mercoledì 5 agosto 2015

La Madonna della Neve

 

ATTILIO BERTOLUCCIbertolucci

da FOGLI DI UN DIARIO DELLE VACANZE

Casarola, 5 agosto

La Madonna della Neve quassù
segna lo spartiacque dell’estate,
alle spalle è un tempo d’erbe e fiori,
in vista stanno fieno grano e orzo,
patate e mele e infine quelle dolci
castagne che per mille anni nutrirono
la gente in questa valle solitaria.
Frutto completo, matura con lenta
pazienza tutto chiuso nel suo riccio
ai soli agostani e settembrini
temprati dalle fresche arie correnti,
si coglie nella pioggia fina, grigio
sipario che aprirà  l’inverno. Ascolta,
c’è tempo a quelle lunghe nevi, d’altra
neve la timida leggenda
in un ballo di campane rustiche
rompere l’atmosfera nubilosa.
Una mattina come questa cadde
a infarinare il mondo, meraviglia
incredibile, una neve santa
lasciando allo scoperto, d’erba lucida,
le linee rette e curve che compongono
la pianta della nostra chiesa. No,
che su di un altro monte, ben lontano
dall’Appenino che ci accoglie, il fatto
si vuole avvenuto. Ma la rondine
che stride alta e non neve ma sereno
annuncia, e sfiora nubi d’arenaria,
ci ricorda che ovunque voli, prossima
la sua signora posa il piede lieve
e fiorisce la terra di miracoli.

 

più tardi, tre pomeridiane

Come allegro l’organo rintrona
in accordo alle voci delle donne,
poche ancora, le poche zitelle
del paese, le altre stanno svelte
intorno ai figli nelle cucine
nere, ad annodarsi fazzoletti
lenti sull’onda dei capelli, ultimo
atto dell’eccitato prepararsi,
già per la strada ripida di sassi,
entrate nella dolce onda crescente
d’organo voci fiori incenso e raggi
di un sole che nessuno più sperava,
e ora scotta, uscito dalle nuvole,
sulle nuche degli uomini attardati
fra i pilastri del portico, vecchissima
licenza che addolora il nuovo diacono.
È il Vespro, istituzione piacevole
che aduna gente in riposo,
non più digiuna, a cantare seduta
su banchi che il trascorrere dell’ora
accende di dorata beatitudine.
Io spettatore-attore in questa festa
che procede fra suoni e canti e fumi
in mite ebrietà, penso alla rondine
nell’incerto mattino messaggera
d’una sera stupenda e quieto medito
sulla famiglia che mi sta impaziente
al fianco, contro l’intonaco azzurro,
colore che figura il paradiso.

(da Viaggio d’inverno, 1971)

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La vita per Attilio Bertolucci (1911-2000) è la “paziente / storia dei giorni che un mite / calore accende, d’affetti e di memorie”. Il 5 agosto la liturgia cattolica celebra la Madonna della Neve, a ricordo del miracolo romano del 352: secondo la tradizione, la Vergine apparve in sogno al patrizio Giovanni e a papa Liberio indicando loro il luogo dove avrebbero dovuto edificare una chiesa – sarebbe stato miracolosamente coperto di neve in pieno agosto. I due trovarono imbiancato un tratto del colle Esquilino dove, a spese del patrizio, eressero la Basilica di Santa Maria della Neve – sul sito dove ora sorge Santa Maria Maggiore. Svariati sono in giro per l’Italia i santuari e le chiesine dedicate alla Madonna della Neve: anche questa di Casarola, che il poeta include nel suo riposo estivo, “spettatore-attore” con la sua famiglia nel fresco della chiesa sperduta sulle pendici dell’Appennino parmense.

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Bnb

FOTOGRAFIA © ECO BNB

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LA FRASE DEL GIORNO
Lasciate che m’incammini per la strada in salita / e al primo batticuore mi volga, già da stanchezza e gioia esaltato ed oppresso, / a guardare le valli azzurre per la lontananza, / azzurre le valli e gli anni / che spazio e tempo distanziano.
ATTILIO BERTOLUCCI, La capanna indiana

martedì 4 agosto 2015

Resta nelle buste

 

RICHARD PIETRAß

LE FOTO CHE TI MOSTRANO

Punture nel cuore. Sorridere
Nell’occhio eterno, dolore siamese.
Dalla dolcezza del goduto all’aceto
Del mai più. Resta
Nelle buste, visioni
Pesanti quintali.

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LE VIE CHE PERCORREMMO

Restano vie animate. Così
Come se cuore in pena
Muovessi all’aperto per incontrarti
Ancora su sentieri contorti.
Neanche oggi verrai –
E compio tradimento.

(da Vorhimmel, 2003 - Traduzione di Davide Racca)

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Dolore e memoria, amore e ricordo si fondono nelle poesie di Vorhimmel (Anticamera del cielo), in cui il poeta tedesco Richard Pietraß (Lichtenstein, Sassonia, 1946) si trova a fronteggiare l’assenza della moglie Erika, morta dopo una lunga malattia: le fotografie sono “punture nel cuore”, sono  “visioni pesanti quintali”, i ricordi pendono vani come bandiere senza vento.

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photo-album-how-to

FOTOGRAFIA © MATCHBOOK MAG

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LA FRASE DEL GIORNO
Ricordare: dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore.
EDUARDO GALEANO

lunedì 3 agosto 2015

Dall’altro lato della notte

 

ALEJANDRA PIZARNIKPizarnik

POESIA PER EMILY DICKINSON

Dall’altro lato della notte
l’attende il suo nome,
la sua ansia surrettizia di vivere,
dall’altro lato della notte!

Qualcosa piange nell'aria,
i suoni disegnano l'alba.

Lei pensa all’eternità.

(da La figlia dell'insonnia, Crocetti, 2015 - Traduzione di Claudio Cinti)

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L’omaggio di una poetessa a un’altra: la tormentata argentina Alejandra Pizarnik (1936-1972), che si uccise inghiottendo una dose eccessiva di Seconal, trova qualcosa di sé nella ossessionata americana Emily Dickinson (1830-1886), che visse senza uscire mai di casa gran parte della sua vita. Una ventina d’anni fa ricordo di avere acquistato un volumetto di Stampa Alternativa – quei fascicoli che venivano venduti a mille lire – con le poesie della Dickinson: l’antologista l’aveva intitolato “Dietro la porta”. Ecco, dall’altro lato della porta, dall’altra parte della notte si aprono la vita e la morte, il mondo: “Ho celato me stessa nel mio fiore. Quando dentro il tuo vaso appassirà, inattesa tu, forse, sentirai quasi una solitudine, per me”.

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Arsenault

ISABELLE ARSENAULT, “EMILY DICKINSON”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Come se il mare separandosi / svelasse un altro mare (…) / questo è l’eternità.
EMILY DICKINSON, Poesie

domenica 2 agosto 2015

L’infanzia che perdemmo

 

MARIO GORIGori

LA SERA

Una radio che strepita e la sera
che si addensa sui tetti. Quando muore
il giorno, si rifugia nel ricordo
il disperato sogno che non vive.
Non abbiamo altra gloria, troveremo
sempre vuota la sera e ancora il vento
parla di lontananze. Quel bambino
che scuote una bandiera colorata
di crocicchio in crocicchio non sa nulla
di quello che noi siamo. Era così
l’infanzia che perdemmo, era così
quella nostra bandiera dei crocicchi.
La memoria risale e trovo inquiete
stagioni con il sangue dei vent’anni
aperti all'avventura. Chi pensava
che cresceva già allora in un sorriso
l’ombra atroce del tempo che ci chiude.

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È un peccato che vi siano poeti semisconosciuti come Mario Gori (1926-1970), siciliano di Niscemi. Meriterebbero maggiore visibilità, ma i loro versi rimangono inghiottiti in vecchie antologie, qualche volta riaffiorano qua e là come relitti nel mare della Rete, come questi, reperiti attraverso un sito spagnolo: riecheggiano le voci di Gozzano e Pavese in quel risaltare del fascino dell’infanzia, della sorprendente magia del ricordo che fa rivivere illusioni che il tempo inesorabile ha cancellato.

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BARBARA WALSH, “BEACH BOY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Poi, da un giorno all'altro ti ritrovi a cinquant'anni, e l'infanzia o quel che ne resta è in una piccola scatola, che è pure arrugginita.
GUILLAUME LAURANT, Il favoloso mondo di Amélie, sceneggiatura

sabato 1 agosto 2015

Poesie per agosto II

 

Dopo un luglio che ci ha asfissiato, agosto porterà nuove calure? Quella è la caratteristica del mese della piena estate che sottolinea il poeta messicano Jorge Ortega (Mexicali, 1972). Ma agosto, come nota con una delle sue poesie “nonsense” Toti Scialoja (1914-1998), può essere anche mese di temporali improvvisi, quegli acquazzoni che rompono il fronte del bel tempo e spalancano la porta ai primi segni dell’autunno.

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JORGE ORTEGAOrtega

CASSETTA DEI RECLAMI

Agosto è un mese crudele.
Ci condanna al caldo torrido, ai tifoni
saturi di mulinelli di polvere
che il fronte tropicale ha smosso.

L’umidità scava gallerie segrete
sotto l’intimità della camicia,
disgrega il suo formicaio di sudore
in rivoli che scorrono.

Soffriamo l’asfissia della carne, lo scafandro
che indossiamo come un peso
brutale e intoccabile. È la sfuocata
sfericità della caligine, il bulbo-carcere
che inscatola
la nostra respirazione a cielo aperto.

(da Estado del tiempo, 2005)

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TOTI SCIALOJAToti-Scialoja

L’ORCHESTRINA TRA I GLICINI

L’orchestrina tra i glicini
attira la bufera
d’agosto – estremi applausi
a un valzer che si oscura.
il vento gira in tondo
svita i violini vili
- poi da un cielo di piombo
l’argento scende a fili.

(da I violini del diluvio, 1991)

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Martin Parr

MARTIN PARR, “TUTTAROMA”

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LA FRASE DEL GIORNO
In agosto è lesta / solo la mosca nella brocca secca.
IOSIF BRODSKIJ, Poesie italiane

venerdì 31 luglio 2015

Verde tatuaggio di stelle

 

OCTAVIO PAZ

SCRITTO CON INCHIOSTRO VERDE

L’inchiostro verde crea giardini, selve, prati,
fogliame dove cantano le lettere,
parole che son alberi,
frasi che sono costellazioni.

Tu bianca, lascia che le mie parole scendano e ti ricoprano
Come una pioggia di foglie su un campo di neve,
come l’edera su una statua,
come l’inchiostro su questo foglio.
Braccia, cintura, collo, seni,
la fronte pura come il mare,
la nuca di bosco d’autunno,
i denti che mordono un filo d’erba.

Il tuo corpo è costellato di segni verdi
Come il corpo dell’albero dalle gemme.
Non ti importi di tante piccole cicatrici luminose
Guarda il cielo e il suo verde tatuaggio di stelle.

(Escrito con tinta verde, da Libertà sulla parola, 1958 – Traduzione di Giuseppe Bellini)

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Inchiostro verde. Come la clorofilla che dà vita alle piante. E la vita è l’amore, è la parola che il poeta riversa sul corpo della donna: “Eri coperta di poesie / tutto il tuo corpo era scrittura / ricordati riacquista la parola / sei bella sai cantare sai ballare”. Verde come il sogno, come la dimensione onirica e surreale di cui questi versi del Premio Nobel messicano Octavio Paz (1914-1998) sono sensualmente imbevuti: un fiume verde che forse è in grado di apportare il mutamento, di vivificare, uno scorrere inesauribile di parole che può creare dal nulla foglie, alberi, giardini e costellazioni.

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Visual

IMMAGINE © THE VISUAL

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia / semina occhi nella pagina, / semina parole negli occhi
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OCTAVIO PAZ, Árbol adentro

giovedì 30 luglio 2015

Un altro cane

 

ÁNGEL GONZÁLEZ

IL GIORNO SE NE È ANDATO

Adesso se ne andrà per altre terre,
portando via le luci e le speranze,
lanciando stormi di uccelli remoti,
e rumori e voci e campane,
— chiassoso cane che agita la coda
e abbaia davanti a porte socchiuse.

(Nel frattempo, la notte, come un gatto
silenzioso, è entrata dalla finestra,
ha visto i resti della luce pallida
e fredda e ha bevuto l’ultima tazza

Sì;
      certamente il giorno se ne è andato.
Non ha preso molto (non portò nulla);
soltanto un po’ di tempo in mezzo ai denti,
un timido gregge di luci stanche.
Neanche l’ho rimpianto. Puntuale e inquieto,
senza dubbio, ritornerà domani.
Metterà in fuga questo gatto nero.
Abbaierà per farmi alzare dal letto.

Non sarà uguale. Sarà un altro giorno.

Sarà un altro cane della stessa razza.

(da Prosemi o meno, 1985)

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Il giorno come un cane festoso e chiassoso, anche un pochino molesto, e la notte come un silenzioso gatto nero. Il poeta spagnolo Ángel González (1925-2008), particolarmente affezionato ai crepuscoli, dipinge così l’alternarsi dei giorni, il momento in cui il sole abbandona l’orizzonte per consegnare all’oscurità la terra. Ma niente paura: domani tornerà un altro giorno, simile a quello che se n’è appena andato a occidente.

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Bosma

FOTOGRAFIA © DANIEL BOSMA

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LA FRASE DEL GIORNO
E domani sarà un altro giorno tranquillo / Un giorno come oggi, giovedì o martedì, / o qualunque altra cosa ma non quello / che continuiamo ad aspettare, ancora, sempre.
ÁNGEL GONZÁLEZ, Senza speranza con convinzione

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