sabato 7 febbraio 2009

La malinconia di Hesse


HERMANN HESSE

ALLA MALINCONIA

Nel vino e negli amici ti ho sfuggita,
poiché dei tuoi occhi cupi avevo orrore,
io figlio tuo infedele ti obliai
in braccia amanti, nell'onda del fragore.

Ma tu mi accompagnavi silenziosa,
eri nel vino ch'io bevvi sconsolato,
eri nell'ansia delle mie notti d'amore,
perfino nello scherno con cui ti ho dileggiata.

Ora conforti tu le mie membra spossate,
hai accolto sul tuo grembo la mia testa
ora che dai miei viaggi son tornato:
giacché ogni mio vagare era un venire a te.


(Traduzione di Mario Specchio)


Questa è una delle mie poesie preferite in assoluto. Hermann Hesse testimonia l'inanità degli sforzi umani, l'impossibilità di sfuggire al proprio destino: così il bohemien rappresentato dallo scrittore tedesco prova in tutti i modi ad allontanarsi dalla malinconia; ma non serve a nulla stordirsi con il vino, riempirsi di ebbrezza, abbandonarsi alle braccia calde delle donne se quella malinconia è dentro di noi.

Hesse non era propriamente un poeta: le liriche sono la parte meno rilevante della sua opera. Tuttavia si può apprezzare il tentativo di trasformare il linguaggio creativo in simbolo del mondo e della vita: la sua non è una poetica originale, ma, come egli stesso sottolinea in "Bekenntnis des Dichters", l'intenzione è quella di "aprire sempre di nuovo il mondo delle immagini, il mondo dell'anima".


Munch

Edward Munch, "Malinconia"



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LA FRASE DEL GIORNO
Poeta è qualcosa che si può soltanto essere, ma non diventare.
HERMANN HESSE, Orme di sogni

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