel primo capitolo di questo romanzo?

Coelho: C’è solo una tecnica: saper raccontare la storia con il massimo della tensione e il minimo di particolari, perché il lettore possa riempire gli spazi (paesaggi, costumi) con la sua immaginazione. Da qui in avanti seguiamo i narratori tradizionali che sapevano che un testo necessita di un inizio, uno sviluppo e una fine. Non mi piace molto la gente che si inventa nuovi stili, quando Salomone 3000 anni fa,già diceva che 'non c’è niente di nuovo sotto il sole'.

D: Mi piacerebbe sapere come lei trova l’ispirazione per inventare i suoi personaggi, che metodo utilizza per mettersi nei loro panni. L’ispirazione le viene all’improvviso? C’è un luogo o un momento particolare per creare le sue storie?

Coelho: Scrivo in libro ogni due anni e, al contrario di quanto si dice, lascio che siano i personaggi a mettersi nei miei panni. Per questo devo avere molta curiosità per la vita, pensare molto, divertirmi e restare in contatto con le persone. L’ispirazione nasce quando mi sento di scrivere, dopo aver vissuto molto. 

D: Che cosa l’ha ispirata a scegliere Cannes come ambientazione di questo romanzo?

Coelho: Ho scelto Cannes perché vado al Festival dal 2000 e lì, la lotta per i valori che considero un po’ aberranti è molto più esacerbata. Nel mondo attuale, privo di molti valori con i quali siamo stati educati, le persone usano la ricchezza come forma di oppressione. D’altra parte, i sogni sono manipolati senza il minimo scrupolo da molta gente che crede di avere potere e che ritiene il potere un modo di apparire forte. Niente di tutto ciò. Il potere non ci appartiene e quando la vita ci offre questa possibilità, la cosa migliore è di utilizzarla in modo produttivo. 

D: Che cosa devo fare perché la paura e l'ansia non mi dominino e per conservare la fede e l'entusiasmo? A volte sembra impossibile non sprofondare.

Coelho: Non ci sono regole. La vita ci obbliga a camminare in avanti, ma a volte il ritmo deve essere più veloce e a volte più lento. Ma una cosa posso assicurare: nel nostro viaggio attraverso questa esistenza non ci sono parcheggi. Sì, ci sono volte in cui sembra impossibile non affondare, ma poi superi questo momento, vedi che non sei affondato e che sei anche più forte.

Un Paulo Coelho che spiega la sua tecnica narrativa “classica” (a un altro lettore dice di sentirsi uno scrittore ‘antico’ e non ‘moderno’ e a un altro ancora di non essere ‘uno scrittore religioso’ ma semplicemente uno ‘scrittore’), che anticipa qualcosa di questo suo nuovo libro e dà anche consigli di vita con la saggezza spirituale che contraddistingue i suoi romanzi. Presto lo ritroveremo in classifica…

 



 

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LA FRASE DEL GIORNO
Nessun cuore ha mai provato sofferenza quando ha inseguito i propri sogni.
Paulo Coelho, L’Alchimista




Paulo Coelho (Rio de Janeiro, 24 agosto 1947), scrittore brasiliano. Autore di grande successo, ha raggiunto il successo con L'alchimista (1988), in cui ripercorre il viaggio di un pastore andaluso alla ricerca della conoscenza. La sua opera è caratterizzata da un misticismo che sembra prescindere dalla sua pur convinta fede cattolica.


mercoledì 2 settembre 2009

Poesie per settembre

C’è un proverbio che dice: “Dovrebbe sempre essere settembre”. Un mese mite, dolce, venato appena di nostalgia, di una sottile malinconia. un mese che i poeti sentono vicino al loro cuore.


ATTILIO BERTOLUCCI

SETTEMBRE

Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse

fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi

giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.

(da Sirio, 1929)


Fotografia © Curioseety



ALFONSO GATTO

ARIETTA SETTEMBRINA

Ritornerà sul mare
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.

AI porto, sul veliero
di carrubbe l’estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.

S'addorme la campagna
di limoni e d'arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.

Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegni.

(da Nuove poesie, 1950)



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LA FRASE DEL GIORNO
E l’ombra reca odore / di bosco perché trami / la sera anche il chiarore / delebile dei rami.
ALFONSO GATTO, Poesie 1929-1941




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.




martedì 1 settembre 2009

L’invasione della Polonia


Il 1° settembre del 1939 alcuni soldati tedeschi alzavano la sbarra di confine e entravano in territorio polacco: cominciava così la Seconda Guerra Mondiale che tanti lutti e orrori avrebbe sparso nel continente europeo, in Asia e in America.

Ma già erano nell’aria da anni le sirene della guerra: dal putsch di Monaco del 1933, dalla Notte dei Cristalli, dall’Anschluss, dai patti scelleratamente sottoscritti dalle nazioni europee con Hitler, ultimo quello di non aggressione siglato da Ribbentrop e Molotov a Mosca il 23 agosto: in pratica una promessa di spartizione del bottino polacco.

I mezzi corazzati e le celebri motociclette tedesche, supportati dalla Wehrmacht, si riversarono come cavallette in territorio polacco ed ebbero ragione dell’esercito di Varsavia prima che gli alleati franco-britannici potessero intervenire, in meno di un mese. I sovietici, dal canto loro, invasero la Polonia orientale e pretesero la spartizione del paese. La Blietzkrieg, la “guerra lampo”, portò alla cancellazione dello stato polacco: con l’accordo del 28 settembre l’URSS ottenne le province dell’est, abitate da russi bianchi e da ucraini; il Reich si annetteva Danzica e il suo “corridoio” e la Slesia; Varsavia e Cracovia furono costituite in governatorato controllato dalla Germania.

Ma il dado era ormai tratto: il 3 settembre Regno Unito e Francia con i dominions britannici di Australia, India e Nuova Zelanda dichiararono guerra alla Germania, il 6 settembre fu la volta del Sudafrica, il 10 del Canada. Belgio e Olanda provarono un tentativo di mediazione che risultò poi fallimentare, visto che sarebbero state le successive “vittime” dei nazisti. L’Italia già il 1° settembre dichiarò la propria “non belligeranza”, per mascherare il ritardo di preparazione militare.


Fotografie © Deutsches Bundesarchiv


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LA FRASE DEL GIORNO
La guerra è l'infamia più orrenda che esiste, ma se il malvagio tenta di invadere la tua terra e depredare le tue cose e la tua libertà, tu devi difenderti.
GIOVANNI GUARESCHI, Don Camillo