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venerdì 7 giugno 2013

Il tuo ricordo

 

IDEA VILARIÑO

SIMILITUDINE

Come nella spiaggia vergine
piega il vento
l’esile giunco verde
che traccia
un cerchio delicato sulla sabbia
così in me
il tuo ricordo.

(da Pobre mundo, 1966)

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“Amore / dall’ombra / dal dolore / amore / ti sto chiamando / dal pozzo asfissiante del ricordo / senza che nulla giovi / né ti attenda”: è un amore disperato quello che tormenta la poetessa uruguaiana Idea Vilariño, un amore che lavora dentro, dove il suo ricordo si muove sotto traccia, con la forza di un sottile giunco che resiste al vento e che delinea continuamente il segno della memoria, “la sola unica cosa / che m’importa nel mondo”.

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FOTOGRAFIA © DEBORAH SCHENCK

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LA FRASE DEL GIORNO
Lascerò chiuse le persiane e non aprirò la porta, perché il ricordo rimasto non se ne vada con il vento.

PIERRE LOUŸS, Les chansons de Bilitis




Idea Vilariño Romani (Montevideo, 18 agosto 1920 – 28 aprile 2009), poetessa, saggista e critica letteraria uruguaiana. Appartenne al gruppo della Generazione del ‘45 con Juan Carlos Onetti e Mario Benedetti. Le sue poesie sono spesso caratterizzate da una introspezione intima. Pur accettando i premi conferiti, rifiutò di rilasciare interviste, di fare promozione ai propri libri e di commentare la sua poetica.


giovedì 6 giugno 2013

La tua nudità

 

FRANCISCO HERNÁNDEZ

NUDITÀ

Foglie d’acanto ti coprono.
La tua nudità è il contrario di un fiore chiuso.
Fra i tuoi denti germoglia una parola effluvio d’edera.
Dall’ultimo seme che pronunci
Nasce in silenzio una quercia centenaria.
Solo dove posi i piedi cresce l’erba.
Solo dove respiri torna a soffiare il vento.
Foglie d’acanto ti coprono.
Occhi di canto ti scoprono.

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La bellezza e l’occhio del poeta: il messicano Francisco Hernández riveste di poesia una donna che è quasi una personificazione della natura. Sono versi in cui l’erotismo si posa leggero come una farfalla: e la nudità è allora il fiore della grazia, dispensatore di vita.

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GUSTAV KLIMT, “SERPENTI D’ACQUA II”

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LA FRASE DEL GIORNO
La rosa: / la tua nudità fatta grazia.

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, La stagione totale




Francisco Manuel Hernández Pérez (San Andrés Tuxtla, Veracruz, 20 giugno 1946), poeta messicano. I suoi testi affrontano il disincanto verso il mondo, l'amore-erotismo e il tempo. Questi temi si articolano attraverso motivi ricorrenti nell'opera: acqua, sogno-malattia, corpo-donna, viaggio e luce.



mercoledì 5 giugno 2013

Oggi è il meglio di ieri

 

UMBERTO SABA

FELICITÀ

La giovanezza cupida di pesi
porge spontanea al carico le spalle.
Non regge. Piange di malinconia.

Vagabondaggio, evasione, poesia,
cari prodigi sul tardi! Sul tardi
l'aria si affina ed i passi si fanno
leggeri.
Oggi è il meglio di ieri,
se non è ancora la felicità.

Assumeremo un giorno la bontà
del suo volto, vedremo alcuno sciogliere
come un fumo il suo inutile dolore.

(da Parole, 1934)

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È un cinquantenne Umberto Saba quando scrive questi versi e ora dall’alto del disincanto dell’età può giudicare possibile quella parvenza di felicità che riesce a cogliere  - un barlume, in effetti, perché di lì a pochi anni arriveranno le leggi razziali e l'esilio. Ma è una riflessione che valuta la parabola di ogni esistenza umana, che considera l’infelicità leopardiana tipica di molte gioventù come un pedaggio da pagare alla vita per poi intravedere un riavvicinamento alla felicità - o alla non infelicità - quando le aspettative cadono e anche il dolore di un tempo mostra la sua vanità.

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PAUL DAVID BOND, “HAPPINESS IN PERPETUITY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se si costruisse la casa della felicità, la stanza più grande sarebbe la sala d'attesa.
JULES RENARD, Journal




Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.

martedì 4 giugno 2013

Una maschera sul viso

 

VALERY LARBAUD

LA MASCHERA

Sempre scrivo con una maschera sul viso;
Sì, una maschera alla moda antica di Venezia,
Lunga, con la fronte compressa,
Affine a un grande muso di raso bianco.
Seduto al mio tavolo, sollevando la testa
Mi contemplo allo specchio, di faccia,
Di tre quarti e osservo
Il profilo infantile e animalesco che amo.
Oh, che un lettore, un mio fratello, a cui parlo
Attraverso questa maschera pallida e brillante,
Venga a deporre un bacio grave e lento
Sulla fronte compressa e sulla guancia tanto pallida,
Ad appoggiare più forte sul mio viso
Quest’altro viso scavato e profumato.

(Da Le poesie di A. O. Barnabooth, 1913 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Sembra una poesia semplice, questa di Valery Larbaud, ricco ed eccentrico poliglotta francese: un’apertura del poeta al lettore, un desiderio di condivisione. Ma altresì attinge a un delicato rapporto, quello di chi scrive con ciò che scrive, a quell’io che – se è celato da una maschera – infine altro non può essere che soltanto ciò che il poeta stesso decide di lasciar trapelare. Se è vero, a partire da Flaubert che disse “La Bovary c’est moi”, che chi scrive mette la sua vita nei testi, è altrettanto vero che quell’«io» può essere solo apparente, fittizio come un personaggio, A. O. Barnabooth appunto, che altri non è se non Valery Larbaud in maschera…

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PAUL WARNER, “CABINET OF DREAMS: VENICE WITH FEATHERS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma amavo il gusto delle lacrime trattenute, di quelle che sembrano cadere dagli occhi nel cuore, dietro la maschera del viso
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VALERY LARBAUD




Valery Larbaud, conosciuto anche con gli pseudonimi A.-O. Barnabooth, L. Hagiosy, X. M. Tourmier de Zamble (Vichy, 29 agosto 1881 – 2 febbraio 1957), è stato un romanziere, poeta e traduttore francese. aderì alle correnti e ai circoli letterarî d'avanguardia, in cui portò un gusto affinato dalla conoscenza delle letterature antiche e moderne, uno spirito creativo tendente all'estetismo e all'ironia.


lunedì 3 giugno 2013

Le cose consumate

 

LAUREANO ALBÁN

GLI INFIMI CREPUSCOLI

A Conchita Rafael Morales

Amo le cose che consumate brillano
come se i crepuscoli fossero
fermi in esse ardendo per sempre.

I bordi delle sedie raffinati
dalla devozione chiara delle dita.
I bicchieri trasparenti per servire
sorgenti distanti.
I selciati sottomessi all’ombra.
Le vesti sfilate dall’aria.

Amo la loro affaticata servitù
di diamante appagato,
la sommessa passione dei loro silenzi.

Amo la loro anima d’autunno che fu alta
e condivise gli occhi del miracolo.

Il loro modo di darci l’oblio,
senza pianto né violenza,
come una saggia prossimità che splende,
come la mano dell’amore senza nessuno.

Amo i libri vecchi
manipolati dalla luce,
i ciottoli che stanno nella mano
dove ardono paesaggi lontanissimi.

Perché va verso l’addio la loro lenta musica,
si abbracciano all’ombra senza gemere,
silenziose come il fuoco dimenticato delle lampade
che restano sole al giungere dell’alba.

(da Herencia del otoño, 1980 - Traduzione di Tomaso Pieragnolo)

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Laureano Albán è un poeta del Costarica, esponente del movimento trascendentalista, di cui nel 1974 redasse il manifesto: “L’esperienza trascendentale è dunque possibile, quotidiana e naturale. Niente vi è in essa di irraggiungibile o di alieno alle nostre capacità di comprensione. È un’esperienza propria dell’uomo, sua e spontanea. E grazie ad essa esiste la poesia”. Un romanticismo di ritorno che si può apprezzare in questa lode anche un po’ crepuscolare alle cose logorate dall’uso, che alla fine altro non sono che l’emblema della vita vissuta, la memoria…

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TIM DOLBY, “BLACK AND WHITE STILL LIFE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta dice l’ineffabile, utilizza il linguaggio indiretto. Non si può andare oltre la mente razionale con il linguaggio razionale. La bellezza è l’ombra di Dio sull’universo, come scrisse Platone
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LAUREANO ALBÁN, ArtStudio Magazine, 15 aprile 2004




Laureano Albán Rivas (Turrialba, 9 gennaio 1942), poeta e scrittore costaricano. Nel 1977 lanciò il Manifesto Trascendentalista: questo movimento letterario, la cui creazione suscitò polemiche, arrivò in Spagna nel 2000, quando Albán fondò a Madrid il gruppo trascendentalista di Aranjuez, rimasto attivo nella penisola sotto il coordinamento del poeta spagnolo Monserrat Doucet.


domenica 2 giugno 2013

La luna e il mare


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

LA LUNA BIANCA TOGLIE AL MARE


15 giugno

La luna bianca toglie al mare
il mare, e gli dà il mare. In un tranquillo
e puro vincere, la sua bellezza
fa che la verità non sia più tale,
fa che sia verità sola ed eterna
quanto non era vero.

                               Semplicità divina
che sbaragli il reale e presti un’anima
nuova alla verità!
Rosa non presentita, tu che togli
alla rosa la rosa, tu che dai
alla rosa la rosa!


(da Diario di poeta e mare, 1917 – Traduzione di Francesco Tentori Montalto).


È il 15 giugno 1916 e il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez sta tornando in patria via nave dagli Stati Uniti, dove ha prima raggiunto e poi sposato l’amata Zenobia. È una notte tranquilla di navigazione nell’oceano e la luna piena riempie il mare di riflessi argentati “sull’alta prua / che apre in due argenti l’azzurro profondo, / scendendo al fondo o ascendendo al cielo”: realtà e illusione si confondono, si intrecciano in quella magia di luce notturna agli occhi di Jiménez che da sempre cerca la verità nella bellezza e che nella poesia immediatamente successiva a questa nel Diario, scritta la stessa sera, confessa: “cominciò in questo modo la celeste / voglia della mia anima di andare /oltre la soglia, fino al proprio centro... // Prima bianchezza, solo e sempre prima! / ...Bianchezza, mare, di questa notte di luna!”
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IMMAGINE © WALLPAPERSCRAFT
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LA FRASE DEL GIORNO
Anche se percorri la terra tutta intera, non imparerai mai tante cose quante ne imparerai dal mare. Non troverai mai pace se non sul mare, che da parte sua non ha mai pace
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PÄR LAGERKVIST, Pellegrino sul mare




JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


sabato 1 giugno 2013

Due poesie per giugno

 

Giugno è, o dovrebbe esserlo almeno – visto l’andamento assolutamente anomalo di questa primavera in corso, il mese del sole e del grano, quello che canta su un treno fermo in una stazione di provincia il poeta inglese Edward Thomas, caduto nella battaglia di Arras durante la prima guerra mondiale; o quello che ritrova nel verde dell’estate il Premio Nobel svedese Tomas Tranströmer.

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EDWARD THOMAS

ADLESTROP

Sì, mi ricordo di Adlestrop, del nome,
Perché in un caldo pomeriggio il treno
Diretto vi fece una sosta imprevista.
S'era agli ultimi giorni di un bel giugno.

Un fischio, poi qualcuno si schiarì
La gola. Ma nessuno se ne andò
Dalla nuda piattaforma, nessuno
Salì e fu solo Adlestrop: un nome,

E salici e tanta erba profonda
E la regina dei prati e i covoni
di fieno così fermi e solitari
Come le nubi alte nel cielo estivo.

Per un istante cantò vicinissimo
Un merlo e gli risposero indistinti
Più e più lontano poi tutti gli uccelli
Delle terre di Oxford e di Gloster.

(da Poesie, 1917 - Traduzione di Attilio Bertolucci)

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TOMAS TRANSTRÖMER

I RICORDI MI VEDONO

Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi
per riprendere sonno.

Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.
Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.

Così vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli
sia assordante.

(da Poesia dal silenzio, Crocetti, 2008 – Traduzione di Maria Cristina Lombardi)

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DARKO TOPALSKI, “FLOWER FIELD”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che ora è questa che saluta / il muro sbiadito con calda luce / e silenzioso cenno, e sommuove / l'aria tremante di giugno?
ATTILIO BERTOLUCCI, Verso le sorgenti del Cinghio




Edward-Thomas-PhotoPhilip Edward Thomas (Lambeth, 3 marzo 1878 – Arras, 9 aprile 1917), poeta, saggista e romanziere inglese. Considerato poeta di guerra, compose però anche numerose poesie dal sapore bucolico. Partito volontario allo scoppio della Prima Guerra mondiale, cadde il primo giorno dell’offensiva di Arras, la domenica di Pasqua del 1917.