giovedì 19 ottobre 2017

Gli umili strumenti


YEHUDA AMICHAI

INVECE DI PAROLE

Il mio amore ha una veste bianca e lunghissima,
di sonno, d'insonnia e di nozze,
va a sedersi la sera a un tavolino,
sopra cui posa un pettine, due fiale,
una spazzola, invece di parole.
Dagli abissi della chioma pesca
molte forcine e poi le mette in bocca, invece di parole.

La scompiglio, lei si pettina
nuovamente scompiglio. Poi che resta?
Lei si addormenta invece di parole,
e il suo sonno ormai mi conosce,
scodinzola con la sua coda di sogni lanosi,
il suo ventre s'è impregnato facilmente
di tutte le funeste profezie
della fine dei tempi.

Io la sveglio: siamo gli umili
strumenti di un difficile amore.


(da E non per ricordare, 1971 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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“Il vero amore” secondo Tolstoj, è ”quello che si manifesta, non per via di parole, ma di atti”. Lo è questo narrato dal poeta israeliano Yehuda Amichai (1924-2000): i gesti, nel silenzio, contano più delle parole, esprimono più profondamente l’amore, che “in amicizia muta nella chimica della nostra vita”, senza bisogno di dire.

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Renoir

PIERRE-AUGUSTE RENOIR, “LA TOILETTE”, 1908

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LA FRASE DEL GIORNO
Come il tempo non è negli orologi, / l’amore non è nei corpi: / i corpi dicono solo l’amore.
YEHUDA AMICHAI, L’ora di grazia

mercoledì 18 ottobre 2017

Viaggiamo, immobili


XAVIER VILLAURRUTÍA

LUOGHI I

Andiamo in viaggio senza muoverci
per vedere la solita sera
con un altro sguardo
per vedere il solito sguardo
con una sera diversa.
Viaggiamo, immobili.

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Xavier Villaurrutía (1903-1950), scrittore e poeta messicano, lanciò nel suo paese il teatro sperimentale – e molto teatrale è questa brevissima poesia in cui a cambiare, a dispetto del titolo, non sono i luoghi ma il punto di vista, un concetto che ripeterà anche Henry Miller: “La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose”.

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Gonsalves

DIPINTO DI ROB GONSALVES

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LA FRASE DEL GIORNO
È quando il corpo è tra quattro mura che lo spirito fa i suoi viaggi più lontani.
AUGUSTA AMIEL-LAPEYRE, Pensieri selvaggi

martedì 17 ottobre 2017

Sale, zenzero e pepe


MARIA LUISA SPAZIANI

CHISSÀ PERCHÉ

Ti amo come chi sa d’imboccare
un bel torrente senza risalita,
come chi legga Talmud o Corano,
ignaro d’ogni lingua.
Tacendo mi hai di colpo convertita,
sale, zenzero e pepe di una vita
dove ieri ridevo e respiravo
chissà perché.

(da I fasti dell'ortica, Mondadori, 1996)

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Ancora una poesia sulla forza dell’amore: è la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani (1922-2014) ad abbandonare per una volta il suo ponderato equilibrio e rilasciare questa dichiarazione in versi in cui l’amore segna un prima e un dopo, una strada che non si sapeva di intraprendere e che diventa invece l’unica.

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WILLY RONIS, “LES AMOUREUX DE LA COLONNE BASTILLE, 1957”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amarti è sprofondare, è una foresta / sfumante in cieli altissimi.
MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi

lunedì 16 ottobre 2017

Siamo tornati all’autunno


GHIORGOS SEFERIS

UNA PAROLA SULL’ESTATE

Siamo tornati all’autunno. L’estate
come un quaderno di cui siamo stanchi
rimane piena di cancellature
di schizzi astratti a margine, di punti di domanda.
Siamo tornati all’epoca degli occhi che rimirano
nello specchio alla luce artificiale,
serrate labbra, estranei gli uomini
nelle vie nelle stanze sotto gli alberi di pepe
mentre i fari delle automobili uccidono
migliaia di maschere pallide.
Siamo tornati: partiamo sempre per tornare
al deserto, un pugno di terra nelle palme vuote.

Autunno 1936

(da Poesie, Mondadori, 1963)

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Eh sì, siamo tornati all’autunno: come rileva il Premio Nobel greco Ghiorgos Seferis (1900-1971), l’estate è divenuta un ricordo - un quaderno, un album di fotografie – e ci siamo trovati immersi di nuovo nella routine lavorativa, nell’abitudine, senza nemmeno accorgerci. Ora andiamo nelle sere fattesi buie, nel nuovo clima che ha richiesto giacche e maglioni, e continuiamo la nostra vita attendendo una nuova estate.

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Afremov

LEONID AFREMOV, “CENTRAL PARK 3”

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LA FRASE DEL GIORNO
Difficile / è / essere autunno, / facile essere primavera
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PABLO NERUDA, Odi elementari

domenica 15 ottobre 2017

Il vento dell’autunno


MICHAEL DONHAUSER Donhauser - Foto di Ute Schendel

E VI ERA UN CULLARE

E vi era un cullare, vi era un
respiro e trascorreva nelle chiome
degli alberi sì che le foglie si
piegavano, si rizzavano, impetuose

e tremanti quando il vento dell’autunno
comprimeva i rami finché lentamente
il fremito si affievoliva e più leggero
fluttuava solo il bordo di un giardino:
io ero vissuto vicino a questo fremere
singhiozzare, precipitare e più fredde erano
ora le notti sì che le dalie erano appannate
di brina bianca, scendevano
le cornacchie dai monti nel villaggio
e stavano sulla sommità dei tetti
però invano si allineava immagine
ad immagine per formare un racconto, ché

del tutto solo restava l’oscuro gorgogliare
della fontana e abbandonati se ne stavano
i luoghi con l’odore del freddo, dei
cavalli – sentivo mettergli la ferratura

nelle stalle, sentivo l’odore del fumo della
ramaglia bruciata, la coperta di nuvole ora
si strappava, ora si ricomponeva e così
se ne andavano i giorni, se ne andava l’anno

(da Poesia, n. 215, Aprile 2007 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Una cronaca dell’autunno, delle sensazioni che esso provoca, delle emozioni poetiche che fa sorgere: questa successione di immagini e di espressioni sensoriali è del poeta austriaco Michael Donhauser (Vaduz, Liechtenstein, 1956), traduttore di Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud.

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Autunno

FOTOGRAFIA DA GOOGLE PLUS

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LA FRASE DEL GIORNO
Le ore ingialliscono anche esse, come le foglie.
MARIO RIVERO, L’amore e la sua impronta

sabato 14 ottobre 2017

Il tuo nome assente


KIKÍ DIMULÀ

COSA PROVOCA UNA DISCUSSIONE E UN AUTUNNO

Ti liberò dal passato
una discussione davvero irrilevante
sul vento e l’avarizia.
Giorni fa qualcuno parlava
di uomini, di come farsi una vita,
di versi, di Afriche,
e di tifoni.
E là in mezzo, da qualche parte
cadde il tuo nome assente
- da anni in balia dell’oblio -
nell’attimo incustodito.
Cadde, e scegliendo
la più ripida tra tutte le strade
- quella del ricordo - rotolò giù
da Afriche, piantagioni,
da soverchianti soli,
e contro la tua volontà, ti portò,
minuziosamente bello
e meticolosamente immutato
veramente insidioso.
Ti portò davanti al complice autunno
che istiga un Giudizio Universale
nei sogni smarriti.

(da L’adolescenza dell’oblio, Crocetti, 2002 - Traduzione di Paola Maria Minucci)

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Un nome quasi dimenticato, abbandonato alle sabbie mobili dell’oblio, che riemerge così, all’improvviso,in una discussione e scatena una ridda di emozioni e di ricordi – a chi non è mai capitato? È quello che ricapitola in questi versi la poetessa greca Kikí Dimulà (Atene, 1931).

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Biermann

SANDRA BIERMANN, “CONVERSAZIONE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Chiamo la cenere / con il suo nome in codice: Tutto.
KIKÍ DIMULÀ, L’adolescenza dell’oblio

venerdì 13 ottobre 2017

Come una fiamma


BLANCA VARELAVarela

RACCONTO

Puoi raccontarmi qualsiasi cosa
crederci non è importante
ciò che importa è che l’aria muova le tue
labbra

o che le tue labbra muovano l’aria
che inventi la tua storia il tuo corpo
sempre instancabile
come una fiamma che non somiglia
ad altro che a una fiamma

(da Valzer e altre false confessioni, 1972)

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“Appena ti guardo, / la voce mi vien meno; / mi si spezza la lingua, sottile / improvviso il fuoco mi corre sotto la pelle; / con gli occhi non vedo più nulla, /  gli orecchi mi rombano. / Mi cola il sudore, un tremito / mi prende tutta, e sono più pallida dell’erba. /  Già quasi vicino a morire, / senza respiro io sembro”: nelle condizioni della Saffo dell’Ode del Sublime si trova di fronte all’amato la poetessa peruviana Blanca Varela (1926-2009), obnubilata dal suo fuoco d’amore.

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Perez

DIPINTO DI FABIAN PEREZ

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore mio, / adoro tutto quello che non è mio, / tu, per esempio.

BLANCA VARELA, Valzer e false confessioni

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