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lunedì 7 ottobre 2013

La gondola

 

DIEGO VALERI

VENISE

La gondole, en sortant de la verte splendeur
du grand canal, s’enfuit, svelte, dans l’ombre bleue
d’un très petit rio. Un pan de mur, couleur
d’ambre, avale ce noir fantôme à longue queue.

VENEZIA

La gondola, uscendo dal verde splendore
del Canal Grande, sfugge, affusolata, nell’ombra azzurra
di un piccolissimo rio. Una striscia di muro, colore
d’ambra, ingoia questo nero fantasma dalla lunga coda.

(Da Poesie, 1962)

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Le trasparenti immagini tipiche di Diego Valeri cesellano – in francese, lingua che insegnava all’Università – lo splendore veneziano, la scena di una gondola che lascia il Canal Grande per infilarsi in uno dei piccoli rii laterali. Come scrisse Pietro Pancrazi, “Venezia sta in Valeri: non è soltanto la sua città, è la sua cadenza, il suo tono”.

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  Gondola

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
La gondola nera, slanciata, e il modo in cui si muove, lieve, senza rumore alcuno, ha qualcosa di strano, una bellezza da sogno, ed è parte integrante della città dell'ozio, dell'amore e della musica.
HERMANN HESSE




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


domenica 6 ottobre 2013

Un bosco in pieno autunno

 

BORIS SLUCKIJ

BOSCO D’AUTUNNO

A che somiglia un bosco in pieno autunno?
Soprattutto ad un sommesso incendio.
Lambiscono mute la coppa dei cieli
gialle lingue di fiamma.
Più d'uno scialle zingaro è screziato
il bosco ancora un po' verde.
Ad ogni albero, come a un falò,
puoi riscaldarti l'anima.

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Mi piace davvero tanto passeggiare per i boschi: qui nella vallata dell’Adda e sulle colline disseminate qua e là cammino in mezzo alla natura isolandomi dal mondo, salendo, scendendo, osservando, meditando. È uno spettacolo sempre nuovo: ogni mese, ogni stagione ci sono fiori differenti e diverse tonalità. L’autunno, come la primavera, è una festa di colori: e posso confermare, come nota il poeta russo Boris Sluckij, che passeggiando tra le fiammate di un bosco in autunno ci si riscalda l’anima.

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Bosco d'autunno

FOTOGRAFIA © DAVID WAGNER

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LA FRASE DEL GIORNO
L’autunno è una dimora d’oro e di pioggia.
JACQUES CHESSEX, Battaglie nell’aria




Boris Abramovič Sluckij (Slavjansk, Ucraina, 7 maggio 1919 - Tula, 23 febbraio 1986). Poeta russo, studiò a Char’kov e a Mosca. Ebbe formazione giuridica e letteraria. Allo scoppio della guerra contro i nazisti, partì volontario per il fronte, dove fu ferito. Ricoprì l’incarico di commissario politico e fu anche corrispondente per i giornali. La sua è una poesia fortemente prosastica, vicina al linguaggio parlato.


sabato 5 ottobre 2013

Dove va il mio ricordo

 

MARUJA VIEIRA

SERA DI PIOGGIA, IV

Questa sera
tutti guardano la pioggia.

Qui ci sono un albero
e qualche colonna bianca.

Dove va il mio ricordo
ci sono fiori come spade di ametista
e gli uomini camminano in silenzio.

Qui la pioggia lancia
sempre più in fretta
le sue dita trasparenti
per vincere al sole la moneta del tempo.

Là, dove tu dimentichi,
non c’è la pioggia… soltanto fiori e un mare verde.

(da Palabras de la ausencia, 1953)

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Una contrapposizione tra presente e passato, tra condizione attuale e ricordo: alla pioggia che cade nell’oggi – un hic et nunc di grigiore e di una compostezza un po’ banale – corrisponde nell’ieri un giardino dai fiori variopinti sullo sfondo del mare. La poetessa colombiana Maruja Vieira si iscrive al club di chi rimpiange un altro luogo e un altro tempo dove forse la felicità era possibile.

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Pioggia

FOTOGRAFIA © BOMA DZIN

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LA FRASE DEL GIORNO
Lasciami il tuo ricordo, / quello di adesso. / Non importa se tu te ne vai. / Lasciami questo ricordo / dell’ultima ora dell’alba.

MARUJA VIEIRA, Clave minima




Maruja Vieira,  pseudonimo di María Vieira White (Manizales, 25 dicembre 1922),  poetessa e giornalista colombiana. "Battezzata" così da Pablo Neruda,  ha pubblicato quindici libri di poesia, uno in prosa, e diverse colonne su vari giornali colombiani e venezuelani. Il suo lavoro evoca la sua città natale e la sua infanzia; la figura di persone care e di amici.


venerdì 4 ottobre 2013

Sulla luce dei rettilinei

 

FRANCO FORTINI

AUTOSTRADA DEL SOLE

Tutto era così semplice, avendo saputo.
Che l’accurato labirinto delicato
la patria immaginaria
in questo vento dovevano sparire
e noi scagliati sulla luce
dei rettilinei…
Ora a noi tardi liberi
in quest’aria di nulla
pianure monti umiliati
altri spazi e doveri
dilatano e già veri
da morirne. E di vista
ti perdi
come dopo il sorpasso
l'altro nel retrovisore.

(da L’ospite ingrato, testi e note per versi ironici, 1966)

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Tutto è poesia, in tutto c’è poesia. Anche nell’Autostrada del Sole percorsa in macchina con le fugaci impressioni del paesaggio dietro i finestrini e dell’ancora più effimero scorrere di altre vite, di altre persone sulle auto in corsa. Così Franco Fortini si conforta nella sua idea poetica dell’errore che noi incarniamo, della coscienza del fallimento inevitabile, dell’illusorietà delle speranze. Tra un sorpasso e l’altro.

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FOTOGRAFIA © CORRIERE DELLA SERA

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LA FRASE DEL GIORNO
A metà della strada - come avviene / che i nidi di calce e polvere, gli incastri / si disfanno alle spalle, dei sobborghi, e le scene / della campagna senza parola si illuminano.
FRANCO FORTINI, Poesia e errore




Franco Fortini, nato Franco Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano. La sua poesia è testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica del fallimento degli ideali.



giovedì 3 ottobre 2013

Ogni lustro del giallo

 

ANDREA ZANZOTTO

ALTRI TOPINAMBÙR

Entro i manipoli qua e là sparsi
dei topinambùr lungo gli argini
ogni lustro del giallo si fa intimo
all’autunnale catarsi

*

Ori di affabili corollari –
topinambùr se è il caso di nominare
una scintillazione che pare casalinga
ed invece è stellare

*

Tamburini topinambùr
euforia di mille
divergenti intuizioni –
gemellaggi infiniti

*

Azzurro arriso dagli incorreggibili
topinambùr mai stanchi di frinire
di titillare, di adire
ai paradisi più facilmente leggibili

*

Favoleggiare di esigue
anarchie, conversioni di lingue
mai udite del giallo
in gelb jaune amarillo

*

Con affettuoso gusto
i furbissimi topinambùr
si affollano al cancello
come a scuola, nel giorno giusto

*

Dove ritroverò le mie infelicità
numerose quanto incontrollabili? –
Ma ora coi topinambùr torneranno
attutite dai tocchi di altre deità

(da Meteo, Donzellii, 1996)

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Ora che l’autunno avanza, fioriscono qua e là nei campi, a enormi e alti mazzi i topinambur (Helianthus tubeorsus): i loro fiori gialli riempiono i fossati, si elevano sul ciglio di strade di campagna, sul bordo di trafficate strade statali – e proprio su una di queste, la famigerata Rivoltana Superiore, mentre proseguivo in lenta coda, mi sono ricordato, guardando queste fiammate gialle, della poesia che Andrea Zanzotto dedicò loro. E anche la coda, pensando ai tuberi lungo gli argini dei fontanili, mi è sembrata un po’ più sopportabile…

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Topinambur

FOTOGRAFIA © FORUM PLANTEN

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LA FRASE DEL GIORNO
Topinambùr tuffi del giallo / atti improvvisi festivi del giallo / gialli brividi baci / bacilli-braci
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ANDREA ZANZOTTO, Meteo




Zanzotto_AndreaAndrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011), poeta italiano tra i più importanti del secondo Novecento. La sua poesia, che scava profondamente nella materia linguistica, è legata alle tracce e alle memorie del suo paese natio: "Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio”.


mercoledì 2 ottobre 2013

Innamorato pazzo

 

HEINRICH HEINE

SULLA RIVA DEL MARE SILENTE

Sulla riva del mare silente
Si è levata la notte, e la luna
Si fa largo attraverso le nubi,
E si sente sussurrare i flutti:

Quell’uomo, laggiù, certo è un pazzo,
O deve essere innamorato,
Perché ha l’aria avvilita e contenta,
È contento ed è insieme avvilito?

E la luna guardandolo ride,
E con limpida voce dichiara:
Quello è innamorato ed è pazzo,
E per giunta è anche un poeta.

1833

(Traduzione di Simonetta Carusi)

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Heinrich Heine, voce dell’ultimo romanticismo tedesco, mette in scena una fantasia notturna che ricorda il celebre dipinto di Caspar David Friedrich, “Uomo e donna che contemplano la luna” ed evoca un altrettanto noto aforisma di Byron secondo cui per essere poeta un uomo deve essere innamorato o infelice: Heine ci mette del suo per descrivere questa lacerazione tra l’innamorato e il folle: “Non sono stato niente, nient’altro che un poeta”.

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CASPAR DAVID FRIEDRICH, “UOMO E DONNA CHE CONTEMPLANO LA LUNA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Per amor venne in furore e matto / d’uom che sì saggio era stimato prima.
LUDOVICO ARIOSTO, Orlando furioso




Christian Johann Heinrich Heine (Düsseldorf, 13 dicembre 1797 – Parigi, 17 febbraio 1856), poeta tedesco. Fu il più importante poeta nel periodo di transizione tra il romanticismo e la Giovane Germania. L'originalità dei suoi di Heine consiste nella tensione verso la poesia e nello stesso tempo nel modo opposto, cioè quello di voler negare ogni sentimentalismo, che gli permise di utilizzare il "materiale" romantico con ironia e realismo.


martedì 1 ottobre 2013

Ottobre: due poesie

 

Ottobre è, come aprile, un mese colorato. Come scrisse Albert Camus, “l’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore”. Quel rosso, quel giallo, quel brunito delle foglie osservano dal cuore di un giardino la poetessa Cristina Campo e un giovane Attilio Bertolucci.


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 RACHEL McNAUGHTON, “COLORI D'AUTUNNO, TOSCANA”


CRISTINA CAMPO

CANZONCINA INTERROTTA

Laggiù di primo ottobre
la marea delle foglie
all'angelica notte
già tratteneva il piede.

Non vedute cadevano
(là tutto era furtivo),
lento frusciava rune
al plenilunio un fico.

Sfilava dal tuo sogno
un micio le sue cabale,
veranda incomparabile,
dolce Capodimondo.

Solo la veemente
mia ora lacerava
sul cancello le rose ...
E riversa una statua

forse mordeva - al turbine
di quel volo - l'autunno,
origliere di muschio…

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OTTOBRE

ATTILIO BERTOLUCCI

Sporge dal muro di un giardino
La chioma gialla di un albero.

Ogni tanto lascia cadere una foglia
Sul marciapiede grigio e bagnato.

Estasi, un sole bianco fra le nubi
Appare, caldo e lontano, come un santo.

Muto è il giorno, muta sarà la notte
Simile ad un pesce nell’acqua.

(da Sirio, 1929)

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LA FRASE DEL GIORNO
È il caro tempo dell'anno quando / più dolci nubi il cielo del mattino / attraversano, e il passo di chi parte / trova foglie più fitte nel sentiero / che s'allontana
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ATTILIO BERTOLUCCI, Lettera da casa




Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini (Bologna, 29 aprile 1923 – Roma, 10 gennaio 1977), scrittrice, poetessa e traduttrice italiana. Cresciuta nel culto della bellezza e animata da un'incoercibile tensione alla perfezione, etica non meno che estetica, fu influenzata a lungo dal pensiero di Simone Weil e di Hugo von Hofmannsthal.