giovedì 17 aprile 2014

Invisibile inganno del visibile

 

ANDONIS FOSTIERIS401px-Fostieris_3

PAESAGGI DAL NULLA

Di nuovo il talvolta e la spada dell’inamovibile
Di nuovo la tenebra della mente. Ma infine non ha niente
Di realmente suo
Un breve istante? Prende a prestito qualcosa dal prima
Qualcosa dal domani
E lo ripaga con il risparmio
Degli altri. D’aria
Però ti preme sul petto come acciaio -
Precisamente
Come l’universo cinge: d’acciaio.
Tutto fori di mari di vuoto
Paesaggi del nulla
In cui galleggiano isolette di neutroni
E galassie. Invisibile
Inganno del visibile
Sulla bacchetta alata
Di una vertigine,

Che elettrizzata
Traveste il niente
In nessun luogo e il mai

In mondo.

(da Paesaggi dal nulla, 2014 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Il n. 292 di Poesia, aprile 2014, propone stralci dall’ultima raccolta del poeta greco Andonis Fostieris, Paesaggi dal nulla: è una riflessione sull’essenza stessa della poesia, sul suo essere tramite tra il nulla e il reale, tra l’interno e l’esterno, sulla sua capacità non solo di decrittare e interpretare quell’invisibile, ma anche di trasfigurare e rivestire di parole quei paesaggi, di comunicarli. Un compito arduo e forse anche impossibile e inutile, ma è tutto quello che si può fare per andare oltre la nostra finitudine, se è vero che “Dopo la poesia / I poeti / Si sentono tristi. // Come gli animali / Dopo l’amore”.

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imagined-in-marble-psychic-landscape-joyce-owens

JOYCE OWENS, IMAGINED IN MARBLE PSYCHIC LANDSCAPE”

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LA FRASE DEL GIORNO
[La poesia:] Metafore similitudini appese / Come ex-voto. Ne aggiungo una: // Elisir di parole.
ANDONIS FOSTERIS, Paesaggi dal nulla

mercoledì 16 aprile 2014

Come due specchi

 

MARGHERITA GUIDACCIMargherita Guidacci

LASCIA SIA IL VENTO

Lascia sia il vento a completar le parole
che la tua voce non sa articolare.
Non ci occorrono più le parole.
Siamo entrambi il medesimo silenzio.
Come due specchi, svuotati d’ogni immagine,
che l'uno all'altro rendono
un semplice raggio. E ci basta.

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Il non detto può uccidere un amore o un’amicizia o almeno incrinarli. Oppure può, al contrario, essere il risultato di un’intimità e di un’intesa così perfetta da non avere bisogno di parole. La poetessa fiorentina Margherita Guidacci (1921-1992) è evidentemente incappata in questo secondo tipo di rapporto, capace di dare un senso anche ai silenzi, di dare espressione al non detto.

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Erwitt

ELLIOT ERWITT, “CALIFORNIA KISS, 1955”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando si sta bene insieme non si ha nessun bisogno di mentirsi, di rassicurarsi. Direi, anzi, che la gioia la si riconosce dal silenzio. Quando la comunione è vera e intera, senza infingimenti, solo il silenzio può esprimerla.
ROMAIN GARY, Cocco mio

martedì 15 aprile 2014

Il filo dell’amore

 

ROBERTO JUARROZ

SECONDA POESIA VERTICALE, 67

Un filo più sottile del pensiero,
un filo senza alcuno spessore,
unisce i nostri occhi quando non ci guardiamo.

Quando ci guardiamo
ci uniscono tutti i fili del mondo,
ma manca questo,
che solo dà ombra
alla luce più segreta dell’amore.

Dopo che ce ne andiamo,
forse resta questo filo
a unire i nostri posti vuoti.

(da Seconda poesia verticale, 1963)

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Un filo che ci lega, un filo invisibile che connette le nostre anime, che comunica tra i nostri corpi: spirito, emozione, sentimento. Ecco cos’è l’amore – dice il poeta argentino Roberto Juarroz (1925-1995) - un legame sottile e profondo che sa esistere anche senza di noi. Quel filo che, secondo una leggenda orientale, unisce quanti sono destinati a incontrarsi, nonostante il tempo, i luoghi e le circostanze: si aggroviglia, si tende, si annoda, ma non si spezzerà mai.

filo rosso

FOTOGRAFIA © FACEBOOK

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è un capriccioso soffio che Eros invia tra gli uomini per ingarbugliar le matasse dei loro destini.
NINO SALVANESCHI, Il tormento di Chopin

lunedì 14 aprile 2014

Amarti è il rischio più alto

 

PEDRO SALINAS

VI. PAURA. DI TE. AMARTI

Paura. Di te. Amarti
è il rischio più alto.
Molteplici, la tua vita e tu.
Ti ho, quella di oggi;
ormai ti conosco, penetro
in labirinti, facili
grazie a te, alla tua mano.
E i miei ora, sì.
Però tu sei
il tuo stesso più oltre,
come la luce e il mondo:
giorni, notti, estati,
inverni che si succedono.
Fatalmente, ti trasformi,
e sei sempre tu,
nel tuo stesso mutamento,
con la fedeltà
costante del mutare.
Dimmi, potrò io vivere
in quegli altri climi,
o futuri, o luci
che stai elaborando,
come il frutto il suo succo,
per un domani tuo?
O sarò appena qualcosa
nata per un giorno
tuo (il mio giorno eterno),
per una primavera
(in me fiorita sempre),
e non potrò più vivere
quando giungeranno
successive in te,
inevitabilmente,
le forze e i venti
nuovi, le altre luci,
che attendono già il momento
di essere, in te, la tua vita?

(da La voce a te dovuta, 1933 - Traduzione di Emma Scoles)

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È il momento in cui il poeta spagnolo Pedro Salinas (1891-1951) fa il punto sulla situazione del suo amore per Katherine R. Whitmore: è l’analisi di quell’innamoramento che apre scenari differenti, che mette in discussione il suo matrimonio con Margarita. “Se mi chiamassi, sì, / se mi chiamassi! / Io lascerei tutto, / tutto io getterei” aveva scritto poco prima. Qui, in un sussulto di realtà, considera il rischio di quell’amore, le sue conseguenze, il fatto della distanza tra la Spagna e il paese di lei, gli Stati Uniti, paventa la presenza di “altre luci”. Ma, poiché “al cuor non si comanda”, la storia proseguirà, anche se quel fiore d’amore, dopo avere regalato una settantina di poesie, appassirà: Katherine sposerà un altro nel 1939 e Pedro resterà con Margarita.

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Angel

JACK VETTRIANO, “ANGEL”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non respingere i sogni perché sono sogni. / Tutti i sogni possono / essere realtà, se il sogno non finisce.
PEDRO SALINAS, La voce a te dovuta

domenica 13 aprile 2014

Giorno, non andar via

 

ATTILIO BERTOLUCCI

PER UN BEL GIORNO

Un cielo così puro
un vento così leggero
che non so più dove sono
dove ero.

O gaggìa nuda,
bruna violetta
che nel calore fugace
appassisci...

Giorno che te ne vai
e non sai nulla di me e della violetta
che tanto amo
e del ramo
nudo della gaggìa,
giorno, non andar via.

(da Lettera da casa, 1951)

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Ci sono giorni così, come quello che mette in versi il poeta parmense Attilio Bertolucci (1911-2000):  dolcissimi, perfino languidi, nei quali ci sentiamo in armonia con noi stessi, con gli altri, con il mondo, con la natura. Giorni che ci dispiace vedere finire, sciogliersi in un tramonto, temendo che quella felicità anche immotivata che proviamo non ritorni l’indomani.

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Acacia

MICHAEL VIGLIOTTI, “ACACIA TREE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non si fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni così, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi.
TIZIANO TERZANI, Lettere contro la guerra

sabato 12 aprile 2014

Queste prime foglie

 

FRANCESCO PASTONCHIPastonchi

NOVITÀ

Novità che m’inebria, e sola, vera
pace all’anima: queste prime foglie
che ritornano e son così felici
di ripetere a’ miei occhi stupiti
il tremore delle altre primavere.

(da Endecasillabi, Mondadori, 1949)

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Francesco Pastonchi (1877-1953) era un poeta dal retaggio ottocentesco trapiantato nel XX secolo, come si può notare dallo stile di questi versi soprattutto se li si confronta con quelli coevi di Montale, Luzi e Quasimodo. Eppure, hanno una certa grazia nella loro limpidezza mentre raccontano lo stupore di un’altra primavera che rinnova l’emozione provata ormai tante volte.

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Foglie

FOTOGRAFIA © HD WALLPAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando ci sentiamo deboli, tutto ciò che dobbiamo fare è aspettare un po'. La primavera torna, le nevi dell’inverno si sciolgono e le loro acque ci infondono nuova energia.
PAULO COELHO, Aleph

venerdì 11 aprile 2014

In un bacio mi regali una poesia

 

WANG JINGZHIwangjingzhi

DISTACCO

Chi amo sei tu,
la tua incomparabile dolcezza!
Come possa il tuo incanto essere così meraviglioso,
come… - non so dirlo.
Al mondo non vi è nulla che possa spiegarlo.

Sai tu che in un bacio mi regali una poesia?
Sai che questa poesia mi prende a morsi il cuore?
Con la poesia tu mi dai la passione,
e mi ubriachi completamente.

La scorsa notte ho sognato di baciarti,
oh che dolci labbra!
Svegliatomi non ho trovato la tua bocca;
spero mi invierai in sogno quel bocciolo.

La scorsa notte ho sognato una tua lettera,
di cui non comprendevo il senso,
solo riconoscevo la parola “amore”,
spero mi scriverai in sogno chiaramente.

Quando dormo, vedo solo te entro la zanzariera;
quando bevo, vedo solo te nel mio bicchiere;
quando leggo, non vedo le parole, vedo solo te;
a scuola, non vedo ciò che l'insegnante traccia sulla lavagna, vedo solo te;
Perché non fai altro che nasconderti,
ti lasci solo vedere e non ti lasci prendere?

Tuo padre in questi giorni è a casa?
Vorrei venirti a trovare,
ma ho paura del sapore del distacco;
ed alla fine non oserò incontrarti.
Se ti incontrassi come potrei poi separarmi da te?
No, anche se il distacco è sofferenza,
è una dolce sofferenza!
Dirò alla mia anima di venirti a cercare stanotte,
preparati a riceverla.

(da Vento di Hui, 1922)

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La poesia d’amore di Wang Jingzhi (1902-1996) in Cina, paese che non brilla certo per questo genere letterario, per un periodo venne addirittura giudicata “oltraggiosa”. Ma Wang lottò contro tutti i pregiudizi e i preconcetti di una cultura che chiedeva poesie per la massa e non emozioni private e personali. Sin dalla sua prima raccolta, che raccontava autobiograficamente il  primo amore, quello giovanile, timoroso, pieno di fantasmi, si diresse verso questi temi: l’aspetto centrale della poesia, secondo Wang, doveva essere il sentimento d’amore, doveva essere la passione. Ed è un tema che non abbandonò per tutta la vita.

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Primo amore

DISEGNO © REPUBBLICA

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LA FRASE DEL GIORNO
La magia del primo amore consiste nel non sapere che esso può sempre finire.
BENJAMIN DISRAELI, Henrietta Temple

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