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martedì 7 giugno 2016

Il fardello dell’amore

 

MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA

A COSA MI È SERVITO

A cosa mi è servito correre per tutto il mondo,
trascinare, di città in città, un amore
che pesava più di mille valigie; mostrare
a mille uomini il tuo nome scritto in mille
alfabeti e un’immagine del tuo volto
che io giudicavo felice? A cosa mi è servito

respingere questi mille uomini, e gli altri mille
che fecero di tutto perché mi fermassi, mille
volte pettinando le pieghe del mio vestito
stanco di viaggi, o dicendo il tuo nome
così bello in mille lingue che io mai
avrei compreso? Perché era solo dietro a te

che correvo il mondo, era con la tua voce
nelle mie orecchie che io trascinavo il fardello
dell’amore di città in città, il tuo nome
sulle mie labbra di città in città, il tuo
volto nei miei occhi durante tutto il viaggio,
ma tu partivi sempre la sera prima del mio arrivo.

(De que serviu, da Nessun nome dopo, 2004 - Traduzione di Mirella Abriani)

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È una specie di Penelope la poetessa portoghese Maria do Rosário Pedreira: respinge tutti gli spasimanti, per quanto validi e amorevoli, inseguendo ostinatamente il sogno d’amore, l’unico che le sfugge, che continuamente è un passo avanti a lei. In questo abbandono trascorre la sua vita, peregrinando stavolta come un Odisseo femmina per gli oceani del mondo: “Dopo di te, dopo gli altri uomini, è ancora il tuo nome che dico, e nessun altro”.

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EDWARD HOPPER, “WESTERN MOTEL”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è come un dono degli dei che si muove sulle ali del vento sempre inafferrabile e sempre inseguito.
PIER VITTORIO TONDELLI, Pao Pao




m-r-pedreiraMaria do Rosário Pedreira (Lisbona, 1959) è una scrittrice portoghese. Laureata in lingue e letterature moderne, responsabile editoriale del gruppo Leya, è autrice di una serie di avventure poliziesche per ragazzi e di un romanzo, ma è conosciuta soprattutto per la sua attività poetica.

lunedì 6 giugno 2016

Il vento che passa

 

CHRISTINA ROSSETTI

CHI HA VISTO IL VENTO?

Chi ha visto il vento?
Né tu né io.
Ma le foglie stanno tremando,
È il vento che passa.

Chi ha visto il vento?
Né tu né io.
Ma quando gli alberi chinano il capo,
Il vento li attraversa.

(Who has seen the wind? , da Sing-Song, a Nursery Rhyme Book, 1872)

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Giorni fa un amico canadese (che ringrazio) ha postato su Facebook questa poesia, dicendo che era una delle sue preferite. La conoscevo, certo, ma era da tanto che non la leggevo. L’ho infilata subito nella cartellina virtuale che contiene il materiale per questo blog. Eccola qui: è di Christina Rossetti, poetessa inglese figlia del poeta italiano Gabriele e sorella del pittore Dante Gabriel. Cosa c’è di interessante in questi versi, che ho visto in Rete spesso pubblicati monchi della prima quartina? È quello che si può associare metaforicamente al vento e che Christina Rossetti non dice, lasciando all’interpretazione del lettore: Dio, l’amore, l’anima. Fate voi…

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Vento

FOTOGRAFIA © HDWYN

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LA FRASE DEL GIORNO
L'essenziale è spesso invisibile; è solo il cuore, e non l'occhio, a poterlo cogliere.
ISABEL ALLENDE, Ritratto in seppia




Christina Georgina Rossetti (Londra, 5 dicembre 1830 – 29 dicembre 1894), poetessa britannica.Autrice di poesia devozionale e per bambini, è celebre per le poesie d'amore. Non si tratta di fantasie o di petrarchismo cortese: nascono da storie dolorosamente vissute e da sprazzi di lucidità che trasformano il dolore in un sentimento leggero e giocoso.


domenica 5 giugno 2016

Anche se si perde

 

BLANCA SARASUA

MANDAMI UNA LETTERA

Mandami una lettera, anche se si perde.
Mandami delle candele accese, non so,
un monte, per esempio, che mi guardi dall’alto.
Mandami sonate, pergamene,
capitelli corinzi che puntellino
questa sdrucciolevole luce serale.
Qualcosa di Brahms, il mare e il suo epicentro.
Bandiere senza colori,
che si possano dipingere come si vuole.
E soprattutto aria, senza canali, aria libera.
Ma per ora, la lettera, anche se si perde.

(da Ballestas contra el miedo, 1990)

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Le lettere, d’amore o meno, non si scrivono più: la tecnologia le ha cancellate dalla faccia della terra sostituendole con le asettiche email e anche peggio con gli SMS prima e con i messaggi in chat o su Whatsapp dopo. Ma – siamo sul finire degli Anni ‘80 ai tempi di questi versi della poetessa spagnola Blanca Sarasua – le lettere (profumate di carta, di inchiostro, della fragranza lasciata dalle mani) sono ancora tra i desiderata degli innamorati. La Sarasua poi si allarga, evoca regali più costosi o apertamente impossibili, accontentandosi comunque del fascino romantico di una lettera d’amore.

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Vilhelm

PETER VILHELM ILSTED, “RAGAZZA CHE LEGGE UNA LETTERA IN UN INTERNO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando non ricevi mai lettere d'amore, devi far finta che qualsiasi cosa sia una lettera d'amore.
CHARLES M. SCHULZ, Peanuts




Blanca Sarasua Muñoz (Bilbao, 2 novembre 1939), scrittrice e poetessa spagnola. Usa un linguaggio ricco ma semplice e la sua poesia è caratterizzata dall'assenza di rime. Crede nella bellezza dei versi liberi ma ritiene che bisogni andare oltre l'estetica. Rivendica la profondità della poesia e la necessità di tornare ai classici come fonte di valori eterni. 



sabato 4 giugno 2016

Amo la geometria

 

JOSÉ CARLOS LLOP

LA TENTAZIONE DEL GEOMETRA

Sono un letterato ma amo la geometria:
la losanga di Michaelis, le semisfere
delle natiche e la loro sacra ellissi,
la rigonfia perfezione della vulva
o la curva del pube, che adoro,
come la linea che si incrocia dietro
il ginocchio, o la tangente obliqua
della nuca. Amo le sfere
come albicocche o susine,
la baia tra il collo e la spalla,
i dolci ruscelli all’interno
dei polsi e lo splendore
del Bosforo tra le gambe,
con Istanbul in fondo e l’Asia
dietro. Poiché sono un letterato
so che la tentazione segreta
del geometra è la geografia:
disegnare le carte nautiche
su una pelle sconosciuta,
indugiare sulla tesa
parabola del capezzolo,
segnare le coordinate
e i loro confini e conoscere il caldo
tropicale di quei posti,
da dove uccelli bianchi
salgono dalle mangrovie
e si alzano in volo, cantando:
ultima magia della simmetria.

(da La vida distinta, 2014)

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Se in ogni notaio si cela un poeta, come chiosava Flaubert, in ogni letterato si nasconde un geometra: la tentazione dello scrittore spagnolo José Carlos Llop è quella di cantare geometricamente il corpo femminile, le sue linee e le sue sfere in una poesia densa di erotismo che traccia in forma moderna uno di quei “blasoni” diffusi nel Medioevo e nel Rinascimento.

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Vicente

FERNANDO VICENTE, “BAÑO (BOCETO)”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'erotismo è dare al corpo le suggestioni della mente.
GEORGES PERROS, Papiers collés I




José Carlos Llop (Palma di Maiorca, 1956), poeta spagnolo. È bibliotecario e collaboratore regolare del Diario de Mallorca. Nel 1993 ha pubblicato Islas, la prima traduzione in spagnolo della poesia di Derek Walcott, oltre ad altre traduzioni di diversi poeti e romanzieri isolani.


venerdì 3 giugno 2016

Balaustrata di brezza

 

GIUSEPPE UNGARETTI

STASERA

Versa, 21 maggio 1916

Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia.

(da Il porto sepolto, 1916, poi in L’Allegria, 1931)

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Molte sono nella prima opera di Giuseppe Ungaretti le poesie brevissime, enunciazione di uno stato d’animo attraverso un elemento naturale, scoperta di una realtà che si situa tra il senso e il sentimento. Vi appartiene anche “Stasera”, scritta nel casale di Versa, ora frazione di Romans d’Isonzo, dove il 19° reggimento di Fanteria, in cui il poeta prestava servizio, riposava tra un combattimento e l’altro nelle trincee. Protagonista è il vento leggero apprezzato da un balcone - esposto a sud probabilmente, visto che il titolo della poesia nell’edizione del 1916 è “Finestra a mare”: sono soltanto nove parole ma ci permettono di immaginare Ungaretti appoggiato sui gomiti mentre guarda malinconicamente il paesaggio dissolversi nel tramonto.

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Venice-Floral-Balcony

DIPINTO DI JOANNE MORRIS MARGOSIAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il carnato del cielo / sveglia oasi / al nomade d’amore.
GIUSEPPE UNGARETTI, L’Allegria




Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.


giovedì 2 giugno 2016

Il vino

 

CORRADO GOVONI

IL MIO VINO

Mi dissero: «Perché non bevi?
Tu vedi doppio; e puoi dimenticare...»
Mi buttai sopra il vino a bergli l’anima.
Bevvi la vigna in erba
con i pali celesti di solfato,
e bevvi la vendemmia coi suoi canti,
con tutte le sue vespe come gemme
e il pigiatore rosso
che schiacciava danzando l’uva matura.
Ma il vino mi tagliò solo le gambe.
Non vidi doppia che la mia sventura.

(da Preghiera al trifoglio, 1953)

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È un Corrado Govoni ormai maturo e segnato dalla vita - il figlio Aladino fu trucidato alle Fosse Ardeatine nel 1944 - quello che scrive questa poesia: non si può sfuggire alla realtà, è la sua considerazione ultima, non si può trovare una via di fuga tranne forse nella poesia, “esistenza ideale, volubile indipendente ed estrosa” in contrasto con “la realtà quotidiana comune, schiava di mille pregiudizi convenienze legami e leggi ed odiosissime necessità di famiglia e di civile società”.

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pouring-wine-victor-bauer

VICTOR BAUER, “POURING WINE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il vino mi ama e mi seduce solo fino al punto in cui il suo e il mio spirito si intrattengono in amichevole conversazione.
HERMANN HESSE, Aforismi




Corrado Govoni (Tàmara, 29 ottobre 1884 – Lido dei Pini, 20 ottobre 1965), poeta e scrittore italiano. Dopo una prima esperienza crepuscolare aderì al futurismo, staccandosene in seguito per proseguire su una strada più personale, capace di coniugare toni crepuscolari, liberty e simbolisti.


mercoledì 1 giugno 2016

Poesie per giugno II

 

Giugno, mese di calura e di esami scolastici, come sottolinea il poeta spagnolo Jaime Gil de Biedma ma anche di chiusura delle scuole e liberazione della grande estate. Mese che avvampa con la sua canicola e avvolge tutto quanto con la sua luce vivida e prolungata, come nota lo scrittore britannico Rudyard Kipling.


Giugno

.MAUREEN GALLACE, “COLD JUNE NIGHT


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JAIME GIL DE BIEDMA

NOTTI DI GIUGNO

A Luis Cernuda

Talora ricordo
certe notti di giugno di quell’anno,
quasi evanescenti, della mia adolescenza
(era il millenovecentoquarantanove
mi pare)
                    perché in quel mese
provavo sempre un’inquietudine, una piccola ansia
non appena cominciava il caldo,
                                            niente più
che una speciale sonorità dell’aria
e una disposizione vagamente affettiva.

Erano le notti inguaribili
                                  e la canicola.
Le ore piccole di studente solitario
e il libro importuno
accanto alla finestra spalancata (la via
da poco annaffiata spariva
sotto le fronde illuminate)
senza un’anima con cui parlare.

Quante volte ripenso
a voi, lontane
notti di giugno, quante volte
sono scoppiato in lacrime, lacrime
per essere ormai un uomo, quanto ho desiderato
morire
          o sognato di vendermi al diavolo,
che mai mi ascoltò.
                            E tuttavia
la vita ci domina proprio perché
non è come ce la aspettavamo.

(da Compagni di viaggio, 1959)

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RUDYARD KIPLING

DUE MESI: GIUGNO

Né speranza, né mutamento! Ci rinserrano le nuvole,
e tra le nuvole un torvo sole batte impietoso
sul seno della Città stremata,
finché la notte su noi piomba come il ricordo d’un peccato
che non conosce né sonno né pensieri di pace.
Un’ora dopo l’altra, un’arida luna a dispetto
brilla nella foschia e con la liquida luce
deride il tormento di alberi impassibili.
Lontano, mugghia il tuono la sua disperazione
alla terra che ne risuona tre volte disseccata. Fulmini
guizzano invano. Né offrono aiuto le nuvole ammassate,
ma solo un più greve peso d’aria infuocata.
V’è tregua all’alba? Guarda, da un cielo dolente
incede il giorno, tiranno dalla spada fiammeggiante!

(da Depatmental Ditties and Other Verses, 1888)

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LA FRASE DEL GIORNO
Giugno, bracciate di sole / nella campagna fiorita, / che dirai alla mia anima / che ti vuole ascoltare? / Che dirai alla mia anima, / giugno, di verde vestito?
CONCHA URQUIZA




Jaime Gil de Biedma y Alba (Barcellona, ​​13 novembre 1929 -  8 gennaio 1990), scrittore spagnolo, considerato uno dei più importanti poeti della seconda metà del XX secolo e della Generazione del 50.Nel suo lavoro ha fatto ricorso al colloquialismo (con se stesso e con i suoi lettori) e all'ironia per evidenziare questioni sociali ed esistenziali.


Joseph Rudyard Kipling (Bombay, 30 dicembre 1865 – Londra, 18 gennaio 1936), scrittore, poeta e giornalista britannico, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1907, a 41 anni, il più giovane e il primo scrittore di lingua inglese. Tra i più noti autori di libri di avventura e per ragazzi, ha scritto poesie, romanzi e racconti - molti dei quali di ambientazione indiana.