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domenica 5 giugno 2022

Solo un cantuccio


FRIEDERIKE MAYRÖCKER

DI CHE COSA HAI BISOGNO?

di che cosa hai bisogno? di un albero una casa di
misurare quanto grande quanto piccola la vita come essere umano
quanto grande quanto piccola quando guardi in su verso la chioma
ti perdi in bellezza verde fiorente
quanto grande quanto piccola pensi quanto breve
la tua vita la confronti con la vita degli alberi

hai bisogno di un albero hai bisogno di una casa
non una per te soltanto solo un cantuccio un tetto
di sedere di pensare di dormire di sognare
di scrivere di tacere di vedere l’amico
le stelle l’erba il fiore il cielo

per Heinz Lunzer

(da Appunti su un cammello, 1996 - Traduzione di Anna Maria Curci)

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Quali sono le esigenze umane? Ricchezza, fama, onori, beni materiali? No di certo. Quello che ci occorre – come nota la poetessa austriaca Friederike Mayröckerè la bellezza della natura, un luogo dove poterci trovare a nostro agio, dove poter riflettere in tranquillità e coltivare i nostri affetti.

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PATRICIA KEITH, "BOSCO IN UNA FINESTRA"

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LA FRASE DEL GIORNO
La scrittura è vita riflessa.
FRIEDERIKE MAYRÖCKER, Süddeutsche Zeitung Magazin, 19 settembre 2012




Friederike Mayröcker (Vienna, 20 dicembre 1924 – 4 giugno 2021), poetessa austriaca. Dapprima influenzata dal surrealismo, ha accolto in seguito la problematica del linguaggio promossa da Wittgenstein e dalla scuola viennese, giungendo a una poesia di variazioni e di ristrutturazione sintattica.


sabato 4 giugno 2022

La liturgia nuziale


CARME GUASCH

LUNA

La luna, candida,
stende il velo da sposa del silenzio
sui campi insonni.
La notte si è vestita per la cerimonia
con leggeri lustrini.
Intrusa e solitaria,
contemplo la liturgia nuziale,
mentre uno scoppio di invidia
mi riempie di lava
tutti i vulcani dell'anima.

(da Interni, 1997)

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La bellezza naturale è sovente uno spettacolo da contemplare. Lo è questa luna notturna che rovescia i suoi riflessi su un campo e celebra il suo rito nuziale in cui unisce cielo e terra. Lo spettatore – in questo caso la poetessa catalana Carme Guasch – vive il sommovimento dell’emozione estetica.

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FOTOGRAFIA © BESSI/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Poeta di guardia, recito il tuo nome, / così mentre io canto te, tutti cantano te.
CARME GUASCH, Poeta di guardia




Carme Guasch i Darné ​(Figueras, 3 ottobre 1928 - Badalona, 22 agosto 1998), poetessa e scrittrice spagnola. Dedicatasi all’insegnamento della lingua e della letteratura catalana, iniziò a pubblicare sul finire degli Anni ‘60, coltivando particolarmente il sonetto.


venerdì 3 giugno 2022

La danza leggera


SARA TEASDALE

VOLO DI RONDINE

La mia ora di vento amo e di luce,
e volti e sguardi – la danza leggera
del mio spirito sempre mi seduce –
rondine lungo i cieli della sera.

(da Gli amorosi incanti, Crocetti - Traduzione di Silvio Raffo)

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Le rondini in volo sfrecciano leggere, curvano veloci ed eleganti librandosi nel cielo, soprattutto a sera, vorticano in una aggraziata sarabanda. Così è il suo spirito – dice la poetessa statunitense Sara Teasdale, nel momento in cui può liberarsi dai pesi che lo angosciano e fluttuare libero nel tramonto.

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FOTOGRAFIA © TAKASHI HOSOSHIMA/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
Guarda indietro con occhi desiderosi e sappi che seguirò, / Sollevami nel tuo amore come un vento leggero solleva una rondine, / Fa che il nostro volo sia lontano nel sole o nella pioggia ventosa.
SARA TEASDALE




Sara Teasdale (St. Louis, Missouri 8 agosto 1884 – 29 gennaio 1933), poetessa statunitense. La sua vita, caratterizzata dall’inquietudine e dalla nevrosi, finì con il suicidio. Le sue poesie, dimenticate per anni, corrono sul filo dell’ironia e di una voluta semplicità.


giovedì 2 giugno 2022

La stringi tra le braccia


GABRIEL FERRATER

FEDE

La stringi tra le braccia.
Dormi e la sogni,
e sai che è un sogno
tutto quello che vedi di lei.
E il cuore si spezza,
freme di fede.

Soltanto una cosa
che tu invochi
e dai in pegno
per quando sarai sveglio.

Sai che è un sogno
quello che parla di lei,
ma
nel sogno è lei 
che stringi tra le braccia.

(da Teoria dei corpi, 1966)

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La donna protagonista di questi versi appassionati del poeta catalano Gabriel Ferrater è Helena: quando si conobbero, nel 1961, lei aveva vent’anni e lui trentotto; lei era la figlia di un’amica con cui si incontrava ogni sabato per pranzare e chiacchierare. Fu una relazione complicata, non solo dalla differenza di età: Helena andò a Londra e la coppia si incontrava a Parigi o nelle estati di Cadaqués. Quando finalmente nel 1963 andò a vivere con lei, Gabriel dovette subito trasferirsi ad Amburgo per lavoro. In Germania conobbe l’americana Jill, che sposò nel 1964 per divorziare subito dopo. Helena invece molto più tardi sposò uno scozzese. Del rapporto tra Gabriel e Helena rimangono questi versi bellissimi, elogio della fede cieca nell’amore a dispetto di qualsiasi distanza.

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MARC CHAGALL, "IL SOGNO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Sorridi, ogni volta che / qualcos’altro di lei / si merita il tuo amore.
GABRIEL FERRATER




Gabriel Ferrater i Soler (Reus, 20 maggio 1922 – Sant Cugat del Vallès, 27 aprile 1972), poeta spagnolo di lingua catalana. La sua poesia, caratterizzata dal realismo e dall’uso di temi quotidiani e colloquialismi, tratta di amore, di erotismo e della nostalgia per il passato.


mercoledì 1 giugno 2022

Poesie per giugno VIII

Giugno: la luce gialla e dorata che viene dai campi di girasole e dalle messi che maturano. Ma non sono protagoniste di questi versi della poetessa spagnola Josefa Parra e del poeta messicano Jaime Torres Bodet: ne sono piuttosto lo scenario, il corollario, il pretesto per parlare d’amore, per paragonarlo alla resistenza dei girasoli nel primo caso e per servirsene come punto di contatto con l’amata lontana nel secondo.

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FOTOGRAFIA © BRU-NO/PIXABAY

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JOSEFA PARRA

GIUGNO

Lasciati annientare
dalla luce gialla e acuta dei girasoli,
lascia che il sole di giugno ti ferisca e ti maltratti
con aghi d'oro.
Riposa dall'amore in un dolore più alto,
muori dal desiderio che geme nelle radici
e sostiene le piante.
Alla fine, il dolore non è un merito; né il desiderio
di un corpo è una sventura più grande della sete.
Salva il tuo nome.
Lasciati annientare tra i girasoli;

Che nessuno dica che muori d'amore e non di febbre.

(da Mujeres de carne y verso. Antología poética femenina en lengua española del siglo XX, 2002)

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JAIME TORRES BODET

12 GIUGNO

Amore, in questi versi che ti scrivo
vorrei che tu ritrovassi il colore
di questo chiaro cielo riflessivo
che guardo per ricordare il tuo amore.

Che sentissi che luglio si avvicina
che nasce l’oro della mietitura,
che udissi il ronzare della mosca
che vola insistente nella calura.

E che pensassi: «Che anno bollente!
Quanto sole nei recinti!»... e, chissà,
che un sospiro chiudesse dolcemente
i tuoi occhi. Che altro? Niente più.

(da I giorni, 1923)

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LA FRASE DEL GIORNO
E cosa c'è di così raro come un giorno di giugno? / Allora, se mai vengono giorni perfetti; / allora il Cielo prova se la terra è intonata, / e su di essa posa dolcemente il suo caldo orecchio.
JAMES RUSSELL LOWELL, La visione di Sir Launfal




Josefa Parra Ramos, (Jerez de la Frontera, 7 febbraio 1965), poetessa spagnola: Laureata in Filologia, ha ricevuto il Premio Cernuda nel 2000. Il suo tema principale è l’amore, declinato nel fuoco vivo della passione e dell’erotismo, nelle braci dell’assenza e nelle ceneri della nostalgia.


Jaime Torres Bodet (Città del Messico, 17 aprile 1902 – 13 maggio 1974), poeta, scrittore e politico messicano. Più volte ministro, fu direttore generale dell’UNESCO e ambasciatore in Francia. La sua poesia ha un accento sapido e malizioso grazie al quale egli non cadde mai in effetti facili o gratuiti.


martedì 31 maggio 2022

Nelle chiese che diroccano


LAMBROS PORFIRAS

LE CHIESE ABBANDONATE

Vi sono nelle chiese che diroccano
tristi Madonne, pallide immagini,
che solo amano i fiori selvatici,
gigli, ciclamini, anemoni, ginestre.
Come incensieri rustici ed effimeri,
sparsi o legati in semplice ghirlanda,
l'anima loro di fiori effondono
bruciando la vita in impalpabile incenso.
Ahi, chi là si reca con fiori selvatici,
s'apre, appena sfiorata, la porta,
ornata tutt'intorno da nidi,
trapunta da erbe dell'oblio.
S'apre la porta com'è solito
aprirla soltanto il vento,
come fosse la Madonna ad aprirla
con impazienza di dolce madre,
vecchia colpita dai lutti, dimenticata
nella deserta capanna ad aspettare
il ritorno di gente di là dal mare
eternamente oscuro e in tempesta.

(da Ombre, 1920)

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Mauro Corona, nel suo I fantasmi di pietra, ripercorre le strade di Erto, il paese della sua infanzia, abbandonato dopo il disastro del 9 ottobre 1963, quando il fianco del monte Toc precipitò nell'invaso del Vajont: è un percorso in cui quelle vecchie case abbandonate tornano in vita, strada dopo strada, porta dopo porta, grazie agli spettri che abitano la memoria: “Raccontano storie, le vecchie case. Se il viandante ha la pazienza di fermarsi un istante, potrà sentire storie ad ogni passo. Storie di fatica, dolore, morte. Alcune anche liete, ma sono rare. Storie di un microcosmo scomparso. Storie nostre, uguali a quelle del mondo, dove, nonostante tutto, la speranza continua a cantare come il cuculo a primavera”. È la stessa operazione che compie il poeta greco Lambros Porfiras: ricercare il passato – mistico – tra i ruderi delle vecchie chiese, avvolte dalla natura che in fretta si riprende tutto, per ritrovare con malinconica dolcezza l’emozione del tempo che fu.


FOTOGRAFIA © DAVE CLEATHERO
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LA FRASE DEL GIORNO
Molte volte nell'ora arcana della sera, / quando giro con l'anima grave dei pensieri, / spesso emerge nella solitudine un incorporeo paese, /un paese silenzioso sempre e sempre offuscato.
LAMBROS PORFIRAS, Ombre




Lambros Porfiras (pseudonimo di Dimitrios Sypsomos (Kardamyla Chio, 1879 - Atene, 3 dicembre 1932), poeta greco.  Uomo malinconico e solitario, cantò nelle sue poesie l'amore, il mare e la natura greca, le taverne e le cose umili. Simbolista, utilizzò però un linguaggio semplice e musicale, dolce e armonico.


lunedì 30 maggio 2022

Tu e io


AKIKO YOSANO

SENZA CHIEDERCI

Senza chiederci
se sia giusto o sbagliato
se la vita futura
se la fama… Tu e io
ci amiamo e ci guardiamo.

(da Capelli scarmigliati, 1901)

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Senza chiederci… così, semplicemente, lasciandoci andare alla corrente della passione, perché è vero, come scrisse Blaise Pascal che “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”: la poetessa giapponese Akiko Yosano ritiene giusto cedere alla forza di quell’amore che sin dai tempi di Virgilio “vince ogni cosa”, senza badare alle conseguenze, senza valutare le remore etiche e sociali.

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JACK VETTRIANO, "ANGELI CADUTI"

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LA FRASE DEL GIORNO
Che essere umano / potrebbe punirmi? / Non è il candore del mio braccio, / che accolse la sua testa,  / degno di un dio?

AKIKO YOSANO, Capelli scarmigliati




Akiko Yosano (Sakai, 7 dicembre 1878 – Tokyo, 29 maggio 1942), poetessa giapponese. Profonda conoscitrice della letteratura classica giapponese, manifestò interesse per le nuove correnti letterarie ispirate a modelli occidentali rinnovando uno dei più tradizionali generi poetici grazie a una grande forza immaginativa, tesa all'esaltazione della passione amorosa.