martedì 16 settembre 2014

Il buio fruscia

 

 

GEORG HEYM220px-Georg_Heym

DORMIVEGLIA

Il buio fruscia come un vestito,
gli alberi oscillano all’orizzonte.

Rifùgiati nel cuore della notte,
scava nell’oscurità un nascondiglio
come un nido d’ape. Fatti piccolo
nel tuo giaciglio.

Qualcosa vuole attraversare i ponti,
scalpita curvando gli zoccoli,
smarrite impallidiscono le stelle.

Come una vecchia la luna si sposta
da un lato all’altro
con la schiena curva.

(da Umbra vitae, 1912)

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L’Espressionismo, movimento che caratterizzò il primo quarto del secolo scorso soprattutto in Germania, sorse come reazione all’Impressionismo: non è più la realtà a imprimersi nell’anima, ma è l’anima a imprimersi sulla realtà. Questa poesia di Georg Heym (1887-1912), non a caso tedesco, morto a soli 25 anni per salvare un amico caduto nel fiume ghiacciato, rappresenta bene il concetto espressionista: la notte si trasforma in un incrocio tra un incubo e un sogno vagamente romantico, popolato dei fantasmi dell’inconscio e delle tensioni che gravano l’anima.

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WILLIAM DOBELL, “YOUNG MAN SLEEPING”

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LA FRASE DEL GIORNO
I sogni cedono il posto alle impressioni di un nuovo giorno come lo splendore delle stelle cede alla luce del sole.
SIGMUND FREUD, L’interpretazione dei sogni

lunedì 15 settembre 2014

La nuova Susanna

 

 

IOSIF BRODSKIJ

STROFE VENEZIANE, 2, II

Un’alba lunga. Il marmo freddo e nudo delle anche
della nuova Susanna, al momento di entrare nell’acqua,
è accompagnato dal ronzio delle cineprese
di due nuovi vecchioni, giapponesi.
Due o tre pingui piccioni si staccano da un capitello
e si trasformano in gabbiani: è quello
che si paga a volare sull’acqua o è calunnia che un letto
racconta assonnato a un soffitto.

(Da Poesie italiane, 1996 - Traduzione di Giovanni Buttafava e Serena Vitale)

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L’amata Venezia di Iosif Brodskij (1940-1996), Premio Nobel russo, si veste di una malinconica alba, mentre la città piomba già nelle cineprese dei turisti. È una Venezia onirica, felliniana, capace di trasformare i colombi in gabbiani e i marmi dei palazzi nella figura biblica di Susanna alle prese con i vecchioni: la bella ragazza sorpresa mentre fa il bagno nel giardino di casa da due vecchi giudici che la ricattano minacciando, se non si concede loro, di riferire di averla sorpresa con un amante.

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Venezia

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LA FRASE DEL GIORNO
Venezia soffre soprattutto delle conseguenze di una cultura che tende ad estrapolarla, a farne qualcosa che non appartiene più alla vita, ma soltanto ai sogni dei poeti (dei cattivi poeti, tuttavia, giacché i poeti veri hanno, e come!, il senso del rapporto tra l'arte e la vita).
GIORGIO BASSANI, Un Paese sacro

domenica 14 settembre 2014

Una stanza molto grande

 

JUAN GELMANth

IL TAGLIO

La poesia non fa sì
che qualcosa accada, disse W.H. Auden.
A malapena sopravvive, disse.
Non disse perché. Sopravvive come
sopravvive l'impossibilità.
Vale a dire, il nostro amore,
o il bisonte che traccia croci sulla sabbia
dimentico dei suoi denti da latte.
Questo è bello. Significa
che il freddo di conoscersi
può avere un altro destino.
Ciò che nessuno ha detto
sta al di sotto delle maschere
di cui la verità ha bisogno.
Le mie voglie di baciare e di parole
sono una stanza molto grande dove
siede assurdamente il cuore.
Vale a dire, sopravvive.
Nel taglio delle sue strani correnti.

(da Valer la pena, 2001 - Traduzione di  Laura Branchini)

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Il taglio, la ferita è la poesia. L’argentino Juan Gelman (1930-2014), parlando di questi versi, e in particolare della citazione presa da W.H.Auden, spiegò: “Mi riconosco nell’immagine della ferita segreta. Difatti, la prima ferita che il bambino ha nella culla è la parola. La parola che viene dal cuore. Tutti siamo stati - e molti di noi continuano a esserlo, nel ricordo - feriti dalla parola che entra nella culla provenendo da fuori. È la prima ferita e non si chiuderà mai. Perché per alcuni questa ferita passi per la scrittura, sanguini in parole, e per altri no, è un mistero che non scioglieremo mai”. Da lì tutta la vita del poeta si sviluppa: è una ricerca della verità sotto le maschere, è una stanza troppo grande dove il cuore attende e ama e desidera, è un’impossibilità che tuttavia esiste.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “INTO PHILOSOPHY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non so perché ti amo. So che per questo ti amo.
JUAN GELMAN, Valer la pena

sabato 13 settembre 2014

Serata con la Musa

 

STEPHEN DUNN250px-Stephendunn022

APPUNTAMENTO ALLA CIECA CON LA MUSA

Be', non proprio alla cieca; la conoscevo.
Ero io lo sconosciuto bisognoso, preoccupato
dell'apparenza e di quanto
ci avrebbe mai visto al di sotto. E, disperato
come sembra, sono stato io a farmi avanti –

non mi dispiaceva essere l'intermediario
per l'uomo che volevo essere. “Sì”, assentì,
e poi, “spero tu non sia geloso”.
Mentii, e lei indicò l'ora e il posto,
disse che c'erano degli altri, sempre e comunque.

La porta era aperta. E c'eravamo tutti –
uomini e donne, a mani vuote
e mal vestiti – ciascuno con la speranza
di piacere per la voce, il tono. Sulla sua poltrona
salutava o aggrottava la fronte.

Toccò delicatamente uno di noi, come a dire:
“Non disperare, presto ti verrà concesso”.
Lo odiavo, ma presi coraggio.
Era delle donne la più ordinaria.
La volevo truccare, ma tutte le iniziative

parevano spettare a lei – mi ritrovai incapace
di muovermi. “Sembri solo” disse,
“un po' perso, il tipo di uomo
che scrive poesie mortifere su se stesso.
Pure sensibile”, aggiunse, e rise.

Così la Musa cominciò la serata,
quella civetta a vita, mi parlò per la prima volta.
“Se vuoi valer qualcosa
devi venire ogni giorno”, disse.
Ma poi: “Non sono quasi mai in casa”.

(da Here and now: Poems, 2011 - Traduzione di Patrizio Ceccagnoli)

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“La poesia non rivela i suoi segreti al poeta occasionale” disse Stephen Dunn (New York, 1936), poeta americano, in un’intervista nel marzo del 2000. Questa poesia ne è la trasposizione in versi: per diventare poeti occorre frequentare la Musa, corteggiarla, attirare il suo interesse così che possa riversare il suo dono. Perché la poesia non si improvvisa, non è un gioco che si fa con le rime: è il frutto di una corte assidua, di un continuo pensare ad essa – e come i famosi cercatori d’oro di Eraclito, molta terra bisogna scavare per avere una piccola pagliuzza.

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IRENE SHERI, “POETRY READING”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'ispirazione non si cattura. Quando la si vuole catturare, è andata via.
AGNÈS VARDA

venerdì 12 settembre 2014

Al bivio

 

EUGENIO MONTALE

IL POETA

Si bùccina che viva dando ad altri
la procura, la delega o non so che.
Pure qualcosa stringe tra le dita
il deputante, il deputato no.

Non gli hanno detto al bivio che doveva
scegliere tra due vite separate
e intersecanti mai. Lui non l’ha fatto.
È stato il Caso che anche se distratto
rimane a guardia dell’indivisibile.

(da Diario del ’71 e del ’72, Mondadori, 1973)

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Si dice che la struttura del calabrone sia inadatta al volo, ma che lui non lo sa e vola. Eugenio Montale (1896-1981) in certo modo analogamente applica ai poeti questo paradosso: alla base dell’essere poeta c’è la mancata scelta tra due vite - la materiale e la contemplativa, la realtà e il sogno - così che la capacità di fare poesia diventa una involontaria fuga dall’incasellamento, un distinguersi che alla fine altro non è che un ruolo attribuito dal Caso al “trovarobe che in lei è inciampato / senza sapere di esserne / l’autore”.

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Poet

DISEGNO © COUNT SNEAKY’S JOURNAL

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è fatta per nessuno, / non per altri e nemmeno per chi la scrive. / Perché nasce? Non nasce affatto e dunque / non è mai nata. sta come una pietra / o un granello di sabbia.
EUGENIO MONTALE, Diario del '71 e del ’72

giovedì 11 settembre 2014

Gli alberi di città

 

JAIME SABINES

GLI ALBERI ONDEGGIANO

Gli alberi ondeggiano nella pioggia
così armoniosi
che ti fanno desiderare di essere albero.
Sotto i tuoni,
trafitti dal vento
gli alberi assomigliano a ragazze addormentatesi in piedi
cui il sogno d’amore agita frenetico la testa.

Gli alberi di città, così slanciati e solitari,
circondati da case e fili,
esultano sotto la pioggia verso l’alto
e sono la nuvola stessa e il cielo.

Gli alberi piovono stasera
e tutto il quartiere li contempla.

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Il poeta messicano Jaime Sabines (1926-1999) trova poesia nell’eleganza degli alberi di città, spesso sacrificati all’architettura cittadina ma proprio per questo preziosi, per la loro esiguità. Li osserva nella pioggia e si trasformano in un dipinto impressionista, sembrano quasi danzare, diventare gioiosi protagonisti sospesi tra il cielo e la terra.

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Zach Ladner Brussels in the Rain

ZACH LADNER, “BRUSSELS IN THE RAIN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non è nei vasti campi o nei grandi giardini che vedo giungere la primavera. È nei rari alberi di una piccola piazza della città. Lì il verde spicca come un dono ed è allegro come una dolce tristezza.
FERNANDO PESSOA, Il libro dell’inquietudine

mercoledì 10 settembre 2014

Il vecchio bacio artigianale

 

MARIO BENEDETTI

MASS MEDIA

Dei mezzi di comunicazione
in questo mondo così codificato
da internet e altre navigazioni
continuo a preferire
il vecchio bacio artigianale
che da sempre comunica tanto.

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Internet è stata l’invenzione che nell’ultimo decennio del Novecento ha sconvolto il modo di comunicare, rivoluzionando i mass media e creando in seguito i social network: in questo modo è diventato facilissimo andare oltre i limiti dello spazio e del tempo, tanto è vero che gli utenti di Internet sono quasi 3 miliardi e circa un miliardo quelli di Facebook. Eppure il mondo non è quello, il mondo è fatto anche di relazioni sociali che prevedono un contatto – i ragazzi di oggi, i nativi digitali, non conoscono quel tempo che abbiamo vissuto senza Internet. Certo, la vita è facilitata dalle e-mail, dalle connessioni, dalle reti sociali, ma tanti, come il poeta uruguaiano Mario Benedetti (1920-2009) preferiscono ancora con un romanticismo forse anche un po’ nostalgico la comunicazione “artigianale” di un bacio.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “BACK WHERE YOU BELONG”

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LA FRASE DEL GIORNO
La banalizzazione è il prezzo della comunicazione.
NICOLÁS GÓMEZ DÁVILA, In margine a un testo implicito

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