venerdì 1 maggio 2009

Ghiannis Ritsos

Fu un poeta molto prolifico Ghiannis Ritsos, di cui ricorre oggi il centenario della nascita: non c'è stato giorno della sua vita, almeno fino al male che se lo portò via in pochi mesi e che concluse la sua esistenza l'11 novembre 1990, che non vergasse almeno un verso sui suoi taccuini. Aveva qualcosa di bizantino ed infatti il suo stile era il risultato di un continuo lavorio sulle poesie, pubblicate in numerose raccolte, oltre cento. Altrettante sono da considerarsi inedite o distrutte per mano dello stesso Ritsos. In effetti la sua vita fu una lunga e ininterrotta poesia.

Era nato il 1° maggio 1909 a Monemvassià, villaggio del Peloponneso meridionale, e si era sempre definito un "artigiano della parola": interrotti gli studi a diciotto anni per la rovina della sua agiata famiglia e un principio di tisi, fu ballerino di avanspettacolo e correttore di bozze, partigiano durante la seconda guerra mondiale e deportato durante il regime dei "colonnelli".

L'opera poetica di Ritsos mette al centro l'uomo, trovando questo antropocentrismo nel retaggio di tutta l'arte classica greca. È l'uomo capace di orrori indicibili - e lo testimoniano la lotta al nazifascismo, la guerra civile, le divisioni - e al contempo in grado di alte realizzazioni. Allora, ecco lo scopo del poeta secondo Ritsos: sperare, affidare a questo rischio le proprie parole, credere possibile un mondo migliore, dominato dalla bellezza. È una follia, una lotteria, come ammetteva lo stesso poeta greco, ma i poeti devono essere "eterni inconsolabili consolatori del mondo".

Della sua sterminata bibliografia - circa 250 volumi - da citare almeno "Epitaffio", poemetto in metrica classica sui moti popolari del 1936, "Grecità" e "Pietre ripetizioni sbarre", rispettivamente del periodo della guerra e di quello della deportazione, e "Quarta dimensione", serie di poesie sulla mitologia.

 

da "SINFONIA DI PRIMAVERA", 1938

20

La sera estiva
dalla finestra penetrava
nella bianca stanza
della mia casa paterna.

Odore di verde erba e di gelsomino
ondeggiava nell'aria dolce.
E un passo leggero
simile a piede raggiante d'angelo,
vagava nella casa.

Era il tuo passo, Amore,
che già prima tanti anni
cercava sotto la luna estiva
d'incontrare me.

25

No. No.
Non voglio partire.
Trattienimi.
Vicino a te ho paura
- ma pure amo il mio timore.

da "LA MARCIA DELL'OCEANO", 1940

........
I vecchi marinai
che più non hanno battello,
che più non hanno reti,
siedono sulla roccia
e nella loro pipa fumano
viaggi, ombre e pentimenti.
Ma noi
nulla sappiamo
della cenere nel sapore del viaggio.
Sappiamo il viaggio
e il glauco semicerchio dell'orizzonte
simile a selvaggio sopracciglio
d'un dio marino.
Saltiamo nelle barche,
sciogliamo le corde e cantiamo il mare
guardando l'argentea nuvola accanto alla luna primaverile.
.......

 

da "PIETRE RIPETIZIONI SBARRE", 1977


LASCITO

Disse: Credo nella poesia, nell'amore, nella morte,
perciò credo nell'immortalità. Scrivo un verso,
scrivo il mondo; esisto; esiste il mondo.
Dall'estremità del mio mignolo scorre un fiume.
Il cielo è sette volte azzurro. Questa purezza
è di nuovo la prima verità, il mio ultimo desiderio.


Poesia autografa di Ritsos (da Αφιερώματα)

 

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LA FRASE DEL GIORNO
È il nostro cuore dimora dell'Infinito.
GHIANNIS RITSOS, Sinfonia di primavera

2 commenti:

pinavurchio ha detto...

I
Il poeta lascia disfare la sua anima e la ricompone in versi
r
Ritsos e qualcosa di più di questo

Filomena Ciavarella ha detto...

Al poeta greco Ritsos

L'azzurro ai tuoi fianchi
ha dipinto la tua vita
d'amore.
Uomo Greco,
con il cielo
issato nell"arcobaleno
e nei fiori dipinti
nel sole di Apollo,
fra la vita è la morte
hai inseguito l'ultimo filo
di vita fino alla morte.
Hai intinto d'azzurro
la tua penna di sole,
con il vento
nell'infinito.


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