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martedì 8 ottobre 2024

Condividerle


TOLIS NIKIFÓROU

LIBERAMENTE

Come il sussurro della pioggia
sulle foglie degli alberi
o un uccello in alto nel cielo,
le mie poesie non hanno bisogno
di permesso per svolazzare
qui, lì o ovunque

La loro patria è la loro anima
la loro preferenza speciale
sono i libri scolastici,
i blog sconosciuti
e gli occhi dei bambini

Le mie poesie non
mi appartengono nemmeno,
mi sono state date come mezzo
per condividerle liberamente
con chi le ama

(da Un fazzoletto pulito, 2024)

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La poesia viaggia nel mondo - lo fece nei tempi remoti per tradizione orale, poi con la diffusione della stampa attraverso il mezzo scritto, e ora, con le nuove tecnologie, è un elemento virtuale che vola in ogni parte del mondo raggiunta da Internet: e allora viene letta e trascritta, emoziona, riporta in vita vecchi ricordi, parla ai sentimenti. Liberamente, come vuole il poeta greco Tolis Nikifórou.

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FOTOGRAFIA  WEEKNOWLEDGE451

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia è una maratona, un impegno che dura tutta la vita.
TOLIS NIKIFÓROU, Diastixo, 21 marzo 2024

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Tolis Nikifórou (Salonicco, 14 novembre 1938), poeta greco. Figlio di rifugiati dall'Asia Minore, si è laureato all'Anatolia College e ha studiato economia aziendale. Ha lavorato principalmente come consulente di organizzazione aziendale a Salonicco, Atene e Londra e ha viaggiato in molti paesi.

lunedì 7 ottobre 2024

Tornare al quartiere


MARIO BENEDETTI

IL QUARTIERE

Tornare al quartiere è sempre una fuga
come trovarsi di fronte a due specchi
vede vicino uno / l'altro lontano
nell'ottusa memoria replicata

l'infanzia/ quella che fu / è perduta
non così i cortili / dei riflessi /
i bimbi che giocano sono vecchi
e vanno con cautela per la vita

ha fascino il quartiere e pioggia lieve
le rotaie di un tram che ora riposa
non irrompe di notte né mi sveglia

chi cerca dei frammenti del passato
magari si immedesima in se stesso /
tornare al quartiere è sempre una fuga.

(da La vita, questa parentesi, 1997)

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Tornare al quartiere dove si è vissuta l'infanzia è sempre una fuga dal presente - come nota il poeta uruguaiano Mario Benedetti. Ma la memoria, ahimè, è ingannevole e ingannata: se nella dimensione spaziale non ritrova gli stessi luoghi,  ma può averne ancora un'idea sebbene mutati, nella dimensione temporale deve affidarsi alla fragilità del ricordo.

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FERNANDO PESSINA, "LA CITTÀ VECCHIA DI MONTEVIDEO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Alcune cose del passato sono scomparse ma altre aprono un varco verso il futuro e sono quelle che voglio salvare.
MARIO BENEDETTI, Il futuro del mio passato

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Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


domenica 6 ottobre 2024

Sapore di mela renetta


GIOVANNI PAPINI

QUINTA POESIA

Al freddo sapore di mela renetta,
in lingua, per tutta la bocca
che succia ed aspetta,
ritorna negli occhi la ciocca

immobile al dolco d’autunno,
sospesa alla voglia — una frasca
di verde cognate a Vertunno
distesa nel latte di vasca.

Mela renetta che mordo,
in questo riposo di festa,
adagio, come un ricordo
di dolcezza manifesta.

Una mi basta: nel gusto
di quell’instante, di quel morso,
rivedo all’ombra obliqua del fusto
passare il blù come un chiaro discorso.

Tutto abbandono in disparte.
Figliolo di terra ed erede
d’incontrastabile parte
il Dio mal creduto mi vede.

Mia la foglia che strappo odorando
le dita — ma più la discesa
che rifarò, tra poco, pensando
a me, sotto l’aria che pesa.

Mia tutta, la campagna, in quel sapore
che maturamente si distrugge e si disfà,
mio l’odore, l’afrore
dell’imprecisa immensità.

Nessuno godrà quel che presi
con la docile calma de' minuti,
masticando le frutta di tanti paesi
ricchi al sole e da me sconosciuti.

Ma nel termine d'ogni più fine dolcezza,
nella più persa dimenticanza,
un'acida puntura d'amarezza,
rompe ogni sacra alleanza.

Io e me, nati al medesimo istante,
consegnati ad una sorte,
ritroviamo, in un ritmo andante,
passi e sussurri di morte.

Al largo, nell'ombra dell'acqua
più zitta, ove il colpo del remo
l'erba marina risciacqua,
stretti assieme affonderemo.
 
Ma oggi, nell'ansia tranquilla
di questa giornata che affretta
la sera, non lascio una stilla
del sugo di sole di mela renetta.

(da Opera prima, 1917)

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Una mela renetta mangiata morso a morso in una passeggiata in un giorno di festa: il poeta Giovanni Papini trasforma questo gesto in un'esperienza sensoriale e meditativa assegnando al piacevole gusto - un po' come il Proust della "madeleine" inzuppata nel tè - la valenza simbolica di un attimo che riporta ad altri tempi e ad altri luoghi.

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IMMAGINE © DEUTSCHE POMOLOGIE – COLLEZIONE WILHELM LAUCHE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore: I tuoi semi vivranno nel mio corpo, i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore, la loro fragranza sarà il mio respiro, e insieme gioiremo in tutte le stagioni…
KHALIL GIBRAN, Il Profeta

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Giovanni Papini, noto anche con lo pseudonimo di Gianfalco (Firenze, 9 gennaio 1881 –  8 luglio 1956), scrittore, poeta e saggista italiano. Tra i fondatori delle riviste Leonardo (1903) e Lacerba (1913),  promosse lo svecchiamento della cultura e concepì la letteratura come «azione» dando ai suoi scritti un tono oratorio e dissacrante.


sabato 5 ottobre 2024

Quando le spiagge si svuotano


CHRISTOS LASKARIS 

COME LOTTARE

È una tristezza in autunno
quando le spiagge si svuotano
e l'isola diventa deserta
e l'anima resta sola
con il mare selvaggio;
come lottare con le domeniche vuote,
con la natura selvaggia delle rocce e del mare,
con le cornacchie che la sera gracchiano sulla banchina
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(da Il tempo felice è passato, 1979)

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La tristezza, la malinconia dell'autunno che svuota le spiagge e accorcia le giornate, che disperde tutto ciò che l'estate aveva generato e raccolto: il poeta greco Christos Laskaris, attento alla poetica del quotidiano e dell'effimero, “né felice, / né infelice; / solo / una superficie, / su cui / scorre il tempo”, registra questo cambiamento sottolineando il senso di vuoto.

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FOTOGRAFIA © P. LEÓN/FLICKR

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Quando scrivi non ti poni le domande "perché scrivo?", "per chi scrivo?". Scrivi perché non puoi fare altrimenti.
CHRISTOS LASKARIS

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Christos Laskaris (Havari, 1931 – Patrasso, 11 dicembre 2008), poeta greco. Studiò all'Accademia Pedagogica di Tripoli, ma non divenne insegnante; lavorò invece tutta la sua carriera nella divisione assicurativa dell'autorità degli autobus urbani di Patrasso. Gli è stato assegnato il Premio Internazionale Kavafis nel 2007.


venerdì 4 ottobre 2024

Vento, fiore, onda


MARTIN OPITZ

LA BELLEZZA DI QUESTO MONDO TRASCORRE

La bellezza di questo mondo trascorre
come un vento che non ha soste,
come il fiore che a stento si disserra
e subito guarda verso la terra,
come l’onda che appena arriva
e subito riprende la sua via.
Quale sarà il mio giudizio? Il mondo
non è che vento, fiore, onda.

(Traduzione di Roberto Fertonani)

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La durata effimera della bellezza è un tema molto amato dai poeti: l'Anonimo del De rosis nascentibus (II secolo dopo Cristo) scriveva, ad esempio,  "E, meravigliato, guardavo come le rose siano presto rapite / dall'età fuggitiva e come già sul nascere appassiscano". Il poeta tedesco del barocco Martin Opitz pone l'accento sulla caducità della bellezza, sulla sua natura fuggevole, che sia un fiore o un'onda: nulla dura, ogni fenomeno terreno è fugace.

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ELLEN BUSELLI, "LE ROSE DAVID AUSTEN"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Tanto presto quel che risplende è pronto a sparire.
WILLIAM SHAKESPEARE, Sogno di una notte di mezza estate




Martin Opitz von Boberfeld (Bolesławiec, Polonia, 23 dicembre 1597 – Danzica, Polonia,  20 agosto 1639), poeta e scrittore tedesco. Riconoscendo la necessità per la letteratura tedesca di mettersi alla scuola del Rinascimento europeo, ridusse la poetica a un sistema di precetti e di regole pratiche, ma ripulì, ammodernò e nobilitò la lingua nazionale.


giovedì 3 ottobre 2024

Sulla strada che porta al mare


MARIA LAINÁ

JAMAICA INN

La nostra vita è leggermente cambiata;
non viviamo più in città
ma sulla strada che porta al mare.
Di notte occupiamo il tempo
con il passaggio della luna
il ronzio sulle colline
e i cavalli che si dirigono verso la pozza d'acqua.

Se decidi di venire
mi farai compagnia la notte
ora che l'autunno è arrivato
e i cardini stridono nell'oscurità.
Imparerai a pregare
con fervore e disperazione
e questa strana sensazione
corrisponderà al profilo arcigno della natura.

Porta solo pochi vestiti e libri
poiché qui durano più a lungo;
e non dimenticare di portare con te scarpe adatte
c'è una palude dietro la casa
e d'inverno piove molto.

Adesso mi fermo; prenditi cura di te -
e ti amo moltissimo, lo sai.
Penso a te sul divano vicino alla finestra che pensi
al tempo e ai corpi che invecchiano.
Tutto ciò qui non ha senso
non abbiamo che un'eternità forte e lucida
che non stanca, anche se a volte fa bruciare gli occhi.

Devo andare a chiudere la finestra
il vento si è alzato di nuovo.

(da Paura rosa, 1992)

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L'amore nei versi della poetessa greca Maria Lainá è spesso ritratto alla fine del suo percorso tormentato oppure si mescola con la solitudine, con l'assenza: “L'oscurità non è luce / ma le appartiene / così come la solitudine non è amore / eppure la affronta / con gli occhi spalancati”. È una situazione di questo tipo quella che racconta Jamaica Inn, forse la sua poesia più famosa, quella di cui la stessa autrice disse in un'intervista: “Anche a dirlo ogni volta mi emoziono e sono stanca di dire questa poesia, ma, ogni volta che la leggo, a qualche verso piango”.

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EDWARD HOPPER, "WESTERN MOTEL"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Addolcita dal suo / sussurro blu trapuntato, / la poesia amplifica / soprattutto il suono del silenzio.
MARIA LAINÁ, Segni di punteggiatura

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Maria Lainá (Patrasso, 18 agosto 1947 – Atene, 27 dicembre 2023), poetessa greca. Appartenne alla cosiddetta Generazione degli anni '70. La sua opera comprende nove raccolte di poesie, undici opere teatrali, cinque opere in prosa e un'antologia della poesia straniera del XX secolo.


mercoledì 2 ottobre 2024

Sul rigo


CECILIA CASANOVA

DAL PENTAGRAMMA DEI FILI DELLA LUCE

Le rondini
allineate sul rigo
provano la loro fuga
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(da Il suono delle stelle, 1998)

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Antonio Machado ebbe un'intuizione simile guardando sul filo "serie cornacchie quiete e taciturne, / gelide, nere note / scritte sul pentagramma di febbraio". La poetessa cilena Cecilia Casanova immagina le rondini pronte a partire sui fili del telefono - immagine ormai desueta, appartenente al secolo scorso - come note su un rigo musicale.

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FOTOGRAFIA © ADINA VOICU/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

O rondini! È pur dolce ai nostri cuori / questa vostra partenza agile e gaia,
MARINO MORETTI

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Cecilia Casanova (Santiago del Cile, 2 ottobre 1926 – 2 novembre 2014), poetessa cilena. Autrice di poesie spesso brevissime ma chiare e intense, è stata accostata ad Emily Dickinson per la sua sensibilità nei confronti della natura e per la ricerca dell’immenso nel quotidiano.