sabato 25 giugno 2016

Suonala ancora, Sam

 

JORGE TEILLIERTeillier

GUARDANDO CASABLANCA
A CASA DI LORENZO PEIRANO

Rick il ¨Boss¨
non ricorda dove è stato stanotte
e io neppure.
Il piccolo Lorenzo invece di scrivere mi obbliga
a lasciare i fogli in bianco.
(Devo telefonare
ma non ricordo il numero di nessun telefono).
Oggi è morto Modugno
“Ciao, ciao bambina, non ti scordare/
vorrei trovare parole nuove/
ma piove, piove sul nostro amor”.
“Bene, uno entra e un altro esce”.
“Il mondo accoglie sempre gli amanti”
ascoltava dire Ingrid a Bogey.
“Tutto crolla e noi ci innamoriamo”.
“Il paese è pieno di traditori che cercano un capo”.

Abbiamo sempre qualcosa
di meglio da fare di ciò che davvero dobbiamo fare.
Siamo in un mondo
dove sempre possiamo essere imprigionati per un sospetto.
I tedeschi hanno perso tutte le guerre che hanno iniziato
e persino i loro discepoli
anche se imitano il passo dell’oca
nei parchi con l’odore di birra e di fritto.

Come parla un Boss?
Ci saranno gnocchi fatti in casa?
Perché Miguel Antonio non vuole lasciare il cortile?
Parleremo del pazzo Campana
o della bella suicida Antonia Pozzi?
Di loro ci darà notizie
Volpe, Il padrino armato.

Arrivederci, arrivederci.
Vado con Montale e Dora Markus
alla Casa dei Doganieri.

“Suonala ancora, Sam”.
Talvolta tutto è solo una semplice melodia
e nessuno dovrebbe ricordare.
“Suonala ancora, Sam”.

(da En el mudo corazón del bosque, 1997)

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Casablanca è il classico dei classici, quando si pensa a un film. L’intramontabile pellicola del 1942 fa da sottofondo alle meditazioni e ai pensieri sparsi – operazione un po’ futurista del poeta cileno Jorge Teillier (1935-1996), teorizzatore del passato come un paradiso perduto: ne nasce un gioco di contaminazioni, nella casa del giovane poeta Lorenzo Peirano, dove si assiste al film, alle vicende dei personaggi interpretati da Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, mentre la vita prosegue con i bimbi che giocano e le notizie del giorno si intrecciano ai discorsi sui poeti (italiani) ai quali ci si  interessa.

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** FILE ** This studio publicity file photo shows actors Humphrey Bogart, left, and Swedish-born actress Ingrid Bergman in a scene from the 1943 classic film "Casablanca."  The American Film Institute released their list of nominees, Wednesday, Nov. 17, 2004, for the top 100 quotes from U.S. movies, with contenders including Bogart's "Here's looking at you, kid" from "Casablanca," Arnold Schwarzenegger's "I'll be back" from "The Terminator" and Jack Nicholson's "You can't handle the truth!" from "A Few Good Men." Bogart has 10 quotes on the ballot. (AP Photo)

 

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LA FRASE DEL GIORNO
In esso [in Casablanca] si svela con forza quasi tellurica il potere della Narrativa stessa, senza che l'Arte intervenga a disciplinarla.
UMBERTO ECO, Casablanca or The Clichés are having a ball

venerdì 24 giugno 2016

Mi sveglio e dico

 

NINA CASSIAN

GINNASTICA MATTUTINA

Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.

Signore, abbi pietà di me
- è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.

(Gimnastica de dimineață, da De îndurare, 1981– Trad. A.N. Bernacchia)

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C’è una ginnastica del corpo e una dello spirito, della psiche: questa seconda è quella che praticava la poetessa rumena Nina Cassian (1924-2014), esule negli Stati Uniti dal 1986: la sorpresa di chi si ritrova nel risveglio, disorientato dal sonno e dai sogni, scaraventato nuovamente nel reale e nel giorno, viene immediatamente assorbita dalla consapevolezza che non possiamo mutare il nostro destino e che quindi è inutile abbattersi.

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Gonzales

EVA GONZALES, “IL RISVEGLIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Risvegliarsi è mettersi alla ricerca del mondo.
ALAIN, Vigile de l'esprit

giovedì 23 giugno 2016

L’assassino

 

UMBERTO SABA

MIO PADRE È STATO PER ME “L’ASSASSINO”

Mio padre è stato per me “l’assassino”,
fino ai vent’anni che l’ho conosciuto.
Allora ho visto ch’egli era un bambino,
e che il dono ch’io ho da lui l’ho avuto.

Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
un sorriso, in miseria, dolce e astuto.
Andò sempre pel mondo pellegrino;
più d’una donna l’ha amato e pasciuto.

Egli era gaio e leggero; mia madre tutti
sentiva della vita i pesi.
Di mano ei gli sfuggì come un pallone.

“Non somigliare - ammoniva - a tuo padre”.
Ed io più tardi in me stesso lo intesi:
eran due razze in antica tenzone.


(da Il canzoniere, sezione Autobiografia, Einaudi, Torino 1978)

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È questa la poesia inserita nella traccia per il saggio breve agli esami di maturità 2016, relativa al tema “Il rapporto padre-figlio nelle arti e nella letteratura del Novecento”. La accompagnano anche l’opera di Giorgio De Chirico qui sotto riprodotta, un brano dalla Lettera al padre di Franz Kafka e un breve stralcio dal romanzo Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi.

Il padre di Umberto Saba (1883-1957) era un agente di commercio discendente da nobile famiglia veneziana, convertitosi all’ebraismo dopo avere sposato Felicita, la madre del poeta. Ma abbandonò la moglie subito dopo il matrimonio, ancora prima che Umberto nascesse -  e questo spiega perché venisse chiamato “l’assassino” – per inseguire un altro genere di vita, più allegro e scevro di legami. La mancanza del padre fu un grande trauma per il piccolo Umberto, che però, incontrando il genitore quando era già un uomo di vent’anni, si riconobbe in lui, non solo nelle fattezze del volto, ma anche e soprattutto per quella ricerca della libertà, che lo aveva spinto ad imbarcarsi come mozzo su un mercantile dopo aver terminato il ginnasio, per l’insofferenza all’autorità e per certi segni distintivi del carattere, non ultima quella sensibilità che ne aveva fatto un poeta.

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De Chirico

GIORGIO DE CHIRICO, “IL FIGLIOL PRODIGO”, 1922
MILANO, MUSEO DEL ‘900

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LA FRASE DEL GIORNO
Ciò che il padre ha taciuto, prende parola nel figlio; e spesso ho trovato che il figlio altro non era, se non il segreto denudato del padre.

FRIEDRICH NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra

mercoledì 22 giugno 2016

L’illusione del ricordo

 

LEOPOLDO MARÍA PANEROPanero

GLI AMANTI CIECHI

Erano ciechi gli amanti,
sono soli

mais tombait la neige
faceva pena vederli quando da soli dicevano
di essere uniti, e piangevano,
e adoravano il nulla sull’altare dell’amore.

Quand tu seras bien vieille
scoprirai che il tempo
è l’unica certezza, brucia i volti
e incenerisce l’anima
e che alla fine soltanto l’illusione del ricordo
ti dirà che non fosti, in quel bacio, da solo.

(da El que no ve, 1980 - Traduzione di Alesssandro De Francesco)

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Tutta l’opera di Leopoldo María Panero (1948-2014), controverso poeta spagnolo dei Novísimos, si concentra sull’autocontemplazione e sull’autodistruzione anche psichica (schizofrenico, si sottopose volontariamente a numerosi ricoveri in ospedale). La sua è “una disgregazione della coscienza adulta in favore di un’adolescenza emozionale”, come notò Pere Gimferrer: così l’amore alla fine diventa solo ricordo, pura illusione che si confonde nel delirio generale, bruciato dal tempo che scorre come un fiume infuocato e distrugge tutti i ponti sul suo cammino.

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Magritte

RENÉ MAGRITTE, “GLI AMANTI”, 1928

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LA FRASE DEL GIORNO
Il fiore dell'illusione produce il frutto della realtà.
PAUL CLAUDEL, Diario 1904-1955

martedì 21 giugno 2016

Avanzi, estate

 

LUIGI FALLACARA

ESTIVA

T’avanzi, estate, e questa lancia d’oro
che batte sopra l’acqua e la trafora
fa trasparente il fiume e le sue vene,
rivela i fondi fluidi e le arene.
Più avanti del tuo raggio non esiste
dardo che sempre scocchi, dardo antico,
se non questo cadere sempre in bilico
nei fiori dove l’ombra è un tuo colore;
se non questo franare nella vista
del tuo eterno pulviscolo ametista.
Tu sulla terra getti
quest’astro, questa vetta,
e i terrestri profumi
in ardori consumi.
Ombre rosee, ombre azzurre,
ombre dentro un sussurro,
altri cieli, altri voli,
forse altre parole,
forse un altro futuro
che eternamente dura,
forse soltanto questo
lampo che il cielo arresta.

(da Il mio giorno s’illumina, 1957)

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Il poeta barese Luigi Fallacara (1890-1963) prova a coniugare nei suoi versi l’eterno e il sensibile. Riesce a cogliere questa mistica purezza nella luce dell’estate, nei raggi di sole che illuminano l’acqua di un fiume facendo risaltare il fondale, in quelli che rendono visibile il pulviscolo nell’aria di una stanza, nelle ombre che non sono buie ma si tingono di toni altrimenti impercettibili.

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Brivio

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ama il raggio posarsi eppoi fuggire, / tingere d’oro il cielo eppoi lasciare / d’ombre distese nell’azzurro ali.
LUIGI FALLACARA, Il Frutto del Tempo

lunedì 20 giugno 2016

Scrivo perché

 

JAVIER LOSTALÉLostalé

CONFESSIONE

Scrivo perché mi salva, perché è l’unica cosa che mi resta, perché fissa un suono, le luci, il finale di un atto d’amore, lo scenario di alcune ore di desiderio. Scrivo perché stanno con me quelli che mai staranno, perché scendo al mare dal tavolo dove appoggio il foglio e giaccio quieto nella memoria di un corpo, e prolungo le voci fino a perdere la nozione del tempo (giorni e anni, stretti in un istante che mi lascia indifeso). Scrivo perché scoprendo il seno di una parola incontro l’illuminazione ultima del bacio, perché pronuncio a me stesso la mia unica verità: quella che poi smentisco con la mia vita. Scrivo perché c’è un pianto intimo che mi purifica quando comincio a tracciare segni sulla carta, perché possiedo le cose nel loro respiro umano e posso tornare dove fui esiliato. Scrivo per essere giovane e alimentare una speranza radicale, per avere quello che non ho e ascoltare quello che mai mi dissero. Scrivo perché mai vi fu illusione più bella.

(da La rosa inclinada, 1995)

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La poesia come strumento terapeutico, come stato di vita, come mezzo per analizzare se stessi e il mondo che ci circonda, per ritagliarsi un luogo dove ogni cosa è possibile e il tempo è davvero soltanto una concezione: così la interpreta in questa poesia narrativa il poeta spagnolo Javier Lostalé (Madrid, 1942), discepolo del Premio Nobel Vicente Aleixandre. 

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Pasternak

LEONID PASTERNAK, “LA PASSIONE DELLA CREAZIONE”

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LA FRASE DEL GIORNO
La verità di una poesia si misura con l’emozione che produce nel lettore.
JAVIER LOSTALÉ, ABC, 28 marzo 2011

domenica 19 giugno 2016

Quattro amori

 

MARIA LUISA SPAZIANI

IL CERCHIO

Quattro amori finiti fanno una vita,
la testa addenta la coda, bel serpente di mare,
zero perfetto, cerchio, emblema primordiale,
suggello, essenza, chiave, polena incenerita.

(da Transito con catene, Mondadori, 1977)

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Una quartina rimata – anche se c’è solo assonanza nei due versi centrali: basta a Maria Luisa Spaziani (1922-2014) per raccontare tutta una vita, per stilare una sorta di curriculum, per rilevare l’apparente ciclicità del tempo in essa. E quel verso iniziale è un fulmine aforistico che come un gol in rovesciata “vale il prezzo del biglietto”.

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Mihai Criste

DIPINTO DI MIHAI CRISTE, “ILNAUFRAGIO DEL TEMPO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vita segreta, luce che tanta luce accendi / fatta di niente e tutto.
MARIA LUISA SPAZIANI, Transito con catene

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