martedì 3 febbraio 2009

Simone Weil


Una straordinaria figura di pensatrice vedeva la luce in una famiglia di ebrei agnostici il 3 febbraio 1909 a Parigi: la saggista e studiosa di filosofia Simone Weil.

La sua breve vita, che si sarebbe conclusa in Inghilterra nell'agosto 1943 a soli 34 anni per un problema cardiaco, fu intensa nonostante le emicranie croniche, le sinusiti e i guai fisici, a dispetto di un carattere introverso al limite dell'ascetismo: Simone Weil volle fare della sua vita la propria opera, superando i limiti e mettendo in pratica le sue teorie.

Come scrisse la sua biografa Gabriella Fiori, la Weil fu "un genio morale nel campo dell'etica, un genio di portata rivoluzionaria": infatti, per rendersi conto di quello di cui parlava, non esitò a prendere parte alla resistenza spagnola nel 1936 e a quella francese nel 1943, ad abbandonare l'insegnamento per un periodo e ad impiegarsi come operaia alla Renault per entrare in contatto con quel ceto con cui simpatizzava. Fu marxista prima di confutare le teorie di Marx ed esprimere una visione pessimista sia del capitalismo sia del socialismo. Fu pacifista prima di prendere parte alla Guerra Civile spagnola come anarchica al fianco dei repubblicani. 

La sua vita svoltò ad Assisi nella primavera del 1937: la ventottenne Simone, curiosa sin dall'infanzia di ogni religione, lettrice della Bibbia, di testi buddhisti e delle Upanishad malgrado l'ateismo della famiglia, all'interno della Basilica di San Francesco cadde in un'estasi religiosa e per la prima volta nella sua vita si trovò a pregare. Un'esperienza mistica ancora più forte si ripeté nel 1938: da quel momento, pur restando ancorati all'ambito sociale e politico, i suoi testi virano verso il misticismo e assumono toni spirituali. Avvicinatasi alla Chiesa Cattolica, rifiutando però il battesimo, si affidò alla direzione spirituale di un frate domenicano a Marsiglia. La soluzione teologica e il sacrificio di Cristo le apparvero la risposta a tutti i suoi travagli interiori, l'esperienza religiosa un ponte tra l'ordine materiale e quello spirituale.

Negli ultimi anni si spostò a New York e a Londra, dove si unì ai partigiani francesi in esilio. Quando le fu diagnosticata la tubercolosi e le vennero prescritti riposo e una dieta adeguata, non si risparmiò, ma continuò il suo attivismo, donando anche gran parte del suo cibo per la Francia occupata.
Ricoverata nel sanatorio di Ashford, nel Kent, vi morì e il medico legale volle scrivere nel suo referto: "La deceduta si è uccisa rifiutando di mangiare mentre la sua salute mentale era disturbata".


FRASI DI SIMONE WEIL

Tutte le decisioni che impegnano delle vite umane sono prese da coloro che non rischiano niente.

La bellezza è la sola finalità quaggiù.

La bellezza si impadronisce del corpo per avere il permesso di passarvi attraverso e raggiungere l'anima.

Tra gli oggetti esistenti, solo il corpo umano ha il potere di colpire un'anima.

La realtà per lo spirito umano non è altro che il contatto con la necessità.

Ogni analisi seria e rigorosa della percezione, dell'illusione, del sogno, degli stati più vicini all'allucinazione mostra che la percezione del mondo reale non è diversa dagli errori che gli rassomigliano, perché racchiude un contatto con una necessità.

Lo spirito non è forzato a credere all'esistenza di niente (soggettivismo, idealismo assoluto, solipsismo, scetticismo: vedi le Upanishad, i Taoisti e Platone, che usano, tutti, questa attitudine filosofica a titolo di purificazione). Questo perché il solo organo di contatto con l'esistenza è l'accettazione, l'amore. Questo perché bellezza e realtà sono identiche. Questo perché la gioia e il sentimento di realtà sono identici.

Ciò che permette di contemplare la necessità e di amarla, è la bellezza del mondo. Senza la bellezza questo non sarebbe possibile.

La funzione spirituale del lavoro fisico è la contemplazione delle cose, la contemplazione della natura.

Privarsi della propria falsa divinità, negare se stessi, rinunciare a essere nell'immaginazione il centro del mondo, distinguere tutti i punti del mondo come centri allo stesso titolo e il vero centro come esterno al mondo, significa acconsentire al regno della necessità meccanica nella materia e della libera scelta al centro di ogni anima. Questo acconsentire è l'amore. Il volto di questo amore rivolto alle persone pensanti è carità del prossimo; il volto che guarda la materia è amore dell'ordine del mondo, o, che poi è la stessa cosa, amore della bellezza del mondo.

L'arte è un tentativo di trasportare in una quantità finita di materia modellata dall'uomo un'immagine della bellezza infinita dell'universo intero. Se il tentativo è riuscito, questa porzione di materia non deve nascondere l'universo, ma al contrario rivelarne la realtà tutto intorno.

Chi sopporta un momento di vuoto, o riceve il pane soprannaturale, o cade. Rischio terribile, ma bisogna correrlo, e anche un momento senza speranza. Ma non bisogna gettarvisi.



Fotografia: Pubblico dominio


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LA FRASE DEL GIORNO
Chi deve lavorare tutti i giorni sente nel suo corpo che il tempo è inesorabile. Lavorare. Provare il tempo e lo spazio.
SIMONE WEIL

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