lunedì 28 marzo 2016

I piedi rosa impolverati

 

GHIANNIS RITSOS

PAROLA CARNALE, 4

Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando te ne andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle, allora. Perché tu eri solita
camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sulle ginocchia, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così – dicevi;
ricordarmi così, coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi – perché così ti vedo più profondamente. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

(da Erotica, Crocetti, 1981 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Un paio di settimane fa avevo proposto una poesia in cui Tishani Doshi si chiedeva “allora come lo chiameremo, / quando non sarà più amore?”. Il poeta greco Ghiannis Ritsos (1909-1990) si pone pressappoco la stessa questione: se l’amore è una poesia silenziosa, non detta e non scritta ma pienamente vissuta, che cosa ne sarà quando sarà finito?

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Francine Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Dove tu sei, io esisto.
GHIANNIS RITSOS, Erotica

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