martedì 29 luglio 2014

Come si scatena il vento

 

ÁNGEL GONZÁLEZ

QUESTE POESIE

Queste poesie le hai scatenate tu,
come si scatena il vento,
senza sapere da dove né perché.
Sono doni del caso o del destino,
che talora
la solitudine fa mulinare o spazza via;
null’altro che parole che si incontrano,
che si attraggono e si uniscono
irrimediabilmente,
e fanno un suono melodioso o triste,
lo stesso di due corpi che si amano.

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Ángel González (1925-2008), poeta spagnolo, attribuisce alla sua Musa personale – la donna della sua vita – l’ispirazione delle poesie che scrive. Un vortice di parole che nasce così, all’improvviso, così come si origina il vento senza un motivo preciso. E queste parole che volteggiano nell’aria, nel nulla, come particelle di ferro attratte da una calamita si uniscono, si mischiano fino a dare vita alla poesia, che ha il suono dolce e triste dell’amore.

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Kush

VLADIMIR KUSH, “VENTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere una poesia, riempire di acqua un otre.

ÁNGEL GONZÁLEZ, Muestra de… algunos procedimientos narrativos

lunedì 28 luglio 2014

Elena pensa a Paride

 

ODETTE ALONSOOdette Alonso Yudú

ELENA O L’ALTRO VOLTO DEL SILENZIO

Seduta dietro la rocca
Elena pensa a Paride.
I suoi figli crescono
e Menelao sonnecchia tra le coperte
in un angolo da dove talora la osserva.
Lei fila la rocca
e pensa a Paride
la bellezza e il panico
e qualche volta una lacrima o un batticuore
mentre il filo corre tra le sue dita
e Menelao dorme
e i suoi figli inseguono farfalle
e Paride è un sogno che il tempo le restituisce curato
e ornato vincitore di nulla
in questa sera dolce in cui Elena fila il suo ricordo
con una chiara lacrima o un batticuore.

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Quella di Elena è una figura di donna che ha attraversato i secoli incarnando l’eterno femminino. Nell’Iliade viene sedotta dal principe troiano Paride, abbandona il marito Menelao e parte per Troia: è infine la sua bellezza a dare il via alla guerra di Troia. Nell’Odissea, Elena e Menelao sono invece riconciliati e regnano su Sparta. È a questo momento che si riferisce la poesia della cubana Odette Alonso (Santiago de Cuba, 1964): Elena è una donna scontenta del suo presente: fila la lana e guarda crescere i figli mentre Menelao continua a dormire, una sorta di “casalinga disperata” di tre millenni fa attratta dal ricordo di Paride, da quel sogno che ancora le fa palpitare il cuore.

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EVELYN DE MORGAN, “ELENA DI TROIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il ricordo è un compromesso: gli uomini si difendono con quello.
TOMMASO LANDOLFI, Racconti

domenica 27 luglio 2014

I posti che insieme ci ebbero

 

RAFAEL ALBERTI

RITORNO DELL’AMORE NEI PAESAGGI ABITATI

Crediamo, amore mio, che quei paesaggi
rimasero addormentati o morti con noi
nel tempo in cui li abitammo;
che gli alberi perdessero la memoria
e che le notti andassero via, dando all’oblio
quello che fece loro belle e forse immortali.
Ma basta il più lieve palpitare di una foglia
o una stella che respira all’improvviso
per vederci noi stessi, allegri, riempire
i posti che insieme ci ebbero.
E così ti riveli, oggi, amore mio, al mio fianco
tra l’albero del ribes e le fragole nascoste
alla difesa del fermo cuore dei boschi.
Lì sta la carezza bagnata di rugiada,
i filamenti delicati che rinfrescano il tuo letto,
i silfi incantati di ornare i tuoi capelli
e gli alti scoiattoli misteriosi che spiovono,
sul tuo sonno il verde fittissimo dei rami.
Sono felice, foglia: non avere mai autunno,
foglia che mi hai portato
col tuo tremore piccolo
l’aroma di tanta cieca età luminosa.
E tu, minima stella persa, che mi apri
le intime finestre delle mie notti più giovani,
non spegnere mai il tuo fuoco
sulle tante stanze da letto in cui dormimmo all’alba!
E quella biblioteca con la luna
ed i libri lievemente caduti
e i monti fuori svegli, che cantano per noi.

(da Ritorni della vita lontana, 1948-1956 - Traduzione di Vittorio Bodini)

 

Nel 1940, terminata la guerra civile, il poeta spagnolo Rafael Alberti (1902-1999) fu costretto ad emigrare in Argentina. La raccolta Ritorni della vita lontana è una sorta di diario di questo suo esilio, una ricerca proustiana del tempo perduto, degli anni trascorsi a Cadice, degli amori di allora, della fanciullezza, delle navi che passavano al largo, delle sere trascorse sul mare. “Affettuosi ricatti” li definisce Vittorio Bodini, amico e traduttore di Alberti. Ma da questi ricatti, che sono sì nostalgia e denuncia, nasce la consapevolezza del presente, la pace fatta con la nuova terra, attraverso la scoperta della bellezza dei paesaggi del Paraná. E il ricordo rimane quello che realmente è: un dolce vissuto.

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MARGARET MERRY, “THE BEACH AT LAS NEGRAS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che conforto senza nome non perdere la memoria, / tenere gli occhi pieni di quei tempi passati, / di quelle notti in cui l’a ore ardeva / come l’unico dio che abitasse i boschi!
RAFAEL ALBERTI, Ritorni della vita lontana

sabato 26 luglio 2014

Una poesia deve essere

 

ARCHIBALD MACLEISHarchibald-macleish

ARS POETICA

Una poesia dev'essere palpabile e muta
Come un frutto rotondo,

Silenziosa
Come antiche medaglie sotto il pollice,

Tacita come la pietra levigata dalle maniche
Sui davanzali dov'è cresciuto il muschio –

Una poesia dev'essere senza parole
Come il volo degli uccelli.

*

Una poesia dev'essere immota nel tempo
Come ascende la luna,

Lasciando, come la luna abbandona
Ramoscello per ramoscello gli alberi aggrovigliati alla notte,

Lasciando, come la luna dietro le foglie invernali,
Ricordo per ricordo la mente –

Una poesia dev'essere immota nel tempo
Come la luna sale.

*

Una poesia dev'essere uguale a:
Non una verità.

Per tutta la storia del dolore
Una foglia d'acero e un vuoto portone.

Per l’amore
Le erbe recline e due luci sul mare –

Una poesia non deve significare
Ma essere.

(da Poetry, 1926)

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Che cosa deve essere una poesia, ci dice Archibald MacLeish (1892-1982), poeta statunitense? La poesia deve essere una sensazione, deve originare un’emozione. Ma non solo questo: deve altresì sommuovere qualche retaggio ancestrale che c’è dentro di noi, qualche cosa di umano che ci vibra dentro, deve spalancare mondi alla visione, così come dicono che l’olfatto apra nel cervello dei cani sconfinati paesaggi.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
La vera poesia può comunicare anche prima di essere capita.
THOMAS STEARNS ELIOT, Dante

venerdì 25 luglio 2014

Leggere poesie

 

ERICH FRIEDFried

LEGGERE POESIE

Chi
da una poesia
si aspetta la salvezza
dovrebbe piuttosto
imparare
a leggere poesie

Chi
da una poesia
non aspetta alcuna salvezza
dovrebbe piuttosto
imparare
a leggere poesie.

(da È quel che è, Einaudi, 1988 – Traduzione di Andrea Casalegno)

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Variando l’ordine dei prodotti, variando i fattori, mutando persino le variabili, nulla cambia: il poeta austriaco Erich Fried (1921-1988), con questo piccolo apologo che richiama certe storielle zen, consiglia di leggere poesie. Lo consiglia a chi crede che dai versi possa ricavare qualcosa e a chi invece ritiene che sia solo tempo perso o pura emozione estetica. Il punto non è l'esito che si attende ma il modo di leggere una poesia, di intenderla: una poesia dovrebbe interrogare, stupire, colpire; e per fare questo occorre immergersi in essa per poterne cogliere quella che Ungaretti chiamò “meraviglia di un delirante fermento”.

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Balthus

BALTHUS, “KATIA LISANT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Una poesia non deve significare / Ma essere.
ARCHIBALD MACLEISH

giovedì 24 luglio 2014

Tu, poesia

 

MIGUEL OTERO SILVAmiguel-otero-silva_foto-blo

TU, POESIA

Tu, poesia,
ombra più misteriosa
della radice oscura degli alberi centenari
più dell’aria nascosta
nelle vene segrete dei profondi minerali,
stella recondita più
della brace imprigionata nelle arche della terra.

Tu, musica tessuta
dall’arpa inintelligibile delle costellazioni,
tu, musica raccolta
al bordo degli ultimi precipizi azzurri,
tu, musica generata
al tam-tam dai battiti e dal cantare del sangue.

Tu, poesia,
nata per l’uomo e il suo linguaggio,
non gabbiano bianchissimo su un mare senza navi,
né bel fiore spuntato sulla piaga di un deserto.

(da Umbral, 1966)

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“La poesia è sempre più di attualità perché rappresenta il massimo della speranza, dell'anelito dell'uomo verso il mondo superiore” disse in una delle sue ultime interviste Andrea Zanzotto. La poesia è un mistero che travalica l’immanenza umana, è un tentativo di leggere tra le righe del mondo per penetrarne l’enigma: qualcosa che è davvero superiore, il poeta in fondo non fa altro che interpretare il reale come facevano un tempo gli antichi aruspici con il volo degli uccelli. Ed è proprio questo che il poeta venezuelano Miguel Otero Silva (1908-1985) ritiene essere la poesia, una caratteristica connaturata all’umanità, che sgorga al ritmo del sangue e del respiro.

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Pollock

DIPINTO DI JACKSON POLLOCK

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LA FRASE DEL GIORNO
Credo che esista una categoria di poeti per i quali la poesia è qualcosa di vicino alla religione. Entrambe parlano di ciò che non è dicibile, l'ineffabile. Questo crea un'attesa per qualcosa che non si può dire.
ANA BLANDIANA

mercoledì 23 luglio 2014

Maledetto piacere di cantare

 

JUAN GELMAN

MESTIERE

Quando iniziando il verso io mi spiazzo
o non entra un avverbio e mi si spezza
tutta la musica, la forma guarda
col suo mostruoso volto di abortita,
l'aria mi fa male, soffro il sostantivo,
penso che bello andare sotto gli alberi
o far lo spaccapietre o essere passerotto
e preoccuparsi del nido e della
passerotta e i piccoli, sì, che bello,
chi me lo dice di mettermi, endecasillabo,
a cantare, chi me lo dice
di afferrarmi il cervello con le mani,
il cuore con i verbi, la camicia
per le punte ed esprimermi,
chi me lo dice, ti domando, essendo juan,
un juan così semplice coi suoi pantaloni,
i suoi amiconi, il suo lavoro e la sua
condannata abitudine di esser vivo,
chi me lo dice di andare gravido di frasi,
di calzare un cappello immaginario, di andare
ad aspettare una rima lì all'angolo di strada
come un fidanzato puntuale e disgraziato,
chi me lo dice di litigare con la grammatica,
maledirmi la notte, digrignare
fieramente, negarmi, rinnegare,
gemere, piangere, che bello è il passerotto
con la sua passerotta, i suoi piccoli e
il suo nido, il suo capriccio di esser grigio,
o far lo spaccapietre, dammi retta amico,
io scambio sogni e musica e anche i versi
per un piccone, pala e una carriola.
Ad una condizione:
lasciami un poco
di questo maledetto piacere di cantare
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(da Violín y otras cuestiones,1956 - Traduzione di Laura Branchini)

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“Gridano al poeta: «Davanti a un tornio ti vorremmo vedere! / Cosa sono i versi? / Parole inutili! / Certo che per lavorare fai il sordo»”: ho pensato a Majakovskij leggendo questa poesia di Juan Gelman (1930-2014): il poeta argentino si macera sui versi, sulla necessità di scrivere e sulla sua difficoltà, si domanda se non sia meglio occuparsi d’altro. Ma alla fine la risposta che trova è che nulla può sostituire la poesia, che non è un dovere, ma un piacere.

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Poet

IMMAGINE © WIKISPACES

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LA FRASE DEL GIORNO
Capii ben presto che i poeti componevano le loro opere non facendo uso del cervello ma per una certa disposizione naturale, per una sorta di ispirazione, come gli indovini e i profeti.
PLATONE, Apologia di Socrate

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