sabato 16 dicembre 2017

Un sasso nella neve


KO UN

IL CANTO DEL COLORE BIANCO

Una vita.
Sogna un'altra vita.
Nella tarda primavera, quando i fiori palpitando
aspettano la luna,
una vita
somiglia a un'altra vita.
Nelle notti d'estate, quando i campi di grano saraceno
aspettano la luna,
una vita
seppellisce un'altra vita.
È inverno
la neve che ormai scende fitta
attende con tutta se stessa la luna.

Getto un sasso.
Quel sasso finisce nella neve.
Una nuova vita ha inizio.

La luna è sorta in un baleno.

(da L’isola che canta, Lietocolle, 2009 – Traduzione di Vincenza D’Urso)

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Il bianco è il colore simbolo della purezza, della libertà, della pulizia. È il colore che contiene tutti gli altri e, riflettendo la luce, respinge ciò che è negativo. Tutte queste simbologie traspaiono dal canto del poeta sudcoreano Ko Un.

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SONY DSC

FOTOGRAFIA © JOE STEINBRING

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho visto / lo scintillio della luce fosforescente e il suo nascondersi, / simili allo sguardo che unisce la madre e il suo neonato.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.


venerdì 15 dicembre 2017

La gatta con le piume in bocca


MARY OLIVER

IO SONO QUELLA

Io sono quella
Che prese la tua mano
Quando me la offristi.

Io sono la promessa di un vuoto
Che si rivolta.
Anche gli alberi sorridevano.

Io ero sempre l’uccello
Che volava via tra i rami.
Ora

Sono la gatta
Con le piume
In bocca

(da Uccello rosso, 2008)

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Questi versi fanno parte di una suite intitolata “Undici versioni della stessa poesia”. Quindi sapere che le altre hanno titoli quali “Sono perduta?”, “Non voglio vivere una piccola vita”, “Tu c’eri, ed era come primavera”, “Dove sei?” fornisce una chiara chiave di lettura: la poetessa statunitense Mary Oliver aveva l’amore e l’ha perduto – questo è lontano, ha “una vita cortese e intelligente”, e un’anima “della quale mi curo più della mia”, e quello è il suo “grande dono”.

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Due o tre volte nella mia vita ho scoperto l'amore. / Ogni volta sembrava risolvere tutto. / Ogni volta risolveva molte cose, ma non tutto. / E mi ha lasciato grata come se avesse davvero risolto tutto.
MARY OLIVER, Uccello rosso




Mary Oliver (Maple Heights, Ohio, 1935), poetessa statunitense, vincitrice del National Book Awards 1992 e del Premio Pulitzer 1984, è autrice di 32 raccolte poetiche e di quattro saggi sulla poesia. Il New York Times l’ha definita “Di gran lunga, la poetessa di questo paese che ha venduto di più”.


giovedì 14 dicembre 2017

Centenario di Tove Ditlevsen


Il 14 dicembre 1917 nasceva a Vesterbro, quartiere di Copenaghen, la poetessa e scrittrice danese Tove Ditlevsen. Delusa da numerosi matrimoni falliti, in preda a diffuse psicosi che provava a combattere con l’uso di droghe, soggiornò in un ospedale psichiatrico. Nel 1976 decise di porre fine alla sua vita con un cocktail di barbiturici. Lontana da ogni gruppo letterario, le sue opere poetiche e narrative riflettono la solitudine della vita nel suo quartiere proletario e naturalmente il disagio psichico, che si riflette come insicurezza e ansia nella vita amorosa.

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Tove Ditlevsen

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CORRUSCHE LANTERNE

Nella lunga notte oscura dell'infanzia
ardono piccole lanterne corrusche
come tracce di memoria rimasta,
mentre il cuore infreddolito fugge.

Qui splende il tuo selvaggio amore
in notti nebulose sperduto,
e tutto ciò che poi hai amato e cercato
ha i confini che la volontà pone.

Il primo dolore ha un gracile lume
come una lacrima che freme nell'universo:
soltanto esso vuole essere accanto al tuo cuore,
quando ogni altro dolore è ammutolito.

In alto, come una stella di notte primaverile,
arde la tua felicità infantile,
che tu poi hai inseguito, ma soltanto l'hai trovata
nella sua ombra errante di estate di San Martino.

Hai preso con tè la tua fede per sì lungo tratto,
per questo era la prima e l'ultima cosa:
ora essa se ne sta a bruciare un posto nel buio
dove non c'è più nulla da perdere.
E questi e quello ti viene accanto,
che però mai del tutto può capirti:
hai posto la tua vita sotto luci di lanterne,
e nessuno in seguito ti potrà raggiungere.

(da Corrusche lanterne, 1947 - Traduzione di Renzo Pavese)

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ALLORA PRENDI IL MIO CUORE

Allora prendi il mio cuore,
ma prendilo delicatamente, prendilo dolcemente,
il rosso cuore... ora esso è tuo.

Batte così sereno, batte così in sordina,
perché ha amato e sofferto,
ora è calmo... ora esso è tuo.

E può essere ferito, può venir meno,
può dimenticare e spesso dimenticare,
ma mai dimenticare che è tuo.

Era così forte e orgoglioso, il mio cuore,
dormiva e sognava nella passione e nel gioco,
ora può essere schiacciato... ma soltanto da te.

( da Piccolo mondo, 1942 – Traduzione di Renzo Pavese)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ci sono due uomini nel mondo, che / costantemente m’incrociano la strada, / l’uno è colui che io amo, / l’altro è colui che mi ama.
TOVE DITLEVSEN, Piccolo mondo




tove-ditlevsenTove Irma Margit Ditlevsen (Copenaghen, 14 dicembre 1917 – 7 marzo 1976), poetessa e scrittrice danese, pubblicò 29 opere di poesia, narrativa e memorie in cui sono rappresentate la povertà, l'ingiustizia, i soprusi sull'infanzia, la condizione femminile.



mercoledì 13 dicembre 2017

Qualcosa di bianco


BORIS PASTERNAK

NON CI SARÀ NESSUNO A CASA

Non ci sarà nessuno a casa,
tranne il crepuscolo. Il solo
giorno invernale in un trasparente spiraglio
di cortine non accostate.

Solo di bianchi biòccoli bagnati
il rapido aleggiante balenìo.
Solo tetti, neve e tranne
i tetti e la neve, nessuno.

E di nuovo arabeschi intesserà la brina,
e di nuovo mi domineranno
lo sconforto dell’anno passato
e le vicende di un altro inverno.

E mi schermiranno di nuovo per una
colpa non ancora perdonata
e una fame di legna avvinghierà
la finestra lungo la crociera.

Ma inaspettatamente per la tenda
scorrerà il trèmito di un’irruzione.
Misurando coi passi il silenzio,
come l’avvenire tu entrerai.

Tu apparirai sulla soglia, indossando
qualcosa di bianco senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve.

1931

(da Poesie, Einaudi, 2009 - Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Una sinfonia in bianco, una di quelle che tanto piacciono al poeta russo Boris Pasternak: un bianco declinato in tutte le sue sfumature, dal colore di perla del crepuscolo invernale al lattiginoso bianco della neve, al bianco cristallino del ghiaccio, a quello etereo delle tende e del vestito della donna che appare come uno spettro, come un auspicio per il futuro, la donna vista ancora una volta come suprema forza della natura: “l’orma del poeta è solo l’orma / delle sue tracce, nulla più”.

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Neve

ILLUSTRAZIONE © ANNAWEB

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LA FRASE DEL GIORNO.
Anche la vita è un istante soltanto, / solo un dissolversi / di noi stessi negli altri / come in dono.
BORIS PASTERNAK




PasternakBoris Leonidovič Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, 30 maggio 1960),  poeta e scrittore russo, è universalmente noto per il suo primo e unico romanzo, Il dottor Živago. Insignito del Nobel per la Letteratura nel 1950, fu costretto dal regime sovietico a rifiutare il premio.


martedì 12 dicembre 2017

Giochi di nuvole e d’azzurro


PAUL ÉLUARD

BISOGNA PROPRIO CREDERCI

I giochi di questi bambini curiosi che sono i nostri
Giochi semplici che incantano i loro occhi
Pieni di una febbre che li avvicina e li allontana
Dal mondo in cui sogniamo di far posto agli altri

I giochi di nuvole e d’azzurro
Di cortesie e di scorribande alla stregua di un cuore futuro
Che non avrà mai colpe
Gli occhi di questi fanciulli che sono i nostri occhi di un tempo

Avremmo incanti quanti mai ne ebbero le fate.

(da Ultime poesie d’amore, 1965)

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L’amore profondo ma leggero, semplice come un gioco di bambini, quel sentimento che in fondo è l’amore universale: è quello che risalta in tutto il corpus poetico di Paul Éluard (1895-1952): “E’ vero, mi sento al centro del mondo /  quando sono dentro il tuo abbraccio, / per questo ho paura di inciampare un giorno nella tua assenza. / (…) / Nel presente, / quando ci teniamo per mano, / quella casa che non abbiamo / è ovunque, / è il mondo”.

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MARC CHAGALL, “SOPRA LA CITTÀ”, 1918 - MOSCA, GALLERIA TRETYAKOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Sai, tu sei sogno e donna e tenerti stretta a me significa condividere il vento e i fiori e gli oceani e i monti e i giorni e le notti
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PAUL ÉLUARD, Ultime poesie d’amore




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista.



lunedì 11 dicembre 2017

Tra le foglie secche


JOSÉ ÁNGEL VALENTE

IL VOLO

Cuore, ora non hai il volo
che ti portava sulle più alte vette.

Batti, strisciando, tra le foglie secche
del giallo autunno.

Fino a quando sarai la segreta larva di te?

Tornerai a nascere un mattino,
respirando la freschezza dell’aria
dove c’è un uccello?
                                               Lo senti?

Canta lassù, sulle cime,
come te, come allora.

Batti soltanto, rifugiato nel buio.

All’uccello che fosti dedicherai questo canto.

(da Frammenti di  un libro futuro, 2000)

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Anche l’autunno sta per finire, e con il solstizio d’inverno ci si avvicinerà un po’ di più alla luce. La tristezza di questo periodo così grigio e freddo è ben espressa dal poeta spagnolo José Ángel Valente (1929-2000). Anche il cuore poetico sembra voler cadere in letargo, incapace di volare sulle alte vette dell’immaginazione. Rimane lì, nel buio, in attesa della resurrezione di un mattino di primavera.

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Volo

FOTOGRAFIA © 733215/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Con le mani si formano le parole, / con le mani e la loro concavità / si formano fisicamente le parole / che non sapremmo dire.
JOSÉ ANGEL VALENTE




ValenteJosé Ángel Valente (Orense, 25 aprile 1929 - Ginevra, 18 luglio 2000) fu un poeta, saggista e traduttore spagnolo. Accostato al Gruppo poetico dei ‘50, dal 1966 evolve verso una poesia più esistenziale e influenzata dalla mistica.


domenica 10 dicembre 2017

Parole per il tuo udito


JORGE ROJAS

SCHERZO

Ascolta, non c’è bisogno che te lo dica
per telefono,
ad ogni modo sono parole
per il tuo udito.

Ti amo.

Perché siamo così?

Mentre tu annusi una rosa
io sorseggio vino.

Perché siamo così
uguali entrambi
nella pienezza del nostro destino.

Mi ami come sono
altrimenti sbaglieresti.

Ti amo, e sbaglio
e torno ad amarti.
Come ti amo!

(da Prigione d’amore, 1976)


Gioca con l’ironia sin dal titolo il poeta colombiano Jorge Rojas: eppure affonda, va in profondità e, anche ridendo e scherzando, porta a termine compiutamente questa dichiarazione d’amore, a dispetto del superficiale divertimento che vuole far apparire.

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Fabian Pérez

FABIAN PÉREZ, “TELEFONO NERO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sta il nostro amore / gioendo di se stesso / allo stupore di un momento / non sognato. Vissuto.
JORGE ROJAS




jorge_rojasJorge Puñetas Rojas (Santa Rosa de Viterbo, 20 novembre 1911 - 1995). Scrittore colombiano, avvocato, fondò il gruppo Piedra y cielo (1939) e patrocinò la pubblicazione di quaderni con lo stesso nome. Tra i suoi ispiratori  Juan Ramón Jiménez e Pablo Neruda.



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