venerdì 15 maggio 2009

Tivoli, Villa d’Este

Lo scorso sabato ho visitato Villa d’Este a Tivoli, un’opera voluta dal cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia. Ippolito, papa mancato nel Conclave del 1550 che elesse Giulio III, fu ricompensato con la carica di governatore a Tivoli. Arrivatovi il 9 settembre, scoprì che la residenza del governatore era un antico convento: iniziò allora a concepire l’idea di edificare una villa gemella della residenza in costruzione a Roma e di dotarla di un ampio giardino. Quello di Villa d’Este, che è nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, è il progenitore di tutti i “giardini all’italiana”.

L’architetto Pirro Ligorio sovrintese sia ai lavori della villa sia all’ideazione del giardino, affiancato da numerosi artigiani. Il cardinale acquistò terreni e due chiese per realizzare l’opera e fece convogliare le acque dell’Aniene per alimentare i giochi d’acqua. Se la villa è mirabile, il giardino è meraviglioso: si articola fra terrazze e pendii, con un asse longitudinale centrale e cinque assi trasversali principali, collegati e raccordati con scalinate che superano con maestria le diverse pendenze. I numeri sono impressionanti:  35.000 mq complessivi di giardini, 250 zampilli, 60 polle d’acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane, 20 esedre e terrazze, 300 paratoie, 30.000 piante a rotazione stagionale, 150 piante secolari ad alto fusto, 15.000 piante ed alberi ornamentali perenni, 9.000 mq di viali, vialetti e rampe.

Le “Cento Fontane” lasciano a bocca aperta, come i mascheroni che riversano acqua e che fecero scrivere questi versi a Gabriele D’Annunzio nelle “Elegie romane”: “Parlan fra le non tocche verzure le Cento Fontane, / parlan soavi e piane come femminee bocche, mentre sui lor fastigi che il sole di porpora veste, / splendono (oh Gloria d’Este”) l’aquile e i fiordiligi”. Aquile e gigli, che sono nello stemma della famiglia d’Este, sono sparsi un po’ ovunque nel giardino: statue, mattonelle, bassorilievi .

Le “Cento Fontane”

Imponente la “Fontana dell’Organo”, che, attraverso un sistema idraulico, a ore stabilite permette a un organo di suonare automaticamente quattro arie rinascimentali. Analogamente la “Fontana della Civetta” aziona un automa musicale che consente agli uccellini di bronzo di pigolare all’arrivo di una civetta.

La “Fontana dell’Organo”, particolare

Nelle “Peschiere” si mescolano il cielo e le piante circostanti in un gioco sempre nuovo di riflessi. La “Fontana di Rometta” apre uno scorcio sulla città sottostante e riporta ancora una volta nella mitologia, così come la “Fontana di Nettuno”. Passeggiare nell’atmosfera rilassante del giardino significa entrare nella cultura classica, lanciarsi in un mondo di allegorie e miti: a Villa d’Este, nel meraviglioso connubio di arte e natura, si comprende la vera essenza del Rinascimento.

La “Fontana di Rometta”, particolare

DSC_0371 Le “Peschiere”

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Laudato si', mi Signore, per sor'acqua, la quale è molto utile et humele et pretiosa et casta.
SAN FRANCESCO D’ASSISI, Cantico delle Creature

2 commenti:

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

Tivoli è un'oasi d'azzuro e verde che è certamente difficile scordare dopo averla visitata. Una sorta di realtà parallela, classicheggiante e leggiadra che immerge totalmente in un'atmosfera da sogno...
Sì, come dici bene tu Daniele, è proprio esemplare essenza del clima e della cultura rinascimentale. (Ci sono stata due volte, a distanza di parecchi anni l'una dall'altra... ma se mi capitase l'occasione, non disdegnerei affatto di tornarci!)

Luciana - comoinpoesia

DR ha detto...

Mi sono sentito uomo del Rinascimento, passeggiando lentamente per quei viali - non c'era quasi nessuno, perché la Villa aveva appena aperto. Quando sono uscito due ore e oltre cento fotografie dopo, arrivava la folla. Voglia di tornare, certamente...

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