mercoledì 19 agosto 2009

Genio prima, babbeo dopo

“Dove hai messo i fiori?”
“Nella valigia”
“Nella valigia?”
“Avevo paura che si sciupassero”
“Figlio mio, non ti far sentire, quando dici queste cose. Ti ho fatto studiare, ho speso per la tua istruzione migliaia di lire, ed ecco il risultato. Speriamo che la sposa non se ne accorga prima del matrimonio”
“E se se ne accorge dopo?”
“Dopo, troverà che sei l'ideale dei mariti. Ma, prima, ti rifiuterebbe”
“Come mai?”
“Così sono le donne. Prima di sposarlo, vogliono che il marito sia un genio. Quando l'hanno sposato, vogliono che sia un babbeo”.

Da “Agosto, moglie mia non ti conosco”, 1930

Sempre surreale la comicità di Achille Campanile. Qui, in una pagina degna di Oscar Wilde, trancia un giudizio formidabile sul matrimonio mettendo in scena un dialogo tra un padre sveglio e un figlio particolarmente stordito. È un argomento che spesso ritorna nella letteratura, in particolare nelle opere teatrali, che vivono dell’equivoco e del colpo di scena per sopperire all’esigua estensione del palcoscenico. William Shakespeare arriva a dire in “Molto rumore per nulla”: “Corteggiarsi, sposarsi e pentirsi sono come la giga scozzese, la pavana e la gagliarda: il primo tempo è ardente; il secondo, il compassato matrimonio, è una pavana, solenne e dignitosa; poi viene il pentimento che, barcollando, si butta nella gagliarda saltando sempre più a precipizio, finché salta nella tomba”. Molière, nel “Medico per forza”, fa dire a uno dei personaggi: “Un marito è un impiastro che guarisce tutti i mali delle ragazze”.

Anche gli aforisti ci si mettono: Roberto Gervaso scrive: “L’uomo ama la donna; la donna, il matrimonio”. Oscar Wilde invece: “Non sono favorevole al lunghi fidanzamenti: danno l'opportunità di scoprire il carattere l'uno dell'altro prima del matrimonio, il che non è mai auspicabile”. Il filosofo e teologo Erasmo da Rotterdam invece ritiene che “In gran parte i mariti sono come li fanno le mogli”. Dino Buzzati, in uno dei brevi racconti di “Siamo spiacenti di” commenta: “Se desse retta alla Natura, l’uomo cambierebbe moglie a ogni stagione; e viceversa”. Cesare Pavese, disincantato e provato da esperienze fallite, in data 3 agosto 1937 rileva nel “Mestiere di vivere”, il suo diario: “Una donna che non sia una stupida, presto o tardi incontra un rottame umano e si prova a salvarlo. Qualche volta ci riesce. Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi trova un uomo sano e lo riduce a rottame. Ci riesce sempre”.


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LA FRASE DEL GIORNO
La donna più spensierata ama al servizio di un'idea, mentre l'uomo ama al servizio di un bisogno. Persino la donna che sacrifica soltanto a un bisogno altrui è moralmente superiore all'uomo che serve soltanto il proprio.
KARL KRAUS, Detti e contraddetti

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