giovedì 16 luglio 2009

Primo Levi poeta

Primo Levi, lo scrittore torinese universalmente noto per “Se questo è un uomo”, “La tregua”, “I sommersi e i salvati” e i racconti di “La chiave a stella” era anche un poeta – una sola raccolta, “Ad ora incerta”, edita nel 1984 con testi che vanno dal primissimo dopoguerra agli Anni ‘80. Nel suo dire calmo e discorsivo va a cogliere il cuore dell’emozione, come appare da questi versi che ho scelto come esempio del suo lato lirico. L’esperienza atroce del lager resta comunque sullo sfondo, un tatuaggio sull’anima, anche nelle poesie più distanti nel tempo da quell’evento.

ALZARSI

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finché suonava breve sommesso
Il comando dell’alba:
    “Wstawàc”:
E si spezzava in petto il cuore.

Ora abbiamo ritrovato la casa,
il nostro ventre è sazio,
abbiamo finito di raccontare.
E’ tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
    “Wstawàc”.


11 gennaio 1946


CUORE DI LEGNO

Il mio vicino di casa è robusto.
E’ un ippocastano di corso Re Umberto.
Ha la mia età ma non la dimostra.
Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,
in aprile, di spingere gemme e foglie,
fiori fragili a maggio,
a settembre ricci dalle spine innocue
con dentro lucide castagne tanniche.
È un impostore, ma ingenuo: vuole farsi credere
Emulo del suo bravo fratello di montagna
Signore di frutti dolci e di funghi preziosi.
Non vive bene. Gli calpestano le radici
I tram numero otto e diciannove
Ogni cinque minuti; ne rimane intronato
E cresce storto, come se volesse andarsene.
Anno per anno, succhia lenti veleni
Del sottosuolo saturo di metano;
è abbeverato d’orina di cani,
le rughe del suo sughero sono intasate
dalla polvere settica dei viali;
sotto la scorza pendono crisalidi
morte, che non saranno mai farfalle.
Eppure, nel suo tardo cuore di legno
sente e gode il tornare delle stagioni.


10 maggio 1980


12 LUGLIO 1980

Abbi pazienza, mia donna affaticata,
abbi pazienza per le cose del mondo,
per i tuoi compagni di viaggio, me compreso,
dal momento che ti sono toccato in sorte.
Accetta, dopo tanti anni, pochi versi scorbutici
Per questo tuo compleanno rotondo.
Abbi pazienza, mia donna impaziente,
tu macinata, macerata, scorticata,
che tu stessa ti scortichi un poco ogni giorno
perché la carne nuda ti faccia più male.
Non è più tempo di vivere soli.
Accetta, per favore, questi 14 versi,
sono il mio modo ispido per dirti cara,
e che non starei al mondo senza di te.



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LA FRASE DEL GIORNO
In questa nostra epoca fragorosa e cartacea, piena di propaganda aperta e di suggestioni occulte, di retorica macchinale, di compromessi, di scandali e di stanchezza, la voce della verità, anziché perdersi, acquista un timbro nuovo, un risalto più nitido..
PRIMO LEVI, Il giornale dei genitori, n. 15, gennaio 1960

1 commento:

stella attici ha detto...

Primo Levi mi commuove sempre
Costantemente sento con lui un empatia , e non mi sento degna
Grazie di averlo pubblicato

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