mercoledì 18 gennaio 2017

Di’ cose belle alla tua fidanzata

 

LUIS ALBERTO DE CUENCA

BÉVITELA

Di’ cose belle alla tua fidanzata:
“Hai un corpo da clessidra
e un’anima da film di Hawks”.
Diglielo a voce bassa, le tue labbra
attaccate al suo orecchio, e che nessuno
possa ascoltare ciò che stai dicendo
(ossia che le sue gambe sono razzi
diretti verso il centro della terra,
o che i suoi seni sono il nascondiglio
di un gambero di mare, o che la sua schiena
è argento vivo). E quando si convince
e inizia a sciogliersi tra le tue braccia,
non indugiare un attimo:
bévitela.
 


(da Il bosco e altre poesie, 1997 – Traduzione di Stefano Bernardinelli)

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Luis Alberto De Cuenca (Madrid, 1950), poeta spagnolo, nella raccolta Il bosco e altre poesie copre qua e là il suo consueto disinganno con un velo d’ironia: in tale ottica si può leggere questa sorta di ricetta amorosa, un cocktail da bere senza indugio.

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Secret

ANGELA TREAT LYON, “OUR SECRET”

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LA FRASE DEL GIORNO
È una cosa talmente semplice fare all’amore… È come aver sete e bere
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LEONARDO SCIASCIA, Todo modo

martedì 17 gennaio 2017

Fuggiasco come me

 

RAFFAELE CARRIERI

QUALCUNO CHE MI SOMIGLIA

Una sera sul Quai Voltaire
Qualcuno che mi somiglia
Verrà a ricominciare
L'intesa delle ciglia.
Qualcuno che mi somiglia
Fuggiasco come me
T'ingannerà coi suoni
Rochi del fiume.
Qualcuno che mi somiglia
Ti piegherà a giunchiglia.

(da Canzoniere amoroso, 1958)

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L’estraniamento è una cifra costante nell’opera del poeta tarantino Raffaele Carrieri (1905-1983): fuggiasco, vagabondo lunghi anni per vari paesi senza mai accasarsi, è ben rappresentato da quel vuoto, da quell’assenza incarnata da un altro – “qualcuno che mi somiglia” - che porta a compimento quell’amore che lui, proprio per questo suo nomadismo non solo fisico, non ha saputo cogliere.

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Boubat

FOTOGRAFIA © EDOUARD BOUBAT

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia sei tu, il tuo sangue, i tuoi occhi, il tuo passato e il tuo presente. Quel che è rimasto da tutto ciò che volevi essere.
RAFFAELE CARRIERI, La giornata è finita

lunedì 16 gennaio 2017

Si siede al tavolo e scrive

 

JUAN GELMAN

CONFIDENZE

Si siede al tavolo e scrive
«con questa poesia non prenderai il potere» dice
«con questi versi non farai la Rivoluzione» dice
«neanche con mille versi farai la Rivoluzione» dice

e ancora: questi versi non serviranno
a far vivere meglio i braccianti i maestri i boscaioli
a farli mangiare meglio o a far sì che lui stesso mangi e viva meglio
né serviranno a fare innamorare una donna

non guadagnerà soldi con essi
non andrà al cinema gratis con essi
non gli daranno vestiti per essi
né otterrà tabacco o vino per essi
 
né pappagalli né sciarpe né barche
né tori né ombrelli avrà per essi
se a causa loro la pioggia lo bagnerà
non raggiungerà il perdono o la grazia per essi

«con questa poesia non prenderai il potere» dice
«con questi versi non farai la Rivoluzione» dice
«neanche con mille versi farai la Rivoluzione» dice
si siede al tavolo e scrive

(da Relazioni, 1973)

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È la solita vecchia domanda che i poeti si sentono porre e si pongono: «A che cosa serve la poesia?» Certamente, non a prostituirsi al potere, perché in tal modo si svilisce. Ma neppure a guadagnare soldi o avere merci in cambio. La poesia è un sogno e, come la bellezza di Oscar Wilde, esiste e nulla più. Anzi, addirittura urge: così il protagonista di questi versi del poeta argentino Juan Gelman (1930-2014), dopo essersi convinto dell’apparente inutilità della poesia, si siede comunque e scrive. Chiarissimo è il pensiero di Gelman, come appare anche da questa intervista rilasciata nel 2003 al “Secolo XIX”: “Credo che l'unico tema della poesia sia la poesia stessa. Chiedere all'atto poetico una funzione politica non ha ragion d'essere. Se la poesia deve assolvere a una funzione «sociale», questa risiede nella difesa della memoria. Quando si tenta di cancellarla, così come hanno tentato di fare i regimi militari sudamericani nel corso di questo tormentato mezzo secolo, si crea un vuoto che cancella il senso di appartenenza alla realtà sociale. La poesia ha il potere di riempire questo vuoto. Per questo è, io credo, una delle più grandi ricchezze che l'umanità possiede. Spesso senza avvedersene”.

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Gelman

FOTO © SOCIEDAD POLITICA

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrive perché / la vita lo scrive e crede / di scrivere di / quel che essa non sa
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JUAN GELMAN, Valer la pena

domenica 15 gennaio 2017

Una scimmia ammaestrata

 

ÁNGEL GONZÁLEZ

ARTRITE METAFISICA

Ogni donna mi ha sempre preso per il naso
(per non parlare di altre appendici).

Incatenato
come una scimmia ammaestrata,
ho saltato di letto in letto.

Quante allegre riverenze,
quanti equilibrismi alti e difficili,
quante agili acrobazie,
quante risate!

Anche se era uno spettacolo esilarante,
c’è stato chi si è lamentato delle mie piroette,
il che non è affatto strano:
in un simile stato di trance
io stesso
mi sono spezzato l’anima in più di un’occasione.

È un peccato che questi colpi
che, presi dall’ebbrezza del volo,
allora quasi non sentimmo,
certe sere adesso,
d’autunno,
quando minaccia pioggia
e viene il freddo,
tornino a dolere tanto nell’anima;
rinnovato dolore che non permette
di conciliare il sonno interrotto.

In queste condizioni non c’è rimedio:
né il balsamo fallace della nostalgia,
né il più saldo conforto dell’oblio.

(da Prosemi o meno, 1985)

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Lo scorrere del tempo è un tema ricorrente nei versi del poeta spagnolo Ángel González (1925-2008): gli amori vissuti e finiti sono passati attraverso la sua lente – più ci si allontana più si vede chiaro nel passato, si giudica meglio da una certa distanza. Così si ritrova ad affrontare questo dominio, questa sottomissione amorosa in cui non si è mai risparmiato, in cui ha piacevolmente volato di letto in letto come una scimmia ammaestrata. Quello che non aveva messo in conto è che il tempo avrebbe richiesto un giorno il suo compenso…

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Bruegel

PIETER BRUEGEL IL VECCHIO, “DUE SCIMMIE INCATENATE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quel tempo / non lo facemmo noi; / fu esso a disfarci.

ÁNGEL GONZÁLEZ, Prosemi o meno

sabato 14 gennaio 2017

Davanti alla tua bocca

 

MARIA TERESA HORTAHorta

MORIRE D’AMORE

Morire d'amore
davanti alla tua bocca

Sciogliere
la pelle
di sorrisi

Soffocare
di piacere
con il tuo corpo

Cambiare tutto per te
se necessario

(Morrer de amor, da Destino, 1998)

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Amore totale, amore che si nutre d’eros, desiderio inarrestabile e irresistibile, amore che arriva persino all’annullamento di sé nell’altro, alla possibilità di cambiare per essere quello che l’altro desidera è questo cantato dalla poetessa portoghese Maria Teresa Horta (Lisbona, 1937).

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Schiele

EGON SCHIELE, “NUDO FEMMINILE SDRAIATO”, 1917

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore si può definire “il desiderio di farsi uno colla cosa amata”.
CARLO DOSSI, Note azzurre

venerdì 13 gennaio 2017

Nelle tue braccia

 

DULCE MARÍA LOYNAZ

DESIDERIO

Che la vita non vada oltre le tue braccia.
Che io possa starci col mio verso nelle tue braccia
che le tue braccia mi cingano intera e tremante
senza che restino fuori né il mio sole né la mia ombra…

Che mi siano le tue braccia orizzonte e cammino
cammino breve ed unico orizzonte di carne:
che la vita non vada oltre … Che la morte
assomigli a questa morte calda delle tue braccia!…

(da Poesie scelte, 1985 – Traduzione di Clara Jourdan)

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Il desiderio di essere tra le braccia dell’amato, di accomodarsi comodamente in esse in qualità di luogo sicuro e protetto è prettamente femminile: “Tra le tue braccia / tra le mie braccia / nelle lenzuola morbide / nella notte / teneri / soli” scrive Idea Vilariño. E, del resto, Jorge Luis Borges sogna di “rimirare il tuo sonno coinvolto / nella veglia delle mie braccia”. È un desiderio che fa proprio anche la poetessa cubana Dulce María Loynaz (1902-1997): la vita è tutta in quel tenero abbraccio.

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Abbraccio

FOTOGRAFIA DAL WEB

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ti nomino; però sei in me come la musica nella gola dell’usignolo / anche se non sta cantando.
DULCE MARÍA LOYNAZ, Poesie senza nome

giovedì 12 gennaio 2017

Pallida luce di stelle

 

IDEA VILARIÑO

QUEL CHE SENTO PER TE

Quel che sento per te è così difficile.
Non è di rose che si aprono all’aria,
è di rose che si aprono nell’acqua.
Quel che sento per te. Quello che rotola
o si infrange in tanti gesti tuoi
o che con le parole fai a pezzi
e che poi incorpori dentro un gesto
e mi pervade nelle ore dorate
e mi lascia una sete dolce e languida.
Quello che sento per te, doloroso
come la pallida luce di stelle
che arriva dolente e affaticata.
Quel che sento per te, e che tuttavia
corre a volte tanto da non raggiungerti.

(da La supplicante, 1942)

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L’altro, l’uomo amato, appare spesso nebuloso nelle poesie dell’uruguaiana Idea Vilariño (1920-2009): l’amore è la somma di riflessioni malinconiche e di una vicinanza a volte dolorosa – i gesti e le parole sembrano indicare la volontà di dilaniare il rapporto, di farlo a pezzi, mentre l’altra parte, nelle ore dorate della notte, continua a dissetarsi del ricordo, che però anziché spegnere la sete, la provoca togliendo forze. È una solitudine che annienta, che indebolisce e anche l’immagine erotica della rosa fiorita si perde nell’angoscia sottomarina di un territorio senza aria, che toglie il respiro. E l’amore “continua a essere / continua a parlarmi / fa male / sanguina / ancora”.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “ELEVEN A.M.”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dove è il sogno realizzato / e dove il folle amore / che tutti / o alcuni / sempre / dietro la maschera serena / chiediamo in ginocchio?
IDEA VILARIÑO, Poesie

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