sabato 18 novembre 2017

Quando ci si innamora


MARIO BENEDETTI

INNAMORARSI E NO

Quando ci si innamora le falangi
del tempo si accampano nell’oblio
la sfortuna si riempie di miracoli
la paura si trasforma in ardimento
e la morte non lascia la sua cripta

innamorarsi è un presagio gratuito
finestra aperta sull’albero nuovo
un’impresa eroica dei sentimenti
una bonaccia quasi insopportabile
e un esercizio contro la sventura

per contro invece perdere l’amore
è vedere il corpo come è e non come
lo sguardo dell’altro lo inventava
tornando più poveri al vecchio enigma
trovando la tristezza nello specchio.

(da La vita è questa parentesi, 1998)

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Innamorarsi – dicono gli scienziati – genera un effetto che si può paragonare a quello di certe droghe o di certi sport estremi: libera dopamina, adrenalina, feniletilamina, tutte sostanze eccitanti ed euforizzanti. Ma non servivano gli scienziati per dirlo: bastavano i poeti, come l’uruguaiano Mario Benedetti (1920-2009).

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Innamorarsi

FOTOGRAFIA DA TWITTER

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LA FRASE DEL GIORNO
Se ti amo è perché sei / il mio amore la mia complice e tutto / e per la strada fianco a fianco / siamo molto più di due.
MARIO BENEDETTI

venerdì 17 novembre 2017

Ha il silenzio


FINA GARCÍA MARRUZgarcia marruz

CINEMA MUTO

Non è che gli manchi
il sonoro,

è che ha
il silenzio.

(da Créditos de Charlot, 1990)

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Pochissime parole, dodici, bastano alla poetessa cubana Fina García Marruz (L’Avana, 1923) a lanciare come un fulmine questa sua sentenza: in tempi come questi che vivono di parole spesso a vanvera, dovremmo anche noi celebrare il silenzio, dargli valore. E non solo: rovesciare l’aspetto di una questione per vederlo dall’altro lato. Entrambe le cose non potrebbero farci altro che bene.

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Monello

SCENA DA “IL MONELLO”, 1921

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LA FRASE DEL GIORNO
L'unica cosa profonda, straordinaria che l'uomo abbia scoperto è il silenzio, ed è anche l'unica cosa a cui non riesce ad attenersi.
EMIL CIORAN, Quaderni 1957/1972

giovedì 16 novembre 2017

Dietro il paravento


DANIEL SAMOILOVICHSamoilovich

RICORDANDO UNA NOTTE A PECHINO

Quando i raggi della luna incespicarono
nel paravento decorato

le lucciole tessute di fili di seta
sembrarono prendere vita;

con un ventaglio di chiffon le scacciammo
e sdegnose salirono al cielo

gradino dopo gradino. Affare fatto: sia per loro
la volta dove una notte all’anno

si incontrano il Guardiano di buoi e la Tessitrice,
a noi basti il nostro nascondiglio

dietro il paravento, qui sulla Terra.

(da Molestando i demoni, 2009)

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La Cina e le sue leggende sono spesso protagoniste in questa raccolta di poesie dell’argentino Daniel Samoilovich (Buenos Aires, 1949): in questo caso il riferimento è a due stelle - Vega, il Guardiano di Buoi, e Altair, la Tessitrice - antichi amanti che per punizione vennero trasformati in esse e che si possono incontrare sul ponte sopra la Via Lattea una sola volta all’anno, la notte del 7 di luglio. Samoilovich preferisce però la concretezza terrestre, il rifugio d’amore dietro un paravento.

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Utamaro

KITAGAWA UTAMARO, “UOMO E DONNA ACCANTO A UN PARAVENTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi non ha trovato rifugio / in ciò che è vasto, cerca il piccolo.
ADAM ZAGAJEWSKI, Della vita degli oggetti

mercoledì 15 novembre 2017

Guardiana del tramonto


RENATA CORREIA BOTELHO

ACCOSTO IL VISO ALLA PARETE

Accosto il viso alla parete
più triste della stanza, fedele
guardiana del tramonto.

Il cuore che mi lasciasti
è una casa difficile da abitare.

(da Un circo nella nebbia, 2009)

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L’assenza lascia un vuoto non solo nel cuore, ma anche nelle cose: così è la casa-cuore della poetessa delle Isole Azzorre Renata Correia Botelho (São Miguel, 1977). Mettere “il tuo nome tra virgolette / metafora sabbiosa / inutile come un circo / nella nebbia” non serve a nulla: resta soltanto la casa, con i suoi fantasmi.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “SOLE IN CITTÀ”

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LA FRASE DEL GIORNO
Angelo impietoso, il tuo compito è stato / insegnarmi finalmente a vivere senza te.
HUGO WILLIAMS, Love-Life

martedì 14 novembre 2017

So solo


PURUSHOTTAM SHIVARAM REGERege

MI HANNO CHIESTO

Mi hanno chiesto se la mia esperienza è stata significativa.
«Non lo so», ho risposto.
«So solo che vissi e morii
e morii e vissi ancora,
che tra due momenti
c’è una breccia di migliaia di evi
     che non riusciranno a compiersi
anche se sempre proveranno a farlo».

Mi hanno chiesto se la mia esperienza è stata reale.
«Non lo so», ho risposto.
«So solo come due occhi
possono illuminare un mondo di inesorabile desiderio
e confondere un’intera facoltà di filosofi
e i farisei della bellezza».

Mi hanno chiesto se la mia esperienza avesse una morale
per un mondo sazio, aggressivo, disgustato.
«Non lo so», ho risposto.
«Ho conosciuto soltanto il dolce vento delle foglie del melo,
l’oro del sole che gioca a nascondino con il grano maturo
e la macchia rossa sul suo bianco, bianchissimo
     niveo seno sinistro».

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Il poeta indiano Purushottam Shivaram Rege (1910-1978) inscrive i suoi versi in un temperato modernismo spesso venato dall’ironia o dal sarcasmo. Qui fa prevalere la forza soprannaturale della poesia, della bellezza, dell’amore, capaci di confondere i saggi e di instillare dubbi, di superare il finito umano in un tempo senza tempo.

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Sole e donna

FOTOGRAFIA © GOODFON

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LA FRASE DEL GIORNO
E quando ti siedi / e la prendi per mano  / non misurare mai la distanza. / Il tempo ha la strana abitudine di tornare indietro.
PURUSHOTTAM SHIVARAM REGE

lunedì 13 novembre 2017

Quel color di paglia


GHERARDO DEL COLLEgher3

NOVEMBRE

Gli alberi sono rimasti senza foglie
e gemono al vento che le sparpaglia;
si trattiene ai tuoi occhi quel color di paglia
arido, che s’affolta alla tua soglia.
Se nella strada tu procedi, ascolti
che al tuo piede s’infrange
quasi un sommesso piangere senza volto...

(da Il fresco presagio, De Ferrari, 2008)

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Gherardo Del Colle (1920-1978), frate cappuccino ligure, fu presentato al mondo letterario da Giorgio Caproni: “poeta ricco di passione non in esclusivo senso religioso, ma soprattutto umano”. Queste parole sono perfette per questi versi dedicati a novembre. Se altrove a prevalere sono il fideistico abbandono a Dio (Il mio posto nel tempo / e nello spazio l’ho da Te, Signore) o la denuncia delle ingiustizie sociali (sulle piazze Ti udrò / discorrere animoso coi braccianti avviliti / e i licenziati dell’ILVA e i torvi ferrovieri) qui a risaltare è proprio quell’umano sentire, quasi una “compassione” per le foglie.

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Foglie

FOTOGRAFIA © IVABALK/PIXADAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Lascia le tetre rive: andiamo insieme / nell’incanto autunnale dei miei orti.

GHERARDO DEL COLLE, Il fresco presagio

domenica 12 novembre 2017

La vita è fiamma vinta


VINCENZO CARDARELLI

FUGA

Brevi sono le forme
che il caos inquieto produce.
La vita è fiamma vinta.
Ogni cosa è costretta
in uno spazio imperioso.
Ascese immani s’appuntano
al vertice di un’ora
per ricadere dolorosamente
in una perduta impotenza.
Se poi ci si rialzerà,
non è certo.
A volte il destino divaga.
Attese di anni non bastano
a dar tempo di giungere a un momento.
E noi stringiamo la grazia
come una mano che si ritira.

(da Poesie, 1942)

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Il poeta laziale Vincenzo Cardarelli (1887-1959) ha, secondo il critico Alfredo Giuliani, “due padri putativi letterari inconciliabili: D’Annunzio e Leopardi”. In Fuga assistiamo allora  a un tentativo di deprimere il dannunzianesimo con il metafisico ragionare introspettivo leopardiano. Oltre al bellissimo verso sentenza che ho scelto come titolo di questo post, si avverte anche un’eco montaliana, quel “Se poi ci si rialzerà / non è certo”. Intanto, anche noi, stringiamo la grazia e la poesia…

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Kandinskij

VASILIJ KANDINSKIJ, “RIGIDE ET COURBE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le cose non stanno che a ricordare. / Piano piano i minuti vissuti, / fedelmente li ritroveremo. / Coraggio, guardiamo.
VINCENZO CARDARELLI, Poesie

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