lunedì 21 agosto 2017

Bruna rondine


GAETANO ARCANGELI

LA RONDINE

In un paese sospeso a mezza costa,
in giorni neutri di un'estate incerta,
rondini imprevedute a lungo stettero
a conversare fitto, appese a fili,
o a buttarsi in voli radenti
sull'asfalto, se minacciava pioggia...

Enigmatiche e audaci mi sfioravano,
instancabili d’ali e di bisbigli
che mi provavo a cogliere e ad intendere;
poi, disperando, spiavo le nuvole,
se mai, da esse, il segno di una sorte,
in squarci di foschia, mi trasparisse...

Ma un giorno, inavvertite, via migrarono.
E a quei monti a me migrasti tu,
bruna rondine tesa e solitaria.

(da L'Appennino e nuove poesie, Mondadori, 1963)

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La natura misteriosa, la “natura matrigna” del De rerum natura di Lucrezio, è spesso protagonista dei versi del poeta bolognese Gaetano Arcangeli (1910-1970), figura solitaria e controcorrente del Novecento italiano: riaffiora qui nel suo essere incomprensibile, nell’enigmatico mistero che nasconde quando le rondini, lanciando i loro garriti, ormai sul finire dell’estate, compiono la loro sarabanda di voli prima di migrare. Eppure, rifiorisce la speranza nella terzina finale quando, partite le rondini senza che il poeta neppure se ne sia reso conto, compare improvviso l’amore.

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rondini-3

FOTOGRAFIA © THE CLARE CHAMPION

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LA FRASE DEL GIORNO
Volgiti a questa parte, passo vivo / alacre dell'amata, qui scandisci / il ritmo del mio giorno, non altrove!

GAETANO ARCANGELI, L’Appennino e nuove poesie

domenica 20 agosto 2017

Se tutto fosse diverso


CLAUDIA LARSLars

LETTERE SCRITTE QUANDO SCENDE LA NOTTE

I

Il tempo è tornato indietro — per un istante —
Nella casa dove la mia gioventù
Voleva mangiarsi il cielo.
Il resto lo conosci bene…
Vennero altri con le loro parole
E i loro corpi,
A cercarmi dolorosamente
O a lasciare la nebbia del viaggio
Nelle mie povere mani.
Il resto è silenzio…
Oggi ho le tue poesie nelle mie lacrime
E l’atteso messaggio — così tuo —
Entra nel mio cuore dopo mille anni di assenza.
Il resto è possedere questo miracolo
E sentirmi sulla riva del Gran Sogno
Come una rosa nuova.
"Dammi la tua mano, infine, per sempre"…


III

Avrei potuto vivere vicino a te
Dolcemente
E accendere la lampada e sedermi
Nell’ampia poltrona profumata di tempo.
Avrei potuto cogliere una rosa
E metterla sula tua scrivania
O ricamare a metà pomeriggio
Una tovaglia a fiori.
È avvenuto il contrario:
Andai lontano e sola
- Tremendamente sola -
perché non volesti accompagnarmi.
Ma gli andirivieni su quelle strade
Quanto mi insegnarono a conoscere me stessa!


VI

Se tutto fosse diverso
Io non avrei un lungo viaggio negli occhi
E versi e versi
In questa solitudine…
Se tutto fosse diverso
Io sarei al tuo fianco del tutto felice
E metà della tua anima.

(da Lettere scritte quando scende la notte, 1974)

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Se tutto fosse diverso… Quante volte abbiamo costruito le nostre vite con i se, quante esistenze alternative abbiamo sognato o immaginato senza avere o trovare la forza di viverle – anche per contingenze del tutto estranee al nostro potere. È questo pensiero che mette in versi la poetessa salvadoregna Claudia Lars (1889-1974), ricordando il suo primo amore, il poeta nicaraguense Salomón de la Selva, con cui ebbe una relazione interrotta dai suoi genitori, che la inviarono negli Stati Uniti: ormai avanti negli anni, tornata nella casa paterna, ripercorre quell’amore in quei luoghi che lo videro svilupparsi e sulle poesie a lei dedicate.

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Palk

ANNA PALK, “LA LETTERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Qualcuno ha detto molto giustamente: «Io sono quello che non ho fatto». Con questo si deve intendere che gli atti che non abbiamo compiuto, per il fatto stesso che vi pensiamo di continuo, sono il solo contenuto del nostro essere. In altri termini, io sono i miei rimpianti.
EMIL CIORAN, Quaderni 1957-1972

sabato 19 agosto 2017

Chiunque si specchia


KIKUO TAKANOTakano

LO SPECCHIO

Che oggetto triste
hanno inventato gli uomini!
Chiunque si specchia
sta di fronte a se stesso
e chi pone la domanda
è, al tempo stesso, l’interrogato.
Per entrare più a fondo
l’uomo deve fare il contrario,
allontanarsi.

(da L’infiammata assenza, Edizioni del Leone, 2005 – Trad. Yasuko Matsumoto e Renato Minore)

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Lo specchio è bugiardo di per sé perché non restituisce la nostra immagine esatta ma il suo riflesso rovesciato – per questo spesso non ci piacciamo nelle fotografie, abituati al nostro alter ego fasullo. Kikuo Takano (1927-2006), poeta e matematico giapponese ossessionato dalla ricerca del senso dell’esistenza, non li ama, così come Jorge Luis Borges: “È strano che ci siano sogni, che ci siano specchi, che l'usuale e consumato repertorio di ogni giorno includa l'illusorio orbe profondo che ordiscono i riflessi. Dio (ho pensato) mette molta cura in tutta quell'inafferrabile architettura che la luce edifica con la limpidezza del cristallo e l'ombra con il sogno. Dio ha creato le notti che si armano di sogni e le forme dello specchio perché l'uomo senta che è riflesso e vanità. Per questo ci allarmano”.

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Kadiev

FOTOGRAFIA © RUSLAN KADIEV

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LA FRASE DEL GIORNO
Sarò forse presuntuoso ma il mio specchio mi calunnia
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GESUALDO BUFALINO, Il malpensante

venerdì 18 agosto 2017

La risacca


ROSE AUSLÄNDER

AL MARE

Con le profonde impronte delle sue dita
la risacca
ci raggiunge

Dalla polvere cittadina
purificati
i nostri minuti

L’acqua
traspone in musica le nostre parole
melodie liquefatte

orlate di sabbia

(da Blinder Sommer, 1987 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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La poetessa tedesca Rose Ausländer (1901-1988), immigrata negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale, vede il mare come purificazione, come fuga dalla città alienante, dalla sua polvere, dal tempo che scorre inesorabile. Lì, invece, dove le onde affluiscono con il loro ritmo capace di calmare, anche i discorsi diventano musica, e le parole poesia.

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Mare

FOTOGRAFIA © HDIMAGELIB

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo spettacolo del mare fa sempre una profonda impressione. Esso è l'immagine di quell'infinito che attira senza posa il pensiero, e nel quale senza posa il pensiero va a perdersi
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MADAME DE STAËL, Corinna o l’Italia

giovedì 17 agosto 2017

È questo un libro


MANUEL ANTÓNIO PINAPina

I LIBRI

È questo allora un libro,
questo, come dire?, sussurro,
questo volto rivolto all’interno
di una cosa buia che ancora non esiste
che, se una mano improvvisa
innocente lo tocca,
si apre indifeso
come una bocca
che parla con la nostra voce?
È questo un libro,
questa specie di cuore (il nostro cuore)
che dice “io” tra noi e noi?

(da Come si disegna una casa, 2011)

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È una bella descrizione di un libro questa che fa il poeta portoghese Manuel António Pina (1943-2012): perché alla fine ogni libro è parte di noi, è quello che di nostro troviamo in esso, che da essere inanimato e misterioso illumina il suo buio pagina dopo pagina, svelando quel suo ignoto universo.

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Kush

DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
I libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante.

FERNANDO PESSOA

mercoledì 16 agosto 2017

La contrapposizione


RAFAEL CADENAS

I POETI NON CONVINCONO

I poeti non convincono.
E nemmeno vincono.
Il loro ruolo è un altro, estraneo al potere: la contrapposizione.

(da Annotazioni, 1973)

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Eh già: come annota il poeta venezuelano Rafael Cadenas (Barquisimeto, 1930), poesia e potere non vanno d’accordo, i poeti non possono asservire la loro libertà – in tal caso la loro non sarebbe più poesia, poiché verrebbe meno il senso critico insito nei versi, la capacità di vedere le cose da un punto di vista privilegiato, forse più alto, comunque diverso.

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De Chirico

GIORGIO DE CHIRICO, “IL POETA E IL PITTORE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che cosa ci si aspetta dalla poesia se non che renda più vivo il vivere?

RAFAEL CADENAS

martedì 15 agosto 2017

La balena verde dell’estate


PABLO NERUDA

ODE ALL’ANGURIA

L’albero dell’estate
intenso,
invulnerabile,
è tutto il cielo azzurro,
sole giallo,
stanchezza a goccioloni,
è una spada
sopra le strade,
una scarpa bruciata
nelle città:
la chiarezza, il mondo
ci angosciano,
ci attaccano
gli occhi
con polverone,
con repentini colpi d’oro,
ci incalzano
i piedi
con piccole spine,
con pietre calde,
e la bocca
soffre
più che tutte le dita:
hanno sete
la gola,
i denti,
le labbra e la lingua:
vogliamo
bere le cascate,
la notte azzurra,
il polo,
e quindi
attraversa il cielo
il più fresco di tutti
i pianeti,
la rotonda, suprema
e celestiale anguria.
È il frutto dell’albero della sete.
È la balena verde dell’estate.

L’universo secco
all’improvviso
cancellato
da questo firmamento di freschezza
lascia cadere
la frutta
traboccante:
si aprono i suoi emisferi
mostrando una bandiera
verde, bianca, scarlatta,
che si scioglie
in cascata, in zucchero,
in delizia!

Cassaforte dell’acqua, placida
regina
del fruttivendolo,
bottega
della profondità, luna
terrestre!
Oh pura,
nella tua abbondanza
si sciolgono rubini
e uno
desidera
morderti
affondando
in te
la faccia,
i capelli,
l’anima!
Ti distinguiamo
nella sete
come
miniera o montagna
di splendido alimento,
ma
ti trasformi
tra la dentatura e il desiderio
soltanto in
luce fresca
che si slega,
in sorgente
che ci toccò
cantando.
E così
non pesi
nella siesta
bruciante,
non pesi
soltanto
uvette
e il tuo grande cuore di brace fredda
si trasformò nell’acqua
di una goccia.

(Oda a la sandía, da Odi elementari, 1954)

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Quale altro frutto è simbolo dell’estate piena e soprattutto del Ferragosto più dell’anguria? Quella di cui a Milano si dice che “se pacia e se lava la facia” (si mangia e ci si lava la faccia). Ecco l’ode che eleva alla verde “luna terrestre” che spaccata diventa una bandiera italiana (o messicana) nientemeno che un Premio Nobel, il poeta cileno Pablo Neruda (1904-1973).

Buon Ferragosto, amici lettori del Canto delle Sirene!

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Anguria

ELIZABETH FLOYD, “ANGURIA A FETTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'anguria è il salvadanaio dei tramonti.
RAMÓN GÓMEZ DE LA SERNA, Greguerías

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