UNA TAZZA DI TÈ
Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».
«Come questa tazza» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?»
(da 101 Storie Zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, Adelphi, 1973)
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La filosofia orientale attrae noi occidentali perché ci mostra il lato di noi che meno conosciamo: sempre così attenti all’azione e all’apparenza, curiamo poco il nostro essere. Lo Zen è la ricerca dell’io, l’esperienza che porta all’illuminazione attraverso la conoscenza di sé e il rifiuto del formalismo in favore di una semplicità di vita che possiamo ritrovare anche nel cristianesimo delle origini.
Il maestro Nan-in di questa storiella fotografa una diffusa figura della nostra società, quella di chi non mette mai in dubbio le proprie opinioni, non ragiona sulle cose che per preconcetti e partiti presi, si lascia portare dai pregiudizi e dai luoghi comuni – e può essere un insigne professore universitario come quello che si presenta davanti a Nan-in o un’umile cameriera appassionata di rotocalchi rosa. “Anche se mi convincerai, non mi convincerai” dice un personaggio del “Pluto” di Aristofane: invece sarebbe molto meglio porsi davanti all’altro con più rispetto e con meno arroganza, pronti a comprendere quello che ha da dire e a valutarlo serenamente, senza paraocchi ideologici. Insomma, essere un po’ più Zen anche noi.
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Fotografia © Lynn Kessel
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LA FRASE DEL GIORNO
Le opinioni si riproducono per divisione, i pensieri per germinazione.
KARL KRAUS, Detti e contraddetti




