giovedì 23 maggio 2013

La serale di faccia alla Bocconi

 

ELIO PAGLIARANIPagliarani

LA RAGAZZA CARLA, I, 7

È dalla fine estate che va a scuola
                    Guida tecnica per l'uso razionale
                    della macchina
                                
  la serale
di faccia alla Bocconi, ma già più
                    Metodo principe
                    per l'apprendimento
                    della dattilografia con tutte dieci
                    le dita
non capisce se è un gran bene, come pareva in casa,
spendere quelle duemila lire al mese
                    Vantaggi dell'autentico
                    utilità fisiologica, risultato
                    duraturo, corretta scrittura
                    velocità resistenza
                    PIANO DIDATTICO PARAGRAFO PRIMO
La scuola d'una volta, il suo grembiule
tutto di seta vera, una maestra molto bella
i problemi coi mattoni e le case, e già dicevano la guerra
Mussolini la Francia l'Inghilterra.
Qui di gente un campionario: sei uomini e diciotto
donne, più le due che fanno scuola
                    Nella parte centrale del carrello, solidale ad esso
                    ecco il rullo
C'è poca luce e il gesso va negli occhi
                    Nel battere a macchina le dita
                    devono percuotere decisamente
                    i tasti e lasciarli liberi, immediatamente
Come ridono queste ragazze e quell'uomo anziano che fa steno
e non sa, non sa tener la penna in mano
                    Ciascun esercizio deve continuarsi
                    sino ad ottenere almeno
                    tre ripetizioni consecutive
                    senza errore alcuno e perfettamente
                    incolonnate
O quella povera zoppina, la più svelta
a macchina
                    Quando il dispositivo per l'inversione
                    automatica del movimento del nastro, o per difetto
                    di lubrificazione o per mancanza
                    del gancio
                                      non funziona
O Maria Pia Zurlini ch'era nata
ricca e ha già trent'anni e disperati
sorrisini
                                      l'inversione
                    si può provocare in vari modi:
                    colle mani.

(da La ragazza Carla e altre poesie, Mondadori, 1962)

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Ecco ancora un brano da quel “romanzo in versi” che è La ragazza Carla di Elio Pagliarani (1927-2012), un’opera in cui una Milano da neorealismo si affaccia già alle soglie del boom economico. E lo stile si adegua: i temi sono quelli del lavoro, dell’economia, del conflitto sociale e il poema assorbe gli elementi tecnici, in questo caso un manuale di dattilografia, e li mescola ai pensieri di Carla realizzando una sorta di controcanto o di polifonia.

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FOTOGRAFIA © GEORGE PICKOW / THREE LIONS / GETTY IMAGES

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LA FRASE DEL GIORNO
La premessa era quella della necessità dell’ampliamento del linguaggio poetico, anzi direi più rigorosamente della capacità di tutto il linguaggio, comune e non comune, di svolgere anche la funzione poetica; quindi lotta frontale al pregiudizio della parola poetica
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ELIO PAGLIARANI, Ragionamenti, n. 9, 1957

mercoledì 22 maggio 2013

Una purpurea rosa

 

SIBILLA ALERAMOsibilla-Aleramo

SILENZIO, TEPORE...

C’è silenzio, e tepore,
in questa romita stanza ov'’io ti attendo,
e una purpurea rosa,
già stanca, sul ciglio di languire,
anch’essa ansiosa del tuo bruno sguardo,
così tenera è l’ora
ch’io mi trasmuto in taciturna grazia,
mite rosa,
tepore sulle tue palpebre, carezza d’amore.

(da Selva d’amore, Mondadori, 1947)

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L’attesa dell’amato si trasforma in questi versi di Sibilla Aleramo (1875-1960)  in un dolce e sensuale languore. E non è solo l’immagine della rosa sul punto di sfiorire a dare a tutta la lirica quel senso di estetismo tipico dei decenni a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento…

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RAYMOND LEECH, “ONLY A DREAM AWAY”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'attesa del piacere è essa stessa piacere
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GOTTHOLD EPHRAIM LESSING, Minna von Barnhelm

martedì 21 maggio 2013

Il suo nastro di rafia

 

JON JUARISTIJon Juaristi 200.200

ROSARIO

Io la amavo molto, ma allora
amare e distruggere suonavano identici,
come nelle più confuse poesie di Aleixandre.
Ci sposammo con altri. Forse così perdemmo
il meglio della vita. Chissà. Ci fu una sera
in cui entrambi concordammo che avrebbe potuto essere diverso
il corso di questa storia di colpa e di viltà.
Si tolse il nastro dai capelli scuri
e me lo porse mentre andavo via, non mi voltai a guardarla.
È morta. Non l’ho saputo fino a stasera,
tanti anni dopo, nel suo piccolo paese
davanti alla serena desolazione del mare.
Ora provo a ricordarla, ma svanisce:
Non ho trovato nemmeno il suo nastro di rafia.

(da Tiempo desapacible, 1996)

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La vita è così: ci pone di fronte a bivi e a scelte e poi ci lascia il gusto amaro del rimpianto, il vano dono dell’illusione che gioca con i se. Così è capitato al poeta basco Jon Juaristi (Bilbao, 1951), che qui vede svanire il sogno di gioventù della sua Rosario – in spagnolo è nome femminile – amata ma poi abbandonata per un ideale di libertà forse un po’ troppo poetico. Gli errori di gioventù si scontano in vecchiaia, non è solo un proverbio, ma una realtà: e Jon Juaristi resta immobile davanti al mare a constatare in quanti pezzi si possa frantumare un’illusione e come sia impossibile rimetterla insieme.

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Van Gogh

VINCENT VAN GOGH, “RITRATTO DI DONNA CON NASTRO ROSSO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ha messo l’amore ritroso un po’ di dolcezza / nel tuo bicchiere di ombra, oblio e sconforto?

JON JUARISTI, Tiempo desapacible

lunedì 20 maggio 2013

Le mele argentee di Orione

 

ROSE AUSLÄNDERrose_auslander2

NOTTE V

Chiude la porta
il tulipano

Le mele argentee di Orione
sono mature

La sorgente
ripete lo spazio
di sogno e gocce
con esatto suono

(da Gedichte, Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Poche parole, pochi versi usa la poetessa tedesca Rose Ausländer (1901-1988) per tratteggiare le sensazioni di una notte in cui il tempo – sul cui senso spesso si interroga – scorre finalmente tranquillo. Non è più per lei quello dell’esilio, della fuga dal Reich nazista cui fu costretta, non è quello dettato dall’alienazione delle macchine nella società industriale conosciuta nel dopoguerra negli Stati Uniti, dove riparò. È un tempo fermo, nel quale finalmente riposare.

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KONSTANTIN ALEXEIEVIC KORONIN, “FIGURA IN UN PORTICO UNA NOTTE D’ESTATE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Di notte ogni cosa assume forme più lievi, più sfumate, quasi magiche. Tutto si addolcisce e si attenua, anche le rughe del viso e quelle dell'anima.
ROMANO BATTAGLIA, Ho incontrato la vita in un filo d’erba

domenica 19 maggio 2013

Una tirannia tanto maldestra

 

 

FRANCISCO BRINESBrines

NON FARE COME LUI

Divinizzò Antinoo
e così, aiutato dalla preghiera altrui,
poté trattenerlo nel ricordo,
serbò il suo dolore.
Alla fine, solo un mendico e un uomo.

Sei più pagano tu, e percepisci che la vita
ha un destino segnato: solo oblio,
e se è opera pietosa: Sostituzione.
È il caso che origina l’amore,
e il cammino casuale, e un colpo del caso
puntualmente lo esaurisce. Se così rude
è la vita, così incivile il sentimento,
così ingiusta la pena,
e nessun mutamento è intervenuto nei secoli,
tu non fare come lui,
non pretendere di rendere degna la vita:
una tirannia tanto maldestra
non merita che la tua naturale indifferenza.

(da Aún no, 1971)

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Quel “lui” preso a paragone di questa poesia dello spagnolo Francisco Brines (Oliva, 1932) non è neppure citato. Bisogna conoscere un po’ di storia per estrarne il nome da quella definizione da cruciverba posta all’inizio: fu l’imperatore Adriano a divinizzare Antinoo, il suo giovane amante, morto annegato nel Nilo alla soglia dei vent’anni – un atto riservato solo agli imperatori, che Adriano, distrutto dal dolore (“piange come una donnicciola” scrisse in proposito lo storico suo contemporaneo Elio Sparziano) volle per trasformare il suo ricordo in culto. Dunque Brines vuole differenziarsi da Adriano, vuole considerare la vita come un percorso inevitabile nel quale l’angoscia non deve trovare posto, essendo il caso a tirarne i fili. Il massimo che gli si può opporre, dice il poeta spagnolo, è solo l’indifferenza.

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ANTINOO DI ECOUEN, PARIGI, LOUVRE

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita è il prezzo che paghiamo perché il nostro essere possa esistere.

PÄR FABIAN LAGERKVIST, La mia parola è no

sabato 18 maggio 2013

Il mare e lo specchio

 

JOSÉ GOROSTIZAGorostiza

SPECCHIO NO

Specchio no: marea luminosa,
marea bianca.

Del tutto concorde al movimento
dell’acqua che respira

Come si accende nella sua rapida fretta
l’alta marea

e si illumina - che purezza di contorni,
che pelle di fiore - la distanza,

già nuda di peso,
già d’alto chiarore brinata!

Concorde in tutto al languore
del riposo dell’acqua,

come si fa profonda, profonda,
la bassa marea,

e più cristallo che luce, più occhio,
lancia uno sguardo

nel quale – spettri di colori – le forme,
chiare, belle, malamente ferite, sanguinano!

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Uno specchio che riflette il mare: tutto qui. Ed è di questo che vivono i versi qui proposti di José Gorostiza (1901-1973), poeta messicano: luci, riflessi, abbagli, barbagli che il sole genera giocando con le onde e quindi con lo specchio. Un caleidoscopio continuo nel quale l’osservatore è come immerso.

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SANDRA FRANCIS, “SEAGULLS ON THE BEACH”

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LA FRASE DEL GIORNO
Per questo il chiarore, scendendo / in volute di canti, / accende un’allegria di donna / nello specchio grigio del cuore
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JOSÉ GOROSTIZA

venerdì 17 maggio 2013

Un pianto d’iridate parole

 

FRANCESCO PASTONCHIPastonchi

L’ARTE

«Perché piango? Non so.
Io sono in me a giràndola:
basta un soffio. Noi donne è come un estro
che ci prende di piangere:
piangere, giù, e poi salire altezze
di gioia ch’è vertigine.
Voi non piangete? E ve ne date vanto?
Ma che è poesia se non un pianto
d'iridate parole?
Canta cuore che duole.
Ah, un giorno imparerò
anch’io quest’arte, in cui siete maestro,
di celate tristezze:
piangerò dentro, e forse ne morrò».

(da Versetti, Mondadori, 1931)

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Francesco Pastonchi (1877-1953), poeta ligure, non fu molto apprezzato dai critici del suo tempo, anche per la varietà del suo stile, indeciso tra decadentismo e D'Annunzio, tra Parnasso e alessandrini. In questi versi apprezzabile è lo stratagemma di far parlare una donna - con qualche stereotipo - per esprimere la sua concezione di poesia. Pastonchi la pensa come William Wordsworth, e dunque la poesia è il traboccare di forti sentimenti: il dolore, la passione, l’emozione sono come un pianto che rende visibile al mondo l'intimo tormento.

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CLAUDE MONET, “MÉDITATION, MADAME MONET AU CANAPÉ”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta è un fingitore. / Finge così completamente / che arriva a fingere che è dolore / il dolore che davvero sente
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FERNANDO PESSOA, Il poeta è un fingitore

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