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lunedì 7 marzo 2011

Centenario di Fogazzaro


Il 7 marzo del 1911 moriva Antonio Fogazzaro, sessantanovenne senatore del Regno d’Italia ma soprattutto celebre scrittore dell’Ottocento, famosissimo al punto da essere stato più volte candidato al Premio Nobel agli inizi del XX secolo. I suoi capolavori sono tutti di prosa: Malombra, Daniele Cortis, Piccolo mondo antico, letture diffusissime nella piccola borghesia, alla quale lo stesso autore apparteneva. Modernista, Fogazzaro sapeva però schiacciare l’occhiolino a quel mondo cattolico e conservatore al quale si rivolgeva: parlava di amore extraconiugale ma lo inquadrava in una profonda fede.   

Ma, in realtà, Fogazzaro nacque poeta: sin dai tempi del liceo con Giacomo Zanella come professore, e degli studi di Giurisprudenza, è la poesia la sua Musa. Scrive il poemetto Miranda, che non trova però editore e viene quasi stroncato dal critico Francesco De Sanctis, collega del padre di Antonio, deputato al Parlamento: “La maniera pare un po' arida e asciutta ma l'autore ha voluto così fare per reagire contro la morbosa abbondanza de' nostri periodi poetici e per stare un po' più dappresso alla natura. Forse ha oltrepassato il segno, come fanno tutte le reazioni. Ci ho trovato dei bei motivi psicologici, ma poca ricchezza e poca serietà nel loro sviluppo e nelle loro gradazioni”. Il libro viene poi pubblicato e trova consensi dal pubblico ma non dalla critica. La successiva raccolta Valsolda non avrà neanche il conforto dell’opinione pubblica e porrà fine alle velleità poetiche di Fogazzaro, che si dedicherà esclusivamente ai romanzi, cominciando a scrivere Malombra. Fu un bene? Fu un male? Giudicate voi…

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M’AMA, NON M’AMA. SENZA UCCIDER FIORI

M'ama, non m'ama. Senza uccider fiori,
dirmi così da tutto l'universo
ascolto sempre e dal mio core istesso;
starò a veder su qual dei due si ferma.
No, non domando al fior. Se il fior sapesse
gli chiederei soltanto s'è felice.
Ma il fior l'ignora, e chi potrebbe dirlo
mi niega per pietà questo conforto.
Un pensier mi ferisce. E se il poeta
s'accendesse d'amor per le soavi
figure ch'egli crea! Strano pensiero!
Davver di questi non ne avevo un tempo.

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TENEVO IL VISO FRA LE PALME ASCOSE

Tenevo il viso fra le palme ascoso.
Star con lui mi pareva, essergli unita
da lungo tempo, ed ei mi domandava
di quegli anni lontani, amari tanto.
Io tutto tutto gli dicevo. Alfine
tolsi le man dal viso, e nello specchio
guardai se i miei capelli erano bianchi.

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LA FRASE DEL GIORNO
In guerra e in amore sono le ritirate che scatenano le avanzate.
ANTONIO FOGAZZARO




Antonio Fogazzaro (Vicenza, 25 marzo 1842 – 7 marzo 1911), scrittore e poeta italiano. Indagò nelle sue opere il mondo sentimentale e religioso dei protagonisti (Malombra, 1881; Daniele Cortis, 1884; Piccolo mondo antico, 1895, ritenuto il suo capolavoro) e affrontò il conflitto tra fede e scienza, e tra cattolicesimo e mondo moderno.



domenica 6 marzo 2011

Apri la finestra: sono io


MERJA VIROLAINEN

SE MI SCIOLGO FONDENDOMI NELLA PIOGGIA

Se mi sciolgo fondendomi nella pioggia,
e vedi
alla finestra il caprimulgo,
quando prima di dormire ti togli
la camicia bianca,

apri la finestra: sono io,
ali scottate, svolazzo nei tuoi occhi,
mi appoggio al tuo collo ardente,
una risata morbida, bisbigli,
apro le ali sul tuo petto, le chiudo,
atterro in un respiro sulla pancia ardente,
amore, rimango sulle tue labbra.

(da Quando il sole è fissato con i chiodi. Poeti finlandesi contemporanei, Asefi 2002 – Traduzione di Viola Capkova e Antonio Parente)

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Merja Virolainen è una poetessa e traduttrice finlandese nata nel 1962 che ha al suo attivo sei raccolte di poesia, una commedia, un romanzo e delle prose brevi. Merja è attenta ai temi della femminilità, della presenza della donna nella società e nella storia, della sessualità e del desiderio. E troviamo molti di questi argomenti anche in una sua poesia d’amore: la donna è paragonata alla pioggia – ovvero alla vita – e in una sorta di religione pagana incarna il ruolo della Madre Terra, della natura. Non a caso la Virolainen è autrice di un Manuale di sciamanesimo e stregoneria che indaga la mitologia delle antiche saghe finlandesi.

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Fotografia © Jiihaa

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LA FRASE DEL GIORNO
Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c'è da rimanerci secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro.
ALESSANDRO BARICCO, Oceano mare




Merja Virolainen  (Lapua, 7 maggio 1962), poetessa e traduttrice finlandese. Costumista, ha lavorato per il circo e il teatro dei burattini prima di laurearsi in filosofia. Tra i suoi temi prediletti l’amore carnale, i ricordi d’infanzia, l’esistenza senza amore e la problematica dell’identità.


sabato 5 marzo 2011

Una poesia che sa di tè


OLAV H. HAUGE

HO TRE POESIE


Ho tre poesie,
disse.
Pensa, contare le poesie.
Emily le gettava
in un baule, io
non credo proprio che le contasse,
apriva solo un pacchetto di tè
e ne scriveva una nuova.
Era giusto. Una buona poesia
deve odorare di tè.
O di terra umida e legna appena tagliata.


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“Pensa, contare le poesie” dice il poeta norvegese Olav H. Hauge in questi versi. Le poesie non si contano, non sono figli da caricare in macchina e accompagnare a scuola, non sono calze che vanno a due a due da infilare in lavatrice. Si scrivono, quando vengono, quando un’intuizione le suggerisce – e si deve scriverle subito, prima che l’idea svanisca nel dimenticatoio del giorno. Si scrivono, alcuni faticano a metterle sulla carta, altri ne buttano giù ogni giorno. Come Emily Dickinson: immaginiamola seduta nella sua stanza al contempo rifugio e prigione mentre si versa un tè e lo sorseggia lentamente e intanto scrive. Calma, tranquilla, immersa nella natura: “Che sia l’amore tutto ciò che esiste / è ciò che noi sappiamo dell’amore…”

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Ilustrazione da Pinterest

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LA FRASE DEL GIORNO 
Il poeta ha oggi una funzione analoga a quella del prete protestante: egli sta in una chiesa vuota e predica, e se viene gente in quella chiesa e ascolta, egli quasi si spaventa, perché non ci è più abituato. Ma naturalmente se ne rallegra.
HERMANN HESSE, Lettere




Olav Håkonson Hauge (Ulvik, 18 agosto 1908 – 23 maggio 1994), traduttore e poeta norvegese. Giardiniere, uomo di grande cultura, tradusse in lingua nynorsk Blake, Brecht, Celan, Hölderlin e Sylvia Plath. La sua è poesia modernista, che invade il territorio della poesia concreta.


venerdì 4 marzo 2011

Le sette lettere del tuo nome

 

ROBERTO CARIFI

SE POTESSI CANTARE IL TUO NOME

Se potessi cantare il tuo nome sarebbe
– le sette lettere del tuo nome –
un’erba cresciuta in pieno inverno,
un tiepido scirocco scioglierebbe il gelo.
Se potessi parlare come quel passerotto
che si posa, muto, sul mio terrazzo!
Ma oggi perfino la pioggia è una lingua straniera
e dovrò mendicare un sorriso.

(da Nel ferro dei balocchi. Poesie 1983-2000, Crocetti, 2008)

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La voce della poesia può essere miracolosa, il suo canto può elevarsi portando un raggio di sole nell’oscurità, il rigoglio primaverile nel cuore dell’inverno. Questo ci dice il poeta pistoiese Roberto Carifi, che fa parte del comitato di redazione della rivista Poesia. Ma la poesia non è detto che venga naturalmente come il cinguettio di un passerotto, talora non bussa, talvolta bussa e siamo noi che in quel momento non siamo in grado di sentire i suoi colpi alla porta. E rimaniamo muti e sordi, senza intendere la sua voce.

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Fotografia © Phototainable

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LA FRASE DEL GIORNO
I poemi sono fatti dagli sciocchi come me, ma solo Dio può fare un albero.
ALFRED JOYCE KILMER, Trees and other poems




Roberto Carifi (Pistoia, 11 settembre 1948), poeta, traduttore, filosofo, critico letterario e scrittore italiano. Due sono i temi che incardinano la poetica di Roberto Carifi, la madre e il legame con la città natale, Pistoia, che di quel rapporto affettivo è l'emanazione, entrambi raccolti filosoficamente nel rimando all'infanzia.


giovedì 3 marzo 2011

Come un rigo dalla penna


IOSIF BRODSKIJ

METTI IN SERBO PER LE STAGIONI FREDDE

Metti in serbo per le stagioni fredde
queste parole, per le stagioni dell'ansia!
Come il pesce sulla sabbia, l'uomo sopravvive:
se si strascina agli arbusti e s'alza
su gambe incerte e storte e va, come un rigo dalla penna,
nelle viscere stesse della terra.

Esistono leoni alati, sfingi col seno
di donna, angeli in bianco e ninfe del mare:
a colui che sostiene sulle sue spalle il peso
di buio, caldo e - oso dirlo - dolore,
sono più cari degli zeri concentrici nati
da parole gettate.

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“Diffondiamo i libri di poesia in ogni luogo dove la gente uccide il tempo o viene uccisa dal tempo. La poesia è uno strumento importantissimo di educazione: più è a portata delle persone, meglio queste stanno. E più diventano riflessive” così si espresse il poeta russo Josif Brodskij, Premio Nobel 1987, ad un meeting di letteratura, interpellato sul compito della poesia. Parole da sottoscrivere, naturalmente, e da mettere in pratica: mettiamo in serbo per le stagioni fredde il calore della poesia, il suo mondo che magicamente si apre davanti ai nostri occhi spalancando gli spazi sterminati della fantasia, le praterie che si estendono dentro di noi.

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FOTOGRAFIA © HOLYTACO

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LA FRASE DEL GIORNO 
Un uomo che legge poesia si fa sconfiggere meno facilmente di uno che non la legge.
JOSIF BRODSKIJ, Profilo di Clio




Iosif Aleksandrovič Brodskij (Leningrado, 24 maggio 1940 – New York, 28 gennaio 1996), poeta, saggista e drammaturgo russo naturalizzato statunitense, fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1987 e nel 1991 fu nominato poeta laureato degli Stati Uniti. Arrestato dal regime sovietico nel 1964 per “parassitismo”, fu costretto ai lavori forzati e successivamente all’esilio negli Stati Uniti. È sepolto nel cimitero di Venezia.

mercoledì 2 marzo 2011

Luminosi azzurri e gialle sponde



KONSTANTINOS KAVAFIS

MARE AL MATTINO

Fermarmi qui. Per vedere anch'io un po' la natura.
Luminosi azzurri e gialle sponde
del mare al mattino e del cielo limpido: tutto
è bello e in piena luce.

Fermarmi qui. E illudermi di vederli
(e davvero li vidi un attimo appena mi fermai);
e non vedere anche qui le mie fantasie,
i miei ricordi, le visioni del piacere.

1915

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È una rarità questa lirica, nella produzione di Konstantinos Kavafis: è infatti l’unico paesaggio in tutto il suo corpus poetico. Kavafis ha infatti sempre posto sotto la lente l’uomo, le sue passioni, la sua storia, i suoi sentimenti. Ecco invece una marina che rappresenta la spiaggia di Alessandria d’Egitto, con i suoi gialli e i suoi azzurri. Un’illusione che non serve al poeta, che non gli può procurare sollievo: forse proprio per questo rimane un caso isolato.


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Fotografia © Online Beach Cams

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LA FRASE DEL GIORNO 
La vita che hai sciupato in questo piccolo buco, in tutta la terra l’hai sprecata.
KONSTANTINOS KAVAFIS




Konstantinos Petrou Kavafis, (Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863 – 29 aprile 1933), poeta e giornalista greco. Pubblicò 154 poesie, spesso ispirate all'antichità ellenistica, romana e bizantina, percorre, mirando al sublime, i vari gradi di un'esperienza estetica congiunta alla pratica dell'amore omosessuale.


martedì 1 marzo 2011

Nuove poesie per marzo


Ecco marzo con l’annuncio della primavera. Corriamo anche noi con il poeta greco Tàkis Tsiàkos nell’oro della natura illuminata dal sole che comincia a risvegliarsi. Scrutiamo il suo rigoglio nei prati come fa Raffaele Carrieri tra i navigli di Lombardia, con il cuore pronto all’amore e la meraviglia della bella stagione ritrovata.

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TÀKIS TSIÀKOS

CANZONE PER IL SOLE

Così immaginai e così promisi,
e un Marzo ho legato al collo
con un nastro di seta bianca e rossa.
Ed ora sto lottando col sole.

E dico: catturerò la luce che spande
sulla riva - chissà cadrà in una rete
o s'impiglierà a un amo -
se farò filo e filatura.

Tanto e tanto desiderio m'ha preso
di mettermi un vestito tutto oro,
di vestirmi di luce e di sole!
E avere per amuleto il sole.

Che male c'è, o sorte che mi tormenti?
benedico la tua immensa Grazia.
Mio Dio, ch'io solo mi consumi per il sole.

(da Poesia greca contemporanea, Dall'Oglio - Trad. Cristino G. Sangiglio)

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Fotografia © Daniele Riva


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RAFFAELE CARRIERI

MARZO IN LOMBARDIA

a Carla Cantatore

Ahi che marzo affabile
Fu quell'anno a Gaggiano.
Un precoce anticipo d'aprile
Come può sognare
Un pioppo solitario
Che si specchia e s'inganna
Fra le strisce della risaia.

Tiepida era l'aria
Nell'immoto rilucere;
Le acque nei canali
Spingevano la luce
Verso tenere praterie.

Ahi che marzo specchiato
Fu quell'anno!
Al margine dei fossi
Le giunchiglie
Avevano una notte
Ed erano già gialle.
L'odore dello strame
Riscaldava le acque
E gli amanti andavano.

Andavano a giunchiglie
Gli amanti del mese di marzo.
In volo le ali dei passeri
Erano proprio leggiere.

(da Le ombre dispettose, Mondadori, 1974)

 

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LA FRASE DEL GIORNO 
Come la mano si apre marzo, / Come la mano sul mandolino.
RAFFAELE CARRIERI, Canzoniere amoroso




Takis Tsiakos (Argirocastro, Albania, 1909 – Atene, 1997), poeta greco. Il suo lavoro è stato influenzato dal carattere nazionale della poesia di Kostis Palamas, caratteristica riscontrabile anche in altri poeti originari dell'Epiro settentrionale. Fu vicepresidente del consiglio di amministrazione dell'Associazione degli scrittori greci.


Raffaele Carrieri (Taranto, 23 febbraio 1905 – Pietrasanta, 14 settembre 1984), scrittore e poeta italiano. A quattordici anni abbandonò la città natale e viaggiò imbarcandosi come marinaio su bastimenti mercantili. Tornato in Italia fu per due anni gabelliere a Palermo. ”La mia poesia è tutta autobiografica; ispirata a fatti realmente accaduti, a viaggi, a soggiorni in paesi stranieri” scrisse di sé.