martedì 31 maggio 2016

È nell’intesa

 

SULLY PRUDHOMMESully-Prudhomme

IL MOMENTO MIGLIORE DELL’AMORE

Il momento migliore dell’amore
Non è quando si dice «Ti amo».
È nel medesimo silenzio
Diviso a metà tutti i giorni;

È nell’intesa
Immediata e furtiva dei cuori;
È nei finti rigori
E nelle segrete indulgenze;

È nel brivido del braccio
Dove si posa la mano tremante,
Nella pagina che si volta assieme
E che nessuno legge.

Il momento unico in cui la bocca chiusa
per modestia dice tante cose;
Quando il cuore si apre scoppiando
Dolcemente, come un bocciolo di rosa;

Quando il solo profumo dei capelli
Sembra un favore conquistato!
L’ora della squisita tenerezza
In cui il rispetto è una confessione.

(Le meilleur moment des amours, da Stanze e poemi, 1865)

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L’amore – dice il poeta francese Sully Prudhomme (1839-1907), vincitore del primo Premio Nobel per la Letteratura nel 1901 - non è solo fuoco e fiamme, anzi, al contrario, si manifesta meglio nella tranquillità della routine, nella pace silenziosa in cui i cuori battono all’unisono nel loro piccolo universo a due e fanno un tempio delle piccole cose, dell’intimità dolcemente condivisa.

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Lorusso

JOSEPH LORUSSO, A GENTLE TOUCH”

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LA FRASE DEL GIORNO
Intimità è una parola di quattro sillabe che sta per "ecco il mio cuore e la mia anima"
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JAMES D. PARRIOT, Grey’s Anatomy, Stagione 1, Episodio 4

lunedì 30 maggio 2016

L’acqua tenera

 

FRANCO FORTINI

LE RADICI

Ormai dopo quest’ora non verrà nessuno,
Così siamo ancora soli, amore,
e per questo riposo vedi

nell’esistere unico, nel limite
che la tua mano ha dall’aria
come la rosa nella sera dell’orto,

quanto ci punge, quanto si disegna
vera e a sé giunge chiara
la storia tremenda ma degna di noi

che il mondo è stato. Ora in fondo alla terra
si nasconde l’acqua tenera
che versi alle piante innocenti.

(da Una volta per sempre, 1963)

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Il senso tragico della storia è alla base della poetica di Franco Fortini (1917-1994): “Una profonda e segreta riserva, la riserva religiosa e marxista dell'utopismo, gli vieta infatti, anche negli anni di più generoso impegno storico, di trattare veramente il reale presente come cosa salda” scrive Pierluigi Mengaldo. Il presente di una sera in giardino con la moglie è impregnato di solitudine, del peso gravoso del passato e dell’attesa di un futuro che ai suoi occhi non può essere altro che negativo.

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Volegov

VLADIMIR VOLEGOV, “DONNA CON ANNAFFIATOIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma ti rinnovi tu? Alla luce viva invecchi, / un’ora che ti specchi cerchi e non trovi più.
FRANCO FORTINI, Poesia ed errore

domenica 29 maggio 2016

Meraviglioso il mare

 

EDWARD ESTLIN CUMMINGSCummings

COME È MERAVIGLIOSO IL MARE

Come è meraviglioso il mare
inviato dalle mani di Dio
a dormire sul mondo

e la terra inaridisce
la luna crolla
una a una
le stelle si polverizzano frullando

ma il mare
non muta
e procede dalle mani
e torna alle mani

ed è col sonno….

amore,
     l’infrangersi

della tua
         anima
         sulle
mie labbra

(As is the Sea marvelous, da Tulips & Chimneys, 1923 – Trad. di Salvatore Di Giacomo)

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“Come è meraviglioso il mare”: ha ragione il poeta statunitense Edward Estlin Cummings (1894-1962). Il mare parla all’anima, dialoga con la parte più recondita di noi, e ancora di più quando, come in questo caso, è associato all’amore. La stessa cosa che dice “l’angelo vestito da passante” al suicida in Meraviglioso, canzone di Domenico Modugno ripresa dai Negramaro: “Ma guarda intorno a te / che doni ti hanno fatto / ti hanno inventato il mare /tu dici «Non ho niente» / ti sembra niente il sole / la vita, l’amore?”

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Luna e mare2

FOTOGRAFIA © WSCREENWALLPAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mare, il mare! / Lo sento dentro me. / E solo al pensarlo, / così mio, / ha un sentore di sale / il mio pensiero.
JOSÉ GOROSTIZA, Canzoni da cantare in barca

sabato 28 maggio 2016

Un giallo calice di miracoli

 

PABLO NERUDAPablo_Neruda_1963

ODE AL LIMONE

Da quelle zagare
disfatte
dal lume della luna,
da quell'effluvio di un amore esasperato,
affondato in fragranza,
uscì
dall'albero il giallo,
dal loro planetario
scesero a terra i limoni.

Tenera mercanzia!
Si gremirono rive,
mercati,
di luce, d'oro
silvestre,
e aprimmo
le due metà
del miracolo,
acido congelato
che stillava
dagli emisferi
di una stella,
e il liquore più profondo
della natura,
intrasferibile, vivo,
irriducibile,
nacque dalla freschezza
del limone,
dalla sua casa fragrante,
dalla sua agra, segreta simmetria.

Nel limone divisero
i coltelli
una piccola
cattedrale,
l'abside nascosta
aprì alla luce le acide vetrate
e in gocce
scivolarono i topazi,
gli altari,
la fresca architettura.

Così, quando la tua mano
strizza l'emisfero
del tagliato
limone sul tuo piatto,
un universo d'oro
tu spargi,
un giallo calice
di miracoli,
uno dei capezzoli odorosi
del petto della terra,
raggio di luce convertito in frutto,
il minuscolo fuoco di un pianeta.

(Oda al limón, da Terzo libro delle odi, 1957 – Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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Profumi, colori, immagini che deflagrano come in un caleidoscopio: il canto del poeta cileno Pablo Neruda (1904-1973) è così, vivo, scoppiettante. Descrivendo il limone, costruisce un’architettura surrealista che coinvolge l’universo intero e nell’acida freschezza dell’agrume diviso a metà con un coltello individua le vetrate di una cattedrale e il seno stesso della terra.

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lemon

 

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LA FRASE DEL GIORNO
E un odor di limone / riempie il minuto immenso, / mentre si trasforma / in fior di velo il vento.
FEDERICO GARCÍA LORCA, Libro de poemas

venerdì 27 maggio 2016

Canto di sirena

 

SERGIO SOLMI

CANTO DI DONNA

Canto di donna che si sa non vista
dietro le chiuse imposte, voce roca,
di languenti abbandoni e d’improvvisi
brividi scorsa, di vuote parole
fatta, ch’io non discerno.
O voce assorta, procellosa e dolce,
folta di sogni
quale rapiva i marinai in mezzo
al mare, un tempo, canto di sirena.
Voce del desiderio, che non sa
se vuole o teme, ed altra non ridice
cosa che sé, che il suo buio, tremante
amore. Come te l’accesa carne
parla talora, e ascolta
sé stupefatta esistere.

(da Poesie, Mondadori, 1950)

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Sergio Solmi (1899-1981), poeta e saggista nato a Rieti da genitori modenesi, secondo il critico Pier Vittorio Mengaldo ha una “inquieta e quasi dolorosa curiosità per le «calde cose» che gli si avvicinano e gli sfuggono”. È certamente il caso di questo canto di donna nell’ombra, appassionato e malinconico insieme: nell’anima del poeta, ”fugace testimone” fa risaltare ancora una volta lo slancio verso la felicità del vivere già protagonista di Preghiera alla vita: “Perché più bruci, per meglio sentire / questo tuo bacio che torce e scolora, / ogni mia fibra consuma al tuo fuoco”.

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chanteuse_im_cafe_hi

EDGAR DEGAS, “LA CHANTEUSE DU CAFÉ CONCERT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se pur fatiche e sogni / e la mesta ubbidienza a me malvivo / fanno, e rare tue fronde, poesia, / un'ultima gaiezza mi soccorre /e brevemente il mio deserto illude.
SERGIO SOLMI

giovedì 26 maggio 2016

Un giovane lupo di mare

 

RENZO LAURANO

MARINARESCA LA MIA FAVOLA

Come non sanno il colore dell’aria
le rondinelle, a pena il marinare
sa delle azzurre lande.
Quante corse
al vento nella spuma di sapone
dei vari agevoli mattini!
In gioventù, si va; e, chiglia di sandalo,
si scivola. Poi tempo, che tu ari
il sale, è giunto. Il campo è grande, è strano,
si naviga, ma è tutto un altro mare.
Nella memoria splendono i velieri,
vascelli a vele date a tutti i venti,
immagina di me, quando un naviglio
fui, tutta insegna candida, a splendore
spampanato, da ingenuo. Ero nell’aria
come a disfida, e tra compagni in fiore,
gonfalone dei giovani.
Ma è tardi,
per me; già come, anzitempo, io rubava
una stagione agli anni. Già da mozzo,
navigai: navigavo: e per andare
con i grandi. Non ho perduto tempo,
mai, ch’io non fossi per per perderlo amando
vivere come vissi.
Il mio berretto
da marinare svengolo. E che basti,
essere un giovane lupo di mare?

(da Gli angeli di Melozzo da Forlì, La Prora, 1939)

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“Nella mia poesia, che è tanto turbata inquieta e sommossa dal mio mal di Liguria o amor di Liguria, il mare-mare, quel mare in persona io lo conosco benissimo” scriveva il poeta sanremese Renzo Laurano (1905-1986), fondatore del Club Tenco. Quel mare dentro, quel mare che è addirittura parte dell’anima di chi ha vissuto sulle sue rive e non conosce altro, quel mare che è vita e scorre insieme alla vita stessa.

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Lhote

ANDRÉ LHOTE, “MARIN À L’ACCORDÉON”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mare non è mai stato amico dell'uomo. Tutt'al più è stato complice della sua irrequietezza.
JOSEPH CONRAD, Lo specchio del mare

mercoledì 25 maggio 2016

Fanciulla bionda e povera

 

ATTILIO BERTOLUCCI

L’ENZA A MONTECHIARUGOLO

L’Enza è scesa bionda e sporca:
ha trecce di paglia e miti occhi,
canta camminando,
il suo piede è grande con vene delicate.
Maggio era cominciato
in un caldo e fiorito silenzio
rotto solo da canzonette d’usignoli,
dall’alacre rumore del picchio
e dal lamento solitario e bizzarro
del multicolore uccello del vento.
L’Enza correva azzurra
lungo il tiepido giorno;
già nell’avanzato pomeriggio
bambini bruni vi s’immergevano
con deboli gridi,
e spruzzandosi e ridendo e tremando
godevano di quell’acqua di fiordalisi.
Veniva la notte:
sotto la luna l’Enza si faceva pallida,
voleva dormire
e le toccava andare...
La prima rosa rossa fiorì un giorno,
stava sola:
il suo profumo faceva dimenticare
la fanciulla amata.
Per le rive le roselline selvatiche,
bianche, e i fiori di gaggìa
animavano di sommessi colloqui
l’ombra tacita dell’edera e dei pini.

Ma dai monti un mattino
venne una nuvola bianca, sola,
sui quattro castelli:
il cielo era azzurro e l’aria calma,
così l’animo rassicurato dagli occhi
tornò a Properzio e a Cinzia e alle dolci risse.
Nuvola ingannatrice!
Dietro di lei uno scuro esercito avanzò
e da giorni e giorni tiene il cielo, vincitore.
Tremanti e fradice le rose si sfogliano,
il frumento si piega, il fieno marcisce,
l’Enza è una fanciulla bionda e povera.

(da Fuochi in novembre, 1934)

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L’Enza è un torrente che scorre sull’Appennino tosco-emiliano e va ad alimentare il Po: sorge nella zona impervia del Monte Palerà e segna il confine tra le province di Parma e Reggio Emilia. Qui il poeta Attilio Bertolucci (1911-2000) lo coglie al suo passaggio per Montechiarugolo, all’incirca a metà del suo cammino e ne trae una sorta di favola: maggio regala vesti diverse al torrente (femminile), lo adorna di fiori, lo fa azzurro, lo riempie dell’allegria dei bambini, di memorie perdute, di reminiscenze d’amore, per poi riportarlo con una serie di giorni di pioggia alla sua consueta povertà.

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Enza

FOTOGRAFIA © MATILDE DI CANOSSA

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore parla e parla di te / sommesso, come acqua fra erbe alte.
ATTILIO BERTOLUCCI, Fuochi in novembre

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