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sabato 8 ottobre 2016

Sotto il cielo murato

 

NELLY SACHS

PROTETTI SONO GLI AMANTI

Protetti sono gli amanti
sotto il cielo murato.
Un elemento misterioso gli dà il fiato
e fanno vivere le pietre
e tutto ciò che cresce
trova ormai una patria solo in loro.

Protetti sono gli amanti
e solo per loro gli usignoli continuano a cantare
e non sono morti nella sordità
e la quiete leggera del bosco, i caprioli,
soffrono per loro in mansuetudine.

Protetti sono gli amanti,
vedono il dolore nascosto del tramonto
sanguinare sul ramo di un salice
e di notte si esercitano sorridendo alla morte,
la quieta morte,
con ogni fonte che stilla in nostalgia.

(Geschirmt  sind die Liebenden, da Al di là della polvere, Einaudi, 1966 – Trad. Ida Porena)

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Gli innamorati – quelli felici almeno – formano un mondo a sé, un nido inaccessibile, una diade che basta a se stessa e vive nel suo bozzolo escludendo il mondo intero: “Un amore felice. È normale? / È serio? È utile? / Che se ne fa il mondo di due esseri / che non vedono il mondo?” si chiedeva Wisława Szymborska. Eppure questo isolamento egoistico è l’alimento che salva l’amore, cantato da osservatrice dalla poetessa ebrea tedesca Nelly Sachs, premiata con il Nobel nel 1966 ex aequo con Shmuel Agnon per le sue poesie sull’Olocausto.

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Schiele

EGON SCHIELE, “L’ABBRACCIO”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è la più egoistica di tutte le passioni.

ALEXANDRE DUMAS PADRE, I tre moschettieri




Nelly Sachs (Berlino, 10 dicembre 1891 – Stoccolma, 12 maggio 1970), poetessa e scrittrice tedesca naturalizzata svedese, insignita nel 1966 del Premio Nobel per la letteratura.  Nelle sue poesie si fondono il destino personale e quello del popolo di Israele, ossessivamente evocati tramite un linguaggio immaginifico che si fonda su tradizioni antiche personalmente recuperate. 




venerdì 7 ottobre 2016

Il ricordo dei baci

 

VINCENZO CARDARELLI

AMORE

Come chi gioia e angoscia provi insieme
gli occhi di lei così m’hanno lasciato.
Non so pensarci. Eppure mi ritorna
più e più insistente all'anima
quel suo fugace sguardo di commiato.
E un dolce tormento mi trattiene
dal prender sonno, ora ch’è notte e s’agita
nell’aria un che di nuovo.
Occhi di lei, vago tumulto. Amore,
pigro, incredulo amore, più per tedio
che per gioco intrapreso, ora ti sento
attaccato al mio cuore (debol ramo)
come frutto che geme.
Amore e primavera vanno insieme.

Quel fatale e prescritto momento
che ci diremo addio
è già in ogni distacco
del tuo volto dal mio.
Cosa lieve è il tuo corpo!
Basta che io l’abbandoni per sentirti
crudelmente lontana.
Il più corto saluto è fra noi due
un commiato finale.
Ogni giorno ti perdo e ti ritrovo
così, senza speranza.
Se tu sapessi com’è già remoto
il ricordo dei baci
che poco fa mi davi,
di quel caro abbandono,
di quel folle tuo amore ov’io non mordo
che sapore di morte.

(da Poesie, 1949)

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Come in Leopardi, anche nelle poesie di Vincenzo Cardarelli l’amore  è sempre astratto e assoluto: in questa lirica dal sapore dello Stil Novo, con quel distico iniziale che fa pensare a componimenti del Duecento o al Petrarca, il solitario poeta laziale che amò Sibilla Aleramo è tormentato dal momento dell’addio, dal fatto che ogni storia d’amore, già avara per natura, è destinata a finire.

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Herschtritt

LEON HERSCHTRITT, “LOVERS IN PARIS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dovevamo saperlo che l'amore / brucia la vita e fa volare il tempo.
VINCENZO CARDARELLI, Poesie




Vincenzo Cardarelli, nato Nazareno Caldarelli (Corneto Tarquinia, 1º maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959), poeta, scrittore e giornalista italiano. Sorta dall’Avanguardia degli Anni Dieci, la sua poetica rivela influssi dell’espressionismo linguistico e del frammentismo, ad esprimere  temi come lo sradicamento, il viaggio, l'adolescenza, la perdita di identità.


giovedì 6 ottobre 2016

Rifioriranno i tigli

 

MARIO LUZI

PASSI

Rifioriranno i tigli
e le rose serali sopra i muri
per le vie pensierose
lungo i portali calmi e le fontane?

L’alta fronte di Fiesole
e le balze di fiori temerarie
ove al tempo di maggio
selvagge aprono il fiume e le alberete?

Ma ormai dove sono
- oltre il Lete bisbigliano - gli amici
per le strade segrete
con le mani serene e vagabonde?

Ora il sole ricurvo
parla di loro al vento e alle ginestre;
passano giovanette
sull’atavico ponte sconosciute

e qualcuno le chiama
più avvolgente dell'aria e delle rose
da un serico verone
ove l’altura ha senso di morire
.

(da Avvento notturno, Vallecchi, 1940)

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Il primo Mario Luzi è poeta più propriamente ermetico, lontano dal modulo dialogico e dal prosastico rivolgersi su se stesso degli anni maturi: è allora che esprime il meglio di sé, in questo interrogarsi sui misteri del mondo che non trova risposta, un’irrisolta inquietudine di fronte allo spirito che aleggia imprendibile sulla realtà: “E quante volte prossimo a svelarti / ho tremato d’un viso repentino / dietro i battenti d’un’antica porta / nella penombra, o a capo delle scale”.

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Firenze

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Camminare è venirti incontro, vivere / è progredire a te, tutto è fuoco e sgomento.
MARIO LUZI, Quaderno gotico




Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.


mercoledì 5 ottobre 2016

Un cumulo molle d’azzurro

 

FRANCESCO PASTONCHI

SERA SUL PO

Quell’uomo che pesca, intento,
nel Po, non s’avvede
che tutto intorno gli cede
frana, si disfà, lento?...
il ponte, la riva, il colle...
Superga, come un fiore, là,
su un cumulo molle
d’azzurro!... E il fiume, che va,
se la porta via, senza
un murmure, senza
un’onda, così, allo sfacelo,
intorno a quel filo di lenza,
superstite, fra l'acqua d’argento
e l’immenso cielo.

(Da Versetti, 1930)

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La bellezza formale, tipicamente parnassiana, è quanto ricercava nelle sue opere poetiche Francesco Pastonchi: questi suoi versi, che descrivono un pescatore sul Po a Torino, sono intrisi di estetismo – e se questo è il loro pregio, tuttavia ne costituisce anche il limite, non riuscendo a varcare quel confine che porta il lettore all’empatia poetica.

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Torino

FOTOGRAFIA © TEEJWAL

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LA FRASE DEL GIORNO
L’esteta ha con la bellezza lo stesso rapporto che ha il pornografo con l’amore e il politico con la vita.
KARL KRAUS, Di notte




Francesco Pastonchi (Riva Ligure, 31 dicembre 1874 – Torino, 29 dicembre 1953), poeta e critico letterario italiano. La sua poesia si svolse in origine secondo modi parnassiani e soprattutto dannunziani, lontana da ogni vera intimità e sensualmente intesa alla ricerca della bellezza formale, facendosi con il tempo più malinconica e meditativa.


martedì 4 ottobre 2016

Ti amo per amare

 

PAUL ÉLUARD

TI AMO

per Dominique

Ti amo per tutte le donne che non ho conosciuto
Ti amo per tutti i tempi che non ho vissuto
Per l’odore del mare aperto e l’odore del pane fresco
Per la neve che si scioglie per i primi fiori
Per gli animali puri che l’uomo non spaventa
Ti amo per amare
Ti amo per tutte le donne che non amo

Chi mi riflette se non tu stessa io mi vedo così poco
Senza di te non vedo che un vasto deserto
Tra il passato e il presente
Ci sono state tutte queste morti superate in silenzio
Non ho potuto attraversare il muro del mio specchio
Ho dovuto imparare parola per parola la vita
Come si dimentica

Ti amo per la tua saggezza che non è la mia
Per la salute
Ti amo contro tutto quello che è illusione
Per questo cuore immortale che io non possiedo
Tu credi di essere il dubbio e non sei che ragione
Tu sei il sole forte che dà alla testa
Quando sono sicuro di me.


(da La fenice, 1951)

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Il poeta surrealista francese Paul Éluard considerava l’amore come unica via alla salvezza, un amore universale in grado di colmare il vuoto della solitudine e di originare al contempo un ponte verso i nostri simili: “Non verremo alla meta ad uno ad uno / ma a due a due”. Ogni amore è quindi una parte di questo progetto universale in cui la donna riveste un ruolo superiore.

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Chagall

MARC CHAGALL, “GLI AMANTI DI VENCE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il disordine non si misura / Perciò / È nella donna che l’uomo dura.
PAUL ÉLUARD, Gli occhi fertili




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


lunedì 3 ottobre 2016

In mezzo al cielo

 

DIEGO VALERI

IERI, QUEL VENTO ALTO

Ieri quel vento alto
scapigliava le nuvole rade;
e ci fu, verso sera, un grande
garofano rosa, rimasto solo,
in mezzo al cielo; mentre più in basso
si profilava uno spicchio di luna
appena nata.
Oggi, invece, il cielo è tutto pulito,
nudo, tutto bianco-oro di sole.
Bellissima luce, felicità sospesa
a mezz’aria su la terra in ombra.
Già cresciuta, con la sera, è la luna.

(da Calle del vento, Mondadori, 1975)

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Diego Valeri, poeta padovano, era un osservatore di cieli (bisogna ammettere che, abitando a lungo a Venezia, in Calle del Vento, era anche avvantaggiato). Qui attesta il repentino mutare dal tramonto rosato di un giorno dove si nota a stento la luna appena nata al limpido brillare della luce di quello seguente, nel quale galleggia già un’unghia di luna.

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Venezia

FOTOGRAFIA © DOTS ON SCREEN

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LA FRASE DEL GIORNO
Che cerchi, poeta, nel tramonto?

ANTONIO MACHADO, Soledades




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


domenica 2 ottobre 2016

L’astro della tua rugiada

 

BARTOLO CATTAFI

IL TRENO PER PARIGI

Il treno per Parigi
fatto d’acciaio di luce d’antracite
lanciato tra le biade
la Francia all’alba era
una quercia ornata di colombe.
Nave allegra e severa, entrai
nel velluto dei re, in un cielo
di cupo azzurro e d’altissime vele
vidi scoccare l’astro
della tua rugiada.

(1952)

(da Partenza da Greenwich, Edizioni della Meridiana, Milano, 1955)

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Negli anni Cinquanta il poeta siciliano trapiantato a Milano Bartolo Cattafi (1922-1979) attraversa una crisi esistenziale cui pone rimedio con la distrazione dei viaggi: nel 1952 è in Francia, in Inghilterra, Scoia, Irlanda, Norvegia, Danimarca, nel 1953 visita l’Algeria e la Spagna, l’anno successivo ancora l’’Inghilterra e la Francia. Quel treno per Parigi assurge allora a mezzo di libertà, ma è anche il vettore attraverso cui esplorare il mondo interiore: “Com’è duro, difficile arrivare / all’altra faccia del cuore”.

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Corona

VITTORIO CORONA, “TRENO+STAZIONE”

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LA FRASE DEL GIORNO
E quando / chino sulla mia vita scrivo / l’atto di presenza / mi effondo mi circondo di parole / copro colmo comando / parole / l’assenza certifico / attesto la finzione
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BARTOLO CATTAFI, Segni




Bartolo Cattafi (Barcellona Pozzo di Gotto, 6 luglio 1922 – Milano, 13 marzo 1979),  poeta italiano. La sua poesia spazia sui dilemmi esistenziali con sensibilità di diarista, spesso con uno sguardo metafisico dove sono protagonisti il vuoto e la solitudine. Nei suoi versi il tema del viaggio è una costante metafora del vivere.