giovedì 31 marzo 2016

Voglio regalarti parole

 

ULALUME GONZÁLEZ DE LEÓN

PAROLE

Voglio regalarti parole
                               belle parole
Sono usate ma durano tutta la vita
Voglio dire: per sempre
Non parlare di mancanza di prospettiva
Le parole significano quello che si vuole

(Palabras, da Plagio I, 1973)

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La poetessa uruguaiana naturalizzata messicana Ulalume González de León (1932-2009) considerava che tutto è stato detto in poesia e che scrivere è conferire nuovi significati a vecchie parole, in un gioco di variazioni: “Il vento e le parole non imparano la lezione: / dissotterrando di continuo conchiglie / dove rappresentare il vecchio assunto / plagiano se stessi”.

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Rafał Olbiński 3

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Quello che hanno detto l’onda l’aria il merlo / non ammette discussioni. / Tu invece torci / e ritorci le parole
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ULALUME GONZÁLEZ DE LEÓN, Plagio I

mercoledì 30 marzo 2016

L’autobus

 

KARMELO C. IRIBARREN

LA RAGAZZA DELLA PENSILINA

Esce dalla pensilina e guarda
verso sinistra:
rientra e ricomincia il suo ticchettio nervoso.

Non ce la fa più, ne muore, ha bisogno
che arrivi l’autobus, la vita, tutto
ciò che questa le ha riservato.
E ne ha bisogno ora, adesso, questo sabato sera.
Domani è una chimera, una finzione,
un pianeta lontano anni luce.
Esce di nuovo, guarda e si consuma di desiderio.
È terribilmente sfortunata un secondo
e al successivo – arriva l’autobus finalmente – ride
e sembra che albeggi nel mondo.

La guardo e penso
che anche solo per questo,
per questa forza, per provare
ciò che proprio adesso lei sta provando,
vale la pena vivere.

(La chica de la marquesina, da Ola de frío, Renacimiento, 2007)

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“Per cosa vale la pena vivere? Non lo so, se lo sapessi ve lo rivelerei. Anzi: direi per il tai chi, per una chitarra Fender, una Harley Davidson e un Porsche gialla” – oppure e anche meglio, senza per questo sminuire le citate parole di Lou Reed, vale la pena vivere per le emozioni che la vita ci regala, per l’ansia compagna del desiderio, per l’euforia che subentra, per le piccole grandi cose di ogni giorno, perché tutti noi siamo come la ragazza protagonista della poesia di Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959).

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Blahnik

CARLIN BLAHNIK, “WOMAN BOARDING AT TH BUS STOP”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho guardato la vita in faccia / e lei mi ha ricambiato lo sguardo.
KARMELO C. IRIBARREN

martedì 29 marzo 2016

Nessuna più bella di te

 

KENNETH REXROTHKenneth Rexroth

UN DIALOGO DI SGUARDI

Lasciati celebrare. Io non
ho conosciuto mai nessuna
più bella di te. Io cammino
al tuo fianco, ti guardo
muoverti al mio fianco, guardo
la quieta grazia della mano
e della coscia, guardo il tuo viso
cambiare espressione per parole
che non dici, guardo i tuoi occhi
severi rivolti a me o a te stessa,
lesti o lenti, pieni di sapienza,
guardo le tue labbra tumide
aprirsi sorridere o farsi serie,
guardo la tua vita sottile,
le natiche superbe nella loro
grazia, cigno che scivola sull'acqua,
un animale libero, come te,
che non si può sottomettere,
ma solo abbandonare, come io
a te, quando ascolto per caso
l'armonioso discorso d'impulso
e d'amore, fiducia e sicurezza
che pronunci mentre giochi
con le nostre bambine o le fai
mangiare. Io non ho conosciuto
mai una più bella di te.

(A Dialog of Watching, da In Defense of the Earth, 1956 – Trad. di Francesco Dalessandro)

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Il poeta statunitense Kenneth Rexroth (1905-1982) aveva una concezione sacra dell’amore: l’essere innamorato consisteva per lui anche in una sorta di conoscenza universale, trascendente, in grado di portare “dall’abbandono al misticismo erotico, dal misticismo erotico al misticismo etico del matrimonio sacramentale, quindi alla realizzazione del misticismo etico della responsabilità universale”. In questa ottica va letta la poesia dedicata a Marthe Larsen, la terza di quattro mogli, sposata nel 1949, che lo abbandonò nel 1956 per il poeta Robert Creely. Perché, come scrisse Henri de Régnier, “L’amore è eterno”, sì, ma solo “finché dura”…

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Kohn

DIPINTO DI ANDRE KOHN

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LA FRASE DEL GIORNO
Ora lo so di certo e per sempre, per quanto abbia cancellato del nostro ridestato amore: la sua memoria è ancora lì.
KENNETH REXROTH, In Defense of the Earth

lunedì 28 marzo 2016

I piedi rosa impolverati

 

GHIANNIS RITSOS

PAROLA CARNALE, 4

Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando te ne andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle, allora. Perché tu eri solita
camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sulle ginocchia, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così – dicevi;
ricordarmi così, coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi – perché così ti vedo più profondamente. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

(da Erotica, Crocetti, 1981 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Un paio di settimane fa avevo proposto una poesia in cui Tishani Doshi si chiedeva “allora come lo chiameremo, / quando non sarà più amore?”. Il poeta greco Ghiannis Ritsos (1909-1990) si pone pressappoco la stessa questione: se l’amore è una poesia silenziosa, non detta e non scritta ma pienamente vissuta, che cosa ne sarà quando sarà finito?

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Francine Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Dove tu sei, io esisto.
GHIANNIS RITSOS, Erotica

domenica 27 marzo 2016

L’arco della vita

 

ANTONIO MACHADO

PASQUA DI RESURREZIONE

Guardate: l’arco della vita traccia
l’iride sopra i campi verdeggianti.
Inseguite il vostro amore, ragazze,
dove sgorga la fonte dalla pietra.
E dove l’acqua ride e sogna e passa,
là si narra il romanzo dell’amore.
Non guarderanno un giorno, in braccio a voi,
attoniti, il sole di primavera,
occhi che vengono alla luce chiusi,
e vanno via ciechi dalla vita?
Non berranno un giorno dai vostri seni
quelli che lavoreranno la terra?
Celebrate in questa chiara domenica
mamme in fiore, i vostri nuovi grembi!
Godete del sorriso di vostra madre rude.
Già le cicogne abitano i loro bei nidi,
scrivono sulle torri bianchi scarabocchi.
Come smeraldi brillano i muschi delle rocce.
Tra le querce mordono
i neri tori la giovane erba,
e il pastore che pascola i merini
lascia la giacca scura alla montagna.

(da Campi di Castiglia, 1912)

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Protagoniste dei Campi di Castiglia sono le campagne di quella regione e l’umanità che la popola: il poeta spagnolo Antonio Machado (1875-1939) riesce così a oggettivare l’io poetico e a confrontarlo finalmente con l’Altro, inteso non più solo simbolicamente. Così la Pasqua osservata in una assolata domenica castigliana incarna davvero quella liberazione dalla morte dell’inverno verso la vita della primavera, che erompe ovunque, dai prati fioriti alle ragazze esuberanti, dalle giovani madri alle cicogne che fanno i nidi sui tetti.

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Sorolla

JOAQUIN SOROLLA Y BASTIDA, “PAESAGGIO CON FIGURE, ASTURIE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Pasqua è il tempo per gioire, essere grati, essere certi che tutto è perdonato e così la vita si estende oltre il suolo della terra.
BYRON PULSIFER

sabato 26 marzo 2016

Il tuo corpo è l’aprile

 

EDWARD ESTLIN CUMMINGSCummings

AMORE MIO

Amore mio
la tua chioma è un reame
dove regina è l'oscurità
la tua fronte è uno svolo di fiori

è la tua testa come un bosco vivo
ricolmo di uccelli che dormono
i tuoi seni son grappoli di api
candidi sopra il ramo del tuo corpo
il tuo corpo è l'aprile e le ascelle
mi annunziano la primavera

sono bianchi cavalli le tue cosce
aggiogati ad un cocchio da re
sono il ritmo d'un bravo menestrello
e in mezzo a loro c'è sempre una musica

amore mio
la tua testa è uno scrigno per la gemma
fresca della tua mente
i tuoi capelli son come guerrieri
che non sanno sconfitta
i tuoi capelli sulle spalle sono
un'armata con trombe vittoriose

le tue labbra son satrapi in porpora
i cui baci sanno far congiungere
come re
e i polsi
fanno la guardia alla chiave del sangue

sulle caviglie i piedi sono fiori
in vasi d'argento
fluttuano flauti nella tua bellezza

hanno i tuoi occhi l'ambiguità
di campane intuite nell'incenso.

(My love, da Tulipani e camini, 1923 – Traduzione di Luciano Luisi)

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La prima cosa a cui si pensa leggendo questi versi del poeta statunitense Edward Estlin Cummings (1894-1962) è certamente il Cantico dei Cantici: “Come sei bella, amica mia, come sei bella! / Gli occhi tuoi sono colombe, / dietro il tuo velo. / Le tue chiome sono un gregge di capre, / che scendono dalle pendici del Gàlaad”. Quello di Cummings è un più moderno inno alla bellezza della “sposa”, una rilettura in chiave modernista e surrealista.

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Xing Janjian

DIPINTO DI XING JIANJIAN

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore è una stagione più profonda / che la ragione
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EDWARD ESTLIN CUMMINGS, 1x1

venerdì 25 marzo 2016

Intanto la luna si alza

 

DAVID MARIA TUROLDOTuroldo

VIA CRUCIS

La bocca rotta dalla pena
i denti legati
dal dolore.
Intanto la luna si alza
e una musica arriva
sul selciato delle case
a morire.

(da Io non ho mani, Bompiani, 1948)

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Il venerdì santo è un giorno di riflessione e penitenza per i cristiani. Numerose sono le manifestazioni, anche folkloristiche, che accompagnano questa giornata. La Via Crucis è la celebrazione della Passione e morte di Gesù, generalmente portata per le strade nella sera della prima primavera. Qui nasce il parallelo che fa David Maria Turoldo (1916-1992), poeta e religioso servita: l’atmosfera stessa diventa parte di questa Via Crucis.

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Pizzoli

FOTOGRAFIA © GETTY IMAGES/ALBERTO PIZZOLI

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LA FRASE DEL GIORNO
Vivi di noi. / Sei / La verità che non ragiona. / Un Dio che pena / Nel cuore dell'uomo.
DAVID MARIA TUROLDO, Io non ho mani

giovedì 24 marzo 2016

Nella fossetta del tuo collo

 

PAUL CELANCelan

ORIENTATA SU DI TE

Orientata su di te
la mia anima
ti sente tumultuare
temporalesca,

nella fossetta del tuo collo
la mia stella apprende
come si sprofonda e ci s’invera

io la ripesco con le dita -
vieni, spiegati con lei, oggi stesso.

(da Zeitgehöft, 1976 - Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

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Oscura, come tutte le poesie di Paul Celan (1920-1970), sopravvissuto all’Olocausto e segnato psichicamente da questa tragedia: è una poesia d’amore dove io e tu si intrecciano, così come nel rapporto tra poeta e lettore, per ammissione dello stesso Celan - quello “spiegati con lei” è il superamento di quella dicotomia, è l’incontro che media tra le due alterità.

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Erin head study 1

MARK DEMSTAEDER, “ERIN HEAD STUDY 1”

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LA FRASE DEL GIORNO
Oh questa china, amore / dove senza posa, per i rigagnoli, / come sassi, / rotoliamo. / Più e più rotondi. / Più simili. Più estranei.
PAUL CELAN

mercoledì 23 marzo 2016

La fioritura

 

AMY CLAMPITTClampitt

LE ERBE

Ondulante attraverso i pendii
una vernice di viola
giorno per giorno arriva a smorzare
il verde, mentre le erbe

i cui nomi non ho mai imparato -
innumerevoli, profetici,
transitori - mettono in scena una fioritura
così multiforme che viene notata

a malapena: le avene crescono alte,
i loro caschi pendenti carichi
di cumuli di mica, esaminati stelo
a stelo, rivelano

leghe così svariate, smaltature
di un vermeil così
privo d’arte, sto per disperare di
mettere mai le redini a

una metafora: anche ogni bruttina
punta di cono di una plebea
piantaggine da marciapiede
merita un’aureola, un serafico

nastro di garanzia che
il morire, per
gli illetterati, i massificatamente,
fondamentalmente bassi,

è senza significato, è niente
se non la fioritura
col suo sciame di rassicurazioni d’una
resurrezione ancora.

(Grasses, da Westward, 1990 - Traduzione di Todd Portnowitz)


La fioritura di primavera stupisce la poetessa statunitense Amy Clampitt (1920-1994), cresciuta nello Iowa in una famiglia di quaccheri: la sua enorme varietà, la multiformità, il succedersi e variegarsi di colori vanno al di là della sua capacità di nominare e procedere per metafore - il lessico poetico della Clampitt è considerato tra i più ricchi, ed è spesso forgiato su lemmi naturalistici. Ma quello che resta è quel rinascere, quel miracolo che si ripete ogni anno e che incarna la speranza di essere anche noi parte di quel ciclo di resurrezione.

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Fioritura

FOTOGRAFIA © KISEKI STUDIO

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LA FRASE DEL GIORNO
I fiori della primavera sono i sogni dell'inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli.
KHALIL GIBRAN

martedì 22 marzo 2016

Le calze ti sei levata

 

FRANCO FORTINI

PRIMAVERA A ROGOREDO

Troppo presto le calze ti sei levata
non alza ancora aprile il suo arcobaleno
gli sbuffi del treno in manovra han strappato i ciliegi
del ponte sopra l’Olona spersi sulla scarpata
l’incerata dei tavolini luccica e gocciola
nel chiosco del capolinea due tranvieri non si guardano
piazzale Insubria è allagato
Questi sono i pomeriggi da fare all’amore piano piano.

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Un gioiellino metropolitano di Franco Fortini (1917-1994): una Milano di periferia dove la primavera non è ancora esplosa in tutto il suo rigoglio nonostante il desiderio della donna protagonista: come sovente accade, alle belle giornate di sole con i ciliegi in fiore succede un uggioso giorno di pioggia che allaga il parco verde di Piazza Insubria. Fin lì sarebbe una poesia normale, ben condotta con il suo susseguirsi di immagini, ma la chiusa è un vero tocco da maestro, è il lampo di genio che la fa apprezzare.

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Sartorialist

FOTOGRAFIA © THE SARTORIALIST

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LA FRASE DEL GIORNO
I due odori più buoni e più santi son quelli del pane caldo e della terra bagnata dalla pioggia.

ARDENGO SOFFICI, i taccuini di Arno Borghi

lunedì 21 marzo 2016

Giornata della Poesia 2016

 

“I poeti / sono come api: / altri mangiano le cose che fanno”: è un pensiero in versi del poeta guatemalteco Humberto Ak’ab’al. La poesia non è fatta per essere tenuta da parte, è un miele che va condiviso. Purtroppo non è così: a questo mondo, a questa società la poesia sembra interessare sempre meno, tanto che l’UNESCO indice ogni anno questa Giornata Mondiale.

Noi che invece amiamo e apprezziamo la poesia, la celebriamo ogni giorno: oggi semplicemente rivolgiamo il nostro sguardo su di essa, con Vittorio Sereni (1913-1983), Giorgio Caproni (1912-1990) e la finlandese Eeva-Liisa Mannen (1921-1995).

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VITTORIO SERENI

I VERSI

Se ne scrivono ancora.
Si pensa ad essi mentendo
ai trepidi occhi che ti fanno gli auguri
l’ultima sera dell’anno.
Se ne scrivono solo in negativo
dentro un nero di anni
come pagando un fastidioso debito
che era vecchio di anni.
No, non era più felice l’esercizio.
Ridono alcuni: tu scrivevi per l’arte.
Nemmeno io volevo questo che volevo ben altro.
Si fanno versi per scrollare un peso
e passare al seguente. Ma c’è sempre
qualche peso di troppo, non c’è mai
alcun verso che basti
se domani tu stesso te ne scordi.

(da Gli strumenti umani, 1965)

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GIORGIO CAPRONI

LE CARTE

Imbrogliare le carte,
far perdere la partita.
È il compito del poeta?
Lo scopo della vita?

(da L’opera in versi, 1998)

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EEVA-LIISA MANNERManner

TEOREMA

Sia dura la prosa, susciti pure inquietudini
Ma la poesia è un’eco che si ascolta quando la vita è muta:

sui monti scivolano le ombre: immagine di vento e nubi,
il passaggio del fumo o della vita: terso, oscuro, terso,

un fiume che scorre lieve, boschi profondi di nubi,
case in lenta rovina, vicoli che esalano calore,

la lisa soglia che si consuma, la quiete dell’ombra,
il passo timoroso di un bambino nell’oscurità di una stanza,

una lettera che viene da lontano spinta sotto la porta,
talmente enorme e bianca da riempire la casa,

oppure una giornata così rigida e tersa da lasciar sentire
il sole che inchioda l’azzurra porta inabitata.

(da Poesia, n. 200, dicembre 2005 – Traduzione di Viola Capková e Antonio Parente)

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Poesia

ILLUSTRAZIONE DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo hanno già detto, ma io, che sono venuto dopo, lo ribadisco: la poesia si fa soprattutto con i silenzi, non con le parole. La poesia non è altro che un filo di perle silenziose.
ERNESTO CALZAVARA, Rio terrà dei pensieri

domenica 20 marzo 2016

Tre poesie per la primavera

 

Alle 5.30 di questa mattina, con l’equinozio, siamo entrati ufficialmente nella primavera. Il risveglio della terra è cantato dai poeti con accezioni diverse: Luciano Erba (1922-2010) ne coglie la sorpresa, con ironia; Alda Merini (1931-2009) traccia un parallelo tra la primavera e la sua esuberanza; Ernestina de Champourcín (1905-1999) scorge nel rifiorire un sensuale atto d’amore.

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LUCIANO ERBA

DAL TRENO

...
è in primavera quando le robinie
quando i sambuchi usciti dall'inverno
danno assalti di fiori e di fogliame
alle villette dei capistazione
è in primavera
                      ma sì, a Voghera

(da Nella terra di mezzo, 2000)

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ALDA MERINI

SONO NATA IL VENTUNO A PRIMAVERA

Sono nata il ventuno a primavera
     ma non sapevo che nascere folle,
     aprire le zolle
     potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
     vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da Vuoto d’amore, 1991)

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ERNESTINA DE CHAMPOURCÍNChampourcin

PRIMAVERA

Tutta la primavera dormiva tra le tue mani!   
Hai suscitato con un gesto la festa delle rose   
e hai innalzato, folle,   
la saetta di luce che impregna le strade.   
Tutta la primavera!   
Fervori dell’istante trafitto di boccioli,   
grazia timida e leggera del profumo senza traccia,   
carezze che aprono il sesso delle ore.   
Sgorgarono da i tuoi palmi in estasi gioiosa   
i trilli e le brezze. E il tuo gesto segreto   
ha destato in rossori la pubertà del mondo.   
Ogni cosa per te! Perché le tue mani lente   
hanno brevemente cinto la mia carne fremente,   
perché sfiorando il mio corpo   
hai svegliato un fiore che porta la primavera.

(da Cantico inutile, 1936)

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Fiori

FOTOGRAFIA © HD WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Donna Primavera / dalle mani gloriose, / fa’ che per la vita / riversiamo rose.
GABRIELA MISTRAL

sabato 19 marzo 2016

Sono ancora il bimbo

 

ANTONIO MACHADO

MIO PADRE

Io ho quasi un ritratto
del mio caro padre, nel tempo,
ma il tempo se lo porta via.
Mio padre, cacciatore – sulla riva
del Guadalquivir, in un giorno così chiaro! -
-è la canna blu del suo fucile
e il fumo bianco del tiro preciso.
Mio padre nel giardino di casa nostra
mio padre tra i suoi libri, che lavora.
Gli occhi grandi, la fronte spaziosa,
il viso scarno, i baffi lisci.
Mio padre scrive – caratteri minuscoli -
riflette, sogna, soffre, parla ad alta voce.
Passeggia. Oh, padre mio, ancora
ti vedo e il tempo non ti ha cancellato!
Ormai sono più vecchio di te, padre mio, quando mi baciavi.
Ma nel ricordo
sono ancora il bimbo che tu prendevi per mano.
Tanti anni sono passati senza che ti ricordassi, padre mio!
Dove sei stato tu in tutti questi anni?

13 marzo 1916

(Mi padre, da Los complementarios, 1957)

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Oggi, festa di San Giuseppe, è la giornata tradizionalmente dedicata ai papà. Idolatrati nell’infanzia, subiti in rapporto conflittuale nell’adolescenza, di solito rivalutati con il passare degli anni, accuditi nella loro vecchiaia e infine rimpianti quando non ci sono più. Ecco una commovente poesia di Antonio Machado (1875-1939), scritta esattamente cento anni fa: ritratto di un padre nel ricordo, nostalgia di un tempo perduto, delle emozioni provate.

Al mio papà ottantenne un abbraccio e tutti gli auguri di questo mondo…

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Bloglovin
FOTOGRAFIA © BLOGLOVIN

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LA FRASE DEL GIORNO
Padre, se anche tu non fossi il mio / padre, se anche fossi a me un estraneo, / per te stesso, egualmente t'amerei.
CAMILLO SBARBARO, Pianissimo

venerdì 18 marzo 2016

Talora la memoria

 

FERNANDA ROMAGNOLIRomagnoli

GIARDINO INGLESE

Come un lampo - rividi quel sentiero
fra le magnolie. E mi toccò il pensiero
che la nicchia nell'edera ancora
non avesse scordato la mia schiena,
che il nido di verbena
non si fosse riavuto.
Da poco era piovuto, e i grandi fiori
dissetati splendevano, che un tempo
come piccoli pugni si serravano
per resistere a un marzo di gran vento.
Passando, in un barbaglio lo rividi.
O mi parve. Talora la memoria
volta lo specchio:
non più freccia - bersaglio.

(da Il tredicesimo invitato, Garzanti, 1980)

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La poetessa romana Fernanda Romagnoli (1916-1986), pur apprezzata da poeti e critici quali Sereni, Betocchi e Bertolucci, è poco conosciuta, eppure le sue opere  - solo quattro: Capriccio, Berretto rosso, Confiteor e Il tredicesimo invitato – meriterebbero una maggiore diffusione: in attesa di un post da dedicarle in occasione del centenario a novembre, ecco un grazioso lampo di memoria che confonde lo scorrere del tempo nel cuore di un giardino di marzo.

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Magnolias

JOHN SINGER SARGENT, “MAGNOLIAS”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'acqua limacciosa della memoria, dove tutto ciò che cade si nasconde. Se la si muove, qualcosa torna a galla
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JULES RENARD, Diario 1887-1910

giovedì 17 marzo 2016

In poche righe

 

IDEA VILARIÑO

VIVE

Quell’amore
quello
che presi con la punta delle dita
che lasciai che dimenticai
che trascinai sul pavimento
quell’amore
adesso
in poche righe che
escono da un cassetto
è qui
continua a essere
continua a parlarmi
fa male
sanguina
ancora.

(Vive, da Poesia, 1970)

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C’è un racconto di Dino Buzzati, “Le precauzioni inutili”, in cui a una donna di nome Irene, “non resta che armarsi di tutto il coraggio che una donna può chiedere a Dio e sradicare tutti i rami per cui quello sfortunato amore si è attaccato alle sue viscere”. Ci riesce, con il passare del tempo: respinge i ricordi, rimuove la sua memoria, brucia le sue cose. Ma improvvisamente, un bel mattino di primavera, mentre esce con un vestito nuovo, da una finestra vicina escono poche note di un disco, la loro canzone: “Un vuoto orrendo le si è già formato entro nel petto, ha già scavato una voragine. Per mesi e mesi l'amore, questa strana condanna, aveva finto di dormire, lasciando che Irene s'illudesse. Ora una inezia è stata sufficiente a scatenarlo”. Ugualmente succede alla poetessa uruguaiana Idea Vilariño (1920-2009), che comprende quanto l’antico amore che aveva creduto dimenticato è ancora vivo e palpitante.

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Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Amo e non amo / spero / e dispero / e a volte mi apparto / con l’oblio, l’abbandono e la felicità.

IDEA VILARIÑO, Notturni

mercoledì 16 marzo 2016

Parola, vestito regale

 

OL’GA SEDAKOVASedakova

PAROLA

E colui che ama sarà riamato.
Chi serve, sarà servito -
se non ora, un giorno che verrà.

Meglio per colui che si riconosce grato,
e avendo servito se ne va lieto,
senza Rachele, per le verdi colline.

Ma tu, parola, vestito regale,
abito della lunga, breve pazienza,
più alto del cielo, più del sole allegro.

I nostri occhi non vedranno
il tuo colore innato,
l’ampio fruscìo delle tue pieghe
non sentiranno le orecchie dell’uomo,

solo il cuore dirà tra sé medesimo:
- Libere siete, e libere sarete,
e innanzi a schiavi non risponderete.

(da Vecchi canti - Primo quaderno 1979-1980 - Traduzione di Adalberto Mainardi)

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Sono versi - quasi un salmo apocrifo - che inneggiano alla forza della poesia questi scritti dalla poetessa russa Ol’ga Sedakova (Mosca, 1949): la parola emerge per essere riconosciuta, per risplendere nel suo vestito regale (“Quello che mi stimola è l’intensità di ogni singola parola” disse in una intervista) e il lettore è in grado di interpretarle se è sulla stessa lunghezza d’onda di quella intensità, soltanto allora le parole gli si riveleranno.

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Flan

DIPINTO DI MIKE FLAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi ama la parola, questi la conosce, / chi ama il suono, lo ode risuonare.
OL’GA SEDAKOVA

martedì 15 marzo 2016

Centenario di Blas de Otero

 

Blas de Otero nacque a Bilbao il 15 marzo 1916 e morì nel 1979. Poeta della “Generazione del ‘36”, seguì il percorso di molti letterati di quel periodo e di quella particolare situazione storica: dall’introspezione che girava intorno al malessere del vivere – la cosiddetta “poesia sradicata” – passò dall’esistenzialismo al coesistenzialismo, dall’io al noi, virando su una più larga visione sociale, denunciando le miserie e le ingiustizie e questo tragitto lo condusse parallelamente dal cristianesimo al marxismo per poi tornare – dopo aver constatato il fallimento della poesia sociale e l’impossibilità di cambiare il mondo - a una ricerca poetica più intimista ed esistenziale, sebbene con un linguaggio più ricco e più sperimentale rispetto al passato.

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Blas de Otero

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AL PRINCIPIO

Se ho perduto la vita, il tempo, tutto
quel che gettai, come un anello, all'acqua,
se ho perduto la voce nel roveto,
mi resta la parola.
Se ho sofferto la sete e fame e tutto
quel che fu mio e si concluse in niente,
se ho mietuto le ombre nel silenzio,
mi resta la parola.
Se aprii le labbra per vedere il puro
e terribile volto della patria,
se aprii le labbra fino a lacerarmele,
mi resta la parola.

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RIMPIANTO HO DI TE

La casa.
Tempo perduto. Mi duole, dio mio.
Guardatela,
pioppo alto, torturante ulivo.
Ieri dipinta,
oggi gialla
lampada nella penombra della strada.
Non passa nessuno. Il fiume
avvia le foglie rapidamente.
Tempo perduto.
Acqua
passata per le armi della
dimenticanza.
Aprite
alveo alla speranza,
s'apra
l'imposta,
sbattano
le finestre,
entri la luce con un coltello
scintillante, ahi, Spagna mia!

.

.

AMPIE SILLABE

Che il mio piede ti desti, ombra per ombra
sono sceso nel fondo della patria.
A foglia a foglia, fino alla radice
amara della patria.
La mia fede t'innalzi, botro a botro
son salito a una luce di speranza.
Spalla a spalla, vedendo in piedi un popolo
di pace issare un'alba.
Libera brilli la mia voce, lettera
per lettera sfregai parole al vento.
Le parole! Qualcuno
gelò le labbra della Spagna, al sole.

.

.

APRIAMO INSIEME

Spazio
libertà tra linee
o tra inferriate
penne
fogli parole
ansimanti
questo è il mio luogo il vento sibila
una pallottola il
giorno
barcolla
un bambino corre
trascinando una lacrima
spazio
puro
intimo luogo tra virgolette oggi
libero
nudo
di ieri vestito di domani.

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LA FRASE DEL GIORNO
Se ho sofferto la sete, la fame, se tutto ciò che era mio risultò essere niente, se ho falciato le ombre in silenzio, mi resta la parola.
BLAS DE OTERO

lunedì 14 marzo 2016

Intrappolata nello specchio

 

JOHANNA GODOYGodoy

LA DONNA

La donna
intrappolata
nello specchio
fruga nell’ombra
cercando
il capo
del destino perduto.

(La mujer, da Rosa palpitante: poesía femenina del siglo XX, 2005)

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Johanna Godoy (Città del Guatemala, 1968) disegna con poche parole il ritratto di una donna prigioniera della sua situazione – lo specchio dà proprio l’idea della scatola soffocante: basta allontanarsi e più non ci contiene creando un senso ulteriore di isolamento. Eppure, resta la speranza, c’è da qualche parte il filo del destino che è possibile raggiungere.

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Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Sotto il fardello della solitudine, sotto il fardello della insoddisfazione, il peso, il peso che trasportiamo, è amore.
ALLEN GINSBERG, Jukebox all’idrogeno

domenica 13 marzo 2016

Un pensiero felice

 

JUAN L. ORTIZOrtiz

SERA

Il mondo è un pensiero
intessuto di luce.
Un pensiero felice.
Dalla beatitudine,
il mondo è germogliato.
È emerso
dall’estasi, dalla felicità,
pieno di sé, questa sera,
infinita, infinita,
con gli alberi e gli uccelli
dell’infanzia, di quale infanzia?
Di quale sogno d’infanzia?

(Tarde, da L’acqua e la notte, 1933)

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Una sera dolcissima, come queste sospese tra l’inverno e la primavera in cui gustiamo la lunghezza del giorno e la bellezza dei tramonti nell’aria più mite: il poeta argentino Juan L. Ortiz (1896-1978) scopre nel paesaggio la bellezza, trova in quell’enigmatico frammento di cosmo il mistero della grazia e la coglie con la felicità di quando era bambino.

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Primavera

FOTOGRAFIA © TRAVEL WITH BERNIE

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LA FRASE DEL GIORNO
Qui ti ho visto, spirito della primavera, danzare o tranquillamente ardere come la gioia senza nome, trasparenza impossibile della felicità fluttuante sulla polvere.
JUAN L. ORTIZ, Il pioppo e il vento

sabato 12 marzo 2016

Strappare il cielo

 

TISHANI DOSHITishani-Doshi

POESIA D’AMORE

Alla fine, qualcosa ci farà
allontanare. Vorrei sperare in qualche grande
circostanza – la morte o un cataclisma.
Ma potrebbe anche non essere per niente così.
Potrebbe essere che tu esca
un mattino dopo aver fatto l’amore
per comprare le sigarette, e per non tornare più,
o che io m’innamori di un altro.
Potrebbe essere un lento abbandono all’indifferenza.
Ad ogni modo, dovremo imparare
a sopportare il peso dell’eventualità
che qualcosa ci farà allontanare.
Allora perché non cominciare adesso, mentre la tua testa
riposa come una luna perfetta nel mio grembo
e i cani guaiscono sulla spiaggia?
Perché non strappare il cielo
di questa notte indiana, solo un po’,
così che inizi la caduta? Poiché dopo, incontrandoci
per le strade, dovremo guardare
dall’altra parte, dopo aver gettato
i frammenti negletti del nostro essere insieme
nei cassetti della camera da letto, quando l’odore
dei nostri corpi sta svanendo come la dolce
marcescenza dei gigli – allora come lo chiameremo,
quando non sarà più amore?

(da Dolce marcescenza, Paramankeni Press, 2005 - Traduzione di Carlo Pizzati)

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Non sembra una “Poesia d’amore” come da titolo, questa della poetessa indiana di madre gallese Tishani Doshi (Madras, 1975). Sembra piuttosto una dolorosa presa di coscienza della possibilità che il reale si trasformi, che quello che oggi è certezza domani non sia più. Eppure risiede probabilmente lì la salvezza, in quel cercare l’ombra nella felicità, l’esatto opposto del carpe diem oraziano.

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Littlepawz

IMMAGINE © LITTLEPAWZ/TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Per me, la poesia, è la prima fase dell’amore, l’amore ossessivo, la prosa è un lungo e – si spera – soddisfacente matrimonio e il giornalismo è l’incontro di una notte
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TISHANI DOSHI, Wales Arts Review, 2 aprile 2013

venerdì 11 marzo 2016

Un posto meraviglioso

 

KARMELO C. IRIBARREN

A VOLTE SUCCEDE

Mi ero seduto in terrazza.
Il silenzio era assoluto.
Vedevo accendersi e spegnersi
le luci all’interno
delle case.
Un vento dolce, umido,
mi accarezzava il viso…
è il mondo – dissi tra me e me -,
ed è un posto meraviglioso.

(da Las luces interiores, 2013)

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Il crepuscolo – soprattutto in tempi come questo, con la primavera alle porte, ma non solo. Il crepuscolo, le luci delle case che si accendono, i riverberi azzurri dei televisori. È questa atmosfera magica che colpisce il poeta basco Karmelo C. iribarren (San Sebastián, 1959) e lo riconcilia con la vita.

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DIPINTO DI EVGHENIJ LUSHPIN

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LA FRASE DEL GIORNO
Su ogni cosa è il silenzio della sera – / come donna in attesa dell'amore / attende il mondo la sua primavera.
SARA TEASDALE, Gli amorosi incanti

giovedì 10 marzo 2016

Primo amore

 

ANDREAS OKOPENKOOkopenko

RISVEGLIO DI PRIMAVERA

Lo ha pregato di non scompigliare i riccioli,
di rimetterle in ordine il vestito
di non sgualcirlo fino all'indomani.
Poi gli ha detto di venire,
per quel momento ha già annotato nel diario: primo amore.

(da Poesia, n. 303, Aprile 2015 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Andreas Okopenko (1930-2010), poeta austriaco di natali slovacchi e di origini ucraine, scrittore dell’avanguardia di lingua tedesca e costruttore del linguaggio, si lascia intenerire dal tepore di primavera, dal risveglio della terra e dei sensi, e traccia il dolcissimo parallelo di un primo amore che sta per sbocciare nella primavera della vita.

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Wade

VICKIE WADE, “LOVING COUPLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il tuo primo amore non ha inizio o fine. Il tuo primo amore non è il tuo primo amore e neanche l’ultimo. È solo amore.
THICH NHAT HANH

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