giovedì 11 febbraio 2016

Io ti cerco


STEINN STEINARRSteinarr

IO TI CERCO


Io ti cerco, tu cerchi un altro,
e infine si perde il nostro desiderio
nella distanza nelle giornate grigie
e non vede una via verso la stessa meta.

Oh, tu ed io, che non ci siamo mai incontrati,
il mio cuore è stanco di cos’era ed è.
Tu non mi desideri, e mi hai avuto per caso,
io non ho potuto averti, e ti ho persa.


(da Poesia, n.300, Gennaio 2015 - Traduzione di Silvia Cosimini)
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Steinn Steinarr (1908-1958) è considerato il più importante poeta modernista islandese: tuttavia – e come avrebbe potuto essere altrimenti? – la sua poetica non poteva non risentire della tradizione letteraria di quel paese isolato: le grandi saghe nordiche, la mitologia norrena. Anche questa storia d’amore narrata da Steinarr, pur nella sua modernità, assume il fascino di certe leggende medievali.

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Solitudine
FOTOGRAFIA © PINTEREST
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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore è masochista. Così dice l’esperienza, così canta tutta la grande poesia d’amore.
MASSIMO FINI, Dizionario erotico

mercoledì 10 febbraio 2016

Per cercarti, Poesia

 

OCTAVIO PAZ

L’ASSETATO

Per trovarmi, Poesia,
mi cercai in te:
stella d’acqua che si sfalda,
l’essere mio s’annegò.
Per cercarti, Poesia,
feci naufragio in me.

Poi presi a cercarti, per
fuggire da me:
oh quel folto di riflessi
in cui mi perdei!
E quando feci ritorno
quello che trovai fu

lo stesso volto perduto
nella stessa nudità,
le stesse acque specchianti
alle quali non berrò
e alle sponde dello specchio
me stesso morto di sete.

(El sediento, da Libertà sulla parola, 1958 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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“In mutamento perenne, la poesia non avanza” scrisse il Premio Nobel messicano Octavio Paz (1914-1998). È un buono spunto di lettura per questi suoi versi: il poeta come un esploratore che circumnaviga se stesso, che gira intorno alla parola trovandosi e perdendosi, riconoscendo qua e là un barbaglio di verità per poi di nuovo naufragare: “L’attività poetica nasce dalla disperazione di fronte all’impotenza della parola e termina nel riconoscimento dell’onnipotenza del silenzio”.

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Raceanu

MIHAI ADRIAN RACEANU, “CASTAWAY FROM MEMORIES”

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LA FRASE DEL GIORNO
È il poema a dire noi.
OCTAVIO PAZ, Ritorno

martedì 9 febbraio 2016

Viso e maschera

 

EUGENIO MONTALE

CHISSÀ SE UN GIORNO BUTTEREMO LE MASCHERE

Chissà se un giorno butteremo le maschere
che portiamo sul volto senza saperlo.
Per questo è tanto difficile identificare
gli uomini che incontriamo.
Forse fra i tanti, fra i milioni c’è
quello in cui viso e maschera coincidono
e lui solo potrebbe dirci la parola
che attendiamo da sempre. Ma è probabile
che egli stesso non sappia il suo privilegio.
Chi l’ha saputo, se uno ne fu mai,
pagò il suo dono con balbuzie o peggio.
Non valeva la pena di trovarlo. Il suo nome
fu sempre impronunciabile per cause
non solo di fonetica. La scienza
ha ben altro da fare o da non fare.

(da Quaderno di quattro anni, Mondadori, 1977)

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“Pochi istanti / hanno bruciato tutto di noi / fuorché due volti, due / maschere che s’incidono, sforzate / di un sorriso” scriveva Eugenio Montale (1896-1981) in Due nel crepuscolo: una riflessione che sta bene in questo martedì di Carnevale, ripresa nei versi del Quaderno di quattro anni, avvolti ancora di più nella tetraggine negativa che caratterizza tutta la ricerca poetica del premio Nobel. Eppure, un esilissimo raggio di luce, un infinitesimo dubbio riesce comunque a filtrare, quell’individuo in cui maschera e volto coincidono, capace di togliere il velo al mistero, di illuminare il reale con la sua verità così rara.

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Figaro

RAFAL OLBINSKI, “THE MARRIAGE OF FIGARO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non dal volto si conosce l'uomo, ma dalla maschera.

KAREN BLIXEN, Sette storie gotiche

lunedì 8 febbraio 2016

È vita la rosa

 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

LA DISCESA

Sì, questa sera non è un’immagine,
le nubi sono rose, sì,
le rose sono vita, sì.

Questa sera tu sei tu,
non è nube l’amore in me,
è vita la rosa in me.

(El descenso, da Canción, 1936)

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L’ansia di eternità che è alla base della poesia del Premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez (1881-1958) sembra trovare qui una via di fuga: il desiderio di identificazione con la bellezza si lascia vagamente intrappolare in un’atmosfera fatta di tramonto, di rose e d’amore, intuizione che sarà confermata anche nella raccolta La stagione totale, del 1946: “L’infinito / sta dentro. Io sono / l’infinito raccolto. / Lei, Poesia, Amore, il centro / indubitabile”.

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Dalí

SALVADOR DALÍ, “ROSA MEDITATIVA”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mio corpo si perde, da vivo, nella mia anima, / come il raggio dell’ultimo sole / nel primo raggio della luna.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Pietra e cielo

domenica 7 febbraio 2016

Una pace provvisoria

 

JOSÉ EMILIO PACHECO

LUCE DI DOMENICA

Luce di domenica. Quiete
domestica. Trilli
tra l’edera gialla.

La sera
si volge in notte
sui frassini.

La tempesta della storia
per un minuto
tace.

Scende dall’aria una pace
provvisoria
a cui sono grato.

(Luz de domingo, da Città della memoria, 1990)

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Una sera di domenica, ormai al tramonto: il poeta messicano José Emilio Pacheco (1939-2014) coglie quel momento di pace e tranquillità come un dono, non la malinconia leopardiana “della sera del dì di festa” ma una sospensione di ogni cosa in una quiete che, per quanto provvisoria, ha comunque una sua felicità.

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Obukhovshy

YURI OBUKHOVSKY, “TERRAZZA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non v'è sabato senza sole, non v'è donna senza amore, né domenica senza sapore.
PROVERBIO TOSCANO

sabato 6 febbraio 2016

Preferire una rosa

 

ALESSANDRO MONTICELLIMonticelli

MEMENTO VIVERE

Sprimaccio il cuscino
E mugghiando a intermittenze
Pilucco pensieri e parole.
Le ultime degne di nota sono state:
“Non sei che un chiodo entrato storto
Nel legno della mia vita”.
Escono dalla scena con grande magia le
donne
È la loro arte la loro prestidigitazione
Al confronto i nostri numeri sono niente
Neve sfiorita ai margini del
marciapiede.
Amare e potermi dire amato questo ho
voluto
Chissà se ci sono riuscito.
Un’alba misera spunta su tutto
Comprese puntute signore in delirio
Per le note di questa piccola sinfonia
Di un re minore.
Io nel frattempo mi alzo e pronuncio un nome
Come se fosse possibile preferire una rosa
A un’altra rosa.

(da Radici in aria, Lupi Editore, Sulmona, 2015)

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Radici in aria, per i tipi di Lupi Editore è l’ultima fatica letteraria di Alessandro Monticelli (Sulmona, 1973), poeta in proprio e pittore nel duo Monticelli&Pagone. Una raccolta in cui, tra toni che riecheggiano qua e là le poesie d’amore e d’eros di Alberto Bevilacqua, la malinconica ironia che traspare sotto il reticolo di immagini è una cifra per cercare di penetrare la realtà, per disserrare la sua precarietà come un’ostrica e trovare finalmente la perla luminosa che giustifica la vita: “Mi siedo all’estremità del letto / Tra il mio corpo nudo e l’eleganza dei / tuoi piedi / sicuro che l’amore è il segreto che / mentre dormi / Una delle tue mani chiuse nasconde”.

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ROR-Pink

ALESSANDRO NONTICELLI, ROR-PINK”

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LA FRASE DEL GIORNO
E mi tengo ben stretto tutto quello che  / non conosco.
ALESSANDRO MONTICELLI, Radici in aria

venerdì 5 febbraio 2016

Danzando su un filo

 

ADEL KARASHOLIKarasholi

DANZA SUL FILO

E così mi parlò Abdullah
L’ignoto è alla tua destra
E l’ignoto è alla tua sinistra
Perché stai danzando su un filo
E disse
La domanda è d’intralcio per la domanda
Così pure la risposta per la risposta
Perché stai danzando su un filo
E disse
Né l’Oriente è Oriente
Né l’Occidente è Occidente dentro di te
Perché stai danzando su un filo
E disse
Chiudi gli occhi
E corri più veloce che puoi
Perché stai danzando su un filo.

(Seiltanz, da Also sprach Abdulla, 1995 - Traduzione di Lorenzo Mari)

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“Ho vissuto e tuttora vivo in due mondi, due culture che possiedono differenti sistemi di comunicazione. In relazione alla cultura, possiedo una doppia identità”. C’è una dualità di fondo nel poeta siriano Adel Karasholi (Damasco, 1936): quella dell’emigrato innanzitutto, esule dal 1959 e stabilitosi a Lipsia, in Germania, dal 1961; poi quella della lingua: Karasholi passa dall’arabo al tedesco per elaborare nella loro stessa lingua i segnali ricevuti dal mondo in cui è immerso. Questi versi esprimono bene quella dualità, ma vanno anche oltre: ognuno di noi danza spesso su un filo e non riesce a distinguere le cose, tutto intento com’è a non perdere l’equilibrio.

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Roweig

ROWEIG, “THE TIGHTROPE WALKER”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dico alla poesia / ed alla poesia soltanto / sii un'ape / vola avanti e indietro / di giglio in giglio / di sponda in sponda / di attimo in attimo / così leggera, così instancabile
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ADEL KARASHOLI

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