domenica 22 febbraio 2009

Luciano Folgore


Uno dei poeti più attivi e più battaglieri della generazione futurista, cui aderì già nel 1909, fu Luciano Folgore: già dallo pseudonimo - nato a Roma nel 1888, si chiamava all'anagrafe Omero Vecchi - sposò in pieno l'ansia del movimento marinettiano per la velocità, per il progresso, per la forza insita in quella "folgore" usata come cognome, esaltazione dell'«entusiastico fervore degli elementi primordiali» citato al punto 5 del celebre Manifesto dell'avanguardia.

Collaboratore della "Voce", di"Lacerba", della "Diana", di "Poesia e Arte", di '"Italia Futurista", di "Sic" e direttore della rivista romana "Avanscoperta", Folgore è un vero Futurista: abbandonato il sentimentalismo crepuscolare, aderisce ai dettami del totale contatto alla vita fisica, alla visione del mondo "con occhi nuovi", pronto a cogliere le immagini e le analogie. Riesce a esprimere pienamente e con schietta sicurezza il senso dinamico e luminoso della materia preso dal Futurismo come suo tema fondamentale: la sensualità, il colore, la vitalità.


DA "CITTÀ VELOCE" (1919)


TUTTA NUDA

Te, nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi
della tua carne dolcemente luminosa.

Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d'odore, venuto
dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,
ma l'anima.



*

PAUSE POMERIDIANE

Fine d'agosto. Tranquillità. Poche rose.
La terrazza. Lontananza. Una vestaglia,
la tua.
Vetture. Uomini. Fanciulli. Risate.
Rondini della domenica.
Domenica delle ultime rondini.

Sola. Lassù. Presa dal silenzio.
Diafana quasi contro luce.
Non salgo. Tutto è dolce. Tutto è giardino,
qui.
Campanellini dei cuori: din-din din-din din-din.
Marciapiedi con pagliuzze luminose.
Alberi mezzi gialli di sole.
Passeggiata verso il parco.
E questo andare con gli sconosciuti in vacanza
dagli abiti lustri e festivi.
Tu fuori vista. Senza desideri. Lassù.
io invece pieno di musica.
Goccia troppo pesante, ci dividiamo in due parti.
Tu per gli arcobaleni della nostalgia
sulla corda azzurra dell'aria.

Io per la marea lenta, che riempie
i mormoranti arcipelaghi
della grande domenica in ozio.
Domani, lontani, molto lontani.
Disuniti per sempre,
per altre goccie che ci prenderanno
nelle combinazioni fluviali del destino.



*

PORTA VERNICIATA DI FRESCO

Freschezza di una tinta verde
(E tu, porta, che la senti
con la resina dentro in pieno odore).
Primavera della vernice
(e potremmo anche avviarci
per un paese di pini
e d'altre aromatiche piante
con un bel mare a maggese
in fondo).

Ma c'è un sole che ci ferma
a mezza strada,
invischiando la maraviglia nostra
fra le pagliuche d'oro
del tuo colore fresco.
Porta lasciata sola
in questo muro di cinta.
perduta forse;
premuta forse
non so da quanti cespugli in amore:
Ronzano due calabroni
e una goccia più verde
cammina lungo la serratura,
lentissimamente.
Nella strada nessuno.
Soltanto un poco di senso d'infanzia
per cinque dita di bimbo
impresse nel fresco della vernice.
E la guarda strano il mandarino,
che si spenzola
pesantemente dal muro,
nel desiderio di gocciarsi
vicino alla porta.
Chissà?
Cerca una mano che colga
la sua maturità,
più che due stille di resina
sparpagliate
in una primavera di tinta.
Ma...






Fortunato Depero, "Rotazione di ballerina e pappagalli"



BIBLIOGRAFIA DI LUCIANO FOLGORE

Canto dei motori, Edizioni Futuriste di Poesia Milano, 1912
Ponti sull'Oceano, Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1914
Baionette, Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1915
Città veloce, La Voce, Roma, 1919
Nuda ma dipinta (novelle), Campitelli, Foligno, 1921
Poeti controluce (parodie), Campitelli, Foligno, 1922
Liriche, Campitelli, Foligno, 1930
Poesie scelte, Ceschina, Milano, 1940



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LA FRASE DEL GIORNO
(La poesia) libera dal nostro sguardo interno la pellicola di confidenza che ci vieta di scorgere la meraviglia del nostro essere. Ci obbliga a sentire ciò che percepiamo e ad immaginare ciò che conosciamo.
PERCY BYSSHE SHELLEY, Difesa della poesia

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