giovedì 7 agosto 2014

La presenza invocata

 

ALFONSO GATTO

LA STANZA

Questa mia stanza candida di fede,
ad abitarla con eguale fede
più giovane di me, lei sola crede
alla mia nuova storia, tu non vuoi
credere, dici è tutto provvisorio.

Se mi lasci la morte o la speranza
di mutare vagando non sai dire
né a credere sopporti che tu sia
la presenza invocata.

La mia stanza ha il vuoto che le lasci.
Non le manca la sedia, ma il tuo posto.
Non manca il giradischi, la tua voce
manca e il silenzio dell’averti intorno.

Mancano gli occhi tuoi più dello specchio.

(da Poesie d’amore, Mondadori, 1973)

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Una stanza. E un vuoto. L’assenza è protagonista in questa poesia di Alfonso Gatto (1908-1976), dedicati all’amica Anna Dal Bello Veruda, pittrice veneziana. La prima parte, alquanto oscura, presuppone probabilmente un discorso tra i due, relativo anche al nuovo amore del poeta. Ma la seconda parte si spalanca in chiari versi, come se Gatto si fosse deciso a smettere di tergiversare, e dichiara quanto gli pesi l’assenza in quella stanza intonacata di bianco: “A vivere di me, con me non passi / queste sere deserte, resto solo, / solo col mio silenzio, come i sassi”.

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RoomsByTheSea72lightened

PHILIP KOCH, “ROOM BY THE SEA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore, così sia, perché vale / rapinarla, la gioia, dove sia.
ALFONSO GATTO, Poesie d’amore

4 commenti:

Vania ha detto...

...interessante e molto profonda tocca le corde dell'anima.
..bella!
ciaoo Vania:)

DR ha detto...

è una riflessione su ciò che si ha e non si ha, su ciò che si vorrebbe avere

GiuM@ ha detto...

profonda e sensibile ...molto belle
sia la poesia che l'immagine.
Giuliano
ribloggata su...

http://leggiamounlibro.blogspot.it/

DR ha detto...

grazie

Daniele

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