giovedì 27 agosto 2015

Una matita e una gomma

 

GEMMA GORGAGorga

LA BUONA EDUCAZIONE

L’estate che compì sette anni
le regalarono un astuccio di legno
con una matita e una gomma.
La matita, per consumare la mina
fino ad arrivare al nervo vago
della parola.
La gomma, per cancellare la parola
prima di dirla.

(da Mur, 2015)

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Pur in terza persona, sembra un ricordo d’infanzia questo della poetessa catalana Gemma Gorga (Barcellona, 1968) e naturalmente lo è: ma è anche la nascita della poesia, la scoperta che l’emozione può essere analizzata – o torturata – per riuscire ad arrivare fino al suo midollo, a estrarne il succo amaro o dolce che essa trattiene, la consapevolezza che il poeta scrive per se stesso prima che per gli altri, per capirsi da dentro, per riconoscersi.

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Pencil

FOTOGRAFIA © BAKKA111

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LA FRASE DEL GIORNO
Io non lo sapevo allora / che le parole sono immensi iceberg / che celano sotto le acque gelide molto / più di quello che mostrano
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GEMMA GORGA, El desordre de les mans

mercoledì 26 agosto 2015

Oh, terra d’Ionia

 

KOSTANTINOS KAVAFIS

IONICO

Se abbiamo spaccato le loro statue,
se li abbiamo cacciati dai loro templi,
non per questo sono morti gli dèi.
Oh, terra d’Ionia, te amano ancora,
le loro anime te ricordano ancora.
Quando l’alba d'agosto splende su di te
un rigoglio della loro vita percorre l’aria;
e un’eterea forma di adolescente, a volte,
indistinta, con passo celere,
incede sopra le tue alture.


(Ιωνικόν, da Le poesie, Einaudi, 2015 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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C’è qualcosa nel mondo che travalica la nostra certezza scientifica: una sacralità insita nelle cose, nella natura, nell’atmosfera, che nessuno può sconfiggere. Anche gli dèi morti sanno risorgere – ci dice il poeta greco Kostantinos Kavafis (1863-1933) – nella bellezza, nella giovinezza, nell’amore, in un sentore diffuso nell’aria, in una luce soffusa che parla direttamente all’anima, oltrepassando la ragione.

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Ionico

FOTOGRAFIA © INSTAGRAM

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LA FRASE DEL GIORNO
E alcuni affermano che l’anima è mescolata proprio nell’universo, per cui – forse – anche Talete ritenne che tutte le cose sono piene di dei.
ARISTOTELE, Sull’anima

martedì 25 agosto 2015

Vergine impura

 

GUIDO GOZZANO

L’ESILIO

per una «demi-vierge»

I.

Non ti conobbi mai. Ti riconosco.
Perché già vissi; e quando fui ministro
d’un rito osceno, agitator di sistro
t’ho posseduta al limite d’un bosco.
Bene ravviso il sopracciglio fosco
le bande fulve... Chi segnò di bistro
l’occhio caprino gelido sinistro?
Or ti rivedo in un giardino tosco,
vergine impura, dopo mille e mille
anni d’esilio. Tu, fatta Britanna,
scendi in Italia a ricercarvi il sogno.
Sono tre mila anni che t’agogno!
Ma com’è lungi il sogno che m’affanna!
Dove sono la tunica e le armille?

II.

Dove sono la tunica e le armille
d’elettro che portavi a Siracusa?
E le fontane e i templi d’Aretusa
e l’erme e gli oleandri delle ville?
Del tempo ti restò nelle pupille
soltanto la lussuria che t’accusa,
vergine impura dalla fronte chiusa
tra le due bande lucide e tranquille.
E questa sera tu lasci le danze
(per quel ricordo al limite d’un bosco?)
tutta fremendo, come un’arpa viva.
Giungono i suoni dalle aperte stanze
fin nel giardino... O bocca! Riconosco
bene il profumo della tua genciva!

(da Poesie sparse)

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“Il mio sogno è nutrito d'abbandono, / di rimpianto. Non amo che le rose / che non colsi. Non amo che le cose / che potevano essere e non sono / state…”: Guido Gozzano (1883-1916) ama solo donne impossibili, visioni che gli si palesano davanti un momento e poi svaniscono, come la Graziella delle Due strade o la “cattiva signorina” di Cocotte:E le avemmo compagne, ma per brevi / ore, in vïaggi taciti, in ritorni, / le ritrovammo dopo pochi giorni / nei rifugi dell'Alpi, tra le nevi; / le ritrovammo sulla spiaggia, al mare, / dove la brama ci ferì più acuta: / ah! Per quella signora sconosciuta / ore insonni, nella notte, lungo il mare!”. Qui è una donna del mito che Gozzano crede di riconoscere in una ragazza inglese piuttosto libera: la baccante di un rito dionisiaco in cui egli stesso si vede satiro officiante nell’orgia ossessiva ed estatica, che il ballo serale – ben diverso! – richiama alla mente del poeta.

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Kenyon

ZULA KENYON, “GODDESS OF SUMMER

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LA FRASE DEL GIORNO
Belle promesse inutili d'un bene / lusingatore della nostra brama, / quando una sola donna che non s’ama / c’incatena con tutte le catene.
GUIDO GOZZANO, Poesie sparse

lunedì 24 agosto 2015

Come vela

 

CHARLES BAUDELAIREBaudelaire

LA MUSICA

Spesso la musica mi porta via come fa il mare.
Sotto una
volta di bruma o in un vasto etere
metto vela
verso la mia pallida stella.

Petto in avanti e polmoni gonfi
come vela
scalo la cresta
dei flutti accavallati
che la notte mi nasconde;

sento vibrare in me tutte le passioni
d’un vascello che dolora,
il vento gagliardo, la tempesta e i suoi moti convulsi

sull’immenso abisso
mi cullano. Altre volte, piatta bonaccia,
grande specchio
della mia disperazione!

(La musique, da I fiori del male, 1857– Traduzione di Luigi De Nardis)

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Una vela persa nel mare, in balia del vento e delle onde: spesso abbandonarsi alla musica è davvero questo, con le cuffiette di un iPod che leggono i dati numerici di un file mp3 o sdraiati al suono caldo e antico che una puntina estrae dai solchi di un vinile. È davvero efficace l’immagine scelta dal poeta simbolista francese Charles Baudelaire (1821-1867).

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Kush

ILLUSTRAZIONE DI ANDREAS HÖHER

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LA FRASE DEL GIORNO
La musica è l’armonia dell’anima.
ALESSANDRO BARICCO, Castelli di rabbia

domenica 23 agosto 2015

Com’è fiero l’amore

 

CARLO BETOCCHICarlo Betocchi

NON HO PIÙ CHE LO STENTO D’UNA VITA

Non ho più che lo stento d’una vita
che sta passando, e perduto il suo fiore
mette spine e non foglie, e a malapena
respira. Eppure, senza acredine.
C’è quell’amore nascosto, in me,
quanto più miserevole pudico,
quel sentore di terra, che resiste,
come nei campi spogli: una ricchezza
creata, non mia, inestinguibile.
Nemmeno più coltivabile, forse, ma vera
esistenza; così come pare sperduta
nel cosmo, con la sua gravità, le sue leggi,
il suo magnetismo morente, che lo Spirito
non dimentica, anzi numera.
Non guardatemi, che son vecchio,
ma nel mio mutismo pietroso ascoltate
come gorgheggia, com’è fiero l'amore.

(da Un passo, un altro passo, 1967)

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“La vecchiaia (è questo il nome che gli altri gli danno) / può essere per noi il tempo più felice. / È morto l’animale o quasi è morto. / Restano l’uomo e l’anima” scriveva Jorge Luis Borges in Elogio dell’ombra. È quello che dice con altre parole e dall’alto della sua fede religiosa il poeta Carlo Betocchi (1899-1986): in quella sua terra, quella sua anima indebolita dagli anni, fiorisce ancora l’amore: “Ciò che occorre è un uomo / non occorre la saggezza, / ciò che occorre è un uomo  / in spirito e verità; / non un paese, non le cose / ciò che occorre è un uomo / un passo sicuro e tanto salda / la mano che porge, che tutti  / possano afferrarla, e camminare / liberi e salvarsi”.

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Betocchi

FOTOGRAFIA © TOSCANA OGGI

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LA FRASE DEL GIORNO
E godo la terra / bruna, e l'indistruttibile / certezza delle sue cose /già nel mio cuore si serra.
CARLO BETOCCHI, Realtà vince il sogno

sabato 22 agosto 2015

Emma Villazón Richter

 

È scomparsa il 19 agosto nell’ospedale di El Alto la poetessa boliviana Emma Villazón Richter: poche ora prima all’aeroporto era stata colpita da un aneurisma cerebrale mentre si apprestava a ritornare in Cile, dove seguiva un dottorato. Era nata a Santa Cruz nel 1983. Della poesia raccontava in un’intervista del 2007: “Non so se scrivere poesia mi serva a migliorare il mio rapporto con gli altri nella mia vita privata, ma penso che comunque mi permette di riflettere sulle esperienze che ho vissuto. Forse invece di aiutarmi nel trattare con gli altri, sento che scrivere mi soddisfa o mi pone in equilibrio nel mondo, così come per altri quello che rende possibile la vita è difendere la giustizia, costruire case o anche solo stare con la persona che si ama”.

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Villazon

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BREVE OMAGGIO

Era la mia vita in te, oh vento,
come tremuli fiori
nelle mani precise,
che mai riuscirono a sentire il tuo ritmo.

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UN ORIZZONTE: UNA MANO

Di tepore in tepore
la famiglia affonda
si rompe al di là di se stessa
al di là del no e degli alberi
cumulo dopo cumulo
di cartografie macchie foglie
la babele di un gomitolo torreggiante
risulta sogno polvere di ansie
di permanenza impossibile solo spigoli
segreto dopo segreto (nella bocca)
con strappi tensione piroette
sorge improvviso un orizzonte (freddo) una
mano (pesce) che entra oscena qui
dove dice proibito volare (disperdere) le cime
di parole (iceberg, cieli, campi di grano; iceberg) che attraversi
notte dopo notte (infelice)
lei circola (regina) (sporca) zoppa
tra rottura e nuoto           

Nota: Chi parla qui? Nemmeno l’autrice lo sa.

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VIZIO PIUMATO

Si aprono le pareti.
Si potrebbero abbattere e costruirne altre,
ma ciò che si farà sarà stuccare le crepe,
trattarle con uno spesso strato.
Intorno alle fenditure, la pittura calcarea
si squama e volteggiano sparse macchie scure.
Probabile che si formarono qui sin da subito.
Perché le si vede così nitide oggi?
Quante stagioni avranno leccato il cielo
dal basso per arrivare a questa limpida visione?
Quante. Passano come la sequenza accelerata di un film.
Raro è il calmo vizio piumato
di continuare ad aspettare una grande forza esterna.
O sarà il mistero di una barca che non lascia la sua acqua?

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LA FRASE DEL GIORNO
La scrittura consiste nel lavorare con le emozioni, non nel lasciarle vagare libere senza alcuno sforzo.
EMMA VILLAZÓN RICHTER

venerdì 21 agosto 2015

Benedire l’alba

 

CLAUDIO RODRÍGUEZ

ALBA

Tra poco il sole sorgerà. Ora il vento,
con la fresca dolcezza della notte,
lava e schiarisce il sogno e rende vivi
e più titubanti i sensi. Le nuvole
di bruno cenerino, di turchese,
in un momento calmano, innalzano
la vita, magnificano la piccola
luce. Luce che chiede, dolce e tenue,
fortunata, perché ama. Quasi a mezzo
percorso tra la notte e la mattina,
quando ogni cosa mi accoglie e persino
il mio cuore mi è amico, come posso
esitare, non benedire l’alba
se anche nel mio corpo c’è gioventù
e sulle mie labbra trema l’amore?

(da Desde mis poemas, 1983)

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L’alba, affascinante risveglio del sole, della vita rimasta sopita nel sonno della notte: il poeta spagnolo Claudio Rodríguez (1934-1999) eleva la sua ode al momento del giorno in cui ogni cosa ritrova la luce e sembra rinascere nella dolcezza. È il tempo in cui i sensi sono più vivi e l’emozione fluisce benefica nel corpo.

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Sunrise

IMMAGINE © STARRYTALES

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LA FRASE DEL GIORNO
L'alba ha una sua misteriosa grandezza che si compone d’un residuo di sogno e d’un principio di pensiero.
VICTOR HUGO, I lavoratori del mare

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