domenica 26 aprile 2015

Una domenica

 

VINICIUS DE MORAESDe Moraes

SONETTO DI UNA DOMENICA

In casa c’è molta pace in una domenica così.
La moglie dorme, i figli giocano, la pioggia cade...
Dimentico chi sono per sentirmi padre
e ascolto nella sala, in un silenzio ermo e senza fine

rintoccare un orologio, e un altro dentro di me...
Guardo il giardino umido e agreste: distrae
vederlo, selvaggio, fiorire anche dove il sole non va
a dispetto del vento e della terra che è cattiva.

In realtà è l'infinito questa piccola casa
che mi avvolge il sogno e ripara dalla sventura
e la mano di una donna ha fatto semplice, pura e amena.

Dio che sei padre come me e forse la stimi:
quando sarà giunto il mio momento, fammi andare senza pena
portando appena questo poco che non dura.

Rio, settembre 1944

(Soneto de um domingo, da Libro di Sonetti, 1957 - Traduzione di Amina Di Munno)

 

La domenica è - o almeno era, prima che una legge insensata del governo Monti decretasse l’apertura festiva di negozi e ipermercati - per la maggior parte di noi il giorno dedicato al riposo, allo svago, agli affetti familiari. Il poeta brasiliano Vinicius De Moraes (1913-1980) esalta in questo sonetto la tranquillità del ménage nella dolcezza della domenica: la casa è come un nido, in essa regna la felicità, con la moglie e i bambini. È lo stato di vita preferibile, un piccolo nucleo di pace e di amore che De Moraes prega si trasformi in paradiso e diventi infinito.

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Moraes

VINICIUS DE MORAES CON I FIGLI NELLA SUA CASA, 1942 © VINICIUS DE MORAES

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LA FRASE DEL GIORNO
Domenica! il dì che a mattina / sorride e sospira al tramonto!
GIOVANNI PASCOLI

sabato 25 aprile 2015

Liberate l’Italia

 

ALFONSO GATTO

25 APRILE

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.
 

(da La storia delle vittime, 1966)

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Cade oggi il 70° anniversario della Liberazione. Il 25 aprile 1945 alle 8 del mattino il CNL Alta Italia proclamava l’insurrezione nei territori occupati dai nazifascisti, che, incalzati ormai dalle truppe alleate in risalita dal Centro Italia, si arresero. La Seconda guerra mondiale, con il suo carico di lutti e crudeltà, di tragedie e stermini, ebbe fine quel giorno. Gli italiani – come si può apprezzare dalla poesia di Alfonso Gatto (1909-1976), quel 25 aprile , quando il peso dell’oppressione fu levato loro dal petto, ripresero a respirare. E ripresero a vivere: interessante è la testimonianza di Dino Buzzati dell’aprile 1945, da Siamo spiacenti di…, che ricalca anch’essa quella liberazione dall’angoscia: “Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell'aria, notte e dì, capricciose tiranne. Non più, non più, ecco tutto; Dio come siamo felici”.

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55aMilano

FOTOGRAFIA © 55A BRIGATA FRATELLI ROSSELLI

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LA FRASE DEL GIORNO
“È finita la guerra”, questo / il popolo grida; gli anni si frantumano, / un mondo nuovo affiora ribollendo / dalle schiuma aspra del dolore.
ROBERTO ROVERSI, Dopo Campoformio

venerdì 24 aprile 2015

La mia ala destra


MANUEL ALTOLAGUIRRE

LE TUE PAROLE


Appoggiata alla mia spalla
sei la mia ala destra.
Come se tu spiegassi
le tue tenere nere penne,
m’innalzano le tue parole
a un candidissimo cielo.

Esultanza. Silenzio.
Seduto ora al mio tavolo,
mi sanguina la spalla,
la tua assenza mi duole
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(Tus palabras, da Cuadernos de poesía, 1931)

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La poesia intimista e musicale di Manuel Altolaguirre (1905-1959), spagnolo della Generazione del’27 tratta sovente d’amore e solitudine: ed è bellissima l’immagine dell’altra metà della coppia come un’ala, significa che l’uomo da solo non è capace di volare, che necessita di una compagna, come i mitologici “pihis” di Guillaume Apollinaire, uccelli favolosi che vengono dalla Cina e che sono obbligati a volare in due perché hanno una sola ala: “Confusi entrambi, più che fusi. // Diventati ormai un solo corpo, / un'anima sola che bacia se stessa / negli spazi bianchi, dimentica del mondo”.

 
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Lauri Blank
LAURI BLANK, “PROMISE”
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LA FRASE DEL GIORNO
Non sai che cosa è smarrirsi / illuminato e insonne / nello spazio, tra nubi, / senza essere angelo, senza essere angelo.
MANUEL ALTOLAGUIRRE

giovedì 23 aprile 2015

Una lettura corporea

 

GLORIA BOSCHBosch

PROPOSTA

Ti propongo stanotte
di trovare un accordo,
un dialogo tra il mio corpo e il tuo corpo
una conversazione senza parole,
un silenzio di progetti,
che le tue dita interpretino
il linguaggio delle mie dita.
Ti propongo, semplicemente,
di prolungare la carezza,
di non pianificare l’arrivo al culmine
ma di navigare con il remo delle mie braccia
senza affatto usare i salvagente
o che il tempo tenga lo sguardo
fermo sui bottoni della tua camicia.
Ti propongo un patto di sussurri,
un convegno di gemiti,
un monologo di grida,
che tutto quel che ci diciamo
sulla pelle rimanga scritto.
Ti propongo una notte interminabile,
lenta, lentissima, così lenta
che quando ce lo domandiamo il mattino
non sappiamo chi siamo
né dove andiamo,
come se imparassimo di nuovo a leggere
proprio come due bambini piccoli,
come se imparassimo di nuovo a scrivere
sul pallido foglio del nostro corpo.
Ti propongo una lettura corporea
dal prologo dei tuoi occhi
all’epilogo della mia bocca.

(Propuesta, da Dédalo del deseo, 1998)

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“Una lettura corporea” è infine quello che chiede la poetessa spagnola Gloria Bosch (Barcellona, 1959): in questi versi è il desiderio che si dispiega, che prorompe dalle parole, sono i corpi che attendono di parlare e scrivere, di farsi essi stessi parola e poesia: “Non volevo mostrarti il mio testo amoroso / preferivo scriverti una poesia sul corpo / con le mie dita sorde”.

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Luongo

ALDO LUONGO, “BROOKLYN, 1973”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore non è cieco / siamo noi che non vediamo.

GLORIA BOSCH, Desnudario

mercoledì 22 aprile 2015

Brama senza fine

 

GIUSEPPE UNGARETTIUngaretti

GRIDO

Giunta la sera
Riposavo sopra l’erba monotona,
E presi gusto
A quella brama senza fine,
Grido torbido e alato
Che la luce quando muore trattiene.

1928

(da Sentimento del tempo, 1933)

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Finita la guerra, nel 1921 Giuseppe Ungaretti (1888-1970) si trasferisce a Roma. Sentimento del tempo è la raccolta della maturità, sono le poesie di un uomo che si confronta con la nuova città, con i miti che incontra a ogni passo, con il senso religioso innato in essa. Nel tranquillo paesaggio laziale, così diverso dal Carso butterato di pietre e di bombe, Ungaretti riesce finalmente a fare sbocciare il suo canto, a coniugare  Petrarca e Leopardi: di quest’ultimo soprattutto si avverte l’eco nel crepuscolo di Grido.

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Gianicolo

FOTOGRAFIA © LOCAL NOMAD

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LA FRASE DEL GIORNO
Nulla, sospeso il respiro, più dolce / Che udirti consumarmi / Nel sole moribondo / L’ultimo fiammeggiare d’ombra, terra!
GIUSEPPE UNGARETTI, Sentimento del tempo

martedì 21 aprile 2015

Sei la compagna

 

XAVIER VILLAURRUTÍAVillaurrutía

POESIA

Sei la compagna con cui parlo
all’improvviso, da solo.
Ti formano le parole
che nascono dal silenzio
e dalla cisterna di sogno in cui affogo
libero fino al risveglio.

La tua mano metallica
indurisce la fretta della mia mano
e guida la penna
che traccia sulla carta il suo litorale.

La tua voce, ristretta eco,
è il rimbalzo della mia voce sul muro,
e nella tua pelle di specchio
mi sto guardando guardarmi attraverso mille Argo,
attraverso mille lunghi secondi.

Ma il più piccolo rumore ti spaventa
e ti vedo fuggire
dalla porta del libro
o dall’atlante del soffitto,
dal piancito del pavimento,
o dalla pagina dello specchio,
e mi lasci
senza più battito o voce e senza più volto,
senza maschera come un uomo nudo
in mezzo a una strada di sguardi.

(Poesía, da Reflejos, 1926)

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La poesia è tutto per il poeta, dice lo scrittore messicano Xavier Villaurrutía (1903-1950): è la compagna che rimane lì silenziosa, capace di ascoltare ma anche di dettare, è la musa che guida la mano sulla carta per disegnare mondi, per connettere l’universo del sogno con quello del reale, è specchio che riflette e talvolta deforma, è tramite tra conoscibile e mistero, tra spirito e corpo, è voce e parola, è la maschera con cui il poeta si presenta.

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Erato

IMMAGINE © FANART

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente cosa gli è stato concesso di scrivere.

JORGE LUIS BORGES

lunedì 20 aprile 2015

E le tue braccia d’uomo

 

MARIA LUISA SPAZIANI

LO SPIRITO HA BISOGNO DEL FINITO

Lo spirito ha bisogno del finito
per incarnare slanci d’infinito.
Parlo con l’angelo, e le tue braccia d’uomo
soltanto lo traducono ai miei sensi.

Dove comincia l’ala? Dove nascono
musiche di tamburi di tempesta?
Amarti è sprofondare, è una foresta
sfumante in cieli altissimi.

(da La traversata dell’oasi, Mondadori, 2002)

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“Tu, realtà e metafora, luminoso / corpo dal doppio segno. Tu moneta / d’inscindibile faccia, bianco cigno / che ingloba il suo riflesso”: l’anima ha bisogno del corpo per elevarsi, per andare di là del finito, per scavalcare l’immanente: non è un paradosso, è l’uomo che traduce la voce dell’angelo perché possa essere intesa, è l’amore che trascende la finitudine umana e che può fare sì che una foresta “sprofondi” in un abisso di cieli in questa poesia di Maria Luisa Spaziani (1922-2014).

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Woodman

FRANCESCA WOODMAN, “ANGEL SERIES”

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LA FRASE DEL GIORNO
Così gli occhi degli angeli, castagne / che hanno perso il riccio. Il Paradiso / è quella svestizione, ogni segreto / è arrivare al cuore.
MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi

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