sabato 14 marzo 2009

Camillo Sbarbaro


Nelle sue poesie e prose Camillo Sbarbaro (1888-1967) seppe coniugare un’osservazione della natura e un’analisi anche introspettiva della psicologia umana con uno stile secco e acuto, come la ventosa costa ligure in cui visse.
La sua poetica interagisce con il mondo da un piano esterno, anche quando guarda, come succede sovente, dentro di sé: Sbarbaro è l’osservatore - e in questo forse un poeta può davvero dirsi completo - è chi si pone davanti alle cose e ne coglie l’intimo fremito, con semplicità ma anche con una precisione che non conosce alcuna forzatura.
Il suo stile è piano ma non monocorde, cortese anche se non estroverso; è antimelodico, dimesso, venato da una malinconica tristezza di fondo paragonabile a quella di Leopardi.

Ecco una breve antologia di sue poesie:

IO CHE COME UN SONNAMBULO CAMMINO

Io che come un sonnambulo cammino
per le mie trite vie quotidiane,
vedentoti dinanzi a me trasalgo.
Tu mi cammini innanzi lenta come
una regina.
Regolo il mio passo
io subito destato dal mio sonno
sul tuo ch'è come una sapiente musica.
E possibilità d'amore e gloria
mi s'affacciano nel cuore e me lo gonfiano.
Pei riccioletti folli d'una nuca
per l'ala d'un cappello io posso ancora
alleggerirmi dalla mia tristezza.
Io sono ancora giovane, inesperto
col cuore pronto a tutte le follie.
Una luce si fa nel dormiveglia.
Tutto è sospeso come in un'attesa.
Non penso più. Sono contento e muto.
Batte il mio cuore al ritmo del mio passo.

da “Rimanenze”, 1955

*

IL MIO CUORE SI GONFIA PER TE, TERRA

Il mio cuore si gonfia per te, Terra,
come la zolla a primavera.
Io torno.
I miei occhi con nuovi. Tutto quello
che vedo è come non veduto mai;
e le cose più vili e consuete,
tutto m'intenerisce e mi dà gioia.

In te mi lavo come dentro un'acqua
dove si scordi tutto di se stesso.
La mia miseria lascio dietro a me
come la biscia la sua vecchia pelle.
Io non sono più io, io sono un altro.
Io sono liberato di me stesso.

Terra, tu sei per me piena di grazia.
Finché vicino a te mi sentirò
così bambino, fin che la mia pena
in te si scioglierà come la nuvola
nel sole,
io non maledirò d'esser nato.

Io mi sono seduto qui per terra
con le due mani aperte sopra l'erba,
guardandomi amorosamente intorno.
E mentre così guardo, mi si bagna
di calde dolci lacrime la faccia.



*


TALOR, MENTRE CAMMINO SOLO AL SOLE


Talor, mentre cammino solo al sole
e guardo coi miei occhi chiari il mondo
ove tutto m'appar come fraterno,
l'aria la luce il fil d'erba l'insetto,
un improvviso gelo al cor mi coglie.
Un cieco mi par d'essere, seduto
sopra la sponda d'un immenso fiume.
Scorrono sotto l'acque vorticose,
ma non le vede lui: il poco sole
ei si prende beato. E se gli giunge
talora mormorio d'acque, lo crede
ronzio d'orecchi illusi.
Perché a me par, vivendo questa mia
povera vita, un'altra rasentarne
come nel sonno, e che quel sonno sia
la mia vita presente.
Come uno smarrimento allor mi coglie,
uno sgomento pueril.
Mi seggo
tutto solo sul ciglio della strada,
guardo il misero mio angusto mondo
e carezzo con man che trema l'erba. 

da “Pianissimo”, 1914

*

DONNA CIELO

Non fosse la donna
il giorno sarebbe senz’albore;
non stella avrebbe
e rugiada la notte; non acqua
o fil d’erba la terra.
Senza cielo sul capo si andrebbe.

2 ottobre 1941


Camillo Sbarbaro (Fotografia: La poesia e lo spirito)



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LA FRASE DEL GIORNO
Il linguaggio di un poeta, l'amore di una donna - è sempre qualcosa che succede per la prima volta.
KARL KRAUS, Di notte

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