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martedì 7 ottobre 2014

Il tralcio di vite

 

CRISTOPH WILHELM AIGNER

LETTERA

Il tralcio di vite sopra
le strie di nubi bussa
da ore alla finestra

La pioggia fili d’argento
appesi
Una falena si alza
e cade si alza e cade

Pensa a me
adesso aprirò
pensa a me con sentimento

(da Prova di stelle, Crocetti, 2001– Traduzione di Riccarda Novello)

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Una scena minimale, raccontata con eleganza e semplicità: il poeta seduto allo scrittoio scrive una lettera, e intanto la natura fuori dalla stanza continua a manifestarsi – piove, il vento scuote la vite del Canada, ne spinge un tralcio contro la finestra. Sembra che nulla accada, ma quello che il poeta austriaco Christoph Wilhelm Aigner vuole esprimere è proprio questa manifestazione della natura, in cui gli elementi, le piante, gli animali assumono il ruolo di messaggeri della cosmogonia, di attori pronti a rivelare sulla scena naturale il senso del vivere.

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FOTOGRAFIA © PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
La Natura deve essere lo Spirito visibile, lo Spirito è Natura invisibile.
FRIEDRICH SCHELLING, Idee per una filosofia della natura




Christoph Wilhelm Aigner (Wels, 18 novembre 1954), poeta austriaco scoperto da Erich Fried, è traduttore dall’italiano e dal medio-alto tedesco. Oltre alle raccolte poetiche, ha scritto il racconto “Anti-Amor”.


lunedì 6 ottobre 2014

Le Muse su una quercia

 

LEONARDO SINISGALLI

VIDI LE MUSE

Sulla collina
Io certo vidi le Muse
Appollaiate tra le foglie.
Io vidi allora le Muse
Tra le foglie larghe delle querce
Mangiare ghiande e coccole.
Vidi le Muse su una quercia
Secolare che gracchiavano.
Meravigliato il mio cuore
Chiesi al mio cuore meravigliato
Io dissi al mio cuore la meraviglia.

(da Vidi le Muse, Mondadori, 1943)

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Muse appollaiate come avvoltoi, come le Arpie o le vere Sirene – non metà pesce e metà donna, ma donne con corpo d’uccello rapace. Sono quelle che il poeta lucano Leonardo Sinisgalli elegge, o meglio riconosce come ispiratrici, sin dal primo apparire della poesia nella sua vita. Un rapimento – il nome delle Arpie deriva del resto dal verbo greco ἁρπάζειν, che significa appunto rapire – un’estasi quasi mistica che genera la meraviglia, che è alla base dell’ispirazione poetica.

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Vasnetsov

SIRIN VASNETSOV, “ALKONOST”

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LA FRASE DEL GIORNO
La migliore filosofia ha sempre sostenuto che il punto più elevato, più fresco e più compiuto della ragione è il meravigliarsi.
FABRICE HADJADJ




Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981), poeta,  saggista e critico d'arte italiano. Noto come Il poeta ingegnere per il fatto che lavorò per Olivetti e Pirelli e per aver fatto convivere nelle sue opere cultura umanistica e cultura scientifica. Fondò e diresse la rivista “Civiltà delle macchine”.


domenica 5 ottobre 2014

Quattro baci

 

RUBÉN BONIFAZ NUÑO

QUAL È LA DONNA CHE RICORDIAMO

Qual è la donna che ricordiamo
guardando il seno della vicina
sull’autobus; a chi spetta il posto
vuoto al nostro lato, al cinema?
A chi appartiene l’orecchio
che udrà la parola più nascosta
che siamo, di chi la testa
che al nostro fianco nasce dai sogni?

Ci sono volte che non sopporto tanta
tristezza, e allora ti ricordo.
Ma non sei tu. Nacquero stanchi
il nostro lungo amore e i nostri brevi
amori; i quattro baci e i quattro
incontri che abbiamo avuto. Siamo tristi.
Insieme inventavamo un concerto
per infelicità e orchestra e restavamo
ad ascoltarlo seri, solenni,
e non abbiamo sentito niente. Siamo soli.

Tu non lo saprai mai, ne sono certo,
che ho scritto questi versi per te sola;
che ho pensato a te scrivendoli. Sono tuoi.

Perdonami. Per un momento
ho dimenticato con chi stavo parlando.
E non ho sentito il colpo della mia finestra
che si chiudeva. Ero da un’altra parte.

(da Los demonios y los días, 1956)

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È un amore sofferto quello che narra il poeta messicano Rubén Bonifaz Nuño: nasce dalla passione certo, ma si macera nell’infelicità, eppure in una sorta di amore-odio catulliano continua a riproporsi, a ricucire e a ferire, a raddolcire e spezzare. Sembra tutto finito anche in questa poesia, ma la quartina finale è un vero e proprio colpo di scena, un coup de théâtre poetico.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “OFFICE IN A SMALL CITY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Si conosce di più l'amore attraverso l'infelicità che procura che per la felicità, spesso misteriosa, che diffonde nella vita degli uomini.
ÉMILIE DU CHÂTELET, Discorso sulla felicità




Rubén Bonifaz Nuño (Córdoba, 12 novembre 1923 – Città del Messico, 31 gennaio 2013),​ poeta messicano. La sua formazione umanistica lo ha portato verso una poesia di sintesi in cui coincidono rigore classico e parole in libertà, l'oscuro e spesso atroce universo azteco nahuatl e la tradizione greco-romana.


sabato 4 ottobre 2014

Rose cieche

 

RAFAEL MORALES

I NON AMATI

Che solitudine del corpo, dell’anima;
che vuoto negli occhi, che vuoto nel sangue.
Nessuno ascolta la loro pena né il respiro caldo,
rosa ardente nell’aria.

Le loro bocche rosse d’amore, si aprono per il bacio;
le loro fronti cercano mani, carezze amorose
di un cielo lontano.

Le loro mani si alzano dolci, piene d’ombra,
innamorate;
si levano tremanti come tristi fantasmi,
rosse d’amore, rose morte, al cielo;
rose cieche che cercano nella notte
la grande luce rosata.

Alto volo di angoscia, alta torre di sangue
si ergono questi uomini verso un cielo impassibile
dove non c’è nessuno.

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“La disgrazia più grande non è non essere amati, ma non amare” scrisse Albert Camus nei suoi taccuini. Eppure, se sentirsi dire “Ti amo” è una grandissima gioia, altrettanto non essere amati deve essere una pena grandissima, che apre un regno di solitudine, come quello dipinto con il suo stile classicheggiante e qua e là anche un po’ barocco dal poeta spagnolo Rafael Morales.

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FOTOGRAFIA © SAMSUNG

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LA FRASE DEL GIORNO
Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più.
MASSIMO GRAMELLINI, Fai bei sogni




Rafael Morales Casas (Talavera de la Reina,  31 luglio 1919 – Madrid, 29 giugno 2005), poeta spagnolo. Dall'amore, il paesaggio e il tempo dei suoi primi libri, passò nel 1947 alla poesia sociale ed esistenziale ed entrò a pieno titolo nella poesia sradicata. In seguito affrontò il tema della città e delle sue miserie e cantò con delicata sensibilità le piccole cose, gli umili e i dimenticati. 



venerdì 3 ottobre 2014

Il tuo timore dell’infinito

 

LEFTERIS PULIOS

EBBREZZA DI CIELO

Ubriàcati alle mammelle della notte.
Cerca il sortilegio degli astri.
Accarezza la carne nerastra del cielo.
Ti darebbe cuore innocente, mente gentile
e un senso d’indipendenza
che il giorno esilia.

Non è la notte che nasconde Dio
ma il tuo timore dell’infinito.

(da Poeti greci del Novecento, Mondadori, 2011 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Ci sono molte strisce dei Peanuts in cui Linus, Sally, Charlie Brown guardano il cielo stellato e si pongono “le grandi domande”. È quello il fascino della notte, quando, spento il clamore luminoso del giorno, ci ritroviamo piccoli e silenziosi davanti all’infinito. Il poeta greco Lefteris Pulios coglie l’ebbrezza che dà la notte, che dà quel cielo sotto il quale rimaniamo come storditi a meditare sui misteri dell’universo.

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Van Gogh

VINCENT VAN GOGH, “NOTTE STELLATA SUL RODANO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Camminare all'aperto, di notte, sotto il cielo silente, lungo un corso d'acqua che scorre quieto, è sempre una cosa piena di mistero, e sommuove gli abissi dell'animo.
HERMANN HESSE, Bella è la gioventù




Lefteris Pulios (Atene, 1944), poeta greco. Appartiene alla cosiddetta Generazione degli anni '70, termine letterario che si riferisce agli autori greci che iniziarono a pubblicare le loro opere negli anni '70, e in particolare verso la fine della giunta militare greca del 1967-1974.


giovedì 2 ottobre 2014

Un archivio del toccare

 

NATHAN SHEPHERDSON

N. 71

Vorrei estrarre le tue impronte digitali dalla memoria
dissotterrare interi paesaggi da un archivio del toccare
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(da Sweeping the Light Back Into the Mirror, 2006 – Trad. di M. Mandorlo)

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Sweeping the Light Back Into the Mirror, prima raccolta del poeta australiano Nathan Shepherdson, ripercorre in brevi liriche la vita della madre, scomparsa a 72 anni – e 72 sono i testi. È un recupero della memoria, naturalmente, come ben sa chi si trova ad affrontare un evento del genere: è una ricostruzione che si avvale di ricordi, di immaginazione, di piccole cose, di profumi – la buckinghamia in fiore del N. 32, ad esempio. Assomiglia all’opera di un restauratore che esalti i colori sopiti di un affresco e riempia gli spazi bianchi con quello che può presumere. E quest’opera di recupero della memoria è una delle tante funzioni che assume la poesia, capace non solo di fermare il tempo nel suo accadere ma di andare a ritroso e scattare una fotografia del passato.

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Pace

LAURIE JUSTUS PACE, “FAITH IS THE FOUNDATION OF LIFE”

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LA FRASE DEL GIORNO
La ricchezza della vita è fatta di ricordi, dimenticati.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere




Nathan Shepherdson (Brisbane, ?), poeta australiano. Vive nelle Glass House Mountains nel Queensland. Ha collaborato con l’artista Julie Barret realizzando l’edizione limitata Clouds in another’s blood (light-trap press) e continua ad esplorare le relazioni tra poesia, linguaggio ed arti visive.



mercoledì 1 ottobre 2014

Altre due poesie per ottobre

 

Due poesie che descrivono l’inquietudine di ottobre, magari non sul principio del mese, ma quando è già avanzato e annuncia con la caduta delle foglie l’arrivo dell’argentiere di nebbie novembre: quella malinconia inesplicabile è il tema dei versi di Ángel González  e di Franco Fortini.


FALL FOLIAGE

.FOTOGRAFIA © PAT LITTLE / AP


ÁNGEL GONZÁLEZ

A VOLTE, IN OTTOBRE, È QUELLO CHE AVVIENE

Quando non succede nulla,
e l’estate se ne è andata,
e le foglie cominciano a cadere dagli alberi,
e il freddo arrugginisce gli argini dei fiumi
e fa più lento il corso dell’acqua;

quando il cielo sembra un mare violento,
e gli uccelli cambiano paesaggio,
e le parole si sentono ogni volta più lontane,
come sussurri che il vento disperde;

allora,
si sa,
quello che avviene:

le foglie, gli uccelli, le nuvole,
le parole disperse e i fiumi,
ci riempiono di un’improvvisa inquietudine
e di pena.

Non cercatene il motivo nei vostri cuori.
È soltanto ciò che ho detto:
è quello che avviene.

(da Narices, buhitos, volcanes, 2000)

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FRANCO FORTINI

CONGEDO

Piccola notte, è I’ora di lasciare
La lampada, e dormire.
Quali voci per le vie
A quest’ora? È I’ottobre
Dei carbonai, la nebbia.

Questo piccolo mondo ora non duole
Ed è buio e lontano
Coi suoi deboli treni.
È I’ora di lasciare
La lampada e guardare

Senza rimpianto il sonno.

1954

(da Poesia e errore, Feltrinelli, 1959)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ottobre volge in oro foglie d’acero; / Molte sono cadute, una indugia; / Presto scivolerà dal ramoscello / Soldo da dita di un avaro che muore.
THOMAS ALDRICH




Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.