venerdì 21 novembre 2008

Al fuoco della TV


TELEGIORNALE

Stando nel cerchio d'ombra
come selvaggi intorno al fuoco
bonariamente entra in famiglia
qualche immagine di sterminio.
Così ogni sera si teorizza
la violenza della storia.



Questa poesia potrebbe essere stata scritta oggi. Invece risale al 1962, agli albori della televisione in Italia. È di Nelo Risi, poeta e regista milanese, fratello del regista Dino. Evidentemente quello dei mass media è un problema che si poneva anche allora.

Il televisore visto come un totem, come il fuoco sacro adorato dalle tribù animiste, attorno al quale allo stesso modo si raduna la famiglia. Ecco, a ben guardare, la differenza con il 1962 è nella composizione familiare: ormai la disgregazione dei nuclei sembra essere la regola, allora poteva essere l'eccezione.

Ma la televisione è rimasta lo stesso totem, lo stesso mostro che ci propina immagini di sterminio - se allora potevano essere lotte per l'indipendenza, prodromi della guerra del Vietnam, o terribili incidenti, come lo schianto ferroviario di Voghera, oggi alterna agli eccidi dei kamikaze, alle guerre nelle varie parti del mondo, le stragi che si compiono all'interno delle mura familiari: l'attenzione morbosa dei telegiornali per l'omicidio di Meredith o per l'efferato assassinio di Erba, per l'uccisione di Cogne o per il rebus di Garlasco non fanno che confermare il teorema di Nelo Risi. Solo che allora forse si poteva stare più tranquilli in quel salotto attorno alla televisione: era la "violenza della storia" a formularsi, a srotolarsi sul tappeto. Ora è la violenza "tout court", subdola e strisciante, e sembra che i giornalisti amino sguazzarci, come in un pantano.


Immagine: RAI


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LA FRASE DEL GIORNO
La televisione ci porta cose che inducono a pensare, ma non ci lascia il tempo per farlo.
GILBERT CESBRON, Un miroir en miettes

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