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lunedì 6 agosto 2018

I silenzi più fondi


GAETANO ARCANGELI

FIORE DEL SILENZIO

I silenzi più fondi
li ascoltai tra un passaggio
e l’altro di aerei
(e la luce del giorno
non era più che una vibrazione
dello spasimo muto delle sorti);
quando voci infantili
accennanti al pericolo,
scendenti in tumulto da altane,
lasciavano, spegnendosi, deserta
l’attonita periferia…
Poi, nell’ingorgo tetro del rifugio,
portavo quell’immagine
di fiore del silenzio
a odorare segreta in mezzo all’ansia

(da Solo se ombra, Guanda, 1952)

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La storia racconta soltanto gli eventi, le grandi cose: è un po’ come una fotografia che racchiude soltanto poche informazioni. Dei grandi bombardamenti alleati sull’Italia conosciamo le fotografie appunto, i devastanti esiti sulle città, in particolare Milano, Roma, Napoli, Pisa, Livorno, Foggia e Treviso, anche qualche impressionante filmato d’epoca. Ma la testimonianza del poeta Gaetano Arcangeli ci porta all’interno di uno di questi attacchi dal cielo su Bologna, ci fa rivivere una vicenda di antropologia sociale storica, e ci troviamo anche noi ad ascoltare quel tetro silenzio piovuto dopo il passaggio di un bombardiere inglese o americano, chiusi ansiosamente nel rifugio in attesa di un nuovo velivolo.

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B17

FOTOGRAFIA © STORIA E MEMORIA DI BOLOGNA

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LA FRASE DEL GIORNO
La "grande" storia non è niente: fredda, impersonale, implausibile, sommaria (falsa per giunta): io voglio solo le "antichità private": lì c'è vita e segreto.
ARNO SCHMIDT, Dalla vita di un fauno




Gaetano Arcangeli (Bologna, 19 aprile 1910 – 8 settembre 1970), poeta italiano. Si allontanò via via dall’ermetismo verso toni più lirici e talora satirici. Tra i suoi temi la natura misteriosa e ostile, le memorie dell’infanzia e dell'adolescenza, il ricordo del padre e la solitudine.


domenica 5 agosto 2018

Corridoi di luce


MÓNICA TRACEY

FITTA NEBBIA BIANCA

Fitta nebbia bianca
sul campo
corridoi di luce nella nebbia
dicono che si vede solo ciò che riflette
quello che portiamo dentro
corridoi di luce nella nebbia.

(da Devi smettere di essere bella, Hilos, 2018)

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Emerge il riflesso di ciò che abbiamo dentro, dice la poetessa argentina Mónica Tracey: quello che vogliamo vedere, quello che crediamo essere. Dalla nebbia dei giorni ecco quello che spunta: l’impressione di una presenza / che penetra / che forma / che si fa parte / come una litania / sulla parola / sulla musica / nella respirazione”. In quei corridoi di luce passa la poesia.

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Nebbia

FOTOGRAFIA © SERRA NEGRA

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LA FRASE DEL GIORNO
È la parola / che chiama / che attira / dal fondo della vasca / al movimento / rompe silenzio / e suono / come un’eco anteriore / un’eco che sale da sé.
MÓNICA TRACEY, Dietro la spalla del cielo




monica tracey1

Mónica Tracey (Junín, 18 maggio 1953), Dopo aver studiato giornalismo e lettere, ha fondato la rivista "Ultimo Reino". Ha pubblicato Nonostante gli dei (1981), Celebrazione errante (1987), Parlare di ciò che si ama (1990), Parlo altre lingue (1999), Dietro la spalla del cielo (2008), Devi smettere di essere bella (2018).


sabato 4 agosto 2018

Canta, poeta, canta


MIGUEL TORGA

VOCE ATTIVA

Canta, poeta, canta!
Violenta il silenzio conformato.
Acceca con un’altra luce la luce del giorno.
Inquieta il mondo quieto.
Insegna ad ogni anima la sua ribellione.

Coimbra, 8 luglio 1977

(da Diario XIII, 1983 - Traduzione di Daniela Di Pasquale)

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Indagando nel cuore, i poeti riuscirono a scoprire con la riflessione il legame fra il non essere e l'essere” è scritto in un inno vedico del Ṛgveda Saṃhitā. E questo è il compito del poeta secondo Miguel Torga, cantare questo legame al mondo, anzi gridarlo, scandalizzare la quiete, frantumare il conformismo, andando al di là del visibile.

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 Bregeda

VICTOR BREGEDA, “IN POETIC MOOD”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta è un ribelle che sa che la poesia sovverte solo perché trasfigura
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MIGUEL TORGA




TorgaMiguel Torga, pseudonimo di Adolfo Correia da Rocha (São Martinho de Anta, 12 agosto 1907 – Coimbra, 17 gennaio 1995), scrittore e poeta portoghese, primo vincitore del Premio Camões nel 1989. Nelle sue poesie e nei suoi romanzi esalta la nobiltà della condizione umana, indipendente dalla potenza di Dio, visto come un indifferente creatore.


venerdì 3 agosto 2018

Camminare nudi


WILLIAM BUTLER YEATS

UN MANTELLO

Fatto ho al mio canto un mantello
Ornato di ricami
D’antiche mitologie
Da capo a piedi;
Me l’han strappato gli sciocchi,
L’hanno ostentato davanti a tutti
Come se l’avessero ricamato loro.
Lascia, o mio canto, che se lo tengano,
Perché c’è più coraggio
A camminare nudi.

1912

(A Coat, da Responsabilità, 1914 – Traduzione di Gabriele Baldini)

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“Un mantello” è il lamento di William Butler Yeats sulla depredazione delle opere letterarie. Si suppone che questa invettiva fosse rivolta ai giovani poeti protetti da George Russell e in particolare a Seumas O’Sullivan, con il quale ebbe dei dissapori relativi all’Abbey Theatre, il teatro fondato da Yeats con Lady Gregory e Edward Martin. Se il tema allora era caldo, ora, con la diffusione di Internet, è addirittura caldissimo: il plagio di ogni contenuto è all’ordine del giorno.

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Criste

MIHAI CRISTE, “DISTINZIONI POSTUME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le parole si riconducono sempre in modo convenzionale a qualche loro significato secondario. È uno dei compiti della poesia riprendere quelle che fuggono e riportarle al loro giusto senso.
WILLIAM BUTLER YEATS, Lettera a Ellen O’Leary, 3 febbraio 1889




Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


giovedì 2 agosto 2018

Una luce


FOROUGH FARROKHZAD

DONO

Io parlo dall’estremità della notte

Dall’estremità della tenebra
dall’estremità della notte
io parlo

Se verrai a casa mia, oh mio caro
portami una luce
e una piccola finestra
per guardare
la stradina affollata e felice

(da Un’altra nascita, in È solo la voce che resta, Aliberti, 2009 – Tr. Faezeh Mardani)

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Una luce, un piccolo bagliore, una fiammella che consenta di eliminare il buio che ha dentro: questo è il dono che chiede la poetessa iraniana Forough Farrokhzad agli amici che vengono a visitare la sua casa: un po’ di calore per illuminare l’oscurità. Lei li attende  “con i miei capelli, l’odore che è sotto la terra, / e i miei occhi, l’esperienza densa del buio”.

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EDWARD HOPPER, “SOLE IN UNA STANZA VUOTA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni volta che scrivo una poesia, penso che qualcosa mi sia strappato, qualcosa che offro agli altri
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FOROUGH FARROKHZAD




FarrokhzadForough Farrokhzad (Teheran, 5 gennaio 1935 – Tafresh, 13 febbraio 1967), poetessa iraniana. Sfidando le autorità religiose, espresse con fermezza sensazioni e sentimenti della situazione femminile nella società iraniana degli anni cinquanta-sessanta, contribuendo al rinnovamento della letteratura persiana del '900. Morì in un incidente stradale tornado da una visita alla madre. La sua poesia fu vietata dalla rivoluzione islamica del 1979.


mercoledì 1 agosto 2018

Poesie per agosto V


La spensieratezza di agosto promana dal nitore cristallino dei versi di Sibilla Aleramo, in un estetismo musicale che non è solo della poesia ma anche del giardino descritto. È invece un agosto contadino, festa di colori e di calori, gioia del raccolto, quello cantato dal poeta lucano Rocco Scotellaro.

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Fieno

FOTOGRAFIA © WALLPAPERSTOCK

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SIBILLA ALERAMO

FAUNO

Lontane dal mondo,
querce,
rade nel sole d’agosto
acque fra sassi,
lontane dal tempo,
e tu
dorato, ridi,
tu alla bianca mia spalla,
tu alla verginea sua musica,
gioia dagli occhi ridi.

(da Momenti, Bemporad, 1921)

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ROCCO SCOTELLARO

LA PRIMA DI AGOSTO

a Manlio Rossi-Doria

In un momento cesserà la giostra
delle giumente bendate che trebbiano
a giri vorticosi sulle aie.
Hanno bisogno d’essere cantate
allora si mettono al trotto
e gli uomini sanno farle sognare:
 
O esauste fontane, a briglie lente,
dopo i picchi fatigati,
o amore sommo dell’uomo
un vero fratello
che scendeva da cavallo,
rimescolava invano nella ciba
d’acqua al fondo d’un’argilla
che la lunga cervice non lambiva!
O vero amore di compagni di lavoro:
ho visto un uomo dare a bere
le sue mani a una giumenta e bestemmiare!

A un cenno, nel momento
or rendetele franche
le giumente sulle aie
con le sacchette gonfie della biada.
Oggi nelle terre
si lavora e si fa festa
la prima di agosto
la gioia di riserva
il cibo di nascosto.
Dall’ombra dei fichi
si vede come una bandiera
sull’ultima biga.
E sono imbianchite le casine
la festa gloriosa dei santi
padri contadini.

(da È fatto giorno, Mondadori, 1954)

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LA FRASE DEL GIORNO
L’estate è come un frutto, si sviluppa agli inizi di giugno, ancora acerbo, e poi gonfia e matura a partire da luglio, fino a rompere la sua pelle da cui scivola, luminoso agosto, un succo zuccherato e spesso. Il quale sarà perduto se non ci sarà nessuno per assaporarlo.
MADELEINE CHAPSAL




Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta Rina (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960), scrittrice e poetessa italiana. Attiva nell’impegno femminista, esordì con il romanzo autobiografico Una donna. La relazione con il poeta Dino Campana generò un importante carteggio e numerose poesie.


Rocco Scotellaro (Tricarico, 19 aprile 1923 – Portici, 15 dicembre 1953), scrittore, poeta e politico italiano impegnato nella lotta per miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei contadini. La sua poesia è caratterizzata da da un'ambientazione pastorale serena, da un'armonia di immagini e visioni che esaltano la vita bucolica.


martedì 31 luglio 2018

La storia della mia vita


SIMON ARMITAGE

IL MIO PEZZO FORTE

Il mio pezzo forte:
l’accendo, poi, dal momento in cui il fiammifero
dichiara la luce, sino a quando la luminosità si muove
oltre i propri mezzi e muore, io racconto la storia della mia vita –

date e luoghi, le torce che ho portato,
diversi nomi e volti, chi
mi ha dato amore, chi ci è andato vicino,
i cambiamenti fatti, le lezioni che ho imparato –

poi trovo ancora il tempo di esitare e arrossire
prima di essere morso dalla fiamma, e bruciato.

Un consiglio, a chiunque culli in sé
un’oncia di tristezza, a chiunque sia solo:
non provate a farlo voi stessi; è pericolo,
follia.

(My party piece, da Poesie, Mondadori, 2001 - Traduzione di Luca Guerneri)

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Il pezzo forte, quello da eseguire alle feste, da tirar fuori quando si deve intrattenere un uditorio: in effetti, per Simon Armitage è la poesia, è un sonetto da leggere in quella ventina di secondi che impiega il fiammifero per bruciare interamente e arrivare a scottare le dita.

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Fiammifero

FOTOGRAFIA © TANTE TATI/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia deve essere il suo stesso spartito
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SIMON ARMITAGE




ArmitageSimon Robert Armitage (Huddersfield, 26 maggio 1963), poeta, scrittore e drammaturgo inglese, professore di poesia all’Università di Leeds. La sua poesia, secondo il traduttore italiano Luca Guerneri, “evita la nicchia senza perdersi nell’immediatezza pop e allo stesso tempo taglia a fette l’ipocrisia del pensare comune”.