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sabato 7 marzo 2015

L’ombrello sul treno

 

WISŁAWA SZYMBORSKA

DISCORSO ALL’UFFICIO DEGLI OGGETTI SMARRITI

Ho perso qualche dea per via dal Sud al Nord,
e anche molti dei per via dall’Est all’Ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, e un’altra.
Non so neanche dove mai ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, chi abita il mio guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più  e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.

Perduto, smarrito, ai quattro venti se n’è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che ha perso solo ieri l’ombrello sul treno.

(Przemówienie w biurze znalezionych rzeczy da Ogni caso, 1972 – Trad. Pietro Marchesani)

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La vita non è mai sfuggita alle osservazioni della poetessa polacca Wisława Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996. Con la sua disincantata ironia scava all’interno dei giorni, ricostruisce attraverso i suoi elenchi il mondo come se incastrasse tessere di un puzzle. È l’intera storia dell’umanità che si riversa condensata in questi versi, dai primissimi passi dell’evoluzione alla nascita del pensiero, tutte memorie ancestrali delle quali non serbiamo traccia alcuna.

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Oggetti smarriti

FOTOGRAFIA © BLOOD AND CHAMPAGNE/TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni inizio infatti / è solo un seguito / e il libro degli eventi / è sempre aperto a metà
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WISŁAWA SZYMBORSKA, La fine e l’inizio




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.


venerdì 6 marzo 2015

Una sera d’estate

 

WENDY COPE

IDILLIO

(alla maniera di U.A. Fanthorpe)

Una sera d’estate in giardino saremo
io e te - con pasta e vino bianco ceneremo.

Poche parole. La testa reclinata,
guarderò l’ombra sul rosso sentiero,

che tutto sia passato quasi non parrà vero.
Quella begonia gialla. La casa, la facciata.

Senza male alla gamba, Kingsgate Park traverseremo,
per la via lunga a casa torneremo.

Il Paradiso che vorrei, che amo?
Noi due come siam stati - e ancora, a volte, siamo.

(Idyll, da Guarire dall’amore, Crocetti, 2011 - Traduzione di Paola Bartocci)

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La poesia ironica di Wendy Cope coniuga qui il suo sense of humour di stampo tipicamente britannico con una dolcezza amara: ne nasce un delicato sentimento in cui l’amore è una gioia composta da piccole cose che si incastrano come tessere di un puzzle.

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The lying game

JACK VETTRIANO, “THE LYING GAME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Due cure per l’amore - Prima: Non vederlo. Non chiamarlo, non scrivergli. / Seconda: Più semplice. Impara a conoscerlo meglio.
WENDY COPE, Guarire dall’amore




Wendy Cope (Erith, 21 luglio 1945) è una poetessa britannica. Lettrice di Storia al St. Hilda’s College, ha esordito nel 1986 con Preparando una cioccolata per Kingsley Amis, facendosi notare per l’ironia e l’arguzia delle sue poesie.

giovedì 5 marzo 2015

Ti ho veduta

 

PAUL ÉLUARD

ARIA VIVA

Ho guardato davanti a me
In mezzo alla folla ti ho veduta
In mezzo al grano ti ho veduta
Sotto un albero ti ho veduta

Al termine di ogni mio viaggio
Al fondo di tutti i miei tormenti
Alla svolta di ogni risata
Che uscivi dall’acqua e dal fuoco

D’estate e d’inverno ti ho veduta
Nella mia casa ti ho veduta
Tra le mie braccia ti ho veduta
Dentro i miei sogni ti ho veduta

Io non ti lascerò mai più.

(Air vif, da Ultime poesie d’amore, Passigli, 1996 - Traduzione di Vincenzo Accame)

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La donna per i Surrealisti - come abbiamo visto anche nei versi di Louis Aragon - è più che una musa, è praticamente una dea. Anche per il poeta francese Paul Éluard, per il quale diventa aria viva e quindi respiro, è la donna che “Di queste mie mani ha la forma, / Di questi miei occhi ha il colore”, quella che “crea la forza e la ragion d’essere dell’uomo”.

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Kote

JOSEF KOTE, “THE PROMISE”

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LA FRASE DEL GIORNO
E se non so più tutto quel che ho vissuto / È che i tuoi occhi non sempre mi hanno visto.
PAUL ÉLUARD, Capitale del dolore




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


mercoledì 4 marzo 2015

Ancora la vedo

 

LUIS ALBERTO DE CUENCA

IL MIRAGGIO

Qualcuno mi ha detto che se n’era andata
fuori città. E ho ricominciato a vederla
quando ormai non c’era più. Di nuovo ho ceduto
al dolore di sentire la sua assenza,
alla nostalgia dei suoi gesti.
È tornata nei sogni a dirmi che mi amava,
a essere protagonista dei miei incubi.
Ancora la vedo nuda tra le mie braccia.
Ancora mi vedo nudo nei suoi occhi
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(El espejismo, da El hacha y la rosa, 1993)

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Il poeta spagnolo Luis Alberto de Cuenca fonde trascendente e quotidiano, mescola sogno e realtà in questo suo miraggio in cui è l’assenza della donna a far decollare il sogno, come se fosse una condicio sine qua non per realizzare quell’amore, che vive di nostalgia e di desideri.

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?Red Mirage? - Oil and Acrylic Painting of a Woman

SUZIE BAKER, “RED MIRAGE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il problema non è abbandonare / tutto in cambio di te. / Il problema è abbandonarti / in cambio di un fantasma. / Sono le cose che capitano quando sogni che torna / la donna che non tornerà.
LUIS ALBERTO DE CUENCA, Por fuertes y fronteras




Luis Alberto de Cuenca Prado (Madrid , 29 dicembre 1950), poeta, filologo, ellenista, traduttore, saggista, editorialista, critico ed editore letterario spagnolo. La sua opera è stata definita una "poetica transculturalista": una lirica ironica ed elegante, a volte scettica, a volte disinvolta, in cui il trascendentale convive con il quotidiano.



martedì 3 marzo 2015

Poesia dimenticata

 

RINA DURANTE

ALLA “GROTTA DELLA POESIA” DI ROCA VECCHIA

Se mi siedo sul ciglio
di questa voragine
scavata nei sassi,
se m’affaccio a guardare
nel piccolo specchio d’acqua
del fondo,
e mi metto ad ascoltare
il tonfo del mare,
e sento tra le dita
la grana antica di questa terra,
comprendo che siamo rimasti noi soli
e i pallidi voli
di qualche gabbiano.
Antica “Poesia”,
poesia dimenticata,
la tua voce rimane inascoltata
come la mia.
Mi calo nel tuo fondo
e canto,
tanto
non ci ascolta nessuno,
perché diciamo le stesse cose,
perché abbiamo la stessa voce
antica e triste del passato.

(da Il tempo non trascorre invano, 1951)

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Roca Vecchia è un villaggio salentino sull’Adriatico nei pressi di San Foca. Tra le sue attrattive ci sono le Posie, due grotte carsiche cui sono crollati i tetti, conosciute come “Grotte della Poesia”, nelle quali l’acqua marina arriva attraverso un breve canale percorribile a nuoto o in barca. La scrittrice Rina Durante, nativa della vicina Melendugno, siede ad ascoltare la voce del mare risucchiata dalla grotta e medita sul valore delle radici – tema a lei molto caro – e sulla condizione della poesia.

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Grotta della Poesia

ROCA VECCHIA, GROTTA DELLA POESIA - FOTOGRAFIA © PSYMARK – OPERA PROPRIA

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia, dopo tutto, è un tentativo di trasmettere sentimenti, umori, stati d'animo, e persino pensieri che sono difficili da afferrare e che sembrano sfidare il linguaggio in prosa. E in effetti alcuni sentimenti eludono del tutto il linguaggio, e persino la poesia.
JEFFREY MOUSSAIEF MASSON




Caterina Durante, detta Rina (Melendugno, 29 ottobre 1928 – Lecce, 26 dicembre 2004),  giornalista e scrittrice italiana. Interessa al recupero delle tradizioni etnico-musicali del Salento, contribuì alla salvaguardia e alla riscoperta del Tarantismo. Le sue opere, oltre che sul tema della riscoperta delle radici storico culturali, si concentrano sul disagio delle classi più deboli.



lunedì 2 marzo 2015

Un bacio

 

ADA SALAS

POSA UN BACIO SULLA MIA BOCCA

Posa un bacio sulla mia bocca.

Si amano
il tuo silenzio e il mio.

(Pon un beso en mi boca, da Variazioni in bianco, 1994)

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L'amore consiste in questo: che due solitudini si proteggano,si limitino e si inchinino l'uno dinanzi all'altra” scrisse Rainer Maria Rilke nella Lettera a un giovane poeta. Lo stesso concetto è espresso nei suoi discorsi dall’antropologo Marc Augé: “Due solitudini vengono a coincidere; è questa unione che chiamiamo amore”. Certo, detto in pochissimi versi da Ada Salas, poetessa spagnola, suona meglio, più intrigante, più “poetico”, appunto.

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Jover

LOUI JOVER, “RAINY DAY RENDEZ-VOUS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Corpo / alla tua fame, / ombra al tuo silenzio.
ADA SALAS, Variazioni in bianco




Ada Salas (Cáceres, 19 ottobre 1965 ),  poetessa spagnola. Le sue prime poesie, di versi liberi e poesie molto brevi e raffinate, ricercano l'essenziale e in questo senso è considerata una seguace della linea stabilita da José Ángel Valente. In seguito ha cercato una poesia meno minimalista, con poesie di maggiore lunghezza ma che non rinunciano alla ricerca dell'essenziale.


domenica 1 marzo 2015

Altre due poesie per marzo

 

“L’improvviso raggiare del sole di marzo” ricordato dal riservato poeta siciliano Lucio Piccolo è il segno del risveglio, del primo sorgere della nuova stagione, che ci  fa pensare che tutto è possibile, che la vita rinasce con la “terra che s’illumina nel sole”, come quello che tinge d’oro un intenso tramonto milanese nei versi di Alfonso Gatto.


camille-pissarro-soleil-mars-pontoise

.CAMILLE PISSARRO, “SOLEIL DE MARS SUR PONTOISE”



LUCIO PICCOLO

MOBILE UNIVERSO DI FOLATE

Mobile universo di folate
di raggi, d’ore senza colore, di perenni
transiti, di sfarzo
di nubi: un attimo ed ecco mutate
splendon le forme, ondeggian millenni.
E l’arco della porta bassa e il gradino liso
di troppi inverni, favola sono nell’improvviso
raggiare del sole di marzo.

(da Canti barocchi e Gioco a nascondere, Scheiwiller, 2001)

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ALFONSO GATTO

UNA SERA DI MARZO

Fu in quel tempo di marzo che nel cielo
guardando alla città di sera, al volo
delle sue prime rondini, più solo
mi vidi, ma con tutti. Come a un gelo

dischiuso dal tepore, gli occhi fissi
all’accadere di quel mutamento,
ricordavo nel vivere che vissi.
E distratto così nel farmi intento

al mio segreto sorgere dal nulla,
trovavo nella voce le parole
da raggiungere, padre, madre, culla,
la terra che s’illumina nel sole.

Nel cielo di Milano d'agro e d'oro
nella sera di marzo, per l'oriente
affacciata a guardare era la gente
della mia voce e del mio volto, coro

di povertà che invoca dalle cose
il suo nome perpetuo. Non rispose
l'azzurro che vedevo farsi oscuro
presentimento, non rispose il muro.

(da La storia delle vittime, Mondadori, 1966).

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LA FRASE DEL GIORNO
Giovino ai bianchi fiori, / ai primi, lungo un ramo senza verde / negli orti neri di terra bagnata, / le tue clemenze disattente, o marzo.
LUIGI FALLACARA