martedì 2 settembre 2014

Nel Tibet del tappeto

 

ELSE LASKER-SCHÜLERElse_Lasker-Schüler

UN VECCHIO TAPPETO TIBETANO

La tua anima che la mia ama,
è intrecciata con lei nel Tibet del tappeto.

Raggio nel raggio, colori innamorati,
stelle che si rincorrono lungo il cielo.

I nostri piedi poggiano sulla preziosa trama
ma per mille e mille maglie son distanti.

O dolce figlio del Lama
sul trono del fiore muschiato,
da quanto tempo ormai la tua bocca la mia bacia
e la tua guancia è sulla mia
per i tempi trapuntati dai colori?

(da Poesie, Acquaviva, 2004 – Traduzione di G. D’Ambrosio Angelillo)

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Else Lasker-Schüler (1869-1945) fu la principale esponente della poesia ebraica tedesca: temi d’amore nella sua opera si mescolano a preghiere e riflessioni religiose e bibliche, attenzione anche all’Oriente come un luogo mitico. Così appare anche quel Tibet richiamato da un tappeto in questa poesia pubblicata la prima volta sulla rivista Der Sturm l’8 dicembre 1910: la metafora esprime perfettamente l’essenza del vero amore, che è un intrecciarsi di fili, un tessuto di dare e avere che rende un armonico disegno.

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Vaughn

HELEN VAUGHN, “YOUNG WOMAN ON A ORIENTAL RUG”

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LA FRASE DEL GIORNO
È necessario percepire l’attimo dell’amore, / allora vediamo la patria reciprocamente nei nostri occhi.
ELSE LASKER-SCHÜLER, Poesie

lunedì 1 settembre 2014

Altre due poesie per settembre

 

Settembre porta sempre con sé una suggestione di memoria, come in questa poesia di Maria Luisa Spaziani (1924-2014) esistenziale certo, ma anche, in questo caso, letteraria. L’estate che finisce, l’autunno che comincia a manifestare qua e là i suoi colori, evoca una sottile malinconia, come nei versi di Diego Valeri (1887-1976).

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MARIA LUISA SPAZIANI

RIFLESSO DI UN RIFLESSO

Il settembre a Croisset è una fulva trentenne,
con dolcezza prelude a una candida mèche.
sarai ombra di un’ombra, riflesso di un riflesso,
ma un riflesso è forse tutto quello che c’è.

La diligenza impolvera le siepi di Maleine,
passano uccelli neri sul fiume tutto d’oro.
Graffia un suono e s’impone nel tramonto sonoro.
Sarà il corvo di Poe? Quello di La Fontaine?

(da Transito con catene, Mondadori, 1977)

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DIEGO VALERI

SETTEMBRE SUL MARE

Mare in pace,
con susurrare di piccole onde,
pioppi tremanti foglia a foglia,
con lungo sospiro, nel cielo fermo.

Settembre, è questo il tuo sonno leggero,
il tuo leggero sognare,
poi ch’ài deposto dal cuore la grave
felicità di amare.

(da Verità di uno, Mondadori, 1970)

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Tuscany

VICTORIA CHRISTIAN, “TUSCANY, ITALY, COUNTRYSIDE SCENE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Settembre, dolce come un fanciullo malato, / si stende pigro su la proda del fosso.
DIEGO VALERI, Poesie

domenica 31 agosto 2014

Chi un canto ha dato

 

MARINA CVETAEVA

ALLA MEMORIA DI SERGEJ ESENIN

...E non pietà - poco ha vissuto,
e non amarezza - poco ha dato -
molto ha vissuto - chi nei nostri giorni
ha vissuto, tutto ha dato - chi un canto ha dato.

Gennaio 1926

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Il 28 dicembre 1925 il poeta russo Sergej Esenin, ex marito della celebre ballerina Isadora Duncan, fu trovato impiccato nella stanza numero 5 dell’Hotel Angleterre di San Pietroburgo - allora Leningrado. Una morte ambigua, che ancora adesso non si sa con certezza se considerare suicidio o una messinscena della GPU, la polizia segreta del regime sovietico. Questo è l’omaggio di un’altra inquieta poetessa russa, Marina Cvetaeva (1892-1941), che pure non amava lo stile di Esenin: “Non credo in lui, non soffro di lui; sempre sento: com’è facile essere un Esenin!” scriveva pochi mesi prima all’amico Boris Pasternak, ponendo in risalto la differenza tra la musicalità e l’estetica dei versi di Esenin e la ricerca dell’essenza a discapito della forma propria invece della sua poesia. Ma quando Esenin scompare a soli 30 anni, Marina Cvetaeva gli rende l’onore delle armi, riconoscendo che in fondo la poesia è poesia in tutte le sue forme.

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151

ALEXEY AKINDINOV, “ESENIN E ISADORA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma c'è in Esenin, evocatore di ritmi, luci, colori, odori, un'altra realtà; l'infanzia del suo linguaggio con immagini strappate ad ogni spirale logica e segni, quasi discografia distorta, che sfuggono alle architetture sintattiche abituali...
SALVATORE QUASIMODO

sabato 30 agosto 2014

Sarò te stessa

 

FEDERICO GARCÍA LORCA

MADRIGALE APPASSIONATO

Vorrei stare sulle tua labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d’oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t’innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi.
Perché tu vada gridando
il mio nome fino a ponente,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole,
io sarò donna, sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finché fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.

Aprile 1919

(da Sonetti dell’amore oscuro, 1936 – Traduzione di Claudio Rendina)

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L’amore totale, quello presente in molte delle poesie di Federico García Lorca (1898-1936): l’amore che vuole entrare nell’amata – non fisicamente, o almeno, non solo fisicamente, ma anche e soprattutto spiritualmente: “Io sarò donna, sarò te stessa”, diventare l’Altro per comprenderlo, per scavalcare la visione egocentrica del mondo. In questo modo si fondono la passione e la dolcezza, l’eros e l’amore, e questa condivisione non può che essere totale e definitiva.

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Rutter

IGOR RUTTER, “LIEBESPAAR”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non posso più essere contento, / per tutti i miei giorni devo portare / nella mia nostalgia la tua immagine. / Son proprio tuo
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FEDERICO GARCÍA LORCA

venerdì 29 agosto 2014

L’amore e il mare

 

ENRIQUE AZCOAGAth

IL MARE E TU

Il mare e tu. La felicità e il duro
lento versarsi di spume affrancate.
Il mare e tu: le mie spiagge assediate
dalla smania di mare in cui perduro.

Il mare mi porta ieri. Tu il mio maturo
presente innamorato. Tu abbracciate
la gioia e il dolore. Il mare intrecciate
la gloria e l’angoscia di essere puro.

Ho in te la prova che il mio canto, amore,
soffre come il mare; che la mia gioia
vuole vivere nella tua purezza.

La tua spuma e lui, il tuo riso e il dolore.
L’amore senza mare e senza angoscia
il mare sono picchi senza altezza.

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In questo sonetto il poeta spagnolo Enrique Azcoaga (1912-1985), uno dei protagonisti della cosiddetta “Generazione del’36”, sovrappone l’immagine della donna amata a quella del mare: è un disegno imperfetto quello che ne esce, l’aderenza non è totale ma resta comunque indivisibile nella mente, nella memoria del poeta questa unicità in cui a cantare talvolta è lui, talvolta le onde, in cui ad agire talora è la donna, talora il mare, ma sovrastate sempre dal desiderio del poeta.

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I am here

MARIE FOX, “I AM HERE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Oh mare, mare vero: / è attraverso di te che vado –  anima, / grazie! – verso l’amore!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Diario di poeta e mare

giovedì 28 agosto 2014

Un tappeto a colori vivaci

 

JORGE RIECHMANN

HAND-MADE IN INDIA

Un tappeto per la mia ragazza.
Piccolo, a colori vivaci,
perché i suoi piedi si ricordino di me ogni mattina.
Mi è costato meno di tremila pesetas
in un negozio del quartiere vecchio:
                                                          hand-made in India.

Poi leggo sul giornale
che ho una possibilità su tre che sia stato tessuto
dalle dita agili di un bambino schiavo
capace di star seduto per ore e ore
nella stessa posizione
il che determina incrementi di produttività importanti.

Hand-made in India,
                                  il suo corpo torto,
le mani sfibrate.
Il mondo è diventato
così piccolo che è difficile
serbare la minima distanza d’igiene necessaria
davanti allo sfruttamento
e le nostre digestioni si risentono.
In qualche momento sono stato condannato all’inferno
ma altri scontano la condanna al posto mio.

Casa di molti piani
senza scale, e una cantina sigillata
dove a volte sprofondo per non respirare.

(da Il taglio sotto la pelle, 1994 - Traduzione di Stefano Bernardinelli)

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Una poesia d’amore che si trasforma in una denuncia sociale: perché meravigliarsi? La vita non è solo di rose e fiori, è anche di spine e di pensieri. Il poeta spagnolo Jorge Riechmann (Madrid, 1962), sebbene intento spesso a cantare l’eros e la forza vitale dell’amore, non dimentica temi quali l’ambiente e, appunto, la sociologia. Perché se la poesia è un andare al di là del visibile, ancor di più sarà in grado di superare le apparenze che il mondo globalizzato vuole spacciare per vere.

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HENRI MATISSE, “RAGAZZA CON VESTITO VERDE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Io ho scritto / in più di un’occasione / dalla parte dei vinti / e non senza enfasi // ma in realtà mi trovo / dalla parte dei vincitori.
JORGE REICHMANN, Il taglio sotto la pelle

mercoledì 27 agosto 2014

Quei due o tre baci

 

JAROSLAV SEIFERT

PRIMA CHE ASCIUGHINO QUEI DUE O TRE BACI

Prima che asciughino quei due o tre baci
sulla fronte
           e qui e lì,
ti chinerai per bere
acqua d’argento dallo specchio,
e se nessuno ti starà a guardare
ti toccherai le labbra con la bocca.

C’è un tempo in cui più svelto delle dita
che lo scultore passa
il sangue impaziente ti modella sulla creta
il corpo dal di dentro.

Forse stringerai tra le mani
i tuoi giovani capelli
e li solleverai sopra le spalle
perché somiglino piuttosto ad ali
e davanti a loro prontamente correrai

           dove proprio davanti agli occhi
e sul fondo estremo dell’aria
sta il grande, erto, conturbante
e dolce nulla,
           che splende.

(da La colata delle campane, 1967 - Traduzione di Sergio Corduas)

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Una donna-Narciso, una donna-angelo è protagonista di questa poesia del Premio Nobel ceco Jaroslav Seifert (1901-1986). Il poeta la pone di fronte allo scorrere del tempo, ne fa una personificazione della vita, in contatto con gli amori che caratterizzano gli anni, con lo sfiorire, con il passaggio dall’alba al tramonto che coinvolgerà anche questa ragazza.

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Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
E non è vero che la vita ci mente, / la vita è una moneta che cade lungamente, / solo in terra si capisce, quando s’arresta, / se cade croce o cade testa.
JAROSLAV SEIFERT

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