venerdì 29 agosto 2014

L’amore e il mare

 

ENRIQUE AZCOAGAth

IL MARE E TU

Il mare e tu. La felicità e il duro
lento versarsi di spume affrancate.
Il mare e tu: le mie spiagge assediate
dalla smania di mare in cui perduro.

Il mare mi porta ieri. Tu il mio maturo
presente innamorato. Tu abbracciate
la gioia e il dolore. Il mare intrecciate
la gloria e l’angoscia di essere puro.

Ho in te la prova che il mio canto, amore,
soffre come il mare; che la mia gioia
vuole vivere nella tua purezza.

La tua spuma e lui, il tuo riso e il dolore.
L’amore senza mare e senza angoscia
il mare sono picchi senza altezza.

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In questo sonetto il poeta spagnolo Enrique Azcoaga (1912-1985), uno dei protagonisti della cosiddetta “Generazione del’36”, sovrappone l’immagine della donna amata a quella del mare: è un disegno imperfetto quello che ne esce, l’aderenza non è totale ma resta comunque indivisibile nella mente, nella memoria del poeta questa unicità in cui a cantare talvolta è lui, talvolta le onde, in cui ad agire talora è la donna, talora il mare, ma sovrastate sempre dal desiderio del poeta.

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I am here

MARIE FOX, “I AM HERE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Oh mare, mare vero: / è attraverso di te che vado –  anima, / grazie! – verso l’amore!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Diario di poeta e mare

giovedì 28 agosto 2014

Un tappeto a colori vivaci

 

JORGE RIECHMANN

HAND-MADE IN INDIA

Un tappeto per la mia ragazza.
Piccolo, a colori vivaci,
perché i suoi piedi si ricordino di me ogni mattina.
Mi è costato meno di tremila pesetas
in un negozio del quartiere vecchio:
                                                          hand-made in India.

Poi leggo sul giornale
che ho una possibilità su tre che sia stato tessuto
dalle dita agili di un bambino schiavo
capace di star seduto per ore e ore
nella stessa posizione
il che determina incrementi di produttività importanti.

Hand-made in India,
                                  il suo corpo torto,
le mani sfibrate.
Il mondo è diventato
così piccolo che è difficile
serbare la minima distanza d’igiene necessaria
davanti allo sfruttamento
e le nostre digestioni si risentono.
In qualche momento sono stato condannato all’inferno
ma altri scontano la condanna al posto mio.

Casa di molti piani
senza scale, e una cantina sigillata
dove a volte sprofondo per non respirare.

(da Il taglio sotto la pelle, 1994 - Traduzione di Stefano Bernardinelli)

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Una poesia d’amore che si trasforma in una denuncia sociale: perché meravigliarsi? La vita non è solo di rose e fiori, è anche di spine e di pensieri. Il poeta spagnolo Jorge Riechmann (Madrid, 1962), sebbene intento spesso a cantare l’eros e la forza vitale dell’amore, non dimentica temi quali l’ambiente e, appunto, la sociologia. Perché se la poesia è un andare al di là del visibile, ancor di più sarà in grado di superare le apparenze che il mondo globalizzato vuole spacciare per vere.

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HENRI MATISSE, “RAGAZZA CON VESTITO VERDE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Io ho scritto / in più di un’occasione / dalla parte dei vinti / e non senza enfasi // ma in realtà mi trovo / dalla parte dei vincitori.
JORGE REICHMANN, Il taglio sotto la pelle

mercoledì 27 agosto 2014

Quei due o tre baci

 

JAROSLAV SEIFERT

PRIMA CHE ASCIUGHINO QUEI DUE O TRE BACI

Prima che asciughino quei due o tre baci
sulla fronte
           e qui e lì,
ti chinerai per bere
acqua d’argento dallo specchio,
e se nessuno ti starà a guardare
ti toccherai le labbra con la bocca.

C’è un tempo in cui più svelto delle dita
che lo scultore passa
il sangue impaziente ti modella sulla creta
il corpo dal di dentro.

Forse stringerai tra le mani
i tuoi giovani capelli
e li solleverai sopra le spalle
perché somiglino piuttosto ad ali
e davanti a loro prontamente correrai

           dove proprio davanti agli occhi
e sul fondo estremo dell’aria
sta il grande, erto, conturbante
e dolce nulla,
           che splende.

(da La colata delle campane, 1967 - Traduzione di Sergio Corduas)

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Una donna-Narciso, una donna-angelo è protagonista di questa poesia del Premio Nobel ceco Jaroslav Seifert (1901-1986). Il poeta la pone di fronte allo scorrere del tempo, ne fa una personificazione della vita, in contatto con gli amori che caratterizzano gli anni, con lo sfiorire, con il passaggio dall’alba al tramonto che coinvolgerà anche questa ragazza.

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Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
E non è vero che la vita ci mente, / la vita è una moneta che cade lungamente, / solo in terra si capisce, quando s’arresta, / se cade croce o cade testa.
JAROSLAV SEIFERT

martedì 26 agosto 2014

Nobile notte

 

LUCA CANALILuca_Canali

ALLA NOTTE

Nobile notte dal materno
grembo, folta matrice di anacoretiche
purezze  e di pagane
lussurie, d’inenarrabili angosce
e quieti iperuranie. Tu patria
dei sogni e degli insonni
rovelli dello spirito e dei sensi.
Anche morire in te è più facile
che nel tuo estroso,  berciante,
carnevalesco fratello,
il giorno.

(da Anticlimax, Biblioteca dei Leoni, 2014)

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È dall’ultima opera del latinista Luca Canali (1925-2014) che arriva questa ode alla notte, alla sua misteriosa essenza fatta di silenzio e di buio, alla vita che in essa si fa più tenue, più dolce, che assume toni sfumati e più rilassati. È il tempo in cui si dorme, certo, ma anche quello in cui si sogna, in cui ci si ama, in cui si riflette e si medita, in cui si affrontano gli abissi dell’anima senza le distrazioni luminose del giorno.

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Potthast

EDWARD HENRY POTTHAST, “A SUMMER’S NIGHT”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'uomo nella notte accende a se stesso una luce quando la sua vista è spenta.
ERACLITO, Sulla natura

lunedì 25 agosto 2014

Il cielo di ieri

 

JOSÉ GARCÍA NIETOGarcia Nieto

ALLO SPECCHIETTO RETROVISORE

Tu sei il cuore con il vissuto,
in te c’è quello che ci lasciamo dietro,
quello che abbiamo amato con passione,
definitivamente ormai perduto,
in te vediamo le grazie trascorse,
i paesaggi e il cielo di ieri,
quando le cose che ancora ricordi
galleggiano sulle acque dell’oblio,
però vivi ed esisti, piccolo e luminoso,
guardi quei prati, quel sogno così lontano,
le rose di quel giorno,
credi di potere cambiare la sorte e,
se anche andiamo verso la morte,
vivi comunque del passato.

(da Juego de los doce espejos, 1951)

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È facile dire che si fa poesia con tutto, che c’è poesia in tutto, ma questi versi del poeta spagnolo José García Nieto (1914-2001) fanno in realtà dello specchietto retrovisore di un’automobile la metafora perfetta della vita: quella che in esso si riflette è la vita che abbiamo vissuto, che ogni tanto ci soffermiamo ad osservare. Ma l’auto va avanti, in una sola direzione, ed è lì che siamo, nel continuo presente del parabrezza, per quanto sia bello il paesaggio rimasto alle nostre spalle, nel retrovisore.

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FOTOGRAFIA © LAURA DOMELA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ci godremo il presente quando, in futuro, sarà passato.
GIOVANNI SORIANO, Finché c’è vita non c’è speranza

domenica 24 agosto 2014

Un nuovo amore che nasce

 

HILARIO BARREROBarrero

SEVENTH AVENUE CORNER BERKELEY STREET

Nella magnifica mattina di domenica
(il viale con i tulipani rossi
e una luce di Hopper sulle facciate),
un ragazzo, appoggiato all'angolo
di una casa con un ciliegio fiorito,
sta aspettando qualcuno
con un mazzo di fiori gialli.
Un nuovo amore che nasce così presto
e di domenica dovrebbe godere
di una luce avanzata e di una lunga vita
e non morire insieme a quei fiori.

(da Libro de familia, 2011)

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New York, più precisamente Brooklyn, un mattino di primavera, una domenica. La natura si è risvegliata con tutti i suoi colori dopo un lungo inverno e il sole batte sulle case regalando una luce magica. In quel contesto, all’angolo tra la Seventh Avenue e Berkeley Street un ragazzo aspetta una ragazza con un mazzo di fiori. Il nuovo amore che nasce – pensa il poeta spagnolo Hilario Barrero (Toledo, 1948), docente di spagnolo all’Università di New York City – non sopravvivrà a quei fiori, e costruisce tutta la poesia sulla contraddizione tra la bellezza dirompente della natura e la fragilità del legame amoroso tipico della gioventù.

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BANKSY, “WAITING IN VAIN… AT THE DOOR OF THE CLUB”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tra un uomo e una donna ciò che chiamano amore è una stagione. E se al suo sbocciare questa stagione è una festa di verde, al suo appassire è solo un mucchio di foglie marce.
ORIANA FALLACI, Lettera a un bambino mai nato

sabato 23 agosto 2014

Domande al futuro

 

GYÖRGY PETRIPetri

NELL’INVERNO DEL 1980

Alla fine di questa tappa
che comincia adesso, compirò
quarantanove anni. Non ho idea
di quale sarà la moda
allora: che modello
di biancheria intima, quali carabattole…
I giorni della mia gioventù, ad ogni modo,
si saranno consumati tutti.
Questo uomo logoro
cercherà ancora compromessi?
E quali? In che lingua
leggerà il giornale? Dormirà
con la stessa donna
che oggi si sveglia al suo fianco?

(da Azt hiszik, 1985)

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Domande senza risposta quelle che si pone sul principio degli anni ‘80 il poeta ungherese György Petri (1943-2000): sono le domande che capita di porsi ogni tanto, quando si pensa al futuro non prossimo, sono domande che si pongono soprattutto i più giovani – al tempo di questi versi Petri ha 27 anni e l’avvenire gli appare incertissimo anche perché è un dissidente, considerato sovversivo dal regime comunista ungherese. A noi che lo leggiamo “dal futuro” è dato di sapere come si è sviluppato per György Petri: dopo dieci anni di dura opposizione poté godere del crollo del regime con la Rivoluzione del 1989, incassò tutta una serie di premi letterari che prima gli erano negati, divenne anche parlamentare per poi ritirarsi schifato e morire di cancro alla laringe – da fumatore accanito – nel 2000. Compromessi ne ha dovuti fare, la biancheria intima si è evoluta rimpicciolendosi ancora un po’, il giornale è rimasto tale, almeno prima di diventare online. Quanto alla donna, non era la stessa: Petri si sposò infatti ben tre volte.

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ANDREW JUDD, “PAINT THE FUTURE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Passiamo tutta la vita a preoccuparci del nostro futuro. A pianificare il futuro. A cercare di prevedere il futuro. Come se prevederlo potesse in qualche modo attutire i colpi. Ma il futuro cambia sempre. Il futuro è la dimora delle nostre paure più profonde. E delle nostre speranze più folli. Ma una cosa è certa, quando alla fine si rivela, il futuro non è mai come l'avevamo immaginato.
GREY’S ANATOMY, 5ª stagione, episodio 23

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