martedì 30 settembre 2014

Romantico gesto d’educanda

 

GUIDO GOZZANO

LA SIGNORINA FELICITA, VIII

Nel mestissimo giorno degli addii
mi piacque rivedere la tua villa.
La morte dell’estate era tranquilla
in quel mattino chiaro che salii
tra i vigneti già spogli, tra i pendii
già trapunti di bei colchici lilla.
 
Forse vedendo il bel fiore malvagio
che i fiori uccide e semina le brume,
le rondini addestravano le piume
al primo volo, timido, randagio;
e a me randagio parve buon presagio
accompagnarmi loro nel costume.
 
«Viaggio con le rondini stamane…» -
«Dove andrà?» - «Dove andrò? Non so… Viaggio,
viaggio per fuggire altro viaggio…
oltre Marocco, ad isolette strane,
ricche in essenze, in datteri, in banane,
perdute nell’Atlantico selvaggio…
 
Signorina, s’io torni d’oltremare,
non sarà d’altri già? Sono sicuro
di ritrovarla ancora? Questo puro
amore nostro salirà l’altare?»
E vidi la tua bocca sillabare
a poco a poco le sillabe:
giuro.
 
Giurasti  e disegnasti una ghirlanda
sul muro, di viole e di saette,
coi nomi e con la data memoranda:
trenta settembre novecentosette…
Io non sorrisi. L’animo godette
quel romantico gesto d’educanda.
 
Le rondini garrivano assordanti,
garrivano garrivano parole
d’addio, guizzando ratte come spole,
incitando le piccole migranti…
Tu seguivi gli stormi lontananti
ad uno ad uno per le vie del sole…
 
«Un altro stormo s’alza!…» - «Ecco s’avvia!»
« Sono partite…» - «E non le salutò!…» -
«Lei devo salutare, quelle no:
in un palmeto della Barberia
tra pochi giorni le ritroverò…»
 
Giunse il distacco, amaro senza fine,
e fu il distacco d’altri tempi, quando
le amate in bande lisce e in crinoline,
protese da un giardino venerando,
singhiozzavano forte, salutando
diligenze che andavano al confine…
 
M’apparisti così come in un cantico
del Prati, lacrimante l’abbandono
per l’isole perdute nell’Atlantico;
ed io fui l’uomo d’altri tempi, un buono
sentimentale giovine romantico…
 
Quello che fingo d’essere e non sono!

(da I colloqui, 1911)

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Avevo sempre voluto pubblicare La Signorina Felicita di Guido Gozzano (1883-1916), ma è un testo francamente lunghissimo – 72 sestine più due versi sciolti per un totale di 434 endecasillabi! Però, approfittando del fatto che oggi è il 30 settembre, riesco almeno a pubblicare l’ottava e ultima strofa. Dunque, ricapitolando: il poeta villeggia nel Canavese e frequenta – con il farmacista, il curato, il notaio, il sindaco, il dottore, i notabili del luogo insomma – Villa Amarena, la casa del padre di Felicita. Ne nasce una “simpatia” con la ragazza, anzi un “idillio” dal sapore di amore ottocentesco, come scrisse lo stesso Gozzano, fatto di felicità di stare insieme, in cucina mentre gli altri giocano a carte nel salone oppure nel solaio stipato di ciarpame o ancora nel vasto giardino. Ma il poeta, malato di tisi, deve curarsi e la terapia suggeritagli è un lungo viaggio nei paesi caldi: questa ottava strofa è appunto il momento in cui il 30 settembre 1907, quell’idillio si interrompe e la promessa di Felicita riesce a scalfire solo per un attimo il cuore inaridito del poeta.

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AUGUST MACKE, “ELISABETH GERHARDT CHE CUCE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ché ben sa nulla chi non sa l'Amore
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GUIDO GOZZANO, I colloqui

lunedì 29 settembre 2014

Solo il tempo

 

MIGUEL D’ORSmiguel-dorsw

INSISTO

La mia vita:  tanti giorni
che non ho trascorso a Cuzco
o a Siena o a Grenoble,
tanti aerei che siglano il cielo
nei quali io non ho volato, tante voci
il cui calore mai
ha toccato il mio cuore.
Solo il tempo vuoto
solo il tempo, questa steppa
disperata, solo
vedere i martedì, i mercoledì, i giovedì,
vedere come si susseguono, inesorabili,
i tubetti di Colgate.

(da Es cielo y es azul, 1984)

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Thomas Stearns Eliot misurava la propria vita a cucchiaini di caffè. Il poeta spagnolo Miguel D’Ors (Santiago de Compostela, 1946), usa come unità di misura il tubetto del dentifricio: è il testimone silenzioso dello scorrere dei giorni, delle cose che avremmo potuto fare e che non abbiamo invece fatto, dei nostri sogni lasciati sospesi nel vuoto del tempo.

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Kainer

KRISTINE KAINER, “TOOTHPASTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede.
DANTE ALIGHIERI, Purgatorio

domenica 28 settembre 2014

Soltanto il tuo amore

 

FEDERICO GARCÍA LORCA

BORDONE

Ti vedrò?
Non ti vedrò?

A me importa
soltanto il tuo amore.

Hai sempre il riso di allora
e quel cuore?

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Amore che si nutre di memorie e di speranze, amore comunque vivo e profondo, per quanto unilaterale, per quanto frustrato dall’assenza dell’amato. È quello che prorompe da queste due domande e un’affermazione che Federico García Lorca (1898-1936) cesella in una poesia intitolata con il nome di un effetto armonico di certi strumenti musicali – la chitarra, trattandosi dell’Andalusia di Lorca - che rilascia un suono basso e continuo, sommesso come questo amore che resta nell’ombra, dubbioso a macerarsi.

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DISEGNO DI FEDERICO GARCÍA LORCA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ah, che fatica mi costa / amarti come ti amo!
FEDERICO GARCÍA LORCA

sabato 27 settembre 2014

Il suo ombrello arancione

 

JUAN ANTONIO BERNIERJBernier

PROSPETTIVA NEVSKIJ

Il suo ombrello arancione competeva
con le cupole d'oro
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(da Árboles con tronco pintado de blanco, 2011)

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Cos’è la poesia? Un’illuminazione improvvisa, l’attimo in cui il poeta si rende conto che sulla Prospettiva Nevskij di San Pietroburgo l’ombrello arancione di una ragazza somiglia per forma e per bellezza alle cupole dorate della città. Un istante di meraviglia assoluta, un secondo di emozione stupita e intensa. L’autore di questa poesia di soli due versi, che alla fine consta solamente di un’unica metafora, è il poeta spagnolo Juan Antonio Bernier (Córdoba, 1976), docente di spagnolo a Sofia.

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Keating

WARREN KEATING, “ORANGE UMBRELLA IN PARIS #4”

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo stupore è la molla di ogni scoperta. Infatti esso è commozione davanti all'irrazionale.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere

venerdì 26 settembre 2014

Trovi i poeti

 

LINA KOSTENKOkostenko

SEI VENUTA DI NUOVO, MIA TRISTE MUSA

Sei venuta di nuovo, mia triste musa.
Non temere, sono instancabile.
Come una medusa, fluttua sul mondo l’autunno,
e le foglie umide cadono sul lastricato.
Tu sei venuta con i sandaletti leggeri,
la mantellina appena gettata sulle spalle.
Oh, sei venuta col maltempo, da lontano,
così sola soletta nella notte!
Dove sei stata, nell’Universo o a Sparta?
A quali secoli hai brillato nella foschia?
E con quale carta inconfessabile
trovi i poeti sulla terra?
A loro detti la sorte, non i versi.
La tua fronte è nobile e luminosa.
Ci sono poeti migliori e più fortunati.
Grazie per aver scelto me.

(Traduzione di Paolo Galvagni)

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Ancora una poesia sul mistero dell’ispirazione, sulla scelta del poeta da parte della poesia, che lo usa come uno strumento per far sentire la sua voce: perché “la poesia è una festa, come l’amore" dice la poetessa ucraina Lina Kostenko (Ržyščiv, 1930), “non so che è. Io sono solo uno strumento / con cui piangono i sogni del mio popolo”.

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Erato

JOSÉ LUIS MUÑOZ LUQUE, “ERATO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Artista, sei il pellegrino dei secoli. / Vaghi nei luoghi sacri dello spirito umano.
LINA KOSTENKO

giovedì 25 settembre 2014

Tutti gli innamorati

 

PAUL ÉLUARDEluard

NOI DUE

Noi due tenendoci per mano
Ci crediamo dovunque a casa nostra
Sotto l’albero dolce sotto il cielo nero
Sotto ogni tetto nell’intimità
Nella strada vuota in pieno sole
Negli occhi vaghi della folla
Accanto a saggi e a folli
Tra i fanciulli e gli adulti
L’amore non è fatto di misteri
Noi siamo l’evidenza stessa
Credono d’essere a casa nostra
Tutti gli innamorati

(da Le Phénix, 1951 - Traduzione di Vincenzo Accame)

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L’amore universale, l’amore che ha un respiro cosmico è spesso protagonista delle poesie di Paul Éluard (1895-1952): il poeta francese, del resto, nella famosa inchiesta promossa da André Breton nel 1929, confessò di riporre in esso “la speranza di amare sempre, qualunque cosa accada all’essere amato”. Ed è questo l’amore di Noi due, un ponte tra l’uomo e la donna certamente, ma un ponte che li collega alle anime di tutti gli innamorati.

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Afremov

LEONID AFREMOV, “UNDER ONE UMBRELLA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amando, ho creato tutto: reale, immaginario / Ho dato la sua ragione, la sua forma, il suo calore / E il suo ruolo immortale a colei che mi illumina.
PAUL ÉLUARD

mercoledì 24 settembre 2014

Alla brezza della sera

 

CARLO BETOCCHI

ALLA SERA

Lascia che il sole posi alle vetuste
torri con l’ombra delle antiche cuspidi
che dalla malinconica snellezza
della pietra s’effondono alla brezza

della sera sul caldo dei mattoni
mormoranti d’età:
e che a un flusso di sole e d’ombra scenda
l’incavo della mia vita, ch’io la senta

nella splendida linea melodiosa
di tristezza cui infrange il tempo breve
che un passero riceve
il capo sotto l’ala e tace, e posa.

(da Poesie, 1955)

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La sera è il momento della giornata che suscita riflessioni, che spinge a meditare sul vivere, mentre il sole affonda colorando il cielo del tramonto. È l’ora che ispira alla sensibilità di Carlo Betocchi (1899-1986) la contemplazione della sua presenza tra terra e cielo, nell’armonia dei giorni.

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FOTOGRAFIA © TOMÁŠ MORKES

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LA FRASE DEL GIORNO
La sera è l'inquietudine della giornata, e perciò si accorda con noi, che pure siamo inquietudine.
JORGE LUIS BORGES, Fervore di Buenos Aires

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