mercoledì 9 marzo 2016

Un mare favoloso

 

ANTONIA POZZI

NEL DUOMO

Sospingo una delle grevi porte
e mi cade alle spalle
la furia del meriggio ventoso.
A lenti passi m'inoltro,
bevendo l'ombra improvvisa
in lunghi battiti
delle palpebre stanche:
suonano i passi come morte cose
scagliate dentro un'acqua tranquilla
che in tremulo affanno rifletta
da riva a riva
l'eco cupa del tonfo.
Remiga la tristezza ad ancorarsi
in golfi arcani
d'oscurità profonde;
remiga per un mare favoloso,
ove sono i pilastri
tronchi d'una subacquea pineta,
viva e fitta così
per lontananze senza confine…

Brucia nella tenebra
una lucente siepe di ceri:
gli occhi vi si fissano
subitamente
e l'anima discende
dalle sperdute immensità
chiudendosi
in un nodo di fiamme.
Dinnanzi alla tremante fioritura
che chissà qual divino alito
inclina
verso il sorriso di un'antica madonna,
è immoto un bimbo.
Guarda, il piccolo, assorto,
e certo vede
nella cappella accesa
uno stupendo albero di Natale,
a cui siano fronde
le diafane dita dei ceri.
Certo sogna, il bambino,
che sian tutti balocchi
i rozzi vetri sanguigni
in cui esita un pallido lume...
Gli sbocca nei grandi occhi intenti
la piccola vita
e tutta si allarga
nella celeste immensità del sogno.
Sfocia così il tumulto
d'ogni mio male
nel riposo di un'estasi
senza confine
e l'anima ritrova la sua pace,
come un folle balzo di acque
che si plachi, incontrando
la suprema quiete del mare.

Milano, 3 marzo 1931

(da Parole, 1939)

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La giovane poetessa Antonia Pozzi (1912-1938) spinge la grande porta ed entra nel Duomo di Milano: la sua è una cronaca che si avvale di impressioni – le sue parole sono “vestite di veli bianchi strappati” come rilevò Montale: cercano di esprimere attraverso la descrizione di quei sentimenti quello che non riesce a trovare dentro di sé.

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Duomo

FOTOGRAFIA © EL MUNDO EN MI MALETA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ci sono città di evidente bellezza che si danno a tutti, e altre segrete, che amano essere scoperte.
CARLO CASTELLANETA, Nostalgia di Milano

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