martedì 28 febbraio 2017

Un pugno di coriandoli

 

GIOVANNA BEMPORAD

SERA DI CARNEVALE

La stanza vuota mi fluisce incontro
con un denso rigurgito di forme
tra gli oggetti quieti e sedentari;
se tento
fondermi in una folla o un sentimento
e aprirmi il varco fino alla piazzetta
cresce la mia tristezza;
se un pugno di coriandoli un ragazzo
mi getta in viso, bruciano i miei occhi
come sotto una frusta.

(da Esercizi, Garzanti, 1980)

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Giovanna Bemporad (1928-2013) è famosa soprattutto per le traduzioni – l’Odissea in particolare, ma anche i simbolisti francesi e i lirici tedeschi – e quando si “mette in proprio” ha uno stile molto particolare che probabilmente assorbe quelle letture coniugandole in endecasillabi che cercano la perfezione musicale. Così è anche in questa sera di Carnevale sospesa tra solitudine e tristezza.

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Coriandoli

“CONFETTI” BY TRAVIS WISE IS LICENSED UNDER CC BY 2.0

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu sola potrai resistere / nel rogo del Carnevale. / Tu sola che senza maschere / nascondi l’arte d’esistere.
GIORGIO CAPRONI, Cronistoria

lunedì 27 febbraio 2017

Un uomo triste

 

MARIO BENEDETTI

CARATTERI

Un uomo
allegro
è uno in più
nel coro
degli uomini
allegri
un uomo
triste
non somiglia
a nessun altro
uomo
triste

(da Vento dell’esilio, 1981)

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Il poeta uruguaiano Mario Benedetti (1920-2009) dice in poesia quello che Lev Tolstoj disse nella mirabile prosa dell’incipit di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. La tristezza, insomma, è più variegata dell’allegria e della felicità.

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Tristezza

FOTOGRAFIA DA TWITTER

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LA FRASE DEL GIORNO
Un'oncia di allegria vale una libbra di tristezza.
RICHARD BAXTER, Abnegazione

domenica 26 febbraio 2017

Estranea mi appartieni

 

JUAN GELMAN

SCRIVO NELL’OBLIO

Scrivo nell’oblio
in tutti i fuochi della notte
ogni tuo volto.
E c’è una pietra
dove ti faccio mia,
nessuno la conosce,
ho fondato città sulla tua dolcezza,
ho sofferto queste cose,
sei fuori di me,
ma estranea mi appartieni.

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L’oblio e la memoria coniugati con la poesia del cuore sono tra i temi costanti del poeta argentino Juan Gelman (1930-2014): qui nel gioco tra dimenticare e ricordare si inscrive la presente assenza della donna amata, la cui volontà non può determinare nulla, non può incidere sull’appartenenza della memoria.

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RAFAL OLBINSKI, “DONNA VESTITA E LA SUA SILHOUETTE NOTTURNA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se tu sorridi è per colmarmi di te / Se tu sorridi io vedo il mondo intero.
PAUL ÉLUARD

sabato 25 febbraio 2017

All’angolo di qualche verso

 

AÍDA ELENA PÁRRAGA

HO DECISO DI ACCETTARE IL TUO INVITO

Ho deciso di accettare il tuo invito
e ti aspetto all’angolo di qualche verso.
Qui, dove la poesia si fuma l’ultima sigaretta
e la notte con i tacchi alti le dà un bacio.
Il posto dove iniziano gli assalti,
rapine perpetrate contro l’anima.
L’angolo dove bruciano le tue vocali
e le mie gonne conoscono le tue risposte,
l’unico punto in tutto l’universo
dove sempre la colpa è del caso.

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La poetessa salvadoregna Aída Elena Párraga (San Salvador, 1966)  aspetta all’angolo dove le anime e i corpi si fondono, il vicolo sperduto e isolato, male illuminato di qualche poesia. È in quel luogo metafisico dove l’appuntamento amoroso può trasformarsi in eros, complice la scintilla del caso.

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Wallhaven

FOTOGRAFIA © WALLHAVEN

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è come la fortuna: non gli piace che gli si corra dietro.
THÉOPHILE GAUTIER, La signorina di Maupin

venerdì 24 febbraio 2017

Scorreva il fiume in me

 

JUAN LAURENTINO ORTIZ

SONO ANDATO AL FIUME

Sono andato al fiume, e lo sentivo
vicino a me, davanti a me.
I rami avevano voci
che non mi raggiungevano.
La corrente diceva
cose che non riuscivo a comprendere.
Provavo angoscia addirittura.
Volevo capire,
sentire cosa diceva il cielo vago
e pallido, riflesso
con le sue prime sillabe allungate,
ma non potevo.
Rincasavo
- Ero io che rincasavo -
con la pena indefinita
di sentirmi solo tra le cose
ultime e segrete.
All’improvviso ho sentito il fiume in me,
scorreva in me
con le sue sponde tremule di segni,
con i suoi profondi riflessi appena
frantumati.
Scorreva il fiume in me con le sue ramaglie.
Ero un fiume nel tramonto,
e sospiravano in me gli alberi,
e l’alzaia e le erbe
finivano in me.
Mi attraversava un fiume, mi attraversava
un fiume!

(da L’angelo inclinato, 1938)

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Il divenire, l’estasi e la contemplazione sono tra i temi preferiti dal poeta argentino Juan Laurentino Ortiz (1896-1978): il fiume ne è un’incarnazione perfetta, tanto da essere protagonista di moltissime liriche soprattutto della maturità. Chiunque si sia seduto a osservare lo scorrere di un fiume può capire l’emozione di Ortiz: il flusso continuo dell’acqua, il frantumarsi dei riflessi, il secondo cielo che viene trasportato dallo specchio ci permettono di entrare in armonia con la natura, di penetrare anche solo per pochi istanti il mistero “delle cose ultime e segrete”.

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Vaprio

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mondo è un pensiero / intessuto di luce. / Un pensiero felice.
JUAN LAURENTINO ORTIZ, L’acqua e la notte

giovedì 23 febbraio 2017

Le cose semplici

 

NANCY BACELOBacelo

QUELLO CHE AMO

Non mi interessano i dati
i dettagli delle cose
non mi interessano gli orologi
che non siano solari
né la lista
degli amori che finiscono.
Mi interessano piuttosto la verità
il rumore del mare
le ore che passano
la luce sul letto a mezzogiorno
e tutto quello che viene
e che va
senza nome e senza preavviso
accadendo
come le cose semplici
accadono.

1965

(da La nuova poesia, 1968)

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La poetessa uruguaiana Nancy Bacelo (1931-2007) stila un elenco di quello che le piace e di quello che invece non ama: come non concordare con il suo minimalismo, con la gioia effimera delle cose semplici, la dolce bellezza di una meridiana sul muro, della luce dorata che inonda la stanza? Senza tristezze, senza malinconie, ma con un fatalismo di fondo innato anch’esso nella semplicità.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “MORNING SUN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Adoro i piaceri semplici, sono l'ultimo rifugio della gente complicata.
OSCAR WILDE, Una donna senza importanza

mercoledì 22 febbraio 2017

Nella memoria del felice mittente

 

ALEXIS DIAZ PIMIENTAPimienta

LE LETTERE SMARRITE

Per favore, non recuperate le lettere smarrite.
Lasciate la busta accanto al tronco dell’albero,
sotto un’anonima pietra, o a rotolare nei giardini.
Ci sono lettere che si scrivono perché non arrivino,
perché dall’altro lato della voce diffidino di tutto,
perché esista una seconda lettera, esplicita e inutile.
Ciò accade con l’assenso di tutti,
con soprassalti premeditati e complicità.
Sono mesi, anni, di matematica innocenza.
In quelle lettere si confessava tutto,
si annunciavano pericoli che poi la pioggia ha ammorbidito;
in quelle lettere c’erano poscritti che premonivano
sul fatto che sarebbero andate smarrite.
La loro vera destinazione era il silenzio,
le erbacce al bordo dei letti,
le ragnatele sui davanzali,
le nuvole sul volto.
Definitivamente,
dall’altro lato della voce non l’aspettavano.
Lasciatela accanto all’albero,
sotto un’anonima pietra,
a rotolare nella memoria del felice mittente.

(da L’isola che canta, Feltrinelli – Traduzione e cura di Danilo Manera)

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La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo questa poesia di Alexis Diaz Pimienta (L’Avana, 1966) sono le atmosfere dei romanzi di Gabriel García Márquez, quei tempi rarefatti in cui, per accadere, le cose impiegano mesi, anni, decenni – Florentino Ariza che corteggia con lettere difficili da far giungere Fermina Daza in L’amore ai tempi del colera, ad esempio. È un inno al Fato, alla non intromissione nella storia di un amore, di una vita, al non accaduto che può però ancora accadere.

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Wigley

MARIA WIGLEY, “UNA LETTERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dovunque andiamo e traslochiamo e cambiamo qualcosa sarà perduto… qualcosa resterà dietro di noi.
FRANCIS SCOTT FITZGERALD, Belli e dannati

martedì 21 febbraio 2017

Ma non abbastanza

 

HENRIK NORDBRANDT

CAFFÈ ALL’APERTO

Pioviggina un po'
ma non abbastanza perché si possa proprio
chiamarla pioggia

e noi lentamente ci bagniamo
ma non abbastanza perché valga proprio
la pena di parlarne

e un po' ci innamoriamo
ma non abbastanza perché si possa proprio
chiamarlo amore.

(da Il nostro amore è come Bisanzio, Donzelli, 2005 – Traduzione di Bruno Berni)

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Ma non abbastanza. La chiave di lettura di questi versi del poeta danese Henrik Nordbrandt (Copenaghen, 1945) è tutta lì: una sospensione tra due estremi in cui i protagonisti della poesia non arrivano ad essere né bagnati né davvero innamorati. Quello che un modo di dire italiano fotografa magnificamente: “né carne né pesce”.

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Caffè

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
In qualsiasi fiume ci specchiamo / vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.

HENRIK NORDBRANDT

lunedì 20 febbraio 2017

Sono gli amanti

 

JULIO CORTÁZAR

GLI AMANTI

E chi li vede che se ne vanno per la città
se tutti sono ciechi?
Loro, si prendono per mano: qualcosa parla
fra le dita, dolci lingue lambiscono
l’umido palmo, corrono per le falangi,
e sopra sta la notte piena d’occhi.

Sono gli amanti, la loro isola fluttua alla deriva
verso morti di cespuglio, verso porti
che fra le lenzuola si aprono.
Si disordina tutto attraverso gli amanti,
tutto trova la sua cifra giocata;
loro, però, neppure sanno
che mentre rotolano nell’amara arena
c’è una pausa nell’opera del nulla,
e che il tigre è un giardino che gioca.

Albeggia nei carri dell’immondizia,
cominciano a uscire i ciechi,
il ministero apre i suoi portoni.
Gli amanti arresi si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.

E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora
quando sono morti, quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.

(Los amantes, da Salvo il crepuscolo, 1984 – Traduzione di Gianni Toti)

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Gli amanti vivono in un mondo di ciechi, che non vedono il loro amore – dice lo scrittore e poeta argentino Julio Cortázar (1914-1984). Anzi, vivono confinati nella loro isola, nell’arcipelago delle lenzuola e della notte dove il mondo sembra sospeso, dove il reale si abbandona alla dolcezza del sogno e della passione. Il problema è che anch’essi al mattino devono uscire, abbandonare il rifugio dove si sentono vivi, per entrare nel mondo degli altri e omologarsi ad essi.

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Hotel de Ville

ROBERT DOISNEAU, “IL BACIO DELL’HOTEL DE VILLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non dovrebbe esistere un unico bisogno assoluto che renda possibile la diretta esclusione degli altri: l'amore, la vita in comune con le persone amate?

NOVALIS, Frammenti

domenica 19 febbraio 2017

La finestra a nord

 

HAYDEN CARRUTHHayden_Carruth

LA TENDA

Tieni la tenda della nostra finestra a nord chiusa.
Notte dopo notte ci abbracciamo stretti
nel nostro unisono appartato
sotto le coperte pesanti della Baia di Hudson
come fossimo due clarinetti sotto
i bassi e i violoncelli del mondo. Siamo privi
di essenza, due esistenze, quindi niente
vecchio né giovane, né maschio né femmina,
                       né carne né pietra,
che nell'esistere e attraverso l'esistere sono
qualcosa di unico, unico, perfetto – o quasi.
La nostra canzone è una felice canzone di fusa.
                       Eppure
la tenda è sempre abbassata e nel retro
della mente mi chiedo perché – perché tu al mattino
scacci l'unica pura luce pulita del mondo
che ci arriva dal nord oltre il nord,
dalla chiarezza di là, invisibile, decisa e sincera.

(da Whisky e uova strapazzate, 1996 -Traduzione di Fiorenza Mormile)

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La tenda, che poi nell’originale è più precisamente una veneziana, sembra essere l’unico punto di attrito tra il poeta statunitense Hayden Carruth (1921-2008) e la moglie – poetessa di suo - Joe-Anne McLaughlin nella loro casa di Munnsville, nello stato di New York. Quella finestra che oscura la luce del mattino e l’aria pura che essa porta dal mare è il solo piccolissimo punto di contrasto in un rapporto che ha saputo davvero fondere due anime.

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Veneziana

FOTOGRAFIA © LUXAFLEX

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono innamorato adesso / In amore per tutto il tempo. / Non ho altro,ho dimenticato il mio nome.
HAYDEN CARRUTH, Whisky e uova strapazzate

sabato 18 febbraio 2017

Coscienza che canta

 

ANTONIO GAMONEDA

LA POESIA È SOLTANTO

La poesia è soltanto
coscienza che canta;
soltanto il suono che scopre
la fraternità; parole
leali che ascolti
e pensi di parlare.

Caduta con noi
sulla verità, stanca
come noi, grande
come l’unica verità:
la miseria in terra.

So che l’unico canto,
l’unico degno dei canti antichi,
l’unica poesia,
è quella che tace e comunque ama questo mondo,
questa solitudine che fa impazzire e disfiora.

(da Claraboya, n. 4, marzo-aprile 1964)

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La poesia è lo strumento che ci permette di comprendere la realtà e di superare in qualche modo la terribile indeterminazione dell’esistenza: è questo che sostiene il poeta spagnolo Antonio Gamoneda (Oviedo, 1931), in polemica nei primi Anni ‘60 con la “poesia sociale” e la “poesia politica” . Questa poesia che ci affratella, che intendiamo perché chi scrive una poesia e chi è in grado di leggere una poesia parlano il medesimo linguaggio.

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Balla

GIACOMO BALLA, “AUTOMOBILE IN CORSA”, 1913

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia deve esprimere non quello che succede, ma quello che si vive.

ANTONIO GAMONEDA, Claraboya, n. 1, settembre-ottobre 1963

venerdì 17 febbraio 2017

La luna e il sole

 

LILIANE WOUTERS

ALLA FINE DELL’AMORE

Alla fine dell’amore c’è l’amore.
Alla fine del desiderio non c’è niente.
L’amore, non ha principio né fine.
Non nasce, resuscita.
Non incontra. Riconosce.
Si sveglia come dopo un sogno
Di cui la memoria ha perso le chiavi.
Si sveglia con gli occhi azzurri
Pronto a vivere la sua giornata.
Il desiderio dell’insonne invece muore all’alba
Dopo aver combattuto tutta la notte.
 
Talvolta l’amore e il desiderio dormono assieme.
In quelle notti si vedono la luna e il sole.

(da L’aloe, 1983)

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L’amore come un fiume sotterraneo che scorre nelle nostre vite, che non smette mai di scorrere, anche se ridotto a rigagnolo. O ancora come un fuoco inestinguibile, che talora cova sotto la cenere e talora divampa: perciò non ha inizio e non ha fine, come dice la poetessa belga Liliane Wouters (1930-2016). Amore sempre in lotta con il desiderio, come dire anima e corpo o elemento spirituale ed elemento fisico: quando i due però si fondono, l’unione di sole e luna, di yin e yang si fa completa.

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Soleluna

IMMAGINE DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi ti ama c'è sempre, c'è prima di conoscerti, c'è prima di te.
MARGARET MAZZANTINI, Non ti muovere

giovedì 16 febbraio 2017

Rami miracolosi

 

CECILIA MEIRELESd0125189.jpg

EPIGRAMMA N. 3

Giardini mutilati e primavere abolite
apriranno i loro rami miracolosi
nel vaso dove poggia la mia mano.

(Prodigioso profumo!)

Rinasceranno tempi, forme, colori, vite…

Ah! mondo vegetale, noi umani, gridiamo
soltanto l’incertezza della resurrezione.

(da Viaggio, 1939)

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Ora che la primavera si avvicina, tutti ci sentiamo rinascere nel nuovo ciclo della natura. Ogni gemma, ogni germoglio, ogni margherita, ogni filo d’erba che emerge dal rigido inverno ci rinfranca, ci riconcilia con la vita. La poetessa brasiliana Cecilia Meireles (1901-1964) esalta questa “resurrezione” stagionale.

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Gemme

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Conosco il cuore della primavera, / e il dono segreto del suo sangue verde, / che nel breve profumo esiste e spera.
CECILIA MEIRELES, Viaggio

mercoledì 15 febbraio 2017

Chi non sono stato

 

JOSÉ EMILIO PACHECO

L’ALTRO

Oggi è venuto a farmi visita quello che non sono stato,

L’altro
Ormai per sempre inesistenza pura,
Stratagemma verbale perché lui fosse stato,
Forma attenuata per dire che non fu.

Adesso lo comprendo: chi non sono stato ha vinto,

La realtà non lo ha macchiato, non ha dovuto
Adattarsi all’eterno squallore,
Non si è mai arreso né mai ha venduto la sua anima
per un’oncia di sopravvivenza.

Chi non sono stato se ne va come se nulla fosse.

Non tornerà mai più, è impossibile.

Chi se ne va non torna anche se ritorna.

(da Come la pioggia, 2009)

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L’altro se stesso, uno scherzo del tempo che affascina i poeti: anche Wisława Szymborska incontra se stessa adolescente: “Siamo così dissimili / che forse solo le ossa sono le stesse, / la calotta cranica, le orbite oculari”. Il poeta messicano José Emilio Pacheco (1939-2014), che di questa alterità e dello scorrere inesorabile del tempo fa un’ossessione, si trova invece faccia a faccia con l’uomo che sarebbe potuto diventare, scevro dai compromessi cui la vita ci obbliga, non disilluso, non disingannato dallo squallore del reale. E si sente doppiamente sconfitto.

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magritte-decalcomanie

RENÉ MAGRITTE, “LA DECALCOMANIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Conoscere se stessi significa non riconoscersi.

ANACLETO VERRECCHIA, Rapsodia viennese

martedì 14 febbraio 2017

Tutto ciò che amo

 

CLARIBEL ALEGRÍAAlegria

AMORE

Tutto ciò che amo
è in te
e tu
in tutto ciò che amo.

(da Sopravvivo, 1978)

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Non si può probabilmente esprimere con meno parole il concetto di amore: è con questi quattro versi della poetessa nicaraguense Claribel Alegría (Estelí, 1924) che celebriamo oggi San Valentino, la festa degli innamorati.

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ELLIOTT ERWITT, “CALIFORNIA, 1955”

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LA FRASE DEL GIORNO
Solo quando ti amo / so che non mi esaurisco in me.
CLARIBEL ALEGRÍA

lunedì 13 febbraio 2017

Il tuo passare

 

GIACOMO PRAMPOLINI

NON TOCCHERAI LE COSE

Non toccherai le cose
che non ti guardano:
l’erba, il sasso, la foglia morta -
esse sono del cielo.

Ma potrai sul colle
narrare in solitudine,
con trepida voce,
il tuo passare.

(da Molte stagioni, Mondadori, 1962)

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Qualche giorno fa avevo pubblicato una poesia in cui Liliane Wouters sottolineava “Gli  istanti meravigliosi / in cui si crede di essere in sintonia / con l’universo intero / e – forse – con Dio”, quelli in cui ci si può sentire vicino agli alberi e alla natura. Giacomo Prampolini (1898-1975), critico noto per la Storia Universale della Letteratura, aveva una simile coscienza ecologica: già in Sull’Appennino gli dei sottolineava questo aspetto divino della natura: “Allora il vento dal valico porta / respiri eterni, / ignote parole – / e chi le sente / sa senza apprendere: / cose del sonno e del tempo”. Ora è il poeta stesso che iscrive il suo passaggio sul colle, così, semplicemente, senza incidere sul paesaggio se non per la sua presenza.

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Sisley

ALFRED SISLEY, “IL SENTIERO SULLA COLLINA, VILLE D’AVRAY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Analogie segrete legano assieme le più remote parti della Natura, come l'atmosfera di un mattino d'estate è pervasa di innumerevoli sottilissimi fili, che vanno in ogni direzione, svelati dai raggi del sole nascente.
RALPH WALDO EMERSON

domenica 12 febbraio 2017

Moltiplicati dagli specchi

 

EUGENIO MONTALE

IL TU

I critici ripetono,
Da me depistati, che il mio tu è un istituto.
Senza questa mia colpa avrebbero saputo
Che in me i tanti sono uno anche se appaiono
Moltiplicati dagli specchi. Il male
È che l’uccello preso nel paretaio
Non sa se lui sia lui o uno dei troppi
Suoi duplicati.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Il tu poetico, spesso una rifrazione dell’io, è una caratteristica di Eugenio Montale (1896-1981) e il poeta genovese pone questa puntualizzazione al principio di Satura, quasi a rivendicare il distacco di questa raccolta rispetto alle precedenti Ossi di seppia, Le occasioni e La bufera e altro: la sua poesia, dice il Premio Nobel, ma la poesia in generale, è una grande sala degli specchi che riflette l’io in infinite illusioni e riverbera altre persone e altri tempi, vissuti sotto forma di ricordo tanto che  il poeta stesso non riesce più a riconoscersi in questa gabbia di vetri che è la realtà.

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citizenkanemirror

UNA SCENA DA “QUARTO POTERE”, 1941 © RKO

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LA FRASE DEL GIORNO
Dentro un uomo ce ne possono essere due, tre, quattro diversi l'uno dall'altro.

EUGENIO MONTALE, L’estetica e la critica

sabato 11 febbraio 2017

Che cos’hai di speciale tu

 

EDNA ST. VINCENT MILLAY

IL FILOSOFO

Cosa sarai mai tu che ti desidero
da rimanere insonne tante notti
quanti i giorni che esistono
a piangere per te?
 
Cosa sarai mai tu che, se mi manchi,
nell’intreccio dei giorni io resto sempre
intenta al vento
e fissa alla parete?
 
Conosco un uomo di migliore tempra
e almeno venti altrettanto gentili.
Che cos’hai di speciale tu per essere
il solo che possieda la mia mente?
 
Le donne non ragionano, si sa –
lo dicono anche i saggi –
ed io che cosa sono, perché debba
amare in modo giusto e razionale?

 
(The Philosopher, da L’amore non è cieco, Crocetti, 2001 – Trad. di Silvio Raffo)

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Le donne non ragionano quando sono innamorate - ma nemmeno gli uomini e neppure i saggi. Quello su cui punta l’attenzione la poetessa statunitense Edna St. Vincent Millay (1892-1950) è il fatto che ci si innamori di una persona invece di un’altra, misteriosamente. Lo dice la stessa Edna: “L'amore non è cieco. Basta un occhio / per vedere che non sei bello, oppure / quante donne lo sono” eppure è proprio di quella donna tra tante, è proprio di quell’uomo tra tanti che ci si innamora, irrazionalmente (la scienza direbbe che è puramente una questione chimica, ma noi poeti a queste fandonie non crediamo…)

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Lempicka

TAMARA DE LEMPICKA, “IDILLIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono infedele, tranne che all'amore.
EDNA ST. VINCENT MILLAY, L’amore non è cieco

venerdì 10 febbraio 2017

Annunciato da sempre

 

MARÍA CLARA GONZÁLEZgonzalesMaClara

DA SEMPRE

Il tuo passo
- di una sola sillaba -
sulla mia lunga fila
di parole vane
era annunciato da sempre

Il tuo passo di echi
come la pioggia
della tua amata terra
era realtà prima di vederti

Il tuo passo
di sonagli e cornamusa
era quello che risuonava nella mia anima
quando la visitavano i presagi da bambina

(da Passeggeri del vento, 1996)

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Alla poetessa colombiana María Clara González (Bogotá, 1952) è capitato il principe azzurro. O, per dirla in altri termini, ha incontrato la persona che attendeva da sempre, l’amato che sognava sin da quando era bambina, come se fosse scritto nel suo destino e quei presagi infantili e adolescenziali non fossero un gioco della mente.

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ArtScans CMYK

FABIAN PEREZ, “ORGOGLIOSO DI ESSERE UN UOMO II”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non assomigli più a nessuna da quando ti amo.
PABLO NERUDA, Venti poesie d’amore e una canzone disperata

giovedì 9 febbraio 2017

Si inaugura il mondo

 

 

ANTONIO GALAGala

SPIAGGIA DI EL PALO (MALAGA)

(Omaggio a Vicente Aleixandre)

Sei ancora mia, perché non ti ho avuta.
Quanto impiegano, senza di te,
le onde a passare…

Quando l’amore comincia, c’è un momento
in cui Dio si meraviglia
di aver ordito una cosa tanto bella.
Allora, di nuovo
- tra lo splendore e il giubilo -
si inaugura il mondo,
e chiedere l’impossibile
non è chiedere troppo.

Fu in riva al mare, a mezzanotte.
Seppi che c’era Dio,
e che la sabbia e tu
e il mare e io e la luna
eravamo Dio. E lo adorai.

(da Testamento andaluso, 1994)

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La manifestazione di Dio è nell’amore – dice il drammaturgo, scrittore e poeta spagnolo Antonio Gala (Brazatortas, 1930). La sua rivelazione è nel momento in cui l’amore nasce – qui nel romantico scenario di una spiaggia a mezzanotte con il mare, la sabbia e le stelle: in quel momento è un nuovo mondo che nasce e nulla è impossibile.

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Kiss

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse l’amore è semplicemente questo: il gesto di avvicinarsi e dimenticarsi. / Ognuno rimane se stesso / ma ci sono due corpi che si fondono.

ANTONIO GALA

mercoledì 8 febbraio 2017

Contemplazione delle stelle

 

RAINER MALKOWSKI

STELLE

Troppo poco tempo speso
per la contemplazione delle stelle.
Non parlo di telescopi,
parlo di un abbaino
in una notte come tante
senza nuvole.
Del ritorno a casa
a un’ora tarda,
guardando solo di sfuggita,
la chiave già nella toppa.
Non mi pento
di quello che non so.
Mi pento
dell’uso sciatto
dei miei occhi.

(da Die Herkunft der Uhr, 2004 - Traduzione di Anna Maria Curci)

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La vita moderna tende ad appiattirci, a condizionare il nostro tempo, a renderci schiavi del suo soffocante e abitudinario trantran. Eppure, basterebbe poco, basterebbe prestare maggiore attenzione ai propri sensi, come dice il poeta tedesco Rainer Malkowski (1938-2003), accorgersi delle stelle che brillano in cielo, magari dal romantico osservatorio di un abbaino, ma anche l’alba, il tramonto, la primavera… È in quelle cose che si manifesta la bellezza, che si diffonde la poesia.

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Stelle

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi oppongo / al non sperare altro dal futuro / che la continuità indolore / del presente.
RAINER MALKOWSKI

martedì 7 febbraio 2017

Ho la testa piena di donne

 

JUAN GUSTAVO COBO BORDA

FEBBRE

Ho la testa piena di donne.
Tutte pazze.
Tutte tanto disperate
da avvolgersi nella musica
e ballare fino all’alba.
All’esterno, il riserbo della forma.
All’interno, le più inconcepibili bravate
pur di dondolarsi nella felicità.
Mi si gonfiano le vene
al pensare quanto evocano,
come ridono,
come giocano con il fuoco,
lasciando una porta aperta
per rotolarsi felici nel fango
e uscire dall’altra, a testa alta,
immacolate e pure come una magnolia.
Streghe tutte loro,
in gioiosa sarabanda.

(da Furioso amore, 1997)

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La giostra dei pensieri e dei ricordi, dell’immaginazione: queste sono le donne che affollano la mente del poeta colombiano Juan Gustavo Cobo Borda (Bogotá, 1948): sfrenate e libere nella loro danza, non costrette all’esteriorità della forma, che però è pronta a ristabilirsi in ogni momento.

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Matisse

HENRI MATISSE, “LA DANZA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere è pregare in modo diverso.
JUAN GUSTAVO COBO BORDA, Tutti i poeti sono santi e andranno in paradiso

lunedì 6 febbraio 2017

Le porte del mondo

 

SANDRO PENNA

LE PORTE DEL MONDO NON SANNO

Le porte del mondo non sanno
che fuori la pioggia le cerca.
Le cerca. Le cerca. Paziente
si perde, ritorna. La luce
non sa della pioggia. La pioggia
non sa della luce. Le porte,
le porte del mondo son chiuse:
serrate alla pioggia,
serrate alla luce.

(da Poesie inedite 1927-1955)

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Sandro Penna (1906-1977) di sé diceva di essere intriso da “una strana gioia di vivere anche nel dolore”. La sua vita difficile, vissuta in semipovertà, in un isolamento che ne pregiudicò la fortuna letteraria, ben espressa da questi versi dal sapore vagamente pascoliano: il poeta perugino vive appartato entro le porte del mondo a misurare il suo dolore attendendo il momento in cui smetterà di piovere.

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Pioggia

FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita.
SANDRO PENNA, Poesie

domenica 5 febbraio 2017

Al pensiero di te

 

LÉOPOLD SÉDAR SENGHORSedar Senghor

E IL DISCO INFUOCATO DEL SOLE

E il disco infuocato del sole declina nel mare vermiglio.
Ai confini della foresta e dell’abisso, mi perdo nel dedalo del sentiero.
L’odore m’insegue forte e altero, a pungere le mie narici
Deliziosamente. Mi insegue e tu mi insegui, mio doppio.
Il sole si immerge nell’angoscia
In una messe di luci, in un’esultanza di colori e di grida irose.
Una piroga sottile come un ago nella ferma intensità del mare,
Uno che rema e il suo doppio.
Sanguinano le rocce di Capo Nase, quando lontano si accende il faro
delle Mamelles.
Al pensiero di te, così mi trafigge la malinconia.
Penso a te quando cammino e quando nuoto,
seduto o in piedi, penso a te mattina e sera,
La notte quando piango e sì, anche quando sono felice
Quando parlo e mi parlo e quando taccio
Nelle mie gioie e
nelle mie pene. Quando penso e non penso,
Cara penso a te.

(da Lettres d’hivernage, 1973 – Traduzione di M.G. Bruni)

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Il sapore della terra africana permea i due terzi dei questa poesia di Léopold Sédar Senghor (1906-2001), poeta e politico senegalese di lingua francese. Sono immagini che vengono proposte alla nostra mente come scene di un film dalla fotografia degna di un Premio Oscar. Poi, nel finale, è l’emozione a emergere, la nostalgia per la donna amata viene a riempire ancora una volta il cuore e la testa, come evocata dalla bellezza dell’Africa.

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Savana

IMMAGINE DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Donna nuda,donna nera / vestita del tuo colore che è vita,della tua forma che è bellezza!
LÉOPOLD SÉDAR SENGHOR, Poesie

sabato 4 febbraio 2017

D’un giallo squillante

 

UMBERTO PIERSANTIPiersanti_Umberto

IL FAVAGELLO

Il favagello
è d’un giallo squillante, nessun fiore
l’uguaglia anche se prendi l’anno intero
copre a febbraio i greppi
verdissima è la foglia
umida sempre un poco e immacolata
quando la neve cade che ritarda
il favagello resta sotto intatto
se sta sotto la neve tre giorni sani
e viene una ragazza che lo coglie
dinnanzi alla specchiera, in un bicchiere
col gambo dentro l'acqua poi lo mette
sale nel vetro l’uomo, sale le scale
bussa alla porta
e aspetta se lei apre

(da I luoghi persi, Torino, Einaudi, 1999)

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Il favagello è un piccolo ranuncolo selvatico che predilige le zone umide e ombrose ed è tra i primi a fiorire: Umberto Piersanti (Urbino, 1941), poeta attento alla natura e alle sue emozioni, lo eleva a simbolo di speranza della bella stagione che diventa anche speranza d’amore nelle mani della ragazza che lo coglie e ne pone un mazzetto in un bicchiere.

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FOTOGRAFIA © ENRICO BLASUTTO -Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0

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LA FRASE DEL GIORNO
Nei variopinti disegni dei fiori, come in segrete scritte a geroglifico, l'immutabile vive
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ERNST JÜNGER, Sulle scogliere di marmo

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