domenica 4 dicembre 2016

Quell’atteso baleno

 

 

GAETANO ARCANGELI

AMORE, PRESTO

Amore, presto, sono
una luce che cade,
un'ora che declina...

Tu, ora che ascende,
tu, luce che si accende,
calore che si apprende,
non tardare più oltre
- non deviare! - a volgermi
quell'atteso baleno che mi salva...

Volgiti a questa parte, passo vivo
alacre dell'amata, qui scandisci
il ritmo del mio giorno, non altrove!

Qui qualche cosa giace disperata.

(da L'Appennino e nuove poesie, Mondadori, 1963)

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Il poeta bolognese Gaetano Arcangeli (1910-1970) con i suoi toni spiccatamente cardarelliani eleva un’invocazione all’amore, una preghiera all’amata perché arrivi presto a portare la sua luce e la sua vita nel buio della solitudine, nel desolato declinare dell’assenza.

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JACK VETTRIANO, “THE WEIGHT”

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LA FRASE DEL GIORNO
È certo che al mondo nulla è necessario agli uomini quanto l'amore
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JOHANN WOLFGANG GOETHE, I dolori del giovane Werther

sabato 3 dicembre 2016

Dall’alto della terrazza

 

YVES BONNEFOY

GLI ALBERI

Guardavamo i nostri alberi, era dall’alto
della terrazza che ci fu cara, il sole
si teneva vicino noi quella volta ancora
ma ritirandosi, ospite silenzioso
sulla soglia della casa in rovina,
che gli lasciavamo immensa, illuminata.

Vedi, ti dicevo, fa scivolare sulla pietra
disuguale, incomprensibile, dove siamo appoggiati,
l’ombra delle nostre spalle confuse,
quella dei mandorli vicini
e quella dell’alto dei muri che si unisce alle altre,
bucata, barca bruciata, prua che va alla deriva
come un sovrappiù di sogno o di fumo.

Ma laggiù le querce sono immobili,
neppure l’ombra si muove, nella luce,
sono le rive del tempo che scorre qui dove noi siamo
e il suolo è inavvicinabile tanto è rapida
la corrente della speranza gonfia di morte.

Abbiamo guardato gli alberi un’ora intera.
Il sole aspettava tra le pietre
poi distese pietosamente
verso gli alberi, più giù nel burrone,
le nostre ombre che sembravano raggiungerli
come allungando le braccia si può toccare,
a volte, nella distanza tra due persone
un istante del sogno dell’altra, che non ha fine.

(Les arbres, da Quel che fu senza luce, 1987 - Traduzione di Mario Benedetti)

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Un uomo e una donna guardano l’antico monastero in rovina che hanno acquistato in Provenza e che intendono ristrutturare: sono il poeta francese Yves Bonnefoy (1923-2016) e la moglie Lucy. In quel luogo mistico, mentre il sole tramonta e allunga le ombre, restano a lungo ad osservare i ruderi e gli alberi che circondano il luogo: il senso del tempo che scorre è più forte e pone interrogativi anche al poeta agnostico. Ed è di un’assoluta meraviglia l’analogia che chiude la poesia.

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Wallpaper

FOTOGRAFIA © WALLPAPERUP

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LA FRASE DEL GIORNO
Tuttavia, sono soprattutto / Qui e ora a essere inaccessibili, / Più semplice è rientrare nell’avvenire.
YVES BONNEFOY, L’ora presente

venerdì 2 dicembre 2016

Primo, unico amore

 

IZET SARAJLIĆizet

UN SECONDO AMORE

Se in me un giorno, quando che sia, spuntasse un secondo amore
farebbe fatica con me.

Dovrebbe avere lo stesso viso del mio primo amore.
Lo stesso ricciolo. Lo stesso naso all’insù. Lo stesso colore degli occhi.
Lo stesso passo. Le stesse abitudini. Persino lo stesso indirizzo.
Di fatto, questo neppure sarebbe il mio secondo amore.
Sarebbe semplicemente la continuazione del mio primo, unico amore.

1965

(da Chi ha fatto il turno di notte,  Einaudi, 2012 -Traduzione di Silvio Ferrari)

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“Non si ama veramente che una sola volta, la prima” recita uno dei Caractéres di Jean de La Bruyère. Ed è assolutamente d’accordo con lui Izet Sarajlić (1930-2002), poeta e filosofo bosniaco, legatissimo al suo primo amore, Mikica, sposata nonostante la differenza religiosa tra di loro (lei cattolica lui musulmano) e morta nel 1996 in seguito agli stenti patiti durante l’assedio di Sarajevo. Naturalmente c’è invece chi crede che il secondo amore sia più bello ancora come nel celebre canto popolare pugliese…

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Doisneau

ROBERT DOISNEAU, “LE BASIER DE L’HÔTEL DE LA VILLE, 1950”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come tutte le droghe forti, il vero primo amore è interessante solo per coloro che ne sono prigionieri.
STEPHEN KING, La sfera del buio

giovedì 1 dicembre 2016

Poesie per dicembre III

 

Dicembre è il mese del solstizio e delle luci di Natale: sembrano replicare quello che più ci manca durante l’inverno, quello che ci ha immalinconito l’anima per tutto novembre. Quella promessa di nuova luce è il viatico per il passaggio dell’anno, è la speranza di una nuova primavera, come rileva Valerio Magrelli (Roma, 1957). Un alleggerimento che è anche quello di Sandro Penna (1906-1976), che vede una luna ingenua sorridere sul freddo tramontare dell’anno.

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VALERIO MAGRELLI

DICEMBRE

Minimo omaggio a John Donne

Dicembre, il lavandino si è svuotato:
tutta la luce se ne è andata via,
finché il mese sfinito, prosciugato,
giunge al cospetto di Santa Lucia.

Nel tenebrore della siccità
le mattinate sgocciolano notte,
e col solstizio dell’oscurità
l’intero anno si contrae per otte-

nere che lentamente, esile, torni
il moribondo flusso di corrente
ed un nuovo splendore inondi i giorni.

Solo così rinasce quel potente
getto di sole che rimette in moto
ruota, ciclo, marea, nascita, photos.

(da Il sangue amaro, Einaudi, 2014)

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SANDRO PENNA

COM’È BELLA LA LUNA DI DICEMBRE

Come è bella la luna di dicembre
che guarda calma tramontare l'anno.
Mentre i treni si affannano si affannano
a quei fuochi stranissimi ella sorride.

(da Poesie, Garzanti, 1973)

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.Tramonto

JOE KAZIMIERCZYK, “TRAMONTO INVERNALE A MONTGOMERY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dicembre / E il cielo ritorna / Con la sola cornice / Di uno specchio / Nudo.
TAKIS VARVITSIOTIS

mercoledì 30 novembre 2016

Non importa che tu sia lontano

 

JULIA PRILUTZKY FARNY

TU DORMI, LO SO

Tu dormi, lo so.
Sono sveglia e ti guardo.
Non importa che tu sia lontano,
che non ascolti
il tuo respiro nell'ombra;
non importa che non possa
passare la mano sulla tua testa,
le tue tempie e le tue spalle.

Sono sveglia e ti guardo, sempre.
Non importa che non possa rannicchiarmi
perché tu mi avvolga senza saperlo,
perché tu mi abbracci senza sentirlo,
perché tu mi trattenga
mentre tremo e dico soltanto
parole che non ascolti.
Posso essere così lontana
eppure continuo a stare sveglia a guardarti dormire.

(da Antologia dell’amore, 1977)

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Un’altra poesia dell’assenza: la poetessa ucraina naturalizzata argentina Julia Prilutzky Farny (1912-2002) riesce a superare in qualche modo la lontananza fisica sopperendo con la memoria e l’immaginazione.

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Zener

ERIC ZENER, “SONNO”

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LA FRASE DEL GIORNO
La lontananza che rimpicciolisce gli oggetti all'occhio li ingrandisce al pensiero..
ARTHUR SCHOPENHAUER, Parerga e Paralipomena

martedì 29 novembre 2016

Un cuore di Möbius

 

ERICH FRIED

TOPOLOGIA

Ti amo
ma dove mai ti amo?
Qualcosa in me
si torce
perché è proprio
cosi com’è
(proprio
perché è così)

Sono fuori di me
quando mi calo in me
e fuori di te
forse anche
E allora
dov’è
il dove?
E dove va?

Mi sono
fatto cuore
con un cuore di Möbius
che
si sfrangia
in tante strisce
senza vie d’uscita

(da È quel che è, Einaudi, 1988 - Traduzione di Andrea Casalegno)

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La topologia è lo studio delle proprietà delle figure geometriche che non variano sottoponendo le figure stesse a deformazioni continue (che non provochino la rottura o la sovrapposizione di punti). Ad esempio, il nastro di Möbius che costituisce un’interessante analogia in questa poesia di Erich Fried (1921-1988): il dramma di un’esistenza (e di un amore) che si torce su se stessa e che non ha per questo alcuna via d’uscita.

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Möbius_strip

FOTOGRAFIA © DAVID BENBENNICK – LICENZA CREATIVE COMMONS 3.0

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando si ama, non si ha alcun bisogno di capire che cosa accade all'esterno, perché tutto comincia ad accadere dentro di noi.
PAULO COELHO, L’anatomista

lunedì 28 novembre 2016

Chi sei tu, lettore?

 

RABINDRANATH TAGORE

IL GIARDINIERE, LXXXV

Chi sei tu, lettore, che leggerai le mie poesie
tra cento anni?
Non posso mandarti un solo fiore di questa ricca primavera,
né darti un solo raggio d'oro delle nuvole
che mi sovrastano.
Apri le tue porte, guardati intorno.
Nel tuo giardino in fiore cogli i fragranti ricordi
dei fiori sbocciati cento anni fa.
Nella gioia del tuo cuore che tu possa sentire
la vivente gioia che cantò, in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta, attraverso cento anni.

(da Il giardiniere, 1913 - Traduzione di Brunilde Neroni)

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Chi sei tu, lettore? Be’, siamo noi ormai quelli che leggono le poesie di Rabindranath Tagore (1861-1941) cent’anni dopo che furono scritte. Siamo noi i destinatari di questo messaggio in bottiglia o, se volete, di questa capsula del tempo che il poeta indiano ha lasciato in quel libro edito nel 1913. E, leggendo, facciamo rivivere il suo spirito, immaginando quei fiori di un antico giardino, quel cielo di cento anni fa, ma soprattutto facciamo nostro il suo sentire, il suo gioioso canto poetico secondo l’assioma di Octavio Paz che amo spesso ripetere: “Ogni lettore è un altro poeta; ogni testo poetico, un altro testo”.

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DIPINTO DI MIKE FLAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Mio poeta, la tua gloria è vedere la tua creazione attraverso i miei occhi  e ascoltare / attraverso i miei orecchi la tua stessa armonia?.
RABINDRANATH TAGORE, Il giardiniere

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